Non deve mancare molto al tramonto quando Maloney lancia una breve occhiata speculativa fuori dal finestrino e trae una lenta inspirazione prima di rivolgersi al compagno di viaggio.
«Signor Bessy, a breve saremo a destinazione. Potrebbe essere opportuno che iniziate a ridestare il signor Stevens.»
«Oh?» esclama Hutch, sorpreso. Osserva con curiosità l'orizzonte e in effetti può individuare le prime avvisaglie del loro approssimarsi a un grosso centro abitato. «D'accordo. Grazie.»
Mentre Maloney si attiva per sistemare i pochi averi utilizzati durante il viaggio nei loro bagagli al fine di abbreviare il più possibile le operazioni di scarico, Hutch abbandona il proprio posto per occuparsi di Cat. È in quel modo che scopre che, a quanto pare, dev'essere stato l'unico passeggero di quel vagone a dormire in modo soddisfacente e proficuo, tant'è vero che il suo incarnato quella sera ha un aspetto decisamente più sano rispetto ai giorni scorsi. Sorride, lieto della buona novella, e si inginocchia al suo fianco, suo malgrado pronto a riportarlo fra i comuni mortali.
«Cat» mormora, stringendo con delicatezza fra le dita la sua spalla. «Ehi, Cat. Siamo arrivati. Svegliati, coraggio.»
Un lieve mugolio infastidito fa vibrare la sua gola, ampliando il sorriso di Hutch, che diventa piuttosto divertito.
«Sì, lo so che è seccante. Ma tra poco dobbiamo scendere a terra. Quindi, destati e risplendi!»
Rimane alcuni istanti in attesa, notando le sottili sopracciglia dell'amico incurvarsi e la fronte aggrottarsi disturbata dalla novità. Il suo naso si arriccia per un breve momento, poi le sue labbra si schiudono e il cuore di Hutch salta un paio di battiti.
«Oddio» ansima in un soffio costernato.
Deglustisce, e tenta senza troppo successo di distogliere lo sguardo. Un piccolo suono contrariato sguscia attraverso il sottile spiraglio delle labbra schiuse. Hutch sgrana gli occhi e risponde con un gemito tremante.
«Oddio» ripete, e stavolta riesce a voltarsi e a strisciare a fatica dall'altro lato del vagone.
Maloney nota la strana reazione di Hutch e aggrotta le sopracciglia, perplesso. «Signor Bessy, va tutto bene?»
«Uh… Non… S-sì. Datemi s-solo un momento» gorgoglia, fissando con ostinazione il cielo all'esterno che, lentamente, si tinge dell'arancione del tramonto.
«Hutch?»
Le spalle dell'interpellato si tendono al suono della voce di Cat.
«Oddio» ripete per l'ennesima volta in un sussurro appena, e affonda il viso fra le mani, mentre la punta delle sue orecchie si tinge di un infuocato vermiglio.
«Cosa succede?» si informa Cat, ora perfettamente desto e piuttosto confuso da una situazione imprevista nella quale non coglie il problema.
Maloney non ci si sta raccapezzando affatto e per tentare di comprendere si avvicina a Hutch, e quando gli si fa accosto a sufficienza ottiene un piccolo ringhio seccato e un'occhiataccia molto comunicativa, che normalmente lo farebbe sghignazzare. Per quella volta decide di astenersi e preferisce rassicurare il ragazzo.
«Tutto a posto. Sono certo che fra un paio di minuti il signor Bessy sarà tutto vostro.»
Il vermiglio delle orecchie del succitato si estende nel frattempo anche al collo e alla nuca, e nella sua testa inizia a prendere forma un intricato e con buona probabilità irrealizzabile progetto di omicidio del loro dottore depravato.
Le operazioni di scarico di bagagli, passeggeri con più o meno mobilità e bestiame si rivelano un po' meno complessi e lenti rispetto a quelle di carico, così che meno di mezz'ora dopo l'arrivo del convoglio si ritrovano tutti quanti radunati nel piccolo spiazzo adibito a deposito merci in transito, un po' grigio e triste, sul retro della stazione. Il dottore si è offerto di recuperare per loro una vettura che li conduca all'alloggio che aveva chiesto di riservare in previsione del loro arrivo in città. Hutch è piacevolmente sorpreso dall'ulteriore, inattesa dimostrazione di efficienza e disponibilità del dottore, anche se il sorrisetto che questi gli riserva prima di dileguarsi nel marasma cittadino gli inculca un certo sospetto.
«Ora, se non ti dispiace, vorresti spiegarmi cos'è accaduto sul treno mentre stavamo raggiungendo la stazione?» lo prende alla sprovvista la richiesta di Cat.
Credeva si fosse nuovamente appisolato, nel frattempo, dato che aveva la testa abbandonata contro la sua spalla. Invece ora risulta chiaro si trattasse di una mera messinscena a unico beneficio del dottore. Infatti poco dopo la sua partenza si è raddrizzato e, non fosse per l'impossibilità fisica, in quel momento lo starebbe sicuramente scrutando con la tipica, insistente intensità del suo sguardo glaciale.
«Ehm…» tenta Hutch, raschiandosi la gola a disagio.
Incurva le sopracciglia con cipiglio inquisitorio. «Ho forse detto, o fatto, qualcosa che ti ha infastidito?»
«Che?» si sorprende Hutch. «No! Non… Certo che no. È solo che… Uhm…»
Cat assottiglia le labbra, inquieto. «Sembri agitato» fa presente, una mano appoggiata al suo petto. «Se c'è qualche problema puoi parlarmene» insiste, cercando di tenere il tono tranquillo, perfino amichevole secondo i suoi criteri.
Hutch sospira, sentendosi un po' infelice. «Non è un problema. Solo una… una sciocchezza» cerca di temporeggiare, nonostante possa ben vedere quanto Cat sia poco incline a cedere. «È imbarazzante» ammette infine. «E non credo ti piacerà» aggiunge a titolo informativo.
Cat annuisce, ancora abbastanza perplesso. «Imbarazzante e potenzialmente spiacevole. Vuol dire che potrei incazzarmi?»
Hutch si tende contro di lui. «Merda. Spero proprio di no» protesta in un lieve gemito afflitto.
«Bene. Allora coraggio, ti ascolto» lo invita, concedendogli perfino un sorriso, per quanto minuscolo.
Sospira e si mordicchia le labbra sconsolato. «Hai presente quando ci siamo fermati sul fiume, prima che mi dicessi dove…» si guarda attorno nervoso, nonostante non ci sia nessun altro in vista, e per precauzione abbassa il tono di voce a un bisbiglio appena sussurrato al suo orecchio «dove stava l'oro?»
Cat reclina la testa di lato, riflettendo, incurva un sopracciglio, perplesso, poi schiude le labbra, incerto, e avverte Hutch trarre un respiro strozzato. «Oh!»
«Quindi, fammi capire: hai una fissazione o una sorta di culto fanatico per le labbra della gente?» inquisisce Cat, dopo aver lungamente considerato la questione.
Come risposta riceve una curiosa via di mezzo tra uno sbuffo rauco e una risata amara.
«No, per niente. Ho solo un debole abbastanza imbarazzante per la tua bocca» borbotta offeso.
«Mh» replica visibilmente poco convinto dalla spiegazione. «E cosa avrebbe di differente e particolare la mia bocca rispetto a quella del resto degli esseri umani di questo pianeta?» domanda con una nota marcata di incredulo sarcasmo.
Hutch lo fissa interdetto, meravigliato e abbastanza allibito. «A parte che ti appartiene e che spesso e volentieri lascia liberamente fluire suoni spiacevoli e offensivi, intendi?»
Bruscamente le gote di Cat si imporporano di confuso turbamento. Distrattamente si mordicchia le labbra. «Scusa» soffia a disagio.
«Smetti di tormentarle in quel modo» sussurra contro la sua fronte aggrottata. «Finiranno con il rovinarsi» lo rimprovera in tono carezzevole. «Quando ti sei svegliato, sul treno… Non ero per niente preparato, e loro erano così maledettamente invitanti; così lisce e lucide e rosse.» Deglutisce, mentre un brivido lo percorre. «E poi hai mormorato qualcosa di incomprensibile, e loro si sono mosse vibrando e… Cazzo» sibila scosso, serrando gli occhi con forza.
Con tutta probabilità è quello il motivo per il quale non ha la possibilità di notare per tempo il movimento repentino di Cat. Un istante dopo la sua bocca è inconcepibilmente premuta contro quella di Cat. Un breve pensiero fugace passa per il suo cervello in avaria: se il cuore nel suo petto smettesse di battere in quell'esatto momento, lui sarebbe il morto con l'espressione più appagata che si sia mai visto sulla faccia della Terra.
