«Andrà tutto bene. Sono qui con te» mormora contro la sua tempia mentre lo trattiene con delicatezza addossato al proprio petto.
La carrozza di piazza che hanno richiesto li sta conducendo allo studio del dottor Allard. Maloney è accomodato sulla panca di fronte, intento a fissare il loro percorso senza quasi battere ciglio. Da quando sono saliti a bordo non solo non ha accennato ad alcun motteggio, ma sembra intenzionato a non posare su di loro gli occhi per nessun motivo al mondo. E francamente Hutch è già troppo preoccupato per Cat e il suo evidente nervosismo per trovare il tempo di stare appresso anche alle stranezze del loro dottore. Ci penserà più tardi, quando Cat sarà di nuovo al sicuro nella loro camera e nessuno specialista potrà allungare su di lui le mani.
Naturalmente sono pochi i casi in cui tutto scorre secondo i piani. L'ortopedico, in seguito a quella prima visita, stabilisce che il paziente necessita di esami più approfonditi e in seguito va tenuto sotto osservazione. Che per farla breve significa che Cat rimarrà alla clinica di Allard per tutto il periodo di cura e anche per una parte del periodo di riabilitazione. Siccome Hutch non ha nessuna intenzione di lasciare il ragazzo alla mercé degli specialisti, comunica a Maloney che dovranno cercare un alloggio il più prossimo possibile alla clinica. Maloney alla proposta produce un minuscolo sogghigno un po' tremolante, che è il primo segnale positivo da quando lo ha seguito nell'atrio dell'hotel. Nel frattempo il personale medico li ha fatti allontanare entrambi per procedere ai primi esami e di malavoglia Hutch si lascia condurre da Maloney fin nella sala d'aspetto, mantenendo un broncio ostinato.
«Non serve che vi agitiate così. Sanno bene quel che fanno» prova a suo modo a rassicurarlo Maloney.
«Va bene. Ma non capisco perché non posso rimanere con lui» si intestardisce Hutch.
«Sareste d'impiccio» gli fa presente senza mezzi termini.
«Mh» brontola, poco convinto. «Ma quando terminano gli esami ci posso ritornare, secondo voi?»
«Penso proprio di sì» sospira, con l'impressione di avere a che fare con un bambino piccolo tutto intento a fare i capricci.
«Gli avevo promesso che sarei rimasto accanto a lui» mugola desolato.
«Il signor Stevens è intelligente e sono certo comprenderà la vostra oggettiva impossibilità.»
Non è neppure sicuro del motivo per cui si sta affannando tanto nel cercare di tranquillizzare quell'uomo, che è grande e grosso ma sembra avere un costante bisogno di rassicurazioni. Chissà, forse è un masochista. O magari lo considera in modo più amichevole di quanto sarebbe ovvio, anche tenuto conto del loro rapporto un po' troppo burrascoso.
«Non è che gli faranno del male, vero?»
Maloney sospira scoraggiato. Sarebbe stato più semplice se avesse dovuto trattare con il ragazzo al posto di questo bambino troppo cresciuto? In realtà ne dubita.
«Lo scopo dell'essere qui è di guarire e tornare a muoversi correttamente. Quindi, onestamente, dubito vogliano arrecargli danno.»
Ovviamente si guarda bene dal menzionare che, per rimettere a posto la gamba semicalcificata in più punti nella maniera sbagliata dovranno con buona probabilità riproporre le fratture per poter allineare correttamente i monconi. Per non menzionare le lussazioni. Sarà necessario sedarlo o l'operazione risulterebbe dolorosa in maniera intollerabile. Ma queste informazioni è ben deciso a tenerle per sé solamente, onde preservare la propria salute mentale (e fisica).
Hotel con camere libere nei pressi della clinica non ne hanno trovati. Quindi si sono trasferiti dapprima in una locanda e in seguito hanno scovato un piccolo appartamento in affitto a pochi passi.
Il personale della clinica era inizialmente abbastanza inquieto nel vedere Hutch presentarsi così spesso alla loro porta. Ma dopo i primi giorni ci hanno fatto l'abitudine e qualcuno perfino accenna a un sorriso gentile alla sua attesa comparsa.
Il primo giorno hanno sommerso Cat di esami, cosa che ha innervosito sia lui che Hutch. Poi il dottor Allard ha confermato le diagnosi precedentemente fatte e nei due giorni seguenti si sono svolte, in più sessioni, le operazioni per rimettere ordine al pasticcio allucinante che era diventata la gamba sinistra di Cat.
«Come ti senti?» gli domanda, sempre molto apprensivo, Hutch sul far della sera del terzo giorno di degenza.
«Abbastanza esausto. E mi fa male la gamba» elenca succinto.
«Molto?»
Cat sembra prendersi del tempo per riflettere su quella domanda. «Meno di quando ci metteva le mani Maloney. Comunque abbastanza spiacevole. Di positivo c'è che mi dicono che tra una manciata di giorni inizierà il recupero e, forse, se sarò buono e cortese, mi permetteranno di andarmene e tornare solo per i controlli.»
«Buono e cortese?» chiede perplesso.
Cat accenna un piccolo sorriso. «Ho parafrasato. Loro sono stati più professionali e categorici.»
«E tu pensi di poterlo fare? Intendo… essere buono e cortese?» dubita Hutch, a giusto motivo, facendo ridacchiare brevemente Cat.
«Con i giusti incentivi, non vedo perché no?»
«Mh… Potrei pensare a qualche motivazione stimolante. Che ne dici?» mormora suggestivo.
«Dico che sarebbe di grande aiuto» sospira Cat, contorcendosi con cautela.
Il volto di Hutch si apre in un ampio sorriso soddisfatto. «Consideralo fatto.»
«Ehi, Cat!»
L'interpellato, ancora un po' sonnacchioso, volta la testa verso il fracasso che annuncia l'arrivo dell'amico, che scommette non è passato inosservato da parte di nessuno, in quella clinica. «Hutch. Ti avranno sentito perfino in Alaska» fa presente, suo malgrado divertito.
«Ah-Ah-Ah… Molto spiritoso» borbotta Hutch. Si accomoda accanto al letto del ragazzo, un sorriso da un orecchio all'altro, e annuncia «Io e Maloney abbiamo organizzato il tuo periodo di riabilitazione.»
Cat geme, niente affatto persuaso che ciò che si appresta ad ascoltare gli farà fare i salti di gioia.
«Sentiamo» si risolve rassegnato.
«Beh, c'è un piccolo centro abitato, con un grande parco, dall'altra parte del Lake Pontchartrain. Maloney dice che è un posto tranquillo. Quelli della clinica confermano. Si chiama Mandeville»
Un lieve tic si impadronisce delle sopracciglia di Cat.
«Hutch» ringhia piano.
«Ehm… Sì?»
«Stai cercando di dirmi che vorreste che io trascorressi, potenzialmente, mesi sulle rive di un lago?» si accerta, nell'eventualità di aver male interpretato.
«Uhm… S-sì» balbetta Hutch.
«Ma, dico… Siete deficienti?!»
Quando Maloney lo rivede, Hutch ha quella tipica espressione e postura che il dottore ha ormai imparato ad associare a uno spiacevole scontro con il ragazzo ricoverato, durante il quale ha evidentemente avuto la peggio e che gli dà tutta l'aria di un cane bastonato. Gli sfugge un piccolo sorriso che bada bene a levarsi dalla faccia prima che il soggetto dei suoi studi lo raggiunga.
«Desiderate parlarmene?» lo accoglie, facendo spalancare per un momento gli occhi all'interpellato.
«Cat si è incazzato» lo informa Hutch, confermando le supposizioni del dottore. «Dice che l'idea del lago è idiota e l'ha respinta senza voler sentire altro.»
Maloney lo osserva con un pizzico di compatimento. «Probabilmente avreste fatto meglio a iniziare dall'aspetto piacevole, che certamente non è l'idea di tonnellate di acqua accanto al villaggio nel quale trascorrere il periodo di riabilitazione.»
Le spalle di Hutch si afflosciano. Sospira demoralizzato. «Mi dispiace. Non ci ho pensato. Ero… distratto.»
«Mh, sì, lo immagino» commenta divertito, non riuscendo a impedirsi di ridacchiare al grugnito seccato di Hutch.
