«Non è necessario che…»
«Lo è. Ora sta buono e lasciami fare.»
Cat sospira lievemente contrariato, ma si rassegna a seguire le indicazioni di Hutch, e gli si rannicchia contro il petto mentre l'amico lo trasporta fra le braccia fino al limite della risacca. Così stretto all'altro, anche se può sentire chiaramente l'approssimarsi delle onde, non avverte il senso di oppressione né il panico che di norma lo assalgono in quei frangenti. Posa il capo contro la sua spalla e trae un respiro rasserenato, abbozzando una striminzito sorriso che Hutch scorge e che fa accelerare bruscamente il suo battito cardiaco.
«Ci siamo quasi» mormora contro la sua tempia.
Il ragazzo si limita ad annuire, senza accennare a muoversi dalla sua posizione, sembrando anzi trovarla di suo gradimento.
«Quando ce ne andremo mi porterai di nuovo?» chiede speranzoso.
Hutch sbuffa ma sorride. «Mi verrà il mal di schiena.»
Il sorriso di Cat si allarga. A Hutch non serve altro per sentirsi soddisfatto.
Con cautela e molta attenzione Hutch si siede a gambe incrociate sul bagnasciuga. Per un momento Cat si appallottola più strettamente sul suo grembo, proprio come farebbe un micio ruffiano, poi lentamente si distende e allunga prudentemente le gambe.
«Va bene?» sussurra Hutch, attendendo il suo consenso. Ancora titubante, Cat annuisce. «D'accordo. Quando vuoi.»
Circospetto, Cat si sistema meglio sulle ginocchia dell'amico e sporge i piedi fino a sfiorare con la punta delle dita la sommità spumosa delle piccole onde. Inspira bruscamente e, per quanto ci provi, è costretto a ritrarsi.
«Calma. Respira, Cat. Respira. Sono qui, proprio accanto a te.»
«Io… S-scusa» ansima tremante.
«Non scusarti. È tutto a posto. Se vuoi, quando vuoi, puoi ritentare.»
Cat annuisce, ma è evidente che è ancora scosso. Hutch lo circonda con le braccia, posa una mano sulle sue cosce e l'altra sul suo petto. Il respiro di Cat, poco alla volta, torna docile. Trae una profonda boccata d'aria e prova ancora una volta.
Il suo istinto traditore gli sta urlando, assordante, di divincolarsi e porre una ragionevole distanza tra sé e la distesa d'acqua. Digrigna i denti, pianta le dita negli avambracci di Hutch e rimane ostinatamente con i piedi in ammollo, mentre la risacca mormora indifferente nelle loro orecchie. Hutch non fa una piega; è troppo occupato a studiare la linea dura della mascella di Cat. A un certo punto si sporge e affonda il naso fra i capelli disordinati sulla nuca del ragazzo il quale, sorpreso, sussulta.
«Hutch» ansima stranito e scombussolato.
«Non hai idea. Sei così fottutamente bello» soffia sul suo collo, facendogli venire la pelle d'oca.
Cat sospira, buttando fuori bruscamente l'aria dai polmoni, e sbuffa. «Ti pare il momento?» protesta debolmente.
«Assolutamente sì. È sempre il momento adatto per farti sapere quanto ti trovo eccitante» afferma convinto.
Geme. Sbuffa di nuovo. Si rilassa un poco, poggiando la schiena contro il petto accogliente di Hutch. «Sei davvero impossibile» decreta, ma lo fa con tono lieve e un'espressione divertita dipinta in volto.
La presa delle braccia di Hutch si rinserra appena. «Stai bene?» si accerta.
Cat ci riflette un momento. «È molto strano. Ma sì, sto bene» ammette sorpreso.
«D'accordo. Rimaniamo ancora un po'?» si arrischia.
Muove le dita dei piedi e si concentra su quella nuova sensazione. Ma non avverte la solita angoscia assalirlo, né lo straziante terrore.
«Credo di sì. Posso… penso di poter sopravvivere per un altro po' di tempo.»
Hutch poggia una guancia sulla sua spalla e si sente felice, almeno un poco.
Certo, forse avrebbe dovuto levarsi i pantaloni, prima di sedersi in mezzo all'acqua. Adesso ha il culo fradicio, oltre che gli avambracci a pezzi. Ma, al diavolo, Cat è un piacevole peso rilassato fra le sue braccia e le sue dita eleganti gli stanno accarezzando le mani. Può davvero lamentarsi?
Fa scattare il braccio in avanti, e la punta affilata del coltello si conficca nella corteccia, esattamente al centro della croce bianca tracciata con la polvere di gesso da Hutch. Raddrizza la schiena e indirizza un sorriso eccitato e speranzoso all'amico. O almeno, suppone di averlo indirizzato a lui, se nel frattempo non si è spostato.
«Allora? Che ne dici?» domanda trepidante, dato che non ha ottenuto commenti.
Hutch fa spaziare lo sguardo sulle sei lame piantate nei sei diversi bersagli, e un brivido sottile lo scuote appena.
«Dico che sono molto felice di non essere il tuo bersaglio» commenta convinto.
Cat ride. «Oh, lo sei. Ma non delle mie lame» replica con un sogghigno sfacciato.
Trattiene il fiato, mentre i suoi occhi provano a schizzargli fuori dalle orbite. «Bene» mugola stordito.
«Non mi hai detto se ho mirato giusto» protesta a quel punto, abbozzando un piccolo broncio.
«L'ho fatto, invece. Comunque sì, centrati tutti e sei.»
I suoi occhi, così trasparenti ed espressivi; i suoi occhi, azzurri come il cielo infinito del deserto ma che non possono vedere altro al di là del buio; i suoi occhi, spesso freddi più del ghiaccio, ora si accendono di vivo e bruciante entusiasmo.
«Sì! Ce l'ho fatta» esulta. Gli salta al collo, mentre Hutch di riflesso lo trattiene per i lombi. «Grazie» mormora contro la sua guancia.
Scuote la testa, senza potersi impedire un morbido sorriso soddisfatto. «Non che abbia fatto molto, eh» si schermisce.
Reclina di lato il capo, dubbioso. «Certo che sì. Come avrei potuto combinare qualcosa di utile, senza il tuo aiuto?» Arriccia appena le labbra in un accenno di sorriso addolorato. «Tu sei i miei occhi, ora» soffia contro il suo collo.
«I tuoi torneranno a funzionare» protesta Hutch, stringendolo con maggiore forza a sé per rimarcare il concetto.
«Forse. Ma se anche accadesse (e, non fraintendermi, lo spero davvero tanto) non sarà né qui né adesso. E mentre attendo qualcosa che, siamo onesti, non sappiamo neppure se mai giungerà, che cosa potrei fare, se non avessi te al mio fianco?»
Hutch rinserra la mascella, adombrato per quell'argomento così pieno di dubbi e ipotesi disfattiste. «Intanto sono qui e, perché tu lo sappia, non ho intenzione di muovermi di un palmo.»
Il morbido sorriso che gli regala Cat riuscirebbe da solo a riscaldare lui e una qualsiasi loro abitazione per il resto dei suoi giorni.
«Lo spero bene. Sarei molto deluso del contrario.»
«Davvero?» si interessa.
«Oh, sì. Ho dei progetti, sai?» accenna in tono insinuante.
A Hutch si secca la gola, e quel «Oh» che gli sguscia fra le labbra esce roco, un po' tremante e abbastanza disperato.
