Rantola, senza fiato. Trema con violenza. Un brusco singhiozzo scuote il suo petto. Fa un repentino balzo indietro, sentendo a malapena la fitta che gli rimanda la gamba per quel movimento improvviso. Ma la sua schiena si scontra con un ostacolo che gli impedisce di allontanarsi a sufficienza. Un grido rauco sfugge alle sue labbra contratte; un grido di spavento, orrore e sgomento. Annaspa, inutilmente in cerca d'aria. Un altro rantolo, poi si volta in cerca di un modo per sfuggire a quell'incubo insostenibile.

«Merda. Cat, no!»

Prova a trattenerlo, ma il ragazzo sta cercando di sgusciargli fra le braccia e deve stringerlo con più forza. Nel tafferuglio che segue Hutch finisce per perdere l'equilibrio sul terreno cedevole della spiaggia e ricade all'indietro, trascinando con sé senza davvero volerlo anche l'amico, il quale a dispetto di tutto quel trambusto non ha ancora smesso di dibattersi, sembrando intenzionato a sfuggire a qualche ipotetico pericolo mortale (ma che, con tutta probabilità, nella sua testa è ben lontano dall'essere infondato).

L'ultimo esperimento del pomeriggio precedente era stato un successo, per lo meno in base ai loro canoni. Pertanto Hutch, galvanizzato dai buoni risultati ottenuti, aveva proposto all'amico di tentare il prossimo passo: l'avvicinamento fisico. Cat era sembrato leggermente turbato, ma infine aveva acconsentito, speranzoso.

Inutile sottolineare quanto le loro speranze siano appena miseramente naufragate… ops… infrante.

Con non poca fatica Hutch è riuscito a trascinare Cat un po' più indietro, in modo che l'acqua non possa raggiungerli. Non è invece ancora riuscito a calmarlo. Nel momento in cui l'orlo spumoso di un'onda ha lambito i suoi piedi nudi, ha letteralmente dato di matto, tentando in tutta evidenza di svignarsela. Ma c'era Hutch, dietro di lui, che gli ha involontariamente ostacolato la ritirata, e Cat ha decisamente perso la testa.

Ha colto con chiarezza il momento in cui da uno scompigliato panico terrorizzato è passato al cupo e acuto dolore del fallimento. Adesso sta piangendo sul suo petto, all'apparenza inconsolabile, mentre Hutch si sforza di tranquillizzarlo, con parole dolci e accarezzandogli le spalle e i capelli.

«Non è successo nulla di irreparabile. È solo il primo tentativo, avevamo messo in conto che potesse andare male» gli fa notare con pacata ragionevolezza.

Non è neppure sicuro che lo stia ascoltando. Potrebbe essere ancora immerso fino al collo in uno dei suoi incubi da sveglio, e allora tutte le sue belle rassicurazioni sarebbero aria fritta.

«Ho… f-fallito» mugola con voce spezzata contro la sua spalla. «S-sono un vero… disastro» affanna, tremando afflitto.

«Cat, smettila» sibila infuriato.

Nonostante sappia bene che l'amico non è davvero responsabile per quella rovinosa disfatta, non può comunque impedirsi di provare rabbia per il senso di inadeguatezza che lo coglie in quei frangenti.

«È tutto inutile» soffia accanto al suo collo. «Non riuscirò mai a… a…» un altro fremito d'angoscia lo coglie nel bel mezzo del ragionamento.

«Invece sì. Certo che ci riuscirai» rimarca cocciuto.

«Ma…»

«Shht! Non si accettano proteste. Riproveremo. Andrà meglio. Proprio come sei riuscito a migliorare ascoltandone il suono.»

Rimane in silenzio, infine, attendendo che il respiro spezzato di Cat torni tranquillo, e quando accade tira un sospiro di sollievo.

«Scusa» mormora Cat, il volto mezzo sepolto tra la spalla e il collo di Hutch.

«Per cosa ti scusi?» brontola.

«Per aver perduto la testa in quel modo.»

«Mh… Non me ne sono accorto» ribatte sarcastico.

Cat sbuffa, facendolo rabbrividire. «Scemo» soffia.

Si acciambella su di lui. Allora Hutch inizia ad accarezzare la sua nuca in punta di dita.

«Cristo, ti amo così tanto» mugola stravolto.

E Cat prende a fare le fusa. E Hutch si azzanna un labbro per impedirsi di piagnucolare come il dannato sentimentale che è.

Sta ancora passando distrattamente le dita fra le ciocche scompigliate di Cat, pensando che potrebbe benissimo trascorrere il resto della sua esistenza con le mani affondate nei suoi capelli e le sue labbra sul collo, quando Cat salta su come una molla, procurandosi un'ulteriore fitta di protesta da parte della gamba maltrattata che lo fa grugnire di disappunto.

«Ehi, che succede?» sussurra languido, accarezzandogli un fianco per placare il suo improvviso nervosismo.

Stringe le palpebre e prova a mettere a fuoco meglio la sua figura. Solleva appena un po' il busto per farsi più accosto e lo sente ansimare per un breve istante. Ha le gote arrossate? Piega il capo, interdetto e incuriosito.

«Cat?» indaga, provando a interpretare il suo comportamento d'un tratto così strambo.

«Io… Amh…» tentenna, raschiandosi la gola.

Stavola ne è certo. Un rosa più deciso tinge il suo viso. Bizzarro. Non rammenta di aver fatto nulla di particolare per causare quella reazione.

«Vuoi parlarmene?» tenta cauto.

«È imbarazzante» mormora, infrangendo appena l'aria con la sua voce fievole e indecisa.

Imbarazzante. Quindi nulla a che vedere con questioni brutte e cattive tipo pozzi, acqua e ossa rotte. È già qualcosa. A quel punto la sua curiosità si è scatenata e gli sta fornendo mille e una possibile spiegazione all'arcano. Ma avrebbe piacere di ricevere qualche chiarimento, o la sua immaginazione, lasciata a briglia sciolta, gli procurerà più di qualche grana. Un vero peccato che Cat non sembri particolarmente intenzionato a soddisfare la sua curiosità. Sta riflettendo se valga o meno la pena di forzare la situazione per capirci qualcosa, con il concreto rischio di irritare l'amico e causare reazioni poco piacevoli e potenzialmente dannose per la propria incolumità fisica e mentale. Forse dovrebbe semplicemente lasciare perdere; sembra già essere abbastanza a disagio in quel momento, e con tutto quel che gli è capitato probabilmente un poco di tranquillità non gli farebbe male.

Si contorce sulla sabbia, cercando una posizione più comoda e tentando di levarsi dalla testa quel piccolo mistero. Ma Cat lo sorprende di nuovo con un mugolio incongruo e che, suo malgrado, rinfocola il suo interesse. A quel punto, vista la scarsa collaborazione dell'altro, prova un'indagine personale. Che cosa può notare, a parte il diffuso rossore e le sopracciglia corrugate? Mh… La sua schiena è un po' rigida, così come sembrano esserlo le sue spalle. Mh… Le sue belle labbra sono socchiuse… Le sue belle labbra… Scuote la testa, provando a scacciare quel pensiero nel quale è fin troppo facile impantanarsi. Bene. Fatto. Che altro, dunque? Lentamente, coscienziosamente, scende con lo sguardo lungo il suo petto, che si solleva con un ritmo più rapido del normale; le sue braccia tese, sulle quali sono ben visibili i suoi muscoli sottili contratti per lo sforzo. Più in basso, le sue dita affusolate sono artigliate in modo abbastanza scomodo alla camicia di Hutch. Strano di certo, ma non gli rivela granché di quel che avrebbe piacere sapere. Quindi? Torna a far scorrere con metodo lo sguardo su di lui. E d'un tratto i suoi occhi si inchiodano su un punto preciso che non aveva mai preso in considerazione, non ancora per lo meno. E spalanca la bocca, e le sue pupille si dilatano inghiottendosi l'iride quasi per intero.

«Oh, cazzo!»