-Chi siete?-.
Lo sconosciuto fu il primo a parlare quando si ritrovarono tutti e tre faccia a faccia.
Si squadrarono per bene, quell'uomo armato di balestra aveva lo stesso fascino di un cane da caccia abbandonato. I capelli gli coprivano parte del volto sudato e sporco di terra e allo stesso modo erano sudice anche le braccia. Aveva esattamente l'aspetto del sopravvissuto, come tutti d'altronde. Ma c'era qualcosa che lo distingueva dai tipi che avevano precedentemente incontrato.
Come se quelle persone avessero dipinto sul volto il piacere di fare del male e di godere della sofferenza altrui, lui non mostrava quel ghigno sadico di chi ha appena trovato un nuovo giocattolo e Robert se ne accorse subito.
Sam non rispose, detestava i tipi come lui. Piuttosto sarebbe rimasta in silenzio, consapevole che quell'atteggiamento non avrebbe portato a nulla di buono, ma se quello voleva fare lo stronzo, almeno non gli avrebbe reso le cose facili.
-Mi chiamo Robert. Robert Lewis Palmer, lei è mia figlia Sam Palmer-.
-Ma tu puoi chiamarmi Samantha- precisò lei scontrosa, -E tu saresti?-.
-Faccio io le domande, voi rispondete-.
Stanca del suo atteggiamento, Sam cercò con la massima discrezione di prendere uno dei suoi coltelli da terra, ma lo sconosciuto la fermò prima che potesse riuscirci scoccando una freccia vicino al suo piede.
Trasalì non appena sentì la punta in acciaio conficcarsi nel terreno a pochi centimetri da lei.
-Dovresti lavorare sulla mira- lo provocò, cercando di minimizzare la sua reazione.
Robert si morse la lingua, amava sua figlia più della sua stessa vita ma c'erano occasioni come quella dove avrebbe voluto scuoterla dalle spalle per farle tornare la ragione in quella testa cocciuta e incosciente.
-Sam ti prego...- la supplicò suo padre con tono calmo ma fu ignorato da entrambi.
-Credimi...se avessi voluto colpirti lo avrei fatto ad occhi chiusi. Adesso rispondete alle mie domande se volete restare in vita. Quanti vaganti avete ucciso?-
Lo sconosciuto li guardava tenendo fissa la balestra sulla ragazza, sapeva bene che non era una minaccia, per quanto pericolosa volesse apparire, era solo troppo sciocca e avventata.
-Abbiamo perso il conto, all'inizio li ricordavo. Amici, persone vicino a noi...e anche sconosciuti. Comunque qualche centinaio suppergiù- disse Robert tenendo le braccia alzate.
-Quante persone avete ucciso?-.
Padre e figlia si guardarono, poi Robert prese la parola.
-5- disse Robert
-Perché?- la voce dello sconosciuto diventava sempre più severa.
-Ha importanza?- chiese Sam irritata da quella domanda.
Odiava rivivere nella mente quei momenti e non era tenuta a giustificarsi con nessuno per ciò che aveva fatto in passato. Tantomeno era tenuta a rendere partecipe delle sue decisioni uno sconosciuto arrogante che le puntava un'arma addosso.
-Se ci tieni alla tua vita, allora ti conviene rispondere - insistette l'uomo duramente.
Rimase in silenzio indecisa sul tipo di risposta che avrebbe dovuto dare.
-Erano dei bastardi e hanno meritato la fine che hanno fatto- sintetizzò senza riuscire a fermare il groppo alla gola che le si stava formando ripensando a ciò che era accaduto.
"Avevano vagato per giorni prima di giungere al centro rifugiati. Intrapresero quel viaggio poche ore dopo la dichiarazione dello stato di emergenza e le difficoltà non tardarono ad arrivare. Il nuovo mondo li aveva messi a dura prova e non avevano idea di quanto ancora li avrebbe potuti schiacciare. Nonostante tutto tennero accesa la speranza che in qualche modo le cose potessero ancora cambiare per il meglio. La speranza si spense quando arrivarono ai cancelli. Per tutto il tempo avevano immaginato un posto sicuro e organizzato, un posto in cui ricominciare come comunità e invece trovarono solo una trincea prossima al declino. I soldati camminavano incessantemente da un punto all'altro con il volume dei walkie-talkie al massimo, incuranti delle famiglie preoccupate che cercavano di ascoltare i terribili aggiornamenti. I bambini erano i più irrequieti di tutti; i più piccoli, ignari della situazione, giocavano in gruppo cercando di non intralciare troppo le guardie. I ragazzini più grandi invece inventavano costantemente nuovi metodi per rubare un po' di scorte; quelli più sfacciati provavano addirittura ad impossessarsi di qualche pistola o fucile, per fortuna sempre con scarsi risultati. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Una sera, quando ad illuminare la notte c'era solo qualche stella e poche lanterne, un'ondata di zombie riuscì ad abbattere la recinzione e l'esercito, ormai privo di munizioni di scorta, non poté combattere in prima linea. Cercarono di salvare quante più vite possibile ma gli sforzi furono inutili. Le urla strazianti coprivano ogni rumore e i pianti dei bambini rimasero nelle loro orecchie per giorni prima di svanire del tutto. In qualche modo, inciampando tra cadaveri e morenti, riuscirono a sfuggire a quel caos sapendo che prima o poi quella fortuna li avrebbe abbandonati. Si allontanarono con pochi superstiti su di un camion militare lasciandosi alle spalle l'ennesimo massacro. Più la macchina si allontanava, più Samantha si convinceva di essere lontana dal pericolo. Tuttavia, non aveva considerato che, tra i vivi e i morti, i vivi spesso rappresentano la minaccia più pericolosa".
-Allora? Rispondi!- insistette l'arciere spazientito.
Sam girò lo sguardo altrove cercando di nascondere la paura che da quel giorno non aveva smesso di tormentarla.
-Mi hanno...ci hanno aggrediti...più volte da quando tutto è iniziato- rispose Sam cercando di sciogliere il groppo che aveva ancora in gola e che non decideva ad andarsene.
-Soddisfatto adesso?- in qualche modo riuscì a tornare la ragazza tosta e fredda degli ultimi tempi.
L'uomo armato di balestra rimase in silenzio valutando le loro risposte, cercando di capire quanto potessero essere pericolosi quei due soggetti alla sua comunità.
Fu Sam rompere quel silenzio imbarazzante.
-Senti, neanche noi abbiamo tutto il giorno e non resterò di certo qui come esca per morti a causa tua-.
L'estraneo sospirò come se stesse per fare qualcosa contro voglia, poi finalmente prese la parola.
-Io e la mia gente abbiamo un posto sicuro, lontano dai vaganti. Potete unirvi a noi...- precisò rivolgendosi a Samantha -Ma se provate a fare qualcosa di stupido o che possa metterli in pericolo...non esiterò ad uccidervi-.
Sam rimase in silenzio cercando di leggere le reali intenzioni di quell'uomo. Lo scrutò attentamente in cerca di un qualsiasi movimento o espressione che potesse tradirlo.
-No grazie- lo liquidò semplicemente, non era disposta a correre quel rischio.
-Aspetta tesoro- disse Robert a sua figlia prima che fosse lo sconosciuto a cambiare idea -Dovremmo tentare-.
A quel punto l'arciere, palesemente annoiato dalla discussione, mise giù la balestra.
-Sam pensaci bene, è la migliore possibilità che abbiamo se vogliamo sopravvivere, ci sono altre persone. È una comunità!- continuò suo padre nel tentativo di persuaderla.
-Non possiamo sapere se sta mentendo- disse gettando un occhio verso il diretto interessato per vedere la sua reazione, che però non palesò.
-Comunque fino ad ora ce la siamo cavata anche senza una comunità- concluse convinta che quella fosse la decisione migliore per entrambi.
- Tesoro...se sono ancora in vita è solo grazie a te, lo so. Ma sono stanco di vivere ogni giorno con questa paura costante... Soprattutto con la paura di vederti mangiare da quelle bestie- si fermò per un secondo per riprendere fiato -Sam hai tutti i motivi per dubitare, ma facciamo un ultimo tentativo...ti prego-.
La determinazione di Sam vacillò alle parole di suo padre. Non comprendeva come Rob fosse ancora in grado di riporre fiducia nelle persone ma su una cosa aveva ragione, stare lì fuori prima o poi li avrebbe fatti morire. Schiuse la bocca ma le parole uscirono solo dopo qualche secondo.
Le venne in mente il viso di quella donna schiacciato contro il materasso che cercava di svegliarla, i suoi occhi spalancati che la supplicavano di aiutarla e in fine la rassegnazione che ormai era troppo tardi. "Non sono tutti così" cercò di convincersi mentre prendeva forse la decisione più difficile della sua vita.
-Va bene...verremo con te- disse a denti stretti.
L'arciere sbuffò. -Era ora...si è fatto tardi sarà meglio muovere il culo-.
-Prima ci riprendiamo le nostre armi- rispose Sam mentre si calava sui suoi coltelli ma lo sconosciuto la blocco prima che potesse raccoglierli.
-Non se ne parla, le riavrete una volta arrivati...se vi comporterete bene-.
Lo straniero si avvicinò a loro senza distogliere lo sguardo dalla ragazza tenendo l'arma sempre pronta per ogni evenienza.
Quando fu abbastanza vicino da poter raccogliere l'equipaggiamento da terra mise la sua balestra dietro le spalle.
Guardò Samantha con aria dubbiosa e lei capì subito la domanda senza che lui dovesse dirla ad alta voce.
Tenne testa al suo sguardo per qualche secondo prima di rispondergli.
-Non abbiamo altro, è tutto lì- disse indicando le armi che purtroppo erano nelle mani di quell'individuo.
La guardò negli occhi avvicinandosi lentamente con modi intimidatori e lei lo sfidò ricambiando con il suo stesso atteggiamento.
-Se stai mentendo...- disse fermandosi ad un palmo dal viso di Sam.
-Non sto mentendo razza di...- scoppiò subito Sam, ma Robert la interruppe prima che potesse peggiorare la situazione, ancora una volta.
-É tutto ciò che abbiamo, stiamo dicendo la verità. Puoi perquisirci se non ci credi-.
L'arciere si allontanò di un passo da Samantha.
-Lo farò una volta arrivati. E se avete mentito...sarà peggio per voi- concluse iniziando a camminare verso nord.
