«Cat?»
Il ragazzo mugola, strofinando il naso contro il suo pomo d'adamo, solleticandogli poi il lobo di un orecchio con le ciglia. «Sì?»
«Pensi che… che potrei baciarti?» tenta.
«Mh» tentenna, facendo più o meno inconsapevolmente irrigidire Hutch. «Per quanto mi riguarda, io sarei anche favorevole…»
Con un po' di impaccio, dato che Cat è praticamente spalmato contro il suo petto, cerca di guardarlo in faccia per capire dove sta l'inghippo. «Ma?» si risolve a chiedere, dato che dall'esame visivo non ha ricavato nulla di determinante.
«Che io sappia è giorno, e siamo in una clinica con altri pazienti e, soprattutto, una ragguardevole quantità di personale interno. Preferirei non dover finire (ancora) sotto la loro lente di ingrandimento» spiega con lodevole pazienza.
Hutch, visibilmente, si abbatte. «Capito» mugugna depresso.
«Ehi» mormora, facendo scivolare le dita lungo la sua mascella contratta. «Chiedimelo di nuovo quando sarò fuori da qui.»
Si sofferma a osservarlo, poi sorride e annuisce. «Affare fatto.»
«Come procede la riabilitazione?» si informa Maloney al ritorno di Hutch dopo l'ennesima visita all'amico.
«Beh, fisicamente se la cava abbastanza bene. L'ortopedico dice che ci vorranno almeno tre settimane perché possa provare a girare con le stampelle, a patto che se ne stia tranquillo fino ad allora.»
«E queste sono le buone notizie. Adesso, se non vi dispiace, parlatemi di quelle cattive.»
Hutch sbuffa, ma accetta la richiesta di Maloney. «Cat è stressato. Lo posso vedere ogni volta che salgo da lui a trovarlo. Gli sono pure tornate le occhiaie, e non gliele vedevo da almeno quindici giorni. Spero che lo lasceranno uscire presto, perché ho l'impressione che il posto lo innervosisca parecchio.»
Maloney reclina la testa, pensieroso. «Avete idea del perché?»
«Non me lo ha detto, se è quel che volevate sapere. Mi sono fatto una mezza idea, però. C'è troppa gente che gli sta addosso. Lui non apprezza essere tenuto sotto controllo. E non li può nemmeno ricambiare perché non ci vede.»
Il dottore annuisce. «Quel che mi dite ha senso. Sapete, ho notato che il vostro spirito di osservazione e le vostre potenzialità deduttive sono molto migliorate, ultimamente.»
Hutch arrossisce fin sulla punta delle orecchie. «Uh… Grazie?» borbotta imbarazzato, facendola sembrare una domanda.
Ridacchia e scuote una mano in aria. «Non c'è di che, signor Bessy. Ora, parliamo di cose serie: dove andiamo a cena stasera?»
Sbuffa di nuovo e leva gli occhi al cielo. «Decidete voi. Le cose serie ve le lascio volentieri.»
Quel pomeriggio, quando passa a trovare Cat, lo trova addormentato. Siccome non ha nessuna intenzione di tornare da Maloney e nemmeno di vagare in città come un'anima in pena, ignora l'apparente problema e si accomoda comunque al fianco dell'amico, approfittandone per riempirsi un po' gli occhi di lui senza doversi sentire a disagio se il suo sguardo cieco si sposta su Hutch. Sembra una cosa sciocca da pensare, ma il fatto che non lo possa vedere non significa che si senta a suo agio. Deve sicuramente trattarsi di un condizionamento psicologico, dovuto al fatto che in passato ha sempre avuto difficoltà a sostenere quel suo sguardo inquisitorio per più di una manciata di minuti senza perdere la ragione (o in alternativa darsela a gambe).
Prova a fare un oggettivo punto della situazione sulle sue attuali condizioni.
Per cominciare può già ammettere che il loro dottore depravato ha fatto un lavoro soddisfacente sulle ferite che costellavano il suo corpo; i segni si possono ancora notare, di una tonalità di rosa leggermente più pronunciata rispetto alla pelle sana, ma con lo scorrere del tempo ha già avuto modo di appurare che stanno guarendo correttamente e presto lasceranno scarse tracce di sé, se non addirittura nulle. Gli sfugge un sorriso perché ha la fondata idea che, tra loro due, Hutch sia l'unico a farsi problemi al riguardo; a Cat importa poco dei segni sulla sua pelle, è decisamente più angosciato a causa dei segni che si porta dentro (e Hutch, in questo, non può proprio dargli torto).
Per quel che riguarda le sue mani, anche il dottor Allard ne ha confermato la perfetta ripresa, motivo per cui sono state finalmente liberate dalle ingombranti fasciature. Si accosta ulteriormente e le osserva da vicino, ma senza osare sfiorarle nel timore di disturbare il sonno di Cat.
Solleva gli occhi e li indirizza a quelli dell'amico. Come aveva già anticipato Maloney, le ciglia stanno lentamente ricrescendo; ci vorrà del tempo prima che tornino a essere lunghe e folte come in passato, ma il loro timido rispuntare è già di buon auspicio; per quando la gamba sarà a posto (sperando che non insorgano complicazioni strada facendo) è abbastanza certo che avranno nuovamente il loro antico aspetto.
Abbozza un altro cauto sorriso, che tuttavia non permane che pochi istanti, inghiottito da una smorfia di angosciata pena. Non per la prima volta si chiede se quel tipo inglese trapiantato in Francia potrà fare qualche cosa di concreto perché Cat riottenga la vista. Fino a quel momento nessuno ha dato loro qualche reale speranza, anzi, sembrano tutti molto poco inclini all'ottimismo e Hutch non riesce a fare a meno di pensare che, con buona probabilità, ne abbiano tutte le ragioni. Eppure non può nemmeno pensare di perdere completamente le speranze, anche e soprattutto per impedire a Cat di sprofondare ulteriormente nella depressione più nera.
Infine ha potuto notare con un certo sollievo che, nonostante Cat non apprezzi il luogo nel quale è praticamente segregato (e non si prenda il disturbo di dissimularlo), il suo appetito è visibilmente aumentato e, grazie al cielo, non solo ha smesso di dimagrire a vista d'occhio ma sta iniziando lentamente a riprendere peso. Il dottore e gli infermieri gli assicurano che la rieducazione motoria procede bene. Si augura che sia effettivamente così e che i benefici diano a Cat qualche speranza in più e una minor quantità di crucci su cui rimuginare ossessivamente.
Un respiro più profondo attira la sua attenzione. Le palpebre di Cat tremolano qualche istante, poi si schiudono su di un nulla fatto di tenebre.
«Hutch?»
«Sono qui» si affretta a confermare, sfiorando le sue dita tese.
Il suo premio costanza è un lento distendersi delle labbra di Cat in un sorriso compiaciuto.
