Lo sfrontato sogghigno che sfoggia Maloney al suo ritorno, mentre li raggiunge a cassetta di una carrozza abbastanza elegante e spaziosa, ha la particolare capacità di peggiorare in modo drastico l'umore di Hutch, il quale avverte con una certa vergogna la punta delle orecchie scaldarsi di nuovo e sa, al di là di ogni ragionevole dubbio, che devono aver riassunto quell'imbarazzante tinta vermiglia tipica di quando si sente a disagio per qualcosa che sicuramente ha combinato e che forse non avrebbe dovuto.
«Allora, che cosa ve ne pare?» chiede trepidante Maloney, sollevando il mento e indicando il loro nuovo mezzo di trasporto.
«Passabile» borbotta contrariato.
In verità quel che pensa davvero è che il dottore avrebbe benissimo potuto impiegarci più tempo per raggiungerli. Di sicuro lui non si sarebbe mai lamentato del ritardo, anzi!
«Perdinci, che entusiasmo contagioso!» si burla di lui Maloney.
"Sarei molto più entusiasta se non foste sempre tra i piedi" pensa Hutch, ma si limita a riservargli un'occhiataccia di avvertimento che dice chiaramente: "Un'altra parola e vi sbudello", occhiata che, ringraziando il cielo, il dottore coglie al volo, regolandosi di conseguenza.
In luogo di ulteriori punzecchiature, lascia il posto di conducente e dà una mano a Hutch a caricare sul veicolo prima Cat, poi i bagagli, e infine ad assicurare al retro del mezzo i quadrupedi sonnacchiosi e annoiati.
«Ho spedito al dottor Allard il telegramma che mi proponevo. A quest'ora ritengo che sia informato del nostro arrivo in città e che con un po' di fortuna entro la serata otterremo un appuntamento» lo aggiorna prima di montare in carrozza.
«Meglio così» annuisce Hutch, pensieroso. «Condurrete voi? Sapete dove siamo diretti, dopo tutto. Io rimarrei con Cat» propone ragionevole.
Maloney annuisce e si gira per risalire a cassetta. Prima che Hutch abbia il tempo materiale per infilarsi nell'abitacolo il dottore gli si rivolge un'ultima volta. «Divertitevi.» Poi, saltellando come uno stambecco, si arrampica al posto del conducente, un ampio sogghigno sul viso all'indirizzo di un Hutch imbestialito e che, ne è certo, sta ponderando sul modo più rapido, pulito e sicuro per toglierlo di mezzo (definitivamente). Purtroppo per quest'ultimo, era da molto tempo che Maloney non si divertiva così tanto, e non ha affatto intenzione di smettere troppo presto.
«Lo sai, ci ho trascorso quasi quattro mesi in questa città, una volta» considera Cat, mentre passa soprappensiero il palmo di una mano sul nuovo copriletto, provando invano a immaginarselo.
Hutch, fino a un istante prima occupato a spostare alcuni dei loro averi nell'armadio di cui è dotata la nuova camera da letto, si ferma a metà di un gesto e lo fissa stupefatto.
«A New Orleans? Quando è accaduto?»
«Oh, circa sei anni prima di incontrarti» ragiona assorto. «Mia madre…»
Hutch sgrana gli occhi, ma Cat è già ammutolito, la sua bocca serrata in una morsa stretta. Non dà l'idea di voler pronunciare una sola sillaba in più di quanto già sfuggito (per errore o distrazione, immagina). Vorrebbe chiedere, saperne di più, ma è abbastanza sicuro che non otterrà nulla, e se mai dovesse provarci, con tutta probabilità ne ricaverebbe unicamente di farlo incazzare. Così sospira, chiude un momento gli occhi e rinuncia all'impresa prima ancora di averla messa in atto.
«Ti senti bene, Cat?» chiede cauto.
«Non lo so» ammette confuso. «Mi sento un po' frastornato. Non riesco a… trattenere qualche certezza, e…»
Hutch lascia perdere i vestiti e si siede sul bordo del letto, osservando la smorfia afflitta dell'amico.
«Posso immaginarlo. Molte cose impreviste sono accadute nelle ultime settimane, e nessuna positiva.»
Cat aggrotta le sopracciglia. «Una cosa ci sarebbe» soffia esitante.
Hutch inarca un sopracciglio, perplesso. «Mh. Spero non ci sia di mezzo quel maledetto depravato del dottore» borbotta contrariato.
Abbozza un sorriso, in parte divertito. «Scelta molto discutibile. No, io… mi riferivo a te» chiarisce.
«Oh» affanna Hutch, sgranando gli occhi. E vorrebbe aggiungere qualcosa di sensato, ma al momento la sua testa è sprovvista di pensieri razionali.
«Hutch?»
«S-sì?»
«Mi piacerebbe moltissimo, ora, se tu potessi abbracciarmi. Per favore» tenta, abbastanza disperato.
Hutch manda al diavolo i pensieri e anche la razionalità. Scivola più vicino, raccoglie Cat con cauta gentilezza e lo stringe al petto. Il sospiro soddisfatto del ragazzo manca di un soffio di farlo cadere in ginocchio ai suoi piedi.
Il dottor Allard ha fatto recapitare loro un telegramma in risposta solo il mattino seguente, scusandosi per il ritardo, dovuto purtroppo ai suoi numerosi impegni che lo hanno tenuto occupato per l'intero giorno precedente. La notizia positiva è che hanno un appuntamento nel suo studio quel giorno stesso, nel tardo pomeriggio. Maloney ha deciso, in modo arbitrario e inderogabile, che deve assolutamente uscire per procurarsi qualcosa di decente da indossare per i prossimi giorni, perché quel che ha attualmente a disposizione è degno di un bifolco di un qualche orribile avamposto sperduto (parole sue). Ha chiesto agli altri due se per caso desiderassero che acquistasse qualche capo di abbigliamento più consono anche per loro, ottenendo uno scarso entusiasmo alla sua legittima proposta.
«Fate quel che vi pare. L'importante è che non sperperiate troppo denaro e che non vi facciate notare in maniera sconveniente» ha replicato asciutto Cat.
Hutch si è limitato a fissarlo negli occhi senza quasi batter ciglio, ma con un monito ben chiaro nello sguardo: "Guai a voi se fate la cosa sbagliata e ci portate qualche sventura". Messaggio arrivato a destinazione forte e chiaro. Maloney, senza aggiungere nulla, ha annuito docile e si è precipitato fuori, deciso comunque a fare delle sane compere.
«Credi che potrebbe diventare un problema?» domanda Cat qualche minuto dopo la partenza di Maloney.
Hutch è di nuovo sorpreso per essere stato interpellato riguardo una questione seria. Ultimamente accade sempre più spesso, e non è qualcosa a cui è avvezzo. Però sa anche che Cat non può fare tutto da sé come di norma succederebbe in casi simili, e se ci riflette con attenzione può capire senza problemi il perché di quella nuova abitudine: ha necessità di appoggiarsi a qualcuno per trovare la soluzione ai suoi crucci, e a quanto pare l'unica persona di cui riesce a fidarsi a sufficienza è proprio Hutch. Non è sicuro se essere felice per quella nuova opportunità, oppure amareggiato che l'amico non possa contare su nessun altro sostegno valido. Comunque gli deve ancora una risposta, e poiché si tratta di una domanda seria, ebbene, è necessario che ci rifletta attentamente e che gli offra una risposta altrettanto seria.
«Spero di no. L'ho osservato, negli ultimi giorni. E ci ho pure parlato, anche se non mi dà molto piacere farlo. Di base non è una cattiva persona, ma ogni tanto sembra scordarsi che non è da solo su questa Terra e che dovrebbe anche render conto ad altri di quel che decide.»
«In poche parole è meglio tenerlo d'occhio per evitare di ritrovarsi con brutte sorprese per le mani» riassume Cat.
«Già» sospira Hutch, scontento.
