Fu svegliato dai raggi del sole che gli tormentano il viso. Un gemito infastidito gli lasciò le labbra mentre si girava dall'altro lato, cercando di nascondersi dal sole. Non ci riuscì, il braccio è bloccato, e adesso che se ne accorge, indolenzito. Non è proprio dolore quello che sente, quanto più quella strana sensazione che prova quando finisce per addormentarsi sopra di esso. Solo che chiaramente non è ciò che è successo.

Apre allora gli occhi, il peso che sente sull'avambraccio si estende anche sulla spalla mano a mano che riprende coscienza di sé e del suo corpo. Si volta, solo per vedere una ragazza molto nuda che dorme appoggiata su di lui. Allora i ricordi della sera prima gli tornano in mente. La festa di benvenuto nella Sala Grande organizzata dal terzo e secondo anno di laurea. Hanno partecipato tutti, anche i ragazzi e le ragazze del corso regolare. Solo quando però i più piccoli sono andati a letto hanno tirato fuori l'alcool. Non ha bevuto tanto, un bicchiere, nemmeno pieno fino all'orlo, quindi può ricordare con chiarezza cosa è successo dopo. La musica veniva sparata a tutto volume, nulla a che vedere con il ballo del ceppo, almeno da quanto gli è stato raccontato, e tutti ballavano e bevevano. Ad un certo punto vide Pansy tra la folla, guardava con desiderio la pista da ballo, tuttavia non si avvicinava. Andò da lei e la portò a ballare, però se ne andarono prima che la festa potesse finire, in una stanza, la sua stanza, e fecero sesso, molto sesso.

Mentre si svegliava deve aver disturbato il sonno di Pansy, perché gli occhi gli si aprirono piano piano. Non sembrò accorgersi della situazione perché li richiuse quasi subito, accoccolandosi di più a lui. Ron sorrise alla vista, almeno fino a quando non sembrò accorgersi di lui. Aprì gli occhi di scatto questa volta, le sue iridi verdastre lo fissarono. Non disse nulla, e la sua espressione rimase immutabile. Si alzò dal letto, prese i vestiti che avevano lanciato ovunque nella foga del momento la notte precedente e cominciò ad indossarli.

Quandò finì di vestirsi si diresse verso la porta, tuttavia la fermò prima. "Aspetta, te ne vai così?" Si voltò a guardarlo, visibilmente arrabbiata, sebbene riuscisse comunque a mantenere l'atteggiamente di una perfetta nobildonna. Postura eretta, camminata elegante, e una miriade di altri dettagli di cui Ginny si prendeva costantemente gioco, ridicolizzandoli. L'immagine impeccabile di una purosangue, se non fosse per i capelli scarmigliati, i vestiti sgualciti ed il rossetto della sera prima ora solo un semplice ricordo.
"Cosa dovrei dire? Ci sei riuscito, mi hai portato a letto. Adesso puoi andare a vantarti con tutta la scuola di avermi scopato. Vai avanti, ridicolizzami come hanno fatto tutti gli altri. Pansy la puttana, l'orgoglio della famiglia Parkinson." Ascoltò stupefatto il suo sfogo. Il massimo che era riuscito a strapparle fuori quando avevano parlato è stato un mezzo sorriso, se si ignora lo sguardo di disprezzo che gli lanciò sul treno. Ora però gli ha urlato contro, sfogando tutta la sua rabbia. Se lo deve essere tenuto dentro per un po', tutto quel rancore, e sembra che continui da parecchio.

L'unica cosa che può fare però è ridere. Comincia a ridere e a ridere, e non può proprio fermarsi. Gli dispiace, veramente, tuttavia non riesce a trattenersi. Se questo è il massimo insulto che il mondo magico è riuscito a formulare nel corso degli anni, allora è un mondo molto migliore di quanto glielo abbiano descritto. Insomma, se non tira in ballo la madre o la sorella non è nemmeno considerato un insulto, almeno così hanno insegnato a lui i suoi amici babbani. Ha sentito diversi insulti nel corso degli anni, e deve ammettere che i maghi sono semplicemente troppo innocenti in questo settore. Fortunatamente. Ron non vuole proprio immaginare un signore oscuro che comincia a lanciare insulti in albanese, sarebbe semplicemente troppo strano, per quanto divertente.

"Scusa scusa, adesso la smetto." Si sforzò di trattenere la risata che minacciava di uscire, alzandosi finalmente dal letto. La raggiunse e la prese tra le braccia, portandola con sé. Si sedette sul letto, e la fece appoggiare sulle sue ginocchia. Cercò di portare avanti una resistenza simbolica, tuttavia cedette fin troppo facilmente, mettendosi comoda sul suo grembo.

Cominciò a lisciarle i capelli mentre la teneva vicino al suo petto. Cercò in tutti i modi di trattenere la sua erezione furiosa, evidentemente non ancora stanco dopo tutto l'esercizio fatto la notte prima. Non per vantarsi, tuttavia si è mantenuto in forma negli ultimi anni, andando in palestra almeno tre volte alla settimana. Non è diventato un culturista, tuttavia si è assicurato di sviluppare bene il suo fisico.

"Allora, orgoglio della casa Parkinson, mi puoi dire di cosa si tratta?" Aspettò con calma una sua risposta, che si fece attendere, come sembra sia la norma nella loro sorta di relazione. "Non è giusto." Non fu però la risposta che si aspettava. "Non è giusto." Ripeté. "Non puoi sbucare così, dal nulla, e… e…" La voce gli arrivò ovattata e rauca, come se stesse piangendo, e infatti poté sentire il petto inumidirsi. La strinse allora in un abbraccio, e la lasciò andare solo una volta che smise di piangere.

"È di questo che sto parlando. Non puoi farmi sentire così…" Questa volta non sentì nessuna tristezza nel suo tono, ma più una lamentela, come un bambino che fa i capricci.

"Così come, Pansy?" Sibilò infastidita dal suo tono giocoso, e gli diede un colpo all'addome per vendicarsi. Trovò invece la sua reazione carina, così ridacchiò divertito.

"Mi puoi dire di cosa si tratta?" Quandò ripeté la domanda poté sentire l'atmosfera farsi più grave, il respiro che gli batte sul petto come una percussione si fa più pesante. Sembra indecisa se soddisfare la sua curiosità o restare sulle sue, però alla fine cede e inizia a raccontare. "È successo durante la battaglia finale mesi fa. Tu non c'eri, ma già allora avevamo passato l'intero anno scolastico insieme ai seguaci di Tu-sai-chi. Potter li aveva scacciati, tuttavia presto vennero i rinforzi guidati dal signore oscuro in persona. Ci accerchiarono, li potevamo vedere tutti dalle finestre. Erano una massa informe che copriva tutto intorno ad Hogwarts. Avevo paura, così quando Tu-sai-chi annunciò che non ci sarebbero state ritorsioni per la ribellione se avessimo consegnato Potter, io dissi di consegnarlo." Verso la fine dovette sforzarsi per sentirla, tanto si era fatta bassa la sua voce.

"La McGonagall allora fece rinchiudere me e il resto dei serpeverde nelle segrete. Come se fossimo noi i mangiamorte. La maggior parte erano bambini, che non sapevano nulla della guerra. L'unica cosa che avevano imparato era a non far arrabbiare le persone con il tatuaggio sull'avambraccio."

Le dita di Pansy gli affondarono nei fianchi mentre la sua voce si fece furiosa, arrivando ad urlare. "Non ha il diritto di giudicarci, nessuno lo ha. Non sanno di cosa era capace quell'uomo. Cosa ha fatto."

"E tu lo sai?" Il respiro le si fece affannoso alla sua domanda. Adesso la sua presa comincia ad essere dolorosa, e all'improvviso cessa di emettere qualsiasi rumore. Trattiene il respiro. Un rantolo alla fine le esce dalle labbra, dopo secondi di interminabile attesa. Lui continuò a tenerla tra le braccia, cercando di confortarla, di ricordarle che è tutto finito.

"Quando Tu-sai-chi tornò andò da ogni mangiamorte che gli aveva giurato fedeltà. Da noi trascorse solo due settimane." Finì di parlare, e capì che da lei non avrebbe ottenuto di più sul soggiorno di Voldemort a casa sua. "Quindi come sei diventata Pansy la puttana?" Alzò lo sguardo incredula. "È tutto ciò che hai da dire?" Ron non si considera un esperto in materia di psiche umana, tuttavia anche lui poteva vedere la paura che provava del suo giudizio.

"Stai stringendo troppo forte. Mi fai male." Ci mise qualche attimo a recepire le sue parole e a processarle, quandò lo fece però lo fulminò con lo sguardo, gli occhi ridotti a fessure sottilissime. Sfogò la sua irritazione mordendogli la spalla, morso che gli procurò un bel segno, oltre che ad un leggero indolenzimento. Si vendicò allora pizzicandole il sedere, gesto che gli valse uno schiaffo al braccio e uno sguardo sdegnato

"Tutto quello che hai da dire è questo? Che ti sto facendo male, davvero?" Alzò le spalle in risposta. "Cosa vuoi che ti dica. Non sono come il resto della mia famiglia, non sono un vero grifondoro, giusto e coraggioso fino all'eccesso. Quindi non ti giudicherò solo perché hai avuto paura. In realtà probabilmente avrei fatto lo stesso." La mascella quasi le cadde dal cranio sentendo le sue parole.

Le infilò allora un dito tra le labbra. "Ti ho detto di chiudere la bocca se non vuoi che ci entrino le…Argh." Si soffiò sul dito, portandolo lontano da Pansy, che gli regalò uno sguardo compiaciuto. La guardò male, cosa che servì solo ad aumentare la sua soddisfazione. "Cos'hai, un feticcio per i morsi?" "E se anche fosse? Non mi sembra che ti abbia dato fastidio la scorsa notte." Lo sguardo fin troppo orgoglioso sul suo volto non corrisponde per niente all'argomento, lasciandolo senza parole per un attimo. Alla sua espressione sicuramente interdetta il naso di Pansy, che già punta di suo all'insù, si alzò ulteriormente, come a evidenziare la sua vittoria. Va bene, gli concede questo round, tuttavia il prossimo andrà diversamente.

"Ancora non mi hai detto come hai ricevuto quel soprannome?" Disse Ron, impassibile allo sguardo che gli lanciò.

"Non provare a cambiare argomento." Fece finta di non capire cosa intendesse, abilità che aveva sviluppato vivendo con numerosi fratelli che litigavano continuamente, per tirarsi fuori da qualsiasi discussione.

Sospirò esasperata ma comunque rispose alla sua domanda. "Noi serpeverde siamo sempre stati visti come mangiamorte, o come figli di alcuni di loro. A guerra finita il resto della scuola si rivoltò contro di noi. Non ci accusarono mai apertamente, tuttavia si allearono contro di noi, trattandoci come…"

"Come avete fatto voi con i nati babbani?" Non apprezzò il suo suggerimento, sebbene non lo negasse.

"Comunque, i serpeverde cercarono uno sfogo, e se la presero con me. Mi diedero della puttana e cominciarono a ribaltare su di me tutto ciò che subivano dalle altre case. In quel periodo finì la mia relazione con Draco, cosa che servì solo ad alimentare le fiamme." Sbuffò irritata. "Ritardati, tutti loro." Incrociò le braccia, mettendo in risalto il suo già considerevole seno.

Tentò, senza riuscirci, di sviare la sua attenzione. Qualsiasi segno della sua eccitazione sarebbe stato immediatamente notato. L'unico motivo per cui è riuscito a mantenere il sangue freddo fino ad ora è l'attività della notte precedente, ora però dubita di riuscire a resistere oltre.

Si alza allora, prendendo Pansy in un trasporto da principessa. Gli avvolge le braccia attorno alle spalle per tenersi in equilibrio. "Cosa stai facendo?" Le sue parole arrivano incerte mentre si dirige verso il bagno. "È mattina, e la notte scorsa ci siamo dati molto da fare. Dobbiamo lavarci."

"Dobbiamo?"

"Dobbiamo." Rimane impassibile al suo tono scettico. Non protesta ulteriormente però, quindi lo prende come un tacito consenso.

Ai laureandi è assegnata una stanza ciascuno, con un bagno annesso. Una comodità che Ron apprezza immensamente, non essendogli stata concessa né al dormitorio della scuola babbana né alla Tana prima della ristrutturazione. Una camera semplice, senza i colori sgargianti delle case di Hogwarts. La preferisce così. Un letto abbastanza grande da ospitare due persone, sebbene non possa essere considerato matrimoniale. Una scrivania posta sotto la finestra, diversi scaffali dove poter riporre i libri ai lati. La sua valigia è stata posta ai piedi del letto, un armadio dove poter sistemare i vestiti ad un lato del letto, dall'altro un comodino con una lampada magica. Spalancò la porta del bagno con un calcio, in cui è presente una vasca che potrebbe essere considerata datata nelle migliori delle ipotesi, come il resto del mobilio del resto, fortunatamente abbastanza grande da ospitarli entrambi, sarebbe stato imbarazzante se ciò non fosse possibile dopo la sicurezza con cui lo disse. Se la chiuse poi alle spalle nello stesso modo.

Passarono in bagno più tempo di quanto si aspettasse. Pensava che l'avrebbe stuzzicata un po', e magari avrebbero fatto un altro giro prima di andare a fare colazione. Non è andata così. Iniziarono a baciarsi, entrambi nudi nella vasca, l'acqua tenuta magicamente alla temperatura perfetta. Abbastanza calda da creare della condensa ma non a sufficienza da renderla insopportabile. Inutile dire che non si fermarono ad un paio di baci. Per la barba di Merlino, quella ragazza è una dannata succube.

"Pensavo che le purosangue fossero un mucchio di caste suore razziste con un palo infilato così in fondo al sedere da uscire dall'altro lato." Indosso i pantaloni e si sedette sul letto, procedendo a infilarsi una maglietta. Ai laureandi non era assegnata un'uniforme, quindi possono indossare ciò che vogliono.

"Che rozzo." Lasciò la porta del bagno aperta, quindi dalla sua posizione può chiaramente vedere l'occhiata che Pansy gli scoccò. "A noi caste suore razziste è stato insegnato tutto ciò che una nobildonna purosangue ha bisogno di sapere. Compiacere il proprio marito è solo una delle tante mansioni che ci sono assegnate." Lo disse come un dato di fatto, mentre asciugava le morbide curve del suo corpo. Alla vista gli venne l'acquolina in bocca, tuttavia si trattenne. Si allena costantemente per mantenere una forma fisica buona, sembra però che per mantenere il suo passo dovrà sforzarsi di più. Un sacrificò che è più che disposto a compiere.

Una volta finita di asciugare la zona superiore, procedette a scendere verso le gambe. Lasciò così liberi i seni alla sua vista, stupendi, non si stancherà mai di vederli. I leggeri segni rossi che ha lasciato sulla sua pelle lo compiacciono immensamente. L'ha marchiata, contrassegnata come sua. Desiderio ricambiato, decide guardandosi i segni rimasti sulla sua spalla, che purtroppo la maglia non è in grado di coprire totalmente. Sospira sconsolato, è l'inizio di settembre e fa ancora abbastanza caldo, ma dovrà indossare qualcosa a collo alto. Prova una delle camice conservate nella valigia, fortunatamente copre tutto ciò che deve coprire. Non dovrà passare ai dolcevita.

Pansy già si è vestita nel frattempo, un peccato, potrà comunque godere della sua vista più tardi, sebbene dubita che si limiterà a guardare. Evoca un portagioie, iniziando a truccarsi. Dubita che ci metterà molto, è già bellissima al naturale. Anche se non capisce perché si stia truccando a mano, un semplice colpo di bacchetta farebbe tutto il lavoro.

"Ho lasciato la bacchetta in camera." Si volta a guardarlo per un attimo, posando un trucco nel mobiletto e prendendone in cambio un altro. "Come fai a sapere cosa stavo pensando?"

"Sentivo il tuo sguardo scavarmi nella schiena. In più non sei così misterioso come credi di essere." Questo è stato un duro colpo al suo ego, che decide di prendere con grazia non rispondendo.

Inizia a disfare la valigia, riponendo i vestiti nell'armadio, lasciando quelli del giorno prima in una cesta posta accanto all'armadio. Gli elfi domestici poi provvederanno a pulirla, faccenda che completeranno con uno schiocco delle dita.

"Lascia posto anche per i miei vestiti." Lo sorprende la richiesta di Pansy, portandolo a girarsi confuso.

"Perché?" La sua domanda gli vale uno sguardo sconcertato da parte sua, tuttavia proprio non capiva dove voleva andare a parare. È vero che hanno fatto sesso, del magnifico sesso, tuttavia andare a vivere già insieme gli sembra un po' eccessivo.

"Dubito che questa sarà l'ultima volta che passerò la notte qui…" Lo sguardo torvo che gli lanciò bastò a far morire qualsiasi protesta potesse avere, non che ne avesse in realtà. "...Quindi sarebbe carino se avessi un cambio di vestiti da poter indossare. L'incantesimo di pulizia, per quanto funzionale, non è onnipotente. E le mie capacità nella magia senza bacchetta sono fortemente limitate, per non parlare di quanto sia dispendioso in termini di potere magico." Quindi se deve scegliere tra evocare un vestito e dei trucchi preferisce prendere questi ultimi. Donne, non le capirà mai.

Pensandoci però ha ragione, Ron certo non vuole che questa sia la loro ultima notte insieme, o giorno se per questo. Non gli dispiace averla intorno, che sia per il sesso o per altro.

Sospirò sconsolato però. "Dov'è andata la piccola dolce Pansy che piangeva tra le mie braccia. Cosa ne hai fatto di lei, succube?"

Posò i trucchi nel portagioie, chiudendolo definitivamente. Si guardò un'ultima volta allo specchio. Deve essergli piaciuto ciò che vide perché annuì soddisfatta, anche se quando uscì dal bagno, chiudendo la porta dietro di sé, Ron non vide nessuna differenza in lei. "Non mi sembra ti sia dispiaciuto quando eravamo in bagno."

"Touché." Prese con grazia il colpo, non potendo che ammettere la verità dietro di esso.

Lasciarono poi la camera. Fece per dirigersi verso sinistra, solo per essere fermato da Pansy, che avvolse il braccio attorno al suo e lo fece dirigere verso destra. "La Sala Grande è in questa direzione." Si fece guidare, riconoscendo l'esperienza della ragazza che visse sette anni tra quelle mura.

Mentre attraversano i corridoi dell'immenso castello può finalmente godere del luogo. La sera prima non aveva potuto ammirarlo, essendo già buio quando arrivarono. In realtà pensava di fare un giretto veloce dopo cena, non riuscendo a trattenere la curiosità. A interrompere i suoi piani fu George, che lo trascinò alla festa. Così ora può osservare le armature che sorvegliano ogni corridoio del castello. Ginny gli raccontò di come presero vita durante la battaglia finale contro Voldemort per difenderli dai seguaci del signore oscuro, soffermandosi in particolare su come fosse emozionata la McGonagall nell'usare l'incantesimo che le fece prendere vita.

Le immense vetrate gli permettono di vedere da un lato la foresta proibita che circonda l'altura su cui si erge Hogwarts, il castello edificato a strapiombo sulla scogliera che da sul lago, dall'altro lato invece è stato costruito un cortiletto interno, spesso pieno di studenti. Ora però sono tutti a lezione, essendo mattinata inoltrata, mentre il resto dei laureandi si sta ancora riprendendo dalla festa della sera prima.