Cravatte e bretelle
Cap.18
La parte in corsivo si riferisce ad eventi passati
"Capo Johnson, cosa posso fare per lei?" Sharon cercò di mantenere la calma, dopo Andy ci mancava il capo Johnson a rendere tutto complicato.
"Buongiorno capitano Raydor." Silenzio. Il capo Johnson la fissò negli occhi, sembrava volesse spogliarla e guardarle dentro l'anima. Sharon rimase in silenzio, si aspettava da un momento all'altro l'affondo in merito alla relazione con il tenente Flynn. Ora si erano lasciati, quindi poteva tranquillamente rispondere che non aveva alcuna relazione. Però questo pensiero la faceva stare male, cosa si muoveva nello stomaco. Cercò di mantenere un contegno distaccato e attese che la donna difronte a lei, scoprisse le carte. Fece una faccia da poker, meglio di quella di Jack, cercò di sembrare sicura di sé, sfrontata, pronta a rispondere a tono a qualsiasi domanda.
"Vorrei sapere perché ha sospeso il tenente Flynn. Avrà constatato, che qualcosa non quadra nell'aggressione. Ha letto le dichiarazioni che hanno rilasciato il tenente Flynn e il sergente Preston?"
"Sì, ho letto il rapporto e mi trova pienamente d'accordo." Riprese a respirare normalmente. Annuì e sorrise. Erano d'accordo entrambe: un punto a suo favore.
Il capo Johnson sbiancò e rimase senza parole. Una risposta del genere la lasciava sconcertata. Silenzio. Sharon continuò noncurante dell'espressione sorpresa del capo Johnson "Per ora preferisco sapere che il tenente è a casa a riposare. Credo che sia ancora sotto shock e che abbia bisogno di tempo per riprendersi." Il tono era calmo, distaccato e professionale.
"Però lo ha sospeso." La fissò.
"Ho ritenuto fosse la situazione migliore e la soluzione per una pronta guarigione." Silenzio "Inoltre il sergente Preston ha dato la colpa al tenente Flynn e su questo ho parecchi dubbi."
"Davvero capitano? E come mai?!" Sorrise in modo malizioso. Forse qualcosa le era sfuggito, voleva approfondire il discorso.
"Il tenente Flynn è uno stronzo e non ci sono dubbi, parlando con il dovuto rispetto. Ma non è imprudente, sa fare bene il suo lavoro. Quindi qualcosa non quadra e intendo scoprirlo. Ho bisogno di tempo e devo lavorare senza pressioni o con la presenza del tenente." Il tono era freddo e distaccato, il miglior tono Darth Raydor, Sharon si fece i complimenti da sola.
"Uhm…non ci sono altre motivazioni?"
"No capo. Semplicemente la dichiarazione del sergente Preston non mi convince."
"Per una volta direi che sono pienamente d'accordo con lei, capitano." Annuì "Bene, mi tenga aggiornata sull'indagine. Grazie."
"Agli ordini, capo." Sharon guardò la donna uscire dall'ufficio e sospirò, adesso doveva mettersi al lavoro.
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"Oh Gavin … ho combinato un disastro!"
L'amico sorrise e chiese di raccontare tutta la storia dall'inizio. Sharon aveva seguito il suo consiglio e dichiarato ad Andy il suo amore. Tutto funzionava bene, finchè il capo Johnson non aveva intravisto una fotografia che li ritraeva insieme.
Il sospetto e in seguito la consapevolezza che il capo Johnson sapesse di lei e Andy, avevano messo Sharon in una situazione difficile. Aveva cercato di trovare una soluzione, un equilibrio, ma non era servito a nulla. Le si era insinuato il tarlo del dubbio, la consapevolezza che il capo Johnson sapeva e poteva decidere il suo destino. Era nelle mani di quella donna e non riusciva più a lavorare serenamente.
Con Andy la situazione era peggiorata, prima una richiesta di sospendere la relazione, infine la necessità di chiudere la relazione. Ma l'arrivo del sergente Preston aveva complicato le cose. La gelosia era una brutta bestia! Non sopportava di vedere quegli sguardi, quel modo di stare vicini, quei sorrisi sulla scena del crimine, era gelosa fino al midollo e non riusciva a spiegarsi il perché. Odiava quella sgualdrina per come si comportava con Andy, per come lo chiamava …. Drew… odiava Andy perché faceva lo scemo e si odiava perché aveva mandato tutto a monte senza rendersene conto.
Ma la cosa peggiore era stata la situazione con il capitano Carter. Scosse la testa più volte. Solo ripensare a quella sera, era imbarazzante e si sentiva una perfetta idiota. Cosa le era passato per la testa non lo sapeva, cosa sperava di fare, insomma …un vero disastro! Per quanto il capitano Carter, si fosse comportato da vero gentiluomo, aveva fatto la figura della poco di buono, anzi peggio … inoltre non era riuscita a controllare il suo stomaco, che come gli aveva detto Paul, era stato più sincero.
"Raccontami del capitano Carter, cosa hai combinato?!"
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"Ti ho già detto che stasera sei bellissima?"
"Sì, grazie. Sei molto carino."
"Mettiamoci comodi, vieni." Le indicò il divano e si sedettero. Paul si avvicinò e cominciò a baciare Sharon, che rispose al bacio. Intanto il suo stomaco intanto faceva dei rumori strani. Paul se ne accorse "Stai bene?"
"Sì. Scusa … forse ho bevuto qualche gin tonic di troppo …" Cercò di sdrammatizzare, ma lo stomaco si faceva sentire con rumori e dei movimenti interni che Sharon cercò di ignorare.
-Maledizione, ci si mette pure lo stomaco a lamentarsi! – pensò tra sé.
Paul riprese a baciarla e lei rispose al bacio, finchè Sharon si staccò improvvisamente, lo sguardo preoccupato, un sussulto, negli occhi il terrore. Silenzio. Un altro sussulto, abbassò lo sguardo verso lo stomaco e non fece in tempo a dire nulla: vomitò addosso a Paul i quattro gin tonic. Lo sguardo sorpreso di Paul e il terrore negli occhi di Sharon, non riuscì ad impedire di sporcarsi e di sporcare la camicia, la cravatta e parte del divano. Paul si alzò e andò a prendere dei tovaglioli per pulirsi. Sharon rimase imbambolata e scioccata per la reazione del suo stomaco, Paul le porse dei tovaglioli e andò a togliersi la camicia. Aveva combinato un disastro! Non riusciva a spiegarsi come era potuto succedere. Si alzò, anche la camicetta e la gonna erano sporche. Tornò Paul con delle salviette umidificate…l'invitò a togliersi gli indumenti, indicandole il bagno. Sharon corse in bagno, cercando un rifugio dalla vergogna. Rimase in bagno un poco, non aveva il coraggio di uscire, finchè Paul, preoccupato aveva bussato chiedendo se fosse tutto in ordine. Sharon rispose che stava bene, se così poteva dire, aveva vomitato ancora e ancora. Moriva dalla vergogna e aveva i vestiti sporchi. Paul le offrì una camicia, che Sharon indossò per rendersi presentabile. Paul le preparò un thè caldo e le disse di riposare, offrendole il suo letto.
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"Eh sì, mia cara ahi combinato un bel disastro!" Gavin rise dell'amica che lo guardò corrucciata. "Dai tesoro, ti sto prendendo in giro. "Le prese le mani "Senti Sharon, devi fare quello che ti rende felice, lascia da parte l'orgoglio e quello che può pensare la gente. Devi essere felice e se questo vuol dire stare insieme al bel tenente testa calda…allora non vedo altra soluzione …"
"Perché prendi le difese di Andy?" Si alzò "Si è consolato con quella sgualdrina … lo chiama Drew …si chiama Andrew e tutti lo chiamano Andy! Deve fare la smorfiosa …uuhhh come non la sopporto!"
"Siamo gelosi?"
"Gelosi? Chi? Io? E di chi?"
"Su Sharon, ammettilo. Sei gelosa del tuo bel tenente perché lo ami ancora."
Sharon si fermò e sospirò "E anche se fosse?"
"Perché l'hai lasciato?"
"Allora non mi ascolti, Gavin, il capo Johnson sa di noi due! Come posso lavorare con la spada di Damocle sulla testa?"
"Ascolta Sharon …smettila di farti tutte queste paturnie. Se il capo Johnson sa di voi due, cosa vuoi che possa succedere?"
"Che cosa? Sai cosa vuol dire per la mia carriera, per il lavoro? Sai che forse dovrò chiedere il trasferimento? Sai che ci saranno sempre dei pettegolezzi e inoltre …"
"Smettila Sharon!" Gavin si alzò e si avvicinò all'amica "Smettila di trovare scuse su scuse! Ammetti i tuoi sentimenti e non sprecare una grande occasione per essere felice!"
Silenzio.
Sharon tornò a sedersi sul divano e sospirò. Il suo amico aveva ragione, ma non voleva ammetterlo. Gavin si sedette accanto e le prese la mano "Coraggio ragazza, tira fuori il meglio e fai di tutto per essere felice!" Sorrise e l'abbracciò.
Continua …
