«Sarebbe ormai tempo di verificare se il signor Stevens è in grado di procedere con un primo, effettivo avvicinamento all'oceano» propone Maloney, dato che sono già trascorse oltre tre settimane dal loro arrivo sul posto.
Hutch storce il naso, per niente convinto di quell'eventualità. Tuttavia è ben conscio dell'inesorabile trascorrere del tempo, del loro tempo, che di giorno in giorno si fa sempre più prossimo alla scadenza. E allora annuisce; per quanto intimamente restio a turbare ulteriormente Cat, sa che comunque dovrà farlo, e al più presto.
«D'accordo. Parlerò con lui oggi stesso. Spero che non si faccia prendere dal panico.»
Speranza vana, la sua. Il pallore spettrale che assume l'incarnato di Cat, dopo aver ascoltato le ottime ragioni di Hutch, lo ammutolisce meglio e più in fretta di qualunque frecciata sarcastica.
«Cat, per l'amor del cielo, non fare così» si allarma Hutch, accorrendo a soccorrerlo nel timore che, davvero, questa volta possa sentirsi male.
La risata isterica ed esasperata con la quale gli risponde Cat gli fa accapponare la pelle.
«Ci crederesti? Quindici minuti fa ero convinto di poterlo fare. Ora… Credo preferirei nascondermi sotto il letto» ribatte, ancora mortalmente pallido ma sentendosi anche pieno di vergogna.
Hutch, dal canto suo, avverte dolore nell'assistere all'evidente disagio e senso di inadeguatezza dell'amico.
«Ma hai comunque ragione» lo prende alla sprovvista Cat, che un momento dopo prende un profondo respiro e annuisce. «Non è il momento per i dubbi, né il tempo per rimandare l'inevitabile.» Solleva lo sguardo allarmato su di lui e stiracchia un penoso sorriso. «Se però vado a fondo mi potresti salvare, per favore?»
Un battito di ciglia dopo è imprigionato in uno dei famigerati abbracci stritola ossa di Hutch, e respirare diventa faticoso, figurarsi pensare.
«Soffoco» lamenta debolmente.
«Scusa» pigola Hutch, allentando la presa e tirando su con il naso. «Non andrai da nessuna parte, Cat. Sarò con te, non le permetterò di portarti via» assicura, affondando il naso nei capelli del ragazzo e giurando a sé stesso di impedire che qualsiasi altra cosa si metta in mezzo e possa far del male a chi ama.
Un gemito che sa tanto di terrore a malapena trattenuto sfugge alle labbra di Cat. Si sono fatti più vicini alla costa e a quel punto il regolare sciabordio delle onde è perfettamente udibile.
Hutch lascia un momento la mano di Cat che tratteneva nella sua fino a poco prima e avvolge le braccia attorno a lui, poggiando il petto contro la sua schiena.
«Va bene. Non ti farà alcun male. È solo la sua voce e non sei in pericolo» prova come può a rassicurarlo.
«È…» Deglutisce, irrequieto. «Spaventoso.»
Ogni volta che un'onda si infrange sul bagnasciuga i suoi muscoli si tendono. Hutch giurerebbe che smetta anche di respirare. Non ha idea di cosa possa davvero provare, ma dev'essere qualcosa di terribile.
«Lo sembra soltanto. In realtà è piuttosto tranquillo. Non ha alcuna intenzione di trascinarti via con sé, e in ogni caso, anche se ne avesse una mezza idea, sarei comunque qui per impedirlo.»
Ha una guancia appoggiata alla sua tempia. La sente pulsare. Se fa scorrere una mano sul suo petto, può avvertire il suo cuore impegnato in una corsa forsennata.
«Ma non è una cosa che puoi fare tu» ansa senza fiato. «Il compito è mio. Solo… è così difficile.»
«Un passo alla volta, Cat. Ricorda. Concentrati sul risolvere un problema per volta, gradualmente.»
Annuisce. Si concentra, come ha suggerito Hutch. Lentamente, il suo respiro si fa più docile e il suo cuore rallenta la propria corsa.
Hutch sorride e posa un lieve bacio sulla sua mascella. «Così va bene. Ero certo che ci saresti riuscito.»
«Io nemmeno un po'» ammette scosso, scatenando una lieve risata da parte dell'amico.
«Tu tendi a sottovalutarti, soprattutto di recente. Ma al contrario di te, io non ho ancora perduto la mia obiettività.»
«Quindi pensi che possa uscirne?»
«Non lo penso. Lo so. Cat, io credo in te e nelle tue potenzialità.»
«Buono a sapersi. In questo caso spero ci penserai tu a ricordarmelo, quando lo dimentico. E ho proprio paura che accadrà con una certa frequenza, quando mi troverò di fronte a… questo» indica, designando l'oceano con un ampio gesto della mano.
«Puoi contarci» promette serio.
Maloney lo osserva con un'espressione strana, una di quelle che sembrano fatte su misura per metterlo a disagio.
«Cosa?» sbuffa, irritato da quel teatrino.
«Oh, nulla. Riflettevo sul vostro modo di gestire il problema del signor Stevens. Sembra stiate applicando, fra le altre cose, una sorta di rinforzo mentale.»
«Che vuol dire?» si inquieta Hutch.
«Non è niente di nocivo, sapete. Intendevo che vi approcciate al problema fornendo un qualche genere di incentivo, oltre che un sostegno morale di indubbia validità.»
«Ci provo» ammette Hutch. «E non siamo ancora riusciti a fargli toccare il maledetto oceano. Non fisicamente, per lo meno. Ma poi, che ne sapete, voi, degli incentivi?» borbotta diffidente.
Solleva un sopracciglio, con un certo fare intrigante. «Signor Bessy, vi ricorderei che sono su questa Terra da qualche anno in più rispetto a voi, e non sono del tutto sprovveduto né tantomeno fuori dal mondo, contrariamente a quello che potreste pensare del sottoscritto. Vi sono molti dettagli che sono arrivato non solo a conoscere ma perfino a comprendere. Il vostro amico non si limita a trarre un mero sostegno da voi; vi chiede un ulteriore, buon motivo per continuare a lottare, e voi siete ben disposto a concederglielo. Mi sbaglio, forse?»
Hutch è arrossito. Non lo può constatare con i propri occhi, ma lo sa, avverte caldo laddove un attimo prima la temperatura era perfettamente piacevole. Dannato dottore depravato! Comunque sia: deve dargli una risposta? Bah, in fondo perché no?
«No, non sbagliate. E nel caso abbiate lamentele da avanzare, vi avviso fin da ora che non sono disposto a tirarmi indietro dall'impegno preso con Cat.»
Maloney lo osserva con acuto interesse e con una buona dose di curiosità, poi scuote la testa, sembrando piuttosto divertito. «Il mio interesse è personale, non professionale. E riguardo alla vostra condotta, ritengo ne siate i soli responsabili. Pertanto non reputo sia necessario alcun intervento da parte mia. L'essenziale è che continuiate a fare l'ottimo lavoro che già state portando avanti» afferma risoluto.
Lo scruta con aperta diffidenza. «Quindi non ci metterete il becco? Né andrete in giro ad aprire la bocca a sproposito?»
«Assolutamente no» garantisce. Poi sogghigna. «Ma non posso assicurarvi che, invece, non mi impiccerò oltre dei vostri affari.»
Sbuffa e leva gli occhi al cielo. «Dottore depravato!» sbotta esasperato.
