Cat ha la sgradevole, orribile impressione di stare per morire per l'imbarazzo, e il commento di Hutch, che a quanto pare ha appena scoperto il suo problema, non gli risolverà affatto la giornata. Maledizione a lui, e anche a quel caprone dell'amico che si è intestardito a frugare nei suoi problemi.

«Smetti di fissarmi in quel modo, dannazione!» sibila frustrato, avendo una precisa idea dell'occhiata con la quale lo sta certamente gratificando l'amico, nonostante non la possa scorgere per ovvi problemi logistici.

«Troppo difficile. Chiedimi qualcos'altro. Se vuoi ti porto giù la luna» commenta Hutch in un rantolio penoso.

Cat sospira, turbato e a disagio. Dovrebbe provare a concentrarsi su qualche sciagura, una bella calamità di quelle che danno gli incubi da addormentati e anche da svegli. Ma al momento non gli viene in mente nulla. Per lo meno, nulla che non sia Hutch, lì sotto, che lo stringe con le sue grosse mani in un modo nemmeno troppo rassicurante, eppure… Un piccolo gemito sfugge alla sua gola, un suono più roco e disperato gli fa eco, proveniente dal petto di Hutch.

«Cos'è che avevi detto, quel giorno, a New Orleans dietro la casa?» soffia, stordito.

Sospira. Si contorce. Un nuovo rantolo sconnesso increspa l'aria e un sibilo frustrato gli risponde. «A cosa ti riferisci? Forse al mio discorso confuso e delirante sul fatto che non sono mai stato oggetto dell'interesse di nessuno?»

«Dio, quanto può essere deficiente, certe volte, la gente!» sbotta Hutch.

Con uno scatto di reni lo rivolta sulla sabbia morbida, e Cat ansima preso alla sprovvista.

«Hu-Hutch?» balbetta ansioso.

«Va bene. Non preoccuparti» lo blandisce, mentre tenta di darsi una seria calmata; missione affatto agevole, considerata la posizione compromettente.

«Che cosa fai?» chiede irrequieto.

«Non faccio niente. Cioè… a meno che tu non ne abbia desiderio» prova speranzoso.

«Nh…» dubita Cat, scavando una fossa per le sue fantasticherie.

«Ho capito» sospira, un pochino deluso. «Scusa» soffia, scostandosi piano.

«Asp-aspetta» affanna, trattenendolo per le braccia. «Non ho detto di no» bisbiglia, deglutendo ansioso.

Aggrotta la fronte, incerto. «Non hai detto neppure di sì. E mi pare tu sia parecchio agitato. Non ho intenzione di complicarti la vita, non più di quanto lo sia già in ogni caso.»

Le labbra di Cat si storcono in una smorfia amareggiata. «Mi dispiace. Lo so che certe volte sono troppo ingarbugliato.»

«Solo certe volte?» lo canzona.

«Hutch…» soffia sfinito.

«Ho capito. Scusa» ripete, nella speranza di placarlo.

«No, Hutch. Non hai capito, e questa volta so che la colpa è mia.»

Benissimo. Ora sì è completamente confuso. «D'accordo. Allora puoi spiegarmelo? Perché non mi ci sto più raccapezzando, davvero» protesta fievole.

«Sì, lo so. È così difficile. Ma… ma… Oh, cristo, puoi baciarmi, per favore?»

Gli occhi di Hutch si sgranano. Sbuffa una risata incredula. «Che razza di domande sono? Ovvio che sì»

Il mugolio delizioso che vibra nel petto di Cat e, lentamente, raggiunge la sua bocca calda, uno di quei giorni lo farà diventare pazzo. Nel frattempo si gode il momento, nell'utopica speranza che duri per sempre e poi ancora un po'. Qualcosa, però, lo interrompe, e a sorpresa non si tratta di nessun tipo di tragedia che sta per abbattersi sui loro poveri crani. No, è invece un ansito strozzato di Cat che si sta strusciando contro di lui provando a trovare una posizione più favorevole.

«Ehi… Ti serve una mano, laggiù?» offre Hutch.

La pelle già piacevolmente rosea di Cat si imporpora. «T-ti prego… sì» affanna.

E, diavolo, come si fa a resistere a una preghiera come quella?

Ne hanno discusso, persino coinvolgendo il dottore, e hanno pensato di provare ad affrontare il problema del contatto diretto con l'acqua da un punto di vista più… vicino all'elemento, diciamo. Gli svantaggi abbondano, ma il vantaggio è che per Cat sarà più faticoso tentare di darsela a gambe e Hutch avrà forse il tempo di confortarlo e incoraggiarlo, dopo che avrà dato di matto e prima che sia riuscito ad allontanarsi dal bagnasciuga. Sulla carta il piano è ben congegnato, ma quel pomeriggio scopriranno se funziona anche all'atto pratico. Cat non sta più nella pelle, nel senso che sta progettando un modo infallibile per scomparire dalla circolazione prima che arrivi il momento fatidico. Hutch lo sorveglia per impedirne l'evasione prematura. Maloney è felicemente appostato nella sua comoda poltrona e si sta godendo lo spettacolo: mancano solo gli stuzzichini e le bevande, ma queste ultime sarebbero da evitare.

«Cat, ti scongiuro, calmati. Ti prometto che non ti accadrà nulla di spiacevole. Puoi fidarti di me, lo sai.»

«Ci sto provando» ringhia sommesso. Hutch accenna a dire altro. «Ci sto provando! D'accordo? Cazzo!»

Bene. Anzi, malissimo. Cat è teso come il dannato arco di Odisseo. Si augura di non essere in traiettoria, quando scatterà. Che idea! Potrebbe nascondersi sott'acqua! È proprio un genio, certe volte. Ridacchia il più silenziosamente possibile, ma non abbastanza.

«Che diamine hai da sghignazzare in quel modo?» sbotta Cat, impermalito.

«Niente, niente. Solo una sciocchezza» lo ammansisce.

Sono diretti alla spiaggia, ma man mano che il rumore della risacca aumenta il ragazzo diventa sempre più nervoso. A un dato momento punta i piedi e non sembra intenzionato a proseguire oltre.

«Cat? Che fai? Non siamo ancora arrivati. Andiamo, forza.»

«Ho cambiato idea.» E palesemente tenta di filarsela.

«Ah, no! Avevamo deciso. C'eri anche tu» protesta Hutch.

«Avete deciso voi, semmai. Io sono sempre stato in netto disaccordo.»

«Cat» ringhia.

«Non puoi obbligarmi» si intestardisce.

«Non fare i capricci. Lo sai anche tu che è qualcosa che serve fare. Ne abbiamo discusso allo sfinimento.»

«Non è una buona idea. Finirà male. Lo so. Succede sempre.»

«Basta! Maledizione, smetti di ricoprirmi della tua merda pessimista.»

Cat rimane in silenzio. Dalla sua espressione può facilmente dedurre di averlo ferito. Accidenti, Hutch non ha mai avuto l'attitudine del pacificatore. Essere conciliante non fa parte del suo carattere impetuoso. Ma, diavolo, se l'alternativa è quella che ha di fronte, uno sforzo può ben farlo, no? Magari anche più d'uno.

«Mi dispiace» soffia, poggiando le mani sulle spalle tese di Cat. «Mi dispiace, Cat. Sono stato crudele. Non avrei dovuto perdere le staffe in quel modo.»

Non ottiene alcuna risposta. Ma qualche momento dopo Cat gli si fa accosto e posa la fronte sul collo di Hutch.

«Ho paura» soffia contro la sua pelle.

Deglutisce a vuoto e posa i palmi sulle sue scapole, accarezzandolo piano. «Lo so. Ne ho anch'io.»

Cat si scosta un momento e solleva su di lui uno sguardo confuso. «Non capisco. Di cosa?»

Le labbra di Hutch si storcono in un mesto sorriso malinconico e affranto. «Di averti perduto per sempre su quella collina.»