Quando il dottore torna all'ovile scoprono che ha con sé un paio di abiti adeguati ai canoni cittadini. La buona novella è che, a quanto pare, ha deciso saggiamente di mantenere un profilo basso e gli abiti acquistati sono sì eleganti e di buona fattura, ma di seconda mano.

«Dalle vostre espressioni deduco abbiate pensato che io sia un povero sprovveduto» si lagna Maloney, offeso.

«Doc, non l'abbiamo pensato. Lo pensiamo ancora adesso» gli fa presente Hutch, facendo sorridere Cat.

Il cipiglio offeso di Maloney si accentua. «Ecco, sempre gentilissimi!» sbotta contrariato. «Grazie mille.»

«Non c'è di che, Doc. Non c'è proprio di che» assicura Hutch, che si sta divertendo davvero un sacco a sue spese. «Non finirete col sentirvi in imbarazzo, a passeggiare in città in nostra compagnia?» lo punzecchia.

Il loro dottore depravato sembra sul punto di esplodere, almeno a giudicare dal modo in cui fissa Hutch. Aveva accennato al fatto di non essere un uomo violento. Forse è l'occasione buona per provare questa affermazione, si trova a riflettere. Invece poco dopo le spalle tese di Maloney si rilassano, e il suo cruccio incollerito svanisce nel nulla, lasciando al suo posto un'espressione amareggiata.

«Direi di no. Non sono quel tipo di persona.»

Detto ciò gira sui tacchi ed esce dalla porta dalla quale era entrato non più di una manciata di minuti prima. Cat inarca un sopracciglio, perplesso.

«Cosa accade?» indaga, non raccapezzandosi degli sviluppi della vicenda.

«Non lo so» sbuffa Hutch, un po' seccato. «Ho l'impressione di averlo offeso» ragiona, confuso.

«Non mi pareva fossi stato particolarmente pungente» prova a obbiettare.

«Già, beh, immagino che si tratti di un problema soggettivo.» Sospira, si passa le dita fra i capelli un po' arruffati e pensa. «Credo dovrei andare a dare un'occhiata al danno. Tu… Se mi allontanassi un momento staresti bene?» chiede incerto e preoccupato.

Cat gli sorride. Ultimamente, oltre ad appoggiarsi a lui su questioni serie, gli sorride molto più spesso. Un giorno di questi finirà col perdere la bussola, se continua ad arricciare le labbra in quel modo delizioso. Sospira di nuovo, ammonendosi di smetterla di indulgere in quel tipo di pensiero quando è evidente che ha altro di più urgente di cui occuparsi.

«Va' pure. Starò bene. Non impiegarci troppo, però» mormora, terminando la richiesta con un sogghigno che gli spedisce il sangue nel posto sbagliato, per lo meno in quel momento.

Si limita a grugnire un rapido assenso e darsela a gambe. "Maledetto ragazzino, lui e i suoi sorrisetti da infarto" borbotta fra sé mentre percorre la scalinata che lo porterà fuori dall'edificio. Solleva lo sguardo e individua la figura allampanata di Maloney che si allontana, per fortuna a passi non troppo rapidi. "E accidenti pure al dannato dottore."

Lo raggiunge a lunghe falcate nell'atrio. «Doc. Solo un momento, per favore.»

Maloney, al suono della sua voce, si ferma e si volta. La sua espressione non è adirata, ma ha ancora nello sguardo quel sentore di mestizia che lo mette in agitazione.

«Non era necessario seguirmi. Non farò nulla di avventato che possa mettervi nei guai.»

Persino il suo tono rispecchia quel che Hutch ha visto. «Non è questo il motivo per cui vi ho raggiunto. Possiamo…» si guarda attorno, notando che nell'atrio, oltre al personale dietro la reception, sostano diversi clienti più o meno affaccendati. «Possiamo trovare un posto meno frequentato?»

Maloney solleva un sopracciglio, interdetto. Una lieve nota di preoccupazione vela il suo sguardo.

Hutch la scorge e scuote la testa. «Non preoccupatevi. Non sto progettando la vostra dipartita prematura. Non ancora, per lo meno.»

«Molto divertente» sibila sarcastico. Ma annuisce alla richiesta. «Per di qua» indica, facendogli cenno di seguirlo.

Presto si ritrovano in quello che suppone sia il cortile sul retro, che a quell'ora sembra deserto.

«Ora, credo possiate parlarmi di quel che vi premeva poco fa, senza testimoni scomodi.»

Hutch si lascia sfuggire un singhiozzo divertito. «Doc, se o quando deciderò di liberare il mondo della vostra presenza, non mi preoccuperò affatto di possibili testimoni, perché sarò troppo incazzato per rifletterci a mente lucida.»

Maloney annuisce e rotea gli occhi. «Sempre molto confortante.»

Presto Hutch torna serio e pianta gli occhi in quelli grigi del dottore. «Ho detto qualcosa di sbagliato, poco fa, in camera. Questo lo so per certo. Spiegatemi di cosa si trattava, per favore, perché nessuno di noi due l'ha compreso.»

«Questo non è un problema» tenta, dopo essersi teso e poi ritratto come una testuggine nella sua corazza.

«Lo è, invece. Vi ha fatto fuggire senza chiedere il resto, e lo sta facendo anche ora, posso vederlo chiaramente. Se fosse stato qualcun altro non me ne sarei dato pensiero, ma voi di solito contrattaccate. Non lo avete fatto, e ora vi state tirando indietro. Ho detto la cosa sbagliata, è evidente.»

Paura. È paura quella che vede negli occhi del dottore. Eppure non si è mai scomposto neppure alle sue parole di minaccia, vere o finte che fossero. Perfino quando lo ha maltrattato, sollevandolo a un palmo da terra, non ha avuto quello sguardo terrorizzato. Maledizione, se solo ci fosse Cat lì con lui, sarebbe tutto più semplice. Probabilmente quel piccolo demonio riuscirebbe a fargli vuotare il sacco senza pronunciare una sola parola, solo fissandolo con quei suoi occhi da angelo dannato. Invece è da solo, e non sa come convincere il loro dottore a concedergli la fiducia sufficiente a parlargli del suo problema. Perché, cazzo, qualcosa che lo spaventa a tal punto, contrariamente a quanto gli ha assicurato, è un problema.

«Doc?» sussurra nel tono di voce più gentile possibile, sperando di ottenere qualche genere di reazione, possibilmente una che sia collaborativa.

Maloney spalanca gli occhi, fissandolo ancora, le pupille si assottigliano, trae una brusca inspirazione che fa vibrare con forza le narici. Si guarda un lungo momento attorno, sembrando perso, infine si lascia scivolare a terra, sedendosi sull'erba tagliata di fresco.

«C'era una ra-ragazza, anni fa. Lei era… così intelligente, e… e bella» soffia con voce cedevole, quasi sognante. Chiude gli occhi, sembra intento a rammentare un pensiero. «Ma aveva la pelle del colore sbagliato» torna bruscamente alla realtà, riaprendo gli occhi e fissandoli in quelli del suo interlocutore. «Questo è stato il solo motivo per il quale è stata uccisa.»

Cat sta sonnecchiando, un'espressione piuttosto serena sul viso, quando fa ritorno da lui. Rimane a guardarlo per diverso tempo, seduto sul parquet lucido; solo guardarlo, null'altro. Osserva il suo petto sollevarsi a ogni respiro, e si sente così grato per quel lieve movimento. Per ogni singolo respiro.