Non è la prima volta che Ron oltrepassa il muro magico che porta al binario nove e tre quarti, e proprio come tutte le altre volte si dovette fermare, appoggiandosi al muro qualche attimo per riprendersi. "Non avevi detto di avere ancora fame Ginny, sei fortunata. Ronnie ti darà parte della sua colazione." Sua sorella arricciò il naso disgustata alle parole del fratello maggiore. George ridacchio alla sua stessa battuta, finendo solo quando sua madre attraversò il muro incantato. "Stai bene Ron?" La sua preoccupazione lo fece scaldare, come ogni volta che la vedeva prendersi cura di lui. Le sorrise, tranquillizzandola. "Tutto a posto mamma. Non sono più così abituato alla magia." Annuì alle sue parole, che però non gli impedirono di controllarlo. Per cercare cosa? Non lo capirà mai. Il leggero mal di testa era già passato quando suo padre attraversò il muro. Passò la valigia a Ginny, e lui e George afferrarono la loro prima di dirigersi verso il treno. La trepidazione lo pervase guardando il viavai di persone che affollano il binario. Ovviamente non è la prima volta che prende un treno, il fatto che fosse magico non cambia nulla, è emozionato per il luogo in cui lo porterà il treno. Aveva già diciannove anni, eppure non aveva ancora mai messo piede ad Hogwarts. Non aveva trascurato i suoi studi magici, infatti quell'estate, una volta calmata la commozione causata dalla guerra, prese i M.A.G.O. Optò per darli in tutte le materie, come fece per i G.U.F.O., non sapeva cosa avrebbe voluto fare dopo aver preso la laurea ad Hogwarts, tuttavia non vuole limiti nel suo futuro, perciò avrebbe studiato il doppio, il triplo se necessario, ma sarebbe stato libero di prendere la strada che desiderava, che fosse quella di maestro pozionista, di guaritore certificato, o anche professore dopo la laurea. Il treno sbuffò, così si affrettarono. Naturalmente arrivarono appena in tempo, nonostante si fossero svegliati ore prima. Lasciarono le valigie insieme a tutte le altre, arrivando poi alla prima entrata che videro. Sua madre diede una bacio a Ginny e George, che ricevettero entrambi un abbraccio da loro padre prima di salire. Ron rimase per ultimo. "Emozionato Ron?" Suo padre glielo chiese mentre conforta sua madre, stringendole un braccio attorno alle spalle. "Sì, non vedo l'ora." Disse non riuscendo a contenere il sorriso che minaccia di aprirgli il volto. "Le scuole di magia sono diverse da quelle babbane, e i resti della guerra sono ancora in giro. Non si sa mai, quindi presta attenzione." Ron aveva deciso di frequentare una scuola babbana invece di una magica, rimasto stupito dai racconti di suo padre. Così frequentò una scuola nei pressi di Londra fino all'età dell'obbligo, limitandosi poi ad approfondire le materie che più gli piacevano. Sua madre si liberò dalla presa prima di dare un colpo sul petto di suo marito, che sorrise apprensivo. "Smettila Arthur, lo spaventerai." Gli avevano raccontato tutto della guerra, quindi era a conoscenza della seconda venuta di Voldemort e della sua sconfitta per mano di Harry Potter. Qualcosa a che vedere con una profezia, che però adesso conoscono solamente lui e i suoi amici, Hermione Granger e Neville Longbottom. "Vieni qua Ron." Sua madre lo prese e lo stritolò in un abbraccio da orso. Della loro famiglia è quella che ha sofferta di più la morte di Fred, limitandosi ad aggirarsi per casa come un fantasma. Solo adesso, dopo mesi cominciava a riprendersi. Sentì un po' di umidità sulla sua spalla, allora le si avvicinò all'orecchio per cercare di confortarla. Fu più veloce di lui però, e si tirò indietro prima che potesse dire qualsiasi cosa. Si asciugò gli occhi e le guance, passandosi una mano sul volto più volte, tuttavia qualche lacrima continuava a scendere. "Non badare a me, tesoro. Sono solamente emozionata. Abbiamo dovuto aspettare più del previsto ma alla fine anche tu andrai ad Hogwarts." Ridacchiò alla sua stessa battuta. Ron si sforzò di sorriderle in risposta. Il treno fischiò nuovamente, per la seconda volta. "Vai Ron, cosa aspetti." Guardò sua madre un'ultima volta, ritornata tra le braccia di suo padre. "Ciao papà, mamma. Vi voglio bene." "Anche noi Ron, anche noi." Fu suo padre a rispondere questa volta, ma lui lo sentì a malapena, già in procinto di salire sul treno. Solo pochi ritardatari come lui erano rimasti sul binario, quindi riuscì a farsi spazio con facilità fin dentro il vagone. Puoi camminare lungo i vagoni vecchi di due secoli fino ad arrivare alla cabina del macchinista da un lato e alla fine dall'altro lato senza dover uscire dai vagoni, le porte magicamente incantate per far connettere le porte dei vari vagoni. Un uso della magia spaziale semplice, eppure solo pochi oggigiorno sarebbero in grado di replicarlo. Un giorno gli sarebbe piaciuto saperne di più sulla magia spaziale, quando sarebbe stato pronto ad affrontare un argomento tanto complesso. Ci sono due argomenti su cui i maghi prestano particolare attenzione prima di cimentarsi in essa, tanto che qualsiasi conoscenza su di essi è gelosamente custodita. Vuole il caso che Hogwarts contenga questa conoscenza, ed un giorno l'avrebbe fatta sua. Questi argomenti sono il tempo e lo spazio, considerati ancora più pericolosi dei rituali, e sebbeno non vengano banditi come questi ultimi, almeno in Gran Bretagna, qualsiasi mago con un po' di buonsenso ci penserebbe più volte prima di tentare qualsiasi cosa. Ginny e George si sono uniti alle rispettive comitive di amici. Si conoscono da anni, e per entrambi è l'ultimo anno, per sua sorella degli studi regolare, mentre per il maggiore di loro stava finendo il ciclo di laurea. Ciclo necessario se si vuole intraprendere una professione nel ministero o possedere una qualsiasi proprietà immobile. Infatti attualmente i Tiri Vispi Weasley, il negozio aperto da Fred e George, è legalmente di proprietà di loro padre, e solo quando prenderà la laurea in almeno una disciplina, indipendemente da quale, potrà prenderlo a suo nome. Il negozio è diventata la loro fonte di reddito principale, grazie alle idee di George e alle sue, che potrebbe o meno aver copiato dal mondo babbano. Sembra che una volta entrato nel mondo magico si debba cancellare quello babbano, per questo non ha avuto problemi quando ha introdotti giochi famosi in tutto il mondo, aggiungendo solamente un pizzico di magia. Vedere i carri armati combattere sul tabellone del risiko o prendere i soldi degli avversari una volta finiti nella tua unica proprietà con un albergo ha ottenuto più successo del previsto. Tanto che hanno ristrutturato la Tana, facendola diventare una tenuta più che sufficiente ad ospitare tutti loro comodamente. Non traballa nemmeno più. Il treno sbuffò un'ultima volta prima di partire, il fumo biancastro che lascia indietro copre il cielo proprio sopra di loro, scomparendo però in fretta però, essendo magico. Attraversa quasi tutta l'Inghilterra e buona parte della Scozia, per cui hanno ufficialmente comprato le proprietà su cui è costruito il binario, per evitare che i babbani possano edificare proprio in quel luogo. Può ammirare il paesaggio dalle finestre del treno mentre cerca un cabina vuota, o comunque non piena. Impresa ardua, visto che tutti i ragazzi della sua età hanno già formato la propria cricca di amici, e non ha troppa voglia di sedersi con dei bambini di undici anni. Così continua a camminare, ignorando la maggior parte delle cabine, già piene. Alcuni primi anni stanno facendo nuove conoscenze, i nati babbani stupiti da tutto ciò che li circonda, chiedendo ai fin troppo compiaciuti purosangue sulla scuola che avrebbero frequentato. Presto vennero gli altri anni, in una delle cabine intravide Ginny parlare fitta fitta con delle sue amiche. Mentre passava vide una ragazza che non riconobbe sussurrare qualcosa, e sua sorella arrossire mentre le altre ridacchiarono. I vagoni possono essere incantati per evitare che una volta chiusi fuoriuscisse del rumore, per cui non capì di cosa stessero parlando, tuttavia dalla reazione di sua sorella probabilmente stavano parlando del suo fidanzato, il famoso Harry Potter. Ha sempre avuto una cotta per lui, fin da quando lesse le avventure palesemente false da piccola, e finalmente qualche mese prima si misero insieme. È felice per lei, tuttavia se la tradisce o la fa soffrire, salvatore del mondo magico o no, si assicurerà di avere una conversazione molto approfondita con lui. Vede anche il suddetto ragazzo, insieme ai suoi amici, il rinomato trio d'oro. Li ignorò però, passando oltre, non è un fanboy impazzito e non ha nulla da dire a nessuno di loro. Si soffermò solo un attimo ad osservare la famosa cicatrice che conteneva un pezzo dell'anima di Voldemort, chiedendosi cosa potesse portare un uomo a fare qualcosa di così drastico come tagliare la propria anima in più pezzi. Qualcosa di così mostruoso e doloroso da far fermare anche il più temerario degli uomini a lacerare la parte più intima di ogni essere vivente ad una sola volta, se si sopravvive, per non parlare di sei. Finalmente riuscì a trovare una cabina disponibile. Non è vuota, tuttavia c'è solo una ragazza dentro. Sembra avere più o meno la sua età, corti capelli neri. Non la può vedere chiaramente perché ha il viso abbassato a leggere un libro. A quest'ora se avesse aspettato qualcuno si sarebbero già incontrati, pensando ciò aprì la porta della cabina. "Aspetti qualcuno? Tutte le cabine sono prese." Alzò lo sguardo per scrutarlo, e poté vederla bene. Occhi verdi, non brillanti come smeraldi, ma piuttosto acquosi, sfumati di grigio. Naso piccolo, che punta leggermente all'insù, e pelle bianchissima, non del classico pallore dei malati, quanto più come se non avesse mai preso un giorno di sole in vita sua, della stessa tonalità che dovrebbero avere i vampiri delle storie dei babbani. "Un altro Weasley, che gioia." Il sarcasmo grondava dalle sue parole, tuttavia non lo cacciò, quindi lo prese come un invito ad entrare. Si sistemò di fronte a lei, poggiando lo zaino che teneva in spalla accanto a lui. Non se la prese per la frecciatina che gli tirò, dopotutto se avesse voluto essere davvero cattiva avrebbe tirato in ballo Fred. "A proposito, io sono Ronald, ma puoi chiamarmi Ron, lo fanno tutti. E come avrai capito dai miei capelli sono un Weasley" Aspettò per qualche attimo mentre lei continuava a leggere, e proprio quando pensava che non gli avrebbe risposto la sentì parlare. "Pansy." Il suo nome gli ricorda qualcosa. A volte Ginny si lamentava di alcuni ragazzi che facevano i prepotenti con il suo Harry. Erano Draco Malfoy, troll uno e troll due, e c'era ancora una ragazza. Però di lei si è lamentata meno, concentrando la sua rabbia sui primi tre. Gli sembra che si chiamasse proprio Pansy. Pansy… "Parkinson? Delle sacre ventotto?" Alzò lo sguardo questa volta, osservandolo per qualche secondo, come a cercare qualcosa. Deve averlo trovato. Annuì leggermente alla sua domanda, ritornando subito alla sua lettura. Tentò di iniziare una conversazione, dopotutto non conosceva nessuno della sua età, e gli sarebbe piaciuto fare amicizia con qualcuno, considerato che avrebbero vissuto insieme per i prossimi tre anni. Per prendere la laurea si deve approfondire una conoscenza magica o una teoria, comprenderla, e dare un contributo ad essa. Puoi anche esplorare un argomento nuovo, mai saggiato da nessuno prima. Il punto è che devi accrescere la conoscenza magica nel suo insieme. Questa è stata una delle prime riforme instaurate dalla nuova preside di Hogwarts, sviluppando l'esame di laurea in modo che l'incancrenito mondo magico potesse ricominciare ad essere quello che era prima, la casa di tutti coloro che vogliono sfidare la realtà e piegarla ai propri capricci. Almeno Ron la vede in questo modo. La riforma è entrata in vigore solo pochi giorni prima, e sarà vincolante solamente per i primi anni, secondi e terzi anni non saranno obbligati a farla, tuttavia se presentata sarà apprezzata immensamente dalla commissione d'esame, che non sarebbero altro che il professore responsabile della materia in cui vuoi laurearti e altri due esperti della materia, dipendenti del ministero. Il suo tentativo fu bloccato dall'apertura della porta. Entrambi si voltarono a guardare l'intruso. "Ron, ti ho cercato ovunque. Voglio presentarti i miei amici…" Solo allora suo fratello si accorse della presenza di Pansy. Il suo sguardo si incupì, i pugni serrati rigidamente. Conosceva suo fratello da sempre e l'aveva visto così arrabbiato solamente quando parlava dei mangiamorte. Prima li disprezzava, come tutta la loro famiglia, tuttavia non c'era odio nascosto dietro il suo sguardo, cosa che può chiaramente vedere adesso. La guerra l'ha cambiato più di quanto abbia notato. Scherzava sempre, con Fred, cosa che fa anche adesso, decidendo di perseguire il sogno che volevano realizzare insieme. Farlo diventare realtà per lui. A volte però si isola, non ride, non piange, non fa niente, rimane in silenzio, anche per delle ore. Possono fare qualsiasi cosa ma nulla è sufficiente a distrarlo. Il giorno dopo si sveglia ed è tornato il solito George, facendo impazzire tutti con i suoi scherzi. Suo fratello aprì la bocca, sicuramente volendo dire qualcosa di velenoso a Pansy. Decise di farsi avanti però. La guerra è finita, e l'odio deve finire, se no presto ne scoppierà un'altra, e nulla sarà cambiato. "George. Lei è Pansy, è stata così gentile da lasciarmi sedere con lei." Lo guardarono tutte e due, entrambi increduli, regalò loro un brillante sorriso in risposta. George tentò di dire qualcosa, questa volta rivolto a lui, però lo fermò nuovamente. "È buona educazione salutare qualcuno quando lo incontri. La mamma sarebbe così delusa dalle tue cattive maniere, George." Fece una pausa drammatica per evidenziare la delusione che proverebbe. Suo fratello evidentemente non ci cascò, non credendo ad una parola che uscisse dalla sua bocca. Non lo contestò nemmeno però, sapendo benissimo che nulla può fare quando Ron si comporta così. Il suo volto afflitto se ne andò velocemente com'era arrivato mentre ricominciava a parlare. "Comunque sia, ho bisogno di un favore. Aiuterai il tuo fratello minore preferito?" Il suo labbro si contrasse, indeciso se essere orgoglioso della sua spudoratezza o nauseato. Non gli diede tempo per decidere perché cominciò a frugare nel suo zaino. Tirò fuori una carta e la passò a George, che la prese. "Ho bisogno che tu la mostri in giro ad Hogwarts. Fagli un pò di pubblicità. Va bene? Troverai tutte le istruzioni su come usarla sul retro. A dopo caro fratello." Gli chiuse la porta in faccia, sedendosi nuovamente, sollevato che non si fosse verificato uno scontro. Non gli piacciono. Questo è uno dei motivi per cui è rimasto fuori dalla guerra. La ripudia, come chiunque dotato di buon senso dovrebbe fare. E disprezza l'odio derivante da semplici ideologie o caratteristiche. Studiare in una scuola babbana gli ha dato una visione unica del mondo magico, permettendogli di vederlo da fuori, in prospettiva, e quello che ha visto non gli è piaciuto, nemmeno un po'. Non che farà qualcosa per cambiarlo, non è abbastanza altruista, e non c'è un briciolo di generosità in lui. Lascerà l'evoluzione sociale del mondo magico al trio d'oro e ai loro seguaci. Lui non vuole avere niente a che farci, sarebbe tempo tolto alle sue importantissime attività quotidiane. Tirò un sospiro di sollievo, contento che abbia evitato una mina, oltre ad avere iniziato il suo piano per rivoluzionare il mercato dell'intrattenimento del mondo magico. Anche in questo caso potrebbe aver preso spunto dal mondo babbano, ma ha veramente importanza? Non per lui. Davanti a lui Pansy lo fissava stupita, la bocca leggermente aperta, allora non poté resistere a prenderla un po' in giro. "Attenta, chiudi la bocca o potrebbero entrare delle mosche." La risata che si fece valse lo sguardo di disprezzo che ricevette. Pansy tornò poi alla lettura, che non durò molto però. Scelse una carta tra quelle che aveva e gliela allungò. "Prendi. Sei la prima persona con cui parlo ad Hogwarts, è giusto commemorare questo momento." Il suo sguardo si spostò tra lui e la carta più e più volte, indecisa se accettare il suo dono. Alla fine la prese con esitazione, girandosela tra le mani con curiosità. Come aveva detto a suo fratello sul retro della carta c'è tutto ciò che bisogna sapere sulla sua invenzione e su come funziona, l'altro lato invece è occupato per la maggior parte dall'immagine di un esserino rosa, sotto la figura quattro caselle di cui due vuote. Una sorta di gatto senza baffi, con zampe e coda decisamente troppo lunghe. Un Mew. Ha copiato i pokemon. A sua discolpa si è impegnato molto nel farle, non limitandosi semplicemente a prendere le carte e ristamparle, ma proprio come le sue altre invenzioni le ha rese magiche. "Inietta il tuo potere magico, ti riconoscerà come sua allenatrice." "Allenatrice?" Chiese incuriosita, tuttavia vedendo che non avrebbe risposto alla sua domanda fece ciò che gli aveva detto. Iniettò il suo potere magico, processo che durò qualche secondo, dopotutto manipolare il potere magico interno è molto più difficile che eseguire un incantesimo. La pura manipolazione è un'arte che pochi riescono a padroneggiare, fortunatamente per attivare la sua carta è necessario sapersi connettere al proprio nucleo interiore, e far arrivare qualche goccia di magia alla mano. La firma magica differisce da mago a mago, la sua carta registra la prima firma magica che l'attiva, e risponderà solamente a quella. Pansy, da quanto può vedere, potrebbe fare un compito di semplice manipolazione ad occhi chiusi, se volesse. Quindi presto la carta si attiva. La cornice dell'immagine si illumina di rosa, e il piccolo Mew prende vita, materializzandosi su di essa. L'immagine scompare dalla carta con ogni parte del corpo che si forma su di essa. Il piccolo gattino si guarda intorno curioso, rispecchiando il sentimento della sua allenatrice, che lo guarda stupefatta. "Si chiama Mew, tuttavia puoi dargli un soprannome." Lo guarda incredulo, borbottando. "Come?" La prende come spunto per iniziare a spiegare la sua invenzione. "Illusioni e rune. Quante cose si possono fare con queste due semplici cose se hai un po' di fantasia è semplicemente… magico." Sente a malapena le sue parole mentre comincia a giocare con l'illusione di Mew, che strilla felice all'attenzione ricevuta dalla sua allenatrice. Gli effetti sonori solo una dei mille dettagli che ha curato nella creazione della carta. Fare una carta partendo da zero gli impiega alcune settimane, dovendosi occupare di migliaia di dettagli. Dettagli che sono accuratamente registrati in siti creati da pokefan, siti che gli fanno risparmiare letteralmente anni nella creazione delle carte, e che oggi ringrazia più che mai. Vedere la reazione più che rapita di una purosangue alla creaturina abbastanza piccola da potere stare tranquillamente su un dito solo, gli fa capire che l'investimento fatto è stato decisamente fruttuoso. Sente già il rumore dei galeoni che riempiono la sua cripta alla Gringott.
