Hutch si è procurato una buona scorta di gesso, e anche di pazienza supplementare, già che c'è. La prima la porta con sé in una vicina radura circondata da un fitto boschetto di pini e, con calma, inizia a disegnare su diversi tronchi che lo circondano delle croci bianche. La seconda la conserva per dopo, sapendo che ne avrà un gran bisogno.
«Ehi, Cat» richiama la sua attenzione dopo averlo scovato appollaiato sulla veranda del retro, posticino che a quanto pare ha deciso di eleggere a suo uso e consumo.
«Dimmi.»
«Ho preparato tutto. Se vuoi, possiamo iniziare con il tuo allenamento sul lancio.»
Un brivido di eccitazione lo coglie nel vedere il viso di Cat aprirsi in un bel sorriso contento.
«Arrivo subito» esclama pimpante come da molto non lo vedeva.
A saperlo prima, si sarebbe dato da fare già da tempo per fargli quel piacere. Come gli ha fatto notare, non sembra poi così gravoso come compito.
«È lontano?» si informa Cat, l'aria di non star più nella pelle per l'impazienza.
Hutch ridacchia soddisfatto. «Non troppo. Ma credo dovrai prestare attenzione alle radici» lo avvisa.
«Mh? Quali radic-!»
Un istante dopo Hutch si getta in avanti, afferrando al volo Cat che stava già ruzzolando sul letto di aghi di pino secchi dopo che una delle sue stampelle si era incastrata nelle radici sporgenti delle conifere.
«Quelle radici» borbotta con il cuore in gola.
«Ops» offre Cat, accennando un piccolo sorriso di scuse.
Leva gli occhi al cielo, esasperato. «Mi farai venire tutti i capelli bianchi» protesta.
«Quei pochi che ti restano» commenta, ostentando finta indifferenza.
Hutch lo guarda male, ma l'azione non gli dà alcuna soddisfazione, così borbotta stizzito «Non sei affatto divertente. La prossima volta ti lascio a marcire nel sottobosco.»
«Mi dispiace?» ribatte Cat, con una gran faccia di bronzo.
Così Hutch, come al solito, è sconfitto in partenza. A volte si domanda perché disturbarsi a opporre resistenza, se tanto di risultati tangibili non se ne scorge nemmeno l'ombra. Ma alla fine è davvero così essenziale spuntarla? A Hutch interessa poter tenere al proprio fianco Cat; che importanza ha se per farlo deve rassegnarsi alla sua lingua tagliente e impertinenza pungente? Sogghigna, con un'idea in testa che gli fa prudere le dita e sfarfallare lo stomaco. Può permetterselo? Ci riflette, mentre controlla il prudente incedere del ragazzo che si destreggia come può nell'intrico di pini. Infine si stringe nelle spalle e reputa che, al diavolo, alla peggio saprà ben farsi perdonare.
Cat lancia un grido sorpreso e allarmato, mentre si sente strattonare all'indietro; i suoi piedi si staccano improvvisamente dal terreno accidentato e, da un momento all'altro, si ritrova quasi a testa in giù.
«Hutch!» strilla scombussolato e abbastanza irritato, mentre penzola scomodamente dalla spalla dell'amico. «Mettimi giù, dannazione» protesta, cercando come può di divincolarsi dalla presa ferrea dell'altro, ma senza troppa fortuna.
«Non ci penso proprio» rifiuta Hutch, sghignazzando allegro.
«Maledetto. Te la farò pagare. Lo sai vero?» minaccia, provando invano a far leva sulle braccia.
«Oh, ne ho qualche idea, credimi» conferma, non sembrando tuttavia minimamente impensierito dalla prospettiva. «Rilassati. Siamo quasi arrivati» lo blandisce.
«Come diamine dovrei fare per rilassarmi? Sembro un maledetto sacco di patate!» brontola piccato. «E ho anche perso le stampelle» lagna scontento.
«Te le andrò a recuperare più tardi» promette volenteroso. «Ora stai buono. Laggiù c'è la radura che ho trovato stamane. Tra poco potrai infilzare tutti gli alberi che vorrai» assicura.
«Uff» sbuffa Cat gonfiando le guance indispettito, ma da ultimo si rassegna, poggia le mani sul petto di Hutch e smette di dibattersi, arrendendosi a quel prepotente dell'amico (per il momento).
«Ecco qui» mormora Hutch, riportando con dolcezza a terra il compagno.
«Siamo arrivati?»
«Già. Sono tutti, assolutamente tuoi.»
«Mh» mugola, apparendo poco persuaso.
«Che c'è? Hai qualche lamentela da avanzare?»
«A parte il trattamento da scaricatore di porto, intendi?»
Hutch ride, divertito dal tono imbronciato di Cat. «Sono stato molto attento a non farti male, e inoltre ti ho preparato un parco giochi personale. Non merito almeno un riconoscimento per l'impegno?»
«Parole, solo parole. Io ancora non ho avuto nulla» si lagna platealmente.
«Uh, siamo anche diffidenti, oltre che fin troppo esigenti» lo deride.
«Ma come, l'hai proposta tu questa soluzione» tenta di difendersi.
«E ne sembravi piuttosto entusiasta, se ben ricordo. Sai, credo di avere ancora i segni addosso che lo dimostrano.»
Cat arrossisce in maniera repentina e brutale. «Te ne stai approfittando» sibila scontroso.
Reclina il capo e allunga una mano, raccogliendo quelle di Cat e accarezzandone le dita. «Allora dimmi quel che desideri. Se posso, sai che lo farei.»
Arriccia le sopracciglia, incerto. «Stai cercando di confondermi?»
«No, sto cercando di renderti felice.»
Ancora una volta le sue gote si imporporano. «Bene, allora. Indicami dove mirare» propone risoluto.
Hutch sorride, si sporge su di lui e posa piano le labbra sulla sua fronte. «Ai vostri ordini.»
«D'accordo. Direi di iniziare con qualcosa di semplice.» Hutch si porta alle spalle di Cat, circonda i suoi fianchi con un braccio e lo fa girare di pochi gradi sulla destra, afferra con delicatezza il suo mento e lo solleva appena. Si piega sulle ginocchia, tentando di vedere ciò che dovrebbero scorgere gli occhi del ragazzo e, piano, volta quasi impercettibilmente il suo viso verso destra. «Ecco. Ora, aspetta…» soffia al suo orecchio. Nel mentre gli afferra il braccio destro e lo solleva, puntandolo nella direzione voluta. «Lì. È tutto tuo.»
Cat si schiarisce la gola e prova a concentrarsi sul suo bersaglio, ma sembra un'impresa abbastanza ardua. «Puoi… Per favore, ti scosteresti un momento?»
Hutch ridacchia direttamente nel suo padiglione auricolare. «Sicuro. Sono qui per servirvi.»
«Sciocco» sibila a disagio.
«Dodici. Altezza uomo. Vediamo che sai fare» lo sfida.
Cat si tende, serra la mascella, piega il polso e fa scattare il braccio. La lama lampeggia nel sottobosco maculato e si conficca nella corteccia, intaccandone alcuni frammenti.
Solleva un sopracciglio. «Ebbene?»
«Non male» si sbilancia Hutch, guadagnandosi un lieve ringhio scocciato.
«Riproviamo, allora» esige asciutto.
«Sissignore.» Si rifà accosto, poggia il palmo sulla sua guancia in modo da voltarlo più verso sinistra e di nuovo solleva il suo braccio, puntandolo. «Undici. Sempre altezza uomo. Consiglio di alzare il tiro di almeno un pollice e mezzo rispetto al tizio che hai mirato prima. Sempre ammesso che il tuo obiettivo sia quello che ho segnato sul tronco.»
«Molto divertente» sibila. Scrolla un po' le spalle. «Mi distrai, Hutch.»
«Mhh… Sì?» mormora contro il suo orecchio.
«Hutch» ringhia in avvertimento.
«Il fatto è che ho voglia di baciarti» mugola, accarezzando il suo collo con il dorso di un dito.
«Non…» Si schiarisce la voce, visibilmente turbato. «Non potremmo attendere più tardi?»
«Potremmo» ammette controvoglia, mentre struscia la punta del naso sotto il suo orecchio. Sorride, sentendolo rabbrividire contro di lui.
«Oh, dannazione!» sbotta frustrato.
Si lascia scivolare via dalle dita la lama, la quale finisce conficcata nel terreno ai suoi piedi, e invece si aggrappa saldamente alla nuca di Hutch.
«Ti bacio così, come vuoi tu △» soffia contro la sua bocca. «E poi, vediamo che sai fare» ringhia, facendogli il verso.
citazione: Lettera d'amore di Cesare Pavese a Elena Scagliola (1932)
