"La brezza primaverile faceva ondeggiare le tendine lilla del salotto in una danza dolce e delicata, inondando la stanza con un leggero profumo di gelsomino. Sam alzò il viso verso un raggio di sole caldo che accarezzava la sua pelle. Il libro che teneva tra le gambe avrebbe dovuto aspettare ancora qualche minuto prima di catturare nuovamente la sua attenzione. La sua mente era libera da pensieri, vagando come gli uccelli in volo fuori dalla finestra in quella giornata perfetta.

La domenica era il suo giorno preferito, il giorno in cui poteva dedicarsi a uno dei suoi tanti hobby: leggere con una tazza di tè e biscotti al burro. Passava le settimane immersa tra lavoro, palestra e volontariato, quindi si riservava almeno tre ore del fine settimana per il completo riposo e relax. Contrariamente all'opinione di suo padre, aveva sempre desiderato aprire un caffè letterario dove la gente potesse sedersi per ore a leggere in solitudine o a chiacchierare sottovoce tra una fetta di torta e l'altra. Non avendo mai avuto la possibilità di realizzare questo desiderio, aveva deciso di ricreare uno spazio simile tutto per sé in casa.

I suoi libri aumentavano di numero ogni settimana. Erano disposti sugli scaffali di legno senza un ordine preciso, alcuni persino accatastati uno sopra l'altro poiché lo spazio cominciava a scarseggiare. Le luci a LED seguivano le linee geometriche del soffitto, incorniciando l'ambiente e rendendolo più accogliente. Le pareti bianche tra gli scaffali erano decorate con quadri e murales da lei disegnati, richiamando i colori vivaci dei LED. Questo contrastava con i contenitori giapponesi finemente decorati, pieni di tè e tisane di diverse tipologie, coordinati con il suo amato kyusu in creta e le tazze dai motivi orientali. Ad un primo sguardo, la stanza poteva sembrare stravagante e distaccata dal resto della casa. Non c'era armonia o continuità nell'arredamento, eppure risultava accogliente. "Sembra di stare nella tua mente", disse suo padre la prima volta che la vide. "È piena di idee e vivacità, con piccoli dettagli che la gente comune non noterebbe. Non è per tutti, ma chi è in grado di apprezzarla finisce con l'amarla".

Sam si sporse leggermente dalla poltrona per prendere un dolcetto dal tavolino alla sua destra. Mentre addentava il biscotto, riportò lo sguardo alla riga dove aveva interrotto la lettura. Non fece in tempo a riprendere che il telefono segnalò una nuova notifica. Guardò il display: il numero, che non aveva più in memoria ma conosceva fin troppo bene, la fissava in attesa di essere visualizzato. Dopo un breve istante di esitazione, aprì il messaggio senza aspettative.

"Devo parlarti, lasciami spiegare".

Chiuse il messaggio e gettò il telefono sul tavolo con indifferenza, sapendo che avrebbe dovuto cancellarlo senza neanche leggerlo. Sentì di nuovo il telefono vibrare, questa volta con più insistenza. Non le importava; si impose di rimanere indifferente, anche se una piccola parte di lei era tentata di afferrare il telefono e rispondere. Rimase fedele alla sua decisione mentre sul display lampeggiava la scritta "chiamata in arrivo Papà". Tornò al suo libro e al punto in cui era rimasta."

Le parole di suo padre la riportarono alla realtà.

-Cosa?- chiese intontita.

-Ho detto che dovresti mangiare qualcosa, non ti fa bene continuare a digiunare-.

-Non digiuno, raziono meglio i pasti- rispose Sam con tono impassibile.

Robert osservava i lineamenti di sua figlia; le guance che un tempo erano piene e rosee erano diventate pallide e scarnificate. Nonostante avesse vissuto orrori dal giorno in cui il mondo era finito, vedere sua figlia in quello stato, gli dava più dolore di qualsiasi altra cosa.

-Sto bene così, non ho fame davvero- mentì Sam sfoggiando un falso sorriso. Aveva distolto lo sguardo, ma sentiva comunque gli occhi del padre che la scrutavano con aria severa. Anche se i cibi solubili e la frutta secca di cui si era astutamente rifornita non bastavano per saziarla, le permettevano comunque di avere energia per affrontare le giornate. Anche troppo movimentate ultimamente.

-Ti conosco bene tesoro, un tempo mangiavi per due, adesso mangi a malapena come un pulcino. Lo so che hai fame-.

-Un tempo non dovevamo preoccuparci delle scorte- lo ammonì subito la figlia e bastò quella frase per chiudere definitivamente l'argomento.

Robert continuò a fissarla nella speranza che lei ricambiasse il suo sguardo, ma Sam aveva già preso il suo quaderno e aveva iniziato a scarabocchiare qualcosa. "Per fortuna certe cose non cambiano mai" pensò vedendola rifugiarsi dietro al suo taccuino, come era sua abitudine fare quando voleva evitare una discussione. Sapeva dentro di sé che avrebbe dovuto imporsi in quanto padre, ma le circostanze gli avevano in qualche modo tolto quel diritto e forse, tutto sommato, non era un male. Da quando il mondo era andato letteralmente a puttane, la tenacia e la forza di sua figlia li aveva tenuti in vita fino a quel momento.

Durante quella breve pausa Sam approfittò della calma momentanea per mettere nero su bianco le immagini che le attraversavano la mente. Non pensava a quella domenica mattina da tanto tempo, riusciva a percepire ancora la stessa meravigliosa sensazione di quel raggio di sole caldo sul suo viso. Cominciò disegnando una tenda, poi un'altra. Man mano che la matita faceva su e giù sull'album, il giorno che aveva vissuto mesi e mesi addietro prendeva piano piano vita. Gli uccelli fuori dalla finestra erano un dettaglio appena visibile, volutamente accennati come unico simbolo per rammentare e mettere per iscritto i sentimenti di quel giorno. Rimase immobile a fissare quelle linee colpita dal modo in cui era riuscita a catturare il ricordo.

Ultimamente non le capitava spesso di emozionarsi così tanto di fronte un suo disegno e questo per lei era speciale. Chiuse gli occhi per un momento, cercando nella sua mente qualche dettaglio che poteva esserle sfuggito. Il servizio da tè della madre, il centro tavola ricamato a mano...c'era qualcosa che le sfuggiva era sicura, ma cosa?

Il lamento di un morto la portò alla triste e attuale -penso sia il caso di ripartire- la incitò suo padre.

Avrebbe voluto continuare a vagare in quel bellissimo ricordo, era consapevole che giornate tranquille e spensierate come quelle non le avrebbe più vissute. Aveva detto addio ai suoi libri, a quasi tutte le sue opere, alla sua collezione di tè e cianfrusaglie varie che le piacevano tanto. Aveva portato con sé solo la teiera e le tazze di sua madre insieme qualche sua foto, le aveva avvolte attentamente per evitare che qualche urto improvviso potesse romperle. Non aveva ancora trovato il coraggio di controllare se fossero integre o meno. Prima o poi lo avrebbe fatto.

Con l'avanzare del pomeriggio, il caldo diventava sempre meno forte e se da un lato era piacevole un pò di aria fresca dopo aver corso e sudato sotto al sole, dall'altro era segno che dovevano iniziare a cercare un riparo per la notte se non volevano passare l'ennesimo sonno al freddo. Sarebbe bastato creare una zona sicura e accendere un fuoco, ma avrebbe potuto attirare altre persone...e le persone comportano guai; così decisero di proseguire nel bosco ancora per un pò.

Padre e figlia camminavano quasi fianco a fianco coprendo l'uno le spalle dell'altro muniti solo di una pistola e due coltelli, era incredibile come fossero riusciti a sopravvivere a lungo con così poco. Sam era migliorata sempre di più nel maneggiare i coltelli al punto che riusciva a gestire più morti contemporaneamente e a farli fuori prima che questi potessero avvicinarsi a loro. Robert cercava di tenere il passo della figlia senza però altrettanta agilità.

Quando aiutava Sam a sgomberare i rifugi occasionali da quei mostri, aveva notato che l'espressione sul suo volto con il passare del tempo era mutata e la sofferenza che esprimeva nello sguardo mentre uccideva i cadaveri viventi era passato dal dolore a una rabbia mista all'indifferenza. Oltre al terrore giornaliero di perderla, Rob temeva che presto quella nuova realtà le avrebbe portato via ogni tipo di emozione, soprattutto temeva che i suoi sorrisi sarebbero diventati sempre più rari fino a scomparire del tutto.

-Fermi dove siete-.

Disse improvvisamente una voce alle loro spalle facendoli sobbalzare.

I due si fermarono immediatamente, colti alla sprovvista. In genere non c'era alcun tipo di suono che sfuggisse a Sam, sempre allerta con le orecchie tese in ogni direzione; eppure, a giudicare dal timbro della voce, quell'uomo era riuscito ad avvicinarsi senza fare il minimo rumore.

-Lasciate a terra le vostre armi e giratevi lentamente- impartì lo sconosciuto.

Padre e figlia si guardarono per pochi secondi e Robert poté vedere l'ansia negli occhi di Sam.

-Allora? non ho tutto il giorno, muovetevi se non volete una freccia conficcata nel vostro culo-.

"Non di nuovo ti prego" pensò Sam ricordando tutti i bastardi che avevano incontrato. Fece un segno di consenso al padre e con movimenti lenti e circospetti, posarono le armi a terra come richiesto.

Piano piano si voltarono entrambi verso lo sconosciuto come quest'ultimo gli aveva impartito e nessuno disse una parola finché non si trovarono tutti e tre finalmente faccia a faccia.