«Maledizione.»
Hutch interrompe i suoi sforzi per cercare di riportare il carro sul sentiero e raddrizza la schiena, osservando crucciato il retro del veicolo. Da lì è provenuto il borbottio sibilato che, lo ha immediatamente riconosciuto dalla voce, appartiene a Maloney.
«Che altro avrà combinato, adesso?» si domanda scoraggiato.
Tentenna un lungo momento, indeciso se proseguire nel proprio lavoro oppure accertarsi che non sia accaduta un'ennesima disgrazia. Alla fine stabilisce di potersi concedere una breve pausa per scoprire se il dottore è ancora vivo o meno.
«Ehi, Doc! Che accade?» indaga, scostando un lembo della tenda dell'entrata posteriore e affacciandosi, suo malgrado incuriosito. «Non mi dite che vi siete beccato un raffreddore.»
Ma presto è costretto ad ammutolirsi, turbato dall'espressione del dottore, la quale indica chiaramente che qualcosa di brutto si è appena verificato. In silenzio, lo sguardo smarrito si sposta sull'occupante dell'unico giaciglio disponibile. Un brivido ghiacciato percorre la sua schiena.
«C-Cat?»
Gli occhi di Maloney saettano su Hutch per tornare presto al suo paziente. «Febbre. Avrei dovuto prevederlo. Troppa umidità, troppo freddo. E con le difese così deboli…» I suoi movimenti sono come sempre rapidi ed efficaci, ma più bruschi del solito. Sembra… in collera.
Hutch conficca le unghie sporche di fango nel legno del pianale, così da impedirsi qualche sciocca azione sconsiderata che avrebbe come unico risultato di complicare una situazione già di per sé critica.
«È… molto grave?» soffia afflitto.
«È abbastanza alta. Tuttavia negli ultimi due giorni è sembrato meno provato. Forse, se saremo fortunati, passerà nel giro di una notte.» E poi sospira. Sembra molto stanco. «Ci fermeremo qui. Non posso permettere che peggiori lungo la strada. Ho visto che abbiamo a bordo alcuni piccoli chaufferettes. Potreste predisporli perché riscaldino un poco l'ambiente, soprattutto accanto al vostro amico?»
Hutch, gli occhi sgranati, rimane ancora un lungo istante in contemplazione dell'ultima calamità. Infine stira le labbra, annuisce secco e si mette di buona lena a recuperare le scorte di combustibile per mettere all'opera i marchingegni di cui parlava Maloney. Una volta pronti e distribuiti all'interno della carrozza, stacca i muli, slega i cavalli e per concludere decide di darsi una ripulita.
Così lo rivede Maloney, dopo più di un'ora, montare con cauta attenzione a bordo, in silenzio, con gli abiti puliti indossati alla bell'e meglio e l'incarnato un po' più pallido del normale a causa dell'angoscia. Attento a evitare l'ingombro che oramai si trova all'interno, si avvicina carponi e si accuccia ai piedi del giaciglio, osservando taciturno l'opera del dottore.
«Lui non merita di soffrire in questo modo. Non… Beh, lui non lo mostra apertamente, ma è una persona di buon cuore» soffia sperso, senza riuscire a distaccare l'attenzione da Cat e dal suo laborioso respiro.
Maloney non può far molto altro se non annuire, pensieroso. Qualche volta è davvero un'impresa difficile distaccarsi dalle sorti di chi è sotto le sue cure, e la continua frequentazione e prossimità non aiutano affatto.
«Voi non…» Hutch deglutisce a disagio, un doloroso groppo in gola che a malapena gli permette di articolare poche parole. «Non lo lascerete morire, vero?»
Le spalle di Maloney si irrigidiscono. Socchiude gli occhi e trae un lento respiro. «Il mio proposito, come sono certo di aver già detto in precedenza, è quello di condurlo a New Orleans vivo, e sperabilmente in condizioni di salute accettabili. Quindi no, non ho intenzione di lasciare che muoia, non senza aver fatto tutto ciò che è in mio potere per impedirlo» rimarca, forse con un tono più duro di quanto sarebbe stato opportuno.
«Mi dispiace» sussurra Hutch, la schiena curva e le labbra tremanti. «Io non ce l'ho con voi in particolare. Solo… ho paura di perderlo.»
Maloney sospira piano. «Lo so. E vi chiedo scusa per aver perduto la pazienza, poco fa.»
Hutch annuisce, ma non aggiunge nulla. Posa, piano, una mano sulle coperte, sopra i piedi di Cat, e attende, confidando che tutto possa risolversi per il meglio.
«Forse potreste rimanere con lui, questa notte» propone il dottore.
Solleva lo sguardo e lo scruta interdetto. Così Maloney decide di chiarire il proprio pensiero.
«Intendo nella maniera in cui avete fatto nelle ultime notti. In questo caso, in particolare, credo che gioverebbe al vostro amico.»
«Non è cosciente» tenta di replicare Hutch.
«La sua mente direi di no. Ma sono certo che al suo corpo farebbe comodo una fonte supplementare di calore.»
«Mh» mugola imbarazzato e non troppo persuaso dell'idea.
Maloney sogghigna, causandogli un brivido spiacevole. «Posso voltarmi dall'altra parte, se vi dà noia la mia presenza. Se non altro sarei a portata di mano nel caso in cui sia necessario un mio intervento tempestivo» espone ragionevole.
Alla fin fine, forse con una certa dose di incoscienza, Hutch si è lasciato convincere dagli argomenti del dottore, prestandosi a fare da stufa vivente. D'accordo, determinante, per essere onesti, è stato Cat. Non che lui lo sappia, ben inteso, ma desto o privo di sensi è comunque in grado di dirigere i suoi pensieri nella direzione voluta. Sbuffa piano, in parte seccato per la sua apparente incapacità di opporre resistenza quando si tratta dell'amico. Nel frattempo, dato che a quanto pare non riuscirà a prendere sonno tanto presto, fa scorrere con delicatezza le dita lungo la nuca di Cat, sperando in quel modo di tranquillizzarlo. Sta tremando. Deve avere molto freddo, anche se la sua pelle è troppo calda e madida di sudore. Vorrebbe potergli dire che tutto si sistemerà, ma la verità è che non ne sa nulla, e se neppure il dottore può dargli una tale rassicurazione allora non gli rimarrà altro da fare se non aspettare e pregare che le sue speranze diventino fatti tangibili.
«Sono qui con te, Cat» mormora fra i suoi capelli umidi, e quella è in assoluto l'unica vera certezza di cui dispone. O meglio, no, non lo è. Ma è l'unica che può pronunciare ad alta voce, almeno fintanto che il dottore si troverà nei paraggi con le sue orecchie spianate e pronte a ficcanasare.
E da ultimo, già sul fare di un primo mattino esangue, quando la pelle livida di Cat si è asciugata e in parte rinfrescata, Hutch può concedersi di prendere sonno, sapendo che il giorno seguente il corpo dell'amico tratterrà ancora il rassicurante tepore della vita.
