Si sveglia molto presto il mattino seguente. Cat ha dormito in modo abbastanza sereno e non si è ancora ridestato. Lo lascia riposare tranquillo per andare invece a scovare Maloney, ovunque si sia cacciato; se deve lo tirerà giù dal letto, tanto lui ha sicuramente dormito di più di Hutch, che oltre alla lunga e pesante chiacchierata con Cat si è attardato nello studiare il suo sonno e, invano, un modo per risolvere l'enorme problema dell'acqua. Per fortuna, non sa se sua o del dottore, lo trova già in piedi impegnato nelle sue attività mattutine.

«Buongiorno signor Bessy. Avete una gran brutta cera, questa mattina. Posso dedurre che abbiate dormito male?»

«Ho dormito poco» lo corregge. «Doc, ho bisogno di parlare con voi» chiarisce sbrigativo.

«Lo supponevo. Bene, coraggio: ragguagliatemi.»

La mezz'ora abbondante che segue Hutch la impiega per riassumere (al netto delle parti più personali e scabrose) la sua lunga chiacchierata della sera precedente con Cat. Al termine del suo rapporto il dottore è un po' grigio e soffre di un'emicrania nuova di zecca, a giudicare dalla smorfia di dolore e dalle dita premute contro la sua tempia.

«Come avete intenzione di agire, in proposito?»

Hutch arriccia il naso, scontento. «Speravo aveste qualche suggerimento. Voi siete un medico, io un pistolero a tempo perso, che per lo più si arrabatta con lavoretti di fortuna» protesta mortificato e sfiduciato.

«Sono un medico generico. Conosco le basi, le malattie comuni, le cure… Non sono mai stato istruito su come intervenire sui traumi psicologici» prova, con una certa dose di disperazione, a far presente a quell'uomo cocciuto.

«Non lo convinceremo mai a salire su una nave e attraversare un maledetto oceano! Doc, che cazzo! Serve trovare il modo per superare questa… Come l'avete chiamata?»

«Fobia» soffia, già parecchio stressato dalla situazione spinosa.

«Quella, sì. Come diavolo facciamo? Si può superare questa cosa, questa… fobia?»

Si strofina mestamente le dita sulla tempia, pensieroso. «Forse. È dettata da un trauma, ora è certo. Se non mi sbaglio devo aver letto da qualche parte che questo genere di paure, quando associate a traumi specifici, possono trovare una via di guarigione per lo meno parziale. Solo… non sono sicuro di quale sia il metodo più valido da seguire. Devo… Lasciate che mi documenti. Vi prometto che avrete la vostra risposta al più presto.»

Hutch digrigna i denti, frustrato. Avrebbe una gran voglia di strangolarlo, ma si ferma a riflettere e conviene che probabilmente Maloney ha i suoi buoni motivi e che forse è stato un po' troppo brusco. È preoccupato per Cat, e questo gli ha fatto perdere di vista per un momento la realtà dei fatti

«Va bene. Io… scusate se vi ho disturbato.»

«Signor Bessy…» mormora Maloney, incurvando un po' le spalle. «Non mi avete disturbato. Solo, capite, non sono in grado di soddisfare le vostre pretese. Voi sembrate credere che io detenga ogni risposta, e… Accidenti, da un lato mi piacerebbe fosse così, ma sono obbligato a disilludervi: ci sono moltissimi aspetti della medicina che non conosco» si rammarica.

Annuisce, pensieroso. «Sì, lo capisco. Non intendevo essere così… sgarbato. Sono nervoso e ho avuto troppa fretta, lo so. Mi dispiace. Spero che troviate qualche risposta» soffia ansioso.

«Farò il possibile» assicura con decisione, riuscendo miracolosamente a convincere sia sé stesso che Hutch.

A interrompere le cupe riflessioni di entrambi giunge un suono inatteso, una sorta di inarticolato rantolo roco dal timbro sofferente, che mette in allarme tutti i presenti. Hutch salta su dalla poltrona con uno scatto improvviso come se le sue chiappe stessero prendendo fuoco e fissa un momento su Maloney uno sguardo atterrito. Un istante più tardi si disinteressa del dottore e invece si precipita verso la camera. Maloney è rimasto sulle sue tracce senza che se ne rendesse conto né, in effetti, lo desiderasse. Per questo, quando il dottore accenna a offrire un qualche genere di supporto, Hutch gli si rivolta contro, abbaiandogli in faccia in maniera chiara e concisa di stare alla larga. Maloney d'altro canto avrebbe avuto piacere di dire la sua, ma giudica che l'attuale situazione sia già abbastanza tesa senza che spinga ulteriormente per complicarla; pertanto decide saggiamente di rimanerne fuori fintanto che non decidano di interpellarlo (eventualità che giudica ben poco probabile nell'immediato futuro).

«Cat!»

Precipitatosi accanto al ragazzo può ben rendersi conto che in realtà sta ancora dormendo, e mentre dorme qualcosa lo fa soffrire. Non è troppo complicato, per Hutch, immaginare quale sia il tenore dei suoi sogni. Può scommetterci la testa che stia dando uno sguardo al passato e che c'entri qualcosa il padre. Ma col cavolo che permetterà a quell'osceno essere umano di far del male a Cat anche mentre prova a dormire.

«Cat, piccolo» soffia al suo orecchio. Dato che non sembra intenzionato a svegliarsi a breve, cambia metodo: lo afferra delicatamente per le spalle, sollevandolo dal materasso e se lo porta al petto. «Va tutto bene. Sei al sicuro, qui.» Che è poi la sacrosanta verità, solo che la testa di Cat in quel momento non può saperlo e continua a riproporgli orribili ricordi, almeno a giudicare dal suo respiro affannoso e dai tremiti che lo scuotono. Digrigna i denti, frustrato e in collera. Non è affatto giusto che tutto si accanisca in quella maniera su quel ragazzo. Perché diavolo non può avere un po' di tranquilla serenità? Non è sufficiente che debba lottare ogni santo giorno con quei trabiccoli di stampelle anche solo per spostarsi da una stanza a un'altra? Non basta che i suoi occhi vedano solo oscurità? Che altro vogliono da lui? «Cat, per favore, svegliati. È solo un maledetto incubo, non può farti del male. Devi solo… solo tornare da me. Penserò io a proteggerti, te lo giuro» mormora, abbastanza disperato, mentre gli accarezza la schiena e le spalle. «Cat…»

Un violento singulto strozzato fa sussultare il corpo dell'amico. Hutch rinserra la presa, cercando di stringere con delicatezza. Cat emette un nuovo rantolo e poi cerca di divincolarsi, atterrito.

«Sono io! Cat, sono Hutch.»

«Hu-Hutch?» chiede per conferma in un tremolio incerto.

«Esatto. Ora respira» lo prega, dato che sta palesemente cercando di strozzarsi nel panico. «Cat, coraggio, respira adagio.»

«Earp» affanna, premendo la fronte sul collo di Hutch.

«Sono qui, Cat. Non ti lascio solo. Ti giuro che non sarai solo. Andrà tutto bene. Troveremo il modo perché le cose funzionino, non importa quel che dovrò fare.»

«Solo… ri-rimani.»

«Sì» soffia, carezzandogli i capelli. «Finché vorrai. E anche quando cercherai di cacciarmi via.»

Una risata mezza soffocata fa sussultare le spalle di Cat, poi si abbandona contro il petto di Hutch e torna a respirare.