La Sala Grande era tornata ad ospitare i quattro tavoli per le quattro case la mattina, ed uno per i professori ovviamente. Già a colazione l'aveva notato, insieme a Pansy, gli elfi domestici si erano attivati fin da subito per ripulire i resti della festa, preparando in tempo tutto per i più mattinieri. Quando vennero a mangiare loro due erano soli nell'immensa sala, così si godettero la reciproca compagnia.
Dopo si diresse in biblioteca, Pansy lo raggiunse dopo essere tornata in camera. Le diede la sua chiave così posò alcuni dei suoi vestiti nella adesso loro camera, almeno pensa. Trascorsero qualche ora studiando la loro tesi, lui aveva già sviluppato piuttosto bene la sua conoscenza delle rune e della magia d'illusione. Avrebbe potuto scrivere una delle nozioni che apprese durante gli anni, tuttavia decise di scrivere un trattato su una nuova tecnica di illusione. Si basa sulla capacità dei maghi di percepire il potere magico, questo rende vulnerabile qualsiasi tipo di illusione, anche quelle che coprono tutti e cinque i sensi. Per cui ha creato una semplice runa che non fa altro che alterare il potere magico nell'aria, rendendo non percepibile qualsiasi fluttuazione. Quella runa è una delle invenzioni di cui va più orgoglioso, e sebbene avrebbe potuto fare molti soldi mettendola in commercio, decise di usarla in questo modo, dopotutto adesso i galeoni non mancavano di certo.
Tenendosi preparato in tutte le materie avrebbe dovuto poter laurearsi entro la fine dell'anno, infatti nonostante il periodo di università magica si possa estendere fino a tre anni, con un minimo di pochi mesi, vuole trascorrere almeno un anno nella scuola di cui i suoi fratelli si vantano tanto. Si sarebbe goduto i pochi mesi qui, e la sua tesi dovrebbe fornirgli, se non il massimo, un punteggio considerevole in tutte le materie.
Pansy non volle unirsi a lui per pranzo, disse che non aveva fame, e nemmeno lui ne aveva troppa. Saltare un pasto non fa bene però, quindi gli avrebbe portato qualcosa da mangiare. Se non avrebbe potuto fornirgli direttamente lui qualcosa da assaggiare…No, no. Ron, pensa con la testa, non con il cazzo, per quello ci sarà tempo dopo, spera.
"Ron, vieni qui." La voce di George lo porta al tavolo di grifondoro. Non esattamente una sorpresa. Gli avvolse il braccio attorno alla spalla, facendolo sedere accanto a lui. "Angelina. Katie. Alicia. Quello con il cipiglio e il broncio e Oliver, e ultimo, assolutamente per importanza, Gordon." Gordon tentò di instaurare una resistenza simbolica, risultando in ulteriori prese in giro, questa volta fatte da una delle ragazze, Katie, corti capelli castani, portati a caschetto, mentre un'altra, Alicia, dai lineamenti iberici, lo consola dandogli delle pacche sulla spalla, quasi però a prendersi ulteriore gioco di lui, infatti nel mentre continua a mangiare. "Tutti, questo è Ron, mio fratello minore. È il suo primo anno ad Hogwarts fatelo sentire a casa." Oliver grugnì.
Ron immagina sia la sua forma di saluto. "Ignoralo, non si è ancora abituato al fatto che non possa più allenare la squadra di quidditch, nonostante siano passati più di due anni." Annuì alle parole di Angelina. Era la fidanzata di Fred, quando ancora era in vita, gli raccontò molto di lei. Ricorda poco però, se non le sue origini camerunensi e il fatto che baci dannatamente bene, tesi che non testerà personalmente, per quanto sia bella, deve ammettere che suo fratello aveva buon gusto. L'aveva portata alla Tana una volta o due, tuttavia non riuscì mai ad incontrarla perché era impegnato con la scuola babbana. Anche Gordon, Alicia e Katie lo salutarono, gesto che ricambiò prontamente. La sua presentazione gli sembrò quella riservata agli alcolisti anonimi in terapia, tuttavia non volle soffermarsi troppo su quel particolare.
Continuarono a chiacchierare, gustando il pranzo, scelse un po' di roast beef e verdure. Deve ammetterlo, gli elfi sono cuochi eccellenti. George mangiò l'ultimo boccone prima di rivolgergli la parola. "A proposito Ron, ho mostrato la tua invenzione ai miei amici, e ne sono stati entusiasti. Persino Oliver, che è fissato con il quidditch non è riuscito a resistergli. Oggi lo mostrerò a tutti a cena, poi cosa hai intenzione di fare?" Aveva aspettato che fossero soli se ne andassero prima di parlargliene. Non voleva che altre persone sapessero che ci fosse lui dietro il plagio… cough, cough, voleva dire dietro la sua assolutamente originale invenzione. Almeno per quest'anno avrebbe vissuto un anno accademico normale, lontano dai riflettori.
"Hai letto le informazioni scritte dietro la carta?" Annuì alla sua domanda, e dopo aver bevuto un sorso di vino rosso, ci sta sempre bene con la carne, continuò a parlare. "Allora saprai che possono lottare fra di loro." Fece un cenno di consenso, pendendo dalle sue labbra, troppo curioso per resistere. "In camera ho una specie di mappa di mia invenzione, puoi impostarla per ricreare diversi ambienti. Lì puoi farli combattere. A cena te la porto assieme alle altre poche carte che sono riuscito ad incantare, dalle ai tuoi amici o facci quello che vuoi. L'importante è crei dello scalpore. L'arena in cui lotteranno registra i dati sulle carte e soprattutto eventuali malfunzionamenti. Alla fine dell'anno ritiriamo tutte le carte e l'arena e iniziamo a venderle ai Tiri Vispi, ci stai?" Non ebbe nemmeno bisogno di rifletterci prima di accettare, e fecero per stringergli la mano, fermandosi però poco prima. George lo guardò confuso. "Novanta e dieci." Ci mise qualche attimo a capire cosa intendeva e rifiutò subito la sua proposta. "Cosa? Non se ne parla. Cinquanta e cinquanta." "La famiglia è importante, fratello adorato, tuttavia gli affari sono affari, ottanta e venti." Esitò qualche attimo, considerando l'offerta. "Settantacinque e venticinque." "Andiamo George, vienimi incontro. Faccio io tutto il lavoro, l'unica cosa che devi fare è darmi un po' di spazio nel negozio. Settantacinque e venticinque." Fece per ricontrattare, tuttavia lo fermò sul tempo. "Ultima offerta George, prendere o lasciare." Esitò, la sua avidità in lotta con se stesso, tuttavia alla fine cedette, stringendogli la mano. "Affare fatto, Ron Ron, sei spietato." Sbuffò, divertito dal suo esagerato sconforto. "Se vuoi un giorno di questi ti insegno come fare una trattativa, potrebbe tornarti utile." Entrambi sapevano che non avrebbe assolutamente fatto lui tutto il lavoro, avrebbe realizzato le copie originali di ogni pokemon, tuttavia il resto del lavoro di copia delle carte sarebbe ricaduto su George. Tuttavia poco importa, il negozio va già così com'è a gonfie vele, e comunque anche con solo un quarto dei ricavi realizzerebbe un profitto considerevole, specialmente se fosse riuscito a ricreare una macchina che facesse il lavoro al posto dei dipendenti. Se si sente in vena potrebbe portare il mondo dei maghi nell'era dell'industrializzazione. Anche se dubita che lo farà, troppo lavoro.
Una volta finita la trattativa George si alzò dalla tavola, lasciandolo solo. Gli elfi domestici sono pieni di soldi, gli dissero una volta i gemelli, per questo giocavano a poker con loro ogni volta che potevano, sgraffignando da loro ciò che riuscivano, galeoni, pietre preziose, ogni cosa che gli studenti avevano perso, una volta riuscirono a vincere addirittura una mappa magica, che segna la posizione di ogni persona presente ad Hogwarts in tempo reale. Solo quando scoprirono che prendevano le loro puntate dalla Stanza delle Necessità cominciarono a raccattare ciò che gli serviva lì. La stanza fu resa inutilizzabile dal lavoro del rospo in rosa, qualsiasi cosa significasse. Sputarono quel nome con tanto disgusto da frenare la sua curiosità.
Quindi provò a chiamare il nome di un elfo domestico particolarmente disponibile gli dissero, che per uno della loro specie non vuole dire assolutamente nulla, specialmente per una famiglia purosangue come quella dei Weasley. Sebbene decaduta il potere magico che scorre nelle loro vene è antico e potente, deliziosi i resti di cui si cibano gli elfi domestici.
"Kenny, ci sei?" Sussurrò, sperando che nessuno lo sentisse parlare da solo.
"Sì, padron Weasley, cosa può fare Kenny per lei?" Poté sentire la sua voce ma non si materializzò vicino a lui. Si guardò attorno per vedere se fosse vero, e non vedendo la sagoma bassa ed esile solita degli elfi alzò le spalle. Magia di trasmissione della voce, sebbene non semplicissima non è considerato nemmeno un argomento complesso.
"Ho bisogno di un pranzo da portare via." Si aspettava almeno una domanda o due, tuttavia l'unica cosa che ottenne fu la comparsa di un pacchetto sul tavolo davanti a sé. "Grazie Kenny." La sua sorpresa durò poco, dopo aver salutato l'elfo che era tornato al suo lavoro prese il pacchetto e si diresse fuori dalla Sala Grande.
Fece un po' di slalom tra gli studenti che si dirigevano verso la biblioteca, i più fortunati andavano a fare i primi compiti dell'anno scolastico, i meno fortunati attraversavano i corridoi andando verso la prossima lezione. Ancora mancava una buona mezz'ora all'inizio della tortura pomeridiana, tuttavia i primi anni non perdevano tempo, avendo avuto un assaggiò di quanto potessero essere labirintiche le sale del castello.
La biblioteca si estende su quasi tutto il secondo piano, quindi gli bastò salire le scale della specie di atrio posto poco lontano dalla Sala Grande. Qui le scale si estendono fino all'ultimo piano, non raggiungendo però i torrioni superiori, quindi se avesse voluto dirigersi alla torre di astronomia o alla guferia per inviare una lettera avrebbe dovuto prendere un'altra strada, per esempio in quest'ultimo torrione superiore ci si arriva dalla biblioteca, almeno così gli hanno detto, non ha ancora verificato.
Le scale si mossero non appena mise piede sul corridoio stabile e fermo. Gli studenti dietro di lui, rimasti sulle scale, rumoreggiarono frustrati, scendendo i gradini per cercare un'altra via. A volte i più disperati, per non fare ritardo, si lanciavano, sperando di atterrare sani e salvi. Se ci fossero riusciti sarebbe stato fantastico, nessuno avrebbe fatto la spia, tuttavia cadere significa un viaggio di notte nella Foresta Proibita insieme al guardacaccia. Esperienza che fa desistere anche i più temerari dal riprovarci. Solo perché la magia li protegge dal farsi male, rallentando la caduta, non significa che debbano fare gli incoscienti. La magia è tanto bella e utile quanto pericolosa, una lezione che si deve imparare in fretta.
"È un peccato." Mentre salutava i quadri che richiamavano la sua attenzione da una parete spuntò una testa. La testa di un fantasma, che mormorò quelle parole dopo averlo visto. La sua figura uscì dal muro, fluttuante e trasparente. Lo sguardo altero, non disturbato dalle catene a mani e polsi, anch'esse intangibili, che non gli impedivano nessun vero movimento, ed il sangue rosso vivido, come se fosse appena stato spillato, gli macchia i vestiti.
"Cosa è un peccato?" Ron glielo chiese incuriosito, lo sguardo del fantasmo rimasto sempre fisso su di lui, valutandolo.
"Sarebbe stato un piacere averti nella mia casa. Se fossi venuto prima forse adesso non avremmo la degradante nomea di suprematisti purosangue. Salazar si rivolterebbe nella tomba se sapesse che fine ha fatto la sua eredità. Un vero peccato." Non c'è dispiacere nel suo tono, piuttosto apatia, forse un pizzico di rimpianto, come se stesse semplicemente dichiarando un dato di fatto.
"Non dire sciocchezze Barone. Il ragazzo è un Weasley, ovviamente sarebbe stato nella mia casa." La seconda voce venne dietro di lui, apparteneva al fantasma patrono della casa Grifondoro, Nick-quasi-senza-testa. Lui ed il Barone Sanguinario erano tra i fantasmi più conosciuti del castello, il patrono della casa Serpeverde per la sua freddezza, mentre il primo aiutava spesso gli studenti, che fossero della sua casa o no.
Ron non sapeva se essere d'accordo con le parole del Barone, tuttavia può tranquillamente ammettere che non sarebbe mai finito nella casa dei coraggiosi. Lui non lo è, è cauto. Coraggioso è chi combatte una guerra per i propri ideali, cosa che non può e non vuole fare. Troppo rischioso, un incantesimo lanciato male, una traiettoria deviata e cadrebbe morto prima di capire cosa fosse successo. Gli vengono i brividi solo a pensarci. Non che rifiuterebbe uno scontro se fosse costretto, tuttavia mai lo cercherebbe attivamente, a meno che non abbia l'assoluta certezza di vincere.
Il Barone si limitò a guardare il suo collega per un attimo, prima di voltarsi e andarsene. "Devi averlo incuriosito. Difficilmente si avvicina agli studenti, e posso contare sulle dita di una mano le volte che ha parlato effettivamente con qualcuno. A proposito, io sono Nicholas de Mimsy-Porpington, ma puoi chiamarmi Nick, lo fanno tutti."
"Ronald Weasley, ma sembri già saperlo." Annuì alle sue parole, prima di riprendere a parlare. "Naturalmente, la piccola Ginny mi ha parlato molto di te. Era molto emozionata che ci fossi anche tu quest'anno."
Sorrise divertito, conoscendo fin troppo bene sua sorella. "Sicuro che non ti abbia parlato di un certo ragazzo dai capelli neri e occhi verdi, una famosa cicatrice sulla fronte. Ti ricorda qualcosa? E abbia solamente accennato alla mia presenza?" Non pensava che i fantasmi potessero arrossire, e infatti non possono. Tuttavia Ron giura che il fantasma stesse morendo nuovamente, questa volta d'imbarazzo.
"Sto scherzando Nick, so com'è fatta mia sorella. Sei stato comunque gentile a mentire per me." Il fantasma emise un sospiro di sollievo, dopo lo salutò prima di riprendere la sua strada. Finì di attraversare il corridoio, facendo l'occhiolino al quadro di una donna particolarmente avvenente. Ridacchiò al suo gesto, mandandogli un bacio, lo prese e se le conservò con cura, suscitando ulteriori risatine. Superò i bagni del secondo piano prima di entrare in biblioteca. L'aveva già vista meno di un'ora prima, eppure ne rimase ancora stupito. Immensa, non c'è un altro modo per definirla. Scaffali e scaffali pieni di libri, abbastanza alti da raggiungere i soffitti immensi. Le librerie sono divise dai due piani, entrambi strutturati all'interno della biblioteca. All'interno della biblioteca non si possono utilizzare incantesimi, perciò per arrivare ai ripiani più alti bisogna usare delle scale mobili, e per evitare cadute rovinose da diversi metri d'altezza decisero di costruire un secondo piano.
Il suo stupore fu però disturbato dal grido infastidito della bibliotecaria, riconoscerebbe la sua voce inacidita a miglia di distanza, sebbene l'abbia sentita per la prima volta quella mattina. Non capiva perché Fred e George progettassero sempre molti scherzi per lei e per il custode. Ora però li comprende, anzi vorrebbe quasi che ne avessero fatti il doppio, o anche di più.
"Zitte, tutte e due. Se sento anche solo un'altra parola da una di voi due vi bandisco dalla biblioteca per sempre. Ci siamo capiti?" La zitella oramai sulla quarantina non avrebbe potuto portare avanti la sua minaccia, non contro due studenti della scuola dove è presente la suddetta biblioteca. Pansy sembrò notarlo, infatti sbuffò divertita, guadagnandosi un'occhiata velenosa dalla bibliotecaria. L'altra ragazza però, quella con cui stava litigando, non sembrò rifletterci, perché lo sguardo d'orrore sul suo viso sarebbe stato perfetto da incorniciare. Un peccato che non abbia una macchina fotografica con sé.
Soddisfatta della reazione della bruna la bibliotecaria si girò e tornò alla sua scrivania impettita.
La bruna, che riconobbe come Hermione Granger, la strega più brillante dell'epoca, secondo la Gazzetta del Profeta, non che abbia mai creduto ad una parola che quel giornale abbia mai stampato. Non si considera un genio, tuttavia pensa di aver sviluppato abbastanza senso critico da saper riconoscere un'evidente menzogna quando ne vede una, e tutto ciò che scrive quel giornale è una menzogna o influenzato dal ministero.
Una volta che la signora si fu allontanata Pansy prese in mano un blocco di fogli, sorridendo compiaciuta alla bruna, che sibilò irritata. Fece per dire qualcosa, tuttavia sembrò ricordarsi delle parole della bibliotecaria, fermandola sul posto. SI irrigidì, la lotta evidente sul suo volto, non accorgendosi nemmeno delle risate a malapena trattenute da Pansy.
Si avvicinò, incuriosito, prendendo il blocco di fogli, il suo blocco di fogli, dalle mani della sua… ragazza? Immagina possa chiamarla così. Si girò sconvolta, cercando chi le avesse rubato il blocco, ma si rilassò quando lo vide. "Allora, perché state litigando?" Hermione lo guardò sconcertata, ed in qualche modo poté capire cosa pensava. Come puoi rischiare che ci senta? Non hai ascoltato la minaccia? O qualcosa del genere.
"Tsk. Ignorala. È arrivata accusandomi di essere una ladra." Capì più o meno cosa successe. Aveva lasciato la sua bozza della tesi di laurea su cui aveva lavorato a Pansy mentre andava a pranzo, ed Hermione deve aver visto il suo nome su di esso. Ha pensato che gli fosse stato rubato, quindi ha cercato di intervenire per difenderlo. Un comportamento nobile, se gli fosse stato veramente rubato.
"E tu non hai fatto nulla per risolvere il malinteso." Sbuffò irritata alla sua affermazione, incrociando le braccia e girandosi dall'altro lato, offesa.
"Grazie per aver cercato di aiutare, tuttavia come puoi vedere è stato solo un semplice malinteso. Comunque io sono Ronald, ma puoi chiamarmi Ron." Arrossì profondamente per il suo equivoco, e scappò via imbarazzata dopo aver farfugliato il suo nome e delle scuse frettolose.
Una volta che anche lei sparì dietro uno scaffale si voltò verso Pansy, ancora imbronciata. Indeciso su come comportarsi fece l'unica cosa che gli venne in mente, la prese e se la portò in grembo. Ovviamente si aiutò con la magia, per quanto sia leggera non sarebbe stato un compito facile sollevarla da seduto. Lei si ribellò immediatamente, cercando di alzarsi, tuttavia la tenne ferma.
Continuò a divincolarsi fino a quando non si arrese, sconfitta. "Per favore, lasciami."
"No." La sua risposta arrivò dopo alcuni attimi di contemplazione silenziosa, cosa che la irritò parecchio, iniziando nuovamente a cercare di fuggire. Il suo tentativo però ebbe lo stesso successo del precedente. Inspirò ed espirò un paio di volte, calmandosi. "Va bene. Va bene. La prossima volta chiarirò il malinteso. Contento ora?" La guardò fisso per qualche attimo, facendola contorcere un po' sotto il suo sguardo. Solo quando si ritenne soddisfatto rispose. "No." Quasi esplose di rabbia alla sua risposta, fermandosi solo quando vide il pacchetto che gli porse. "Che cos'è?"
"Il tuo pranzo."
"Non ho fame."
"Lo mangerai comunque. Il pranzo è uno dei pasti più importanti della giornata."
Sbuffò alle sue parole. "Hai detto lo stesso della colazione e della cena."
"Perché è vero." Si fissarono intensamente per un po', tuttavia alla fine riuscì a vincere la loro battaglia di volontà. Pansy sospirò sconfitta e prese il pacchetto. "Non posso mangiare in biblioteca però." Il suo sorriso vittorioso si incrinò alla risposta di Ron. "Non preoccuparti di questo. Hai dimenticato che sono un maestro per quanto riguarda le illusioni?" Questa volta accettò veramente la sua sconfitta, si sedette sulla sua sedia, aprendo il pacchetto e iniziando a mangiare, nella sua maniera elegante, riuscendo in tutto ciò a mantenere il broncio.
Una volta assicuratosi che avesse seguendo la sua richiesta iniziò a rileggere la sua bozza, correggendo eventuali errori, iniziando dal titolo, che gli sembra decisamente troppo lungo. 'Trattato sul sesto senso: il senso magico. E le possibili soluzioni su come manipolarlo.'
