Sembra quasi impossibile da credere, ma in una manciata di giorni Cat ci è davvero riuscito. Non a galleggiare, quello certamente non ancora. Ma al momento le sue mani eleganti sono aggrappate con una certa ostinazione alle spalle di Hutch, mentre lo sciabordio delle onde lambisce le sue scapole sporgenti.

«Stai respirando troppo velocemente» lo avvisa, un po' impensierito.

«Sì, lo so» affanna, rafforzando la presa.

Hutch si trattiene a stento dal sibilare quando le unghie di Cat gli incidono la pelle.

«Devi provare a rilassarti» suggerisce.

«Giusto… Come faccio?» borbotta, mentre il suo respiro si fa più erratico.

Hutch si imbroncia. Digrigna i denti. Si sente abbastanza disperato, ma d'un tratto è colpito da un'illuminazione e un ghigno niente affatto rassicurante solca il suo viso.

Cat guaisce, colto completamente alla sprovvista, e un piccolo singhiozzo scuote il suo petto fradicio «Hu-Hutch?» balbetta esitante.

L'interpellato, per tutta risposta, lo solleva di un'altra spanna affondando le mani nelle sue natiche e premendoselo contro.

«Sai, Maloney ha parlato di incentivo, qualche settimana fa. Che ne dici: ti sembra che lo stimolo sia adeguato?»

La respirazione di Cat è ancora affannosa, ma in questo caso l'oceano non ne ha la minima colpa. Le sue labbra lasciano sfuggire un ansito strozzato quando Hutch rinserra la stretta delle sue dita.

«P-penso di sì» incespica.

Ha l'impressione che la sua pelle si sia arroventata, da qualche istante; l'acqua che lo attornia finirà col bollire, di quel passo. Poi scorda l'oceano, la temperatura e il resto del mondo, avvinghia le gambe attorno ai fianchi di Hutch, e si perde, nella sua bocca, nel suo corpo. Per la prima volta, perdersi è meraviglioso.

«Non è troppo difficile rimanere a galla, e nemmeno troppo faticoso. Serve solo sapere come farlo nella maniera corretta. Ora…» allenta un poco la stretta delle mani sui suoi fianchi e si guadagna un piccolo ringhio abbastanza contrariato.

«Guai a te se mi lasci affondare» minaccia, snudando i denti.

«Ehi! Non lo farei mai!» protesta offeso. «Cercavo solo di mostrarti il modo per… beh, per non andare giù come un sasso.»

«Nh» commenta, non troppo convinto delle sue buone intenzioni.

«Avevi detto che potevi fidarti» insorge ferito.

Cat sbuffa, irritato. «Sì, l'avevo detto. Ma è proprio il momento sbagliato per mettere alla prova la mia fiducia.»

Hutch chiude gli occhi e respira lentamente, tentando come può di reprimere l'indignazione e ritrovare un minimo di pazienza.

«D'accordo. Beh, non so come fare. Ho bisogno di mostrartelo su di te, dato che tu non puoi vedermi. Se hai un'idea migliore, sono tutto orecchi!» sbotta snervato.

«Spiegamelo a parole?» propone speranzoso.

«Ma non… !» sta per inveire di nuovo. Si ferma, inspira ancora più profondamente e quando butta fuori il fiato ne esce anche un gemito frustrato. «Bene» ringhia, facendola sembrare tutto fuorché una buona idea. «Proviamo. Ma se poi affoghi non mi ritengo responsabile.»

«Rassicurante» sibila fra i denti.

«Chiudi il becco, miscredente!» sbotta spazientito.

Cat gli rifila un calcio nello stinco e Hutch ulula di dolore, lasciandoselo sfuggire di mano. Cat manda uno strillo atterrito e pianta le unghie nei fianchi di Hutch per sorreggersi.

«Ahu! Ahu! Ahu! Mollami, mi fai male!»

«Traditore! Vuoi affogarmi! Lo sapevo che non mi potevo fidare» gli soffia addosso come un grosso felino molto incazzato.

Dopo essersi accapigliati, graffiati, morsi e presi a calci per la seguente mezz'ora abbondante, Hutch prende in mano la situazione e si carica Cat sulle spalle (quello che ne resta) trascinandolo a riva, poi si lascia scivolare sulla sabbia calda, ansante, dolorante e stravolto, senza più muovere un dito per i seguenti, lunghissimi minuti.

Quando i suoi occhi si riaprono, svogliatamente, la prima particolarità che notano è l'assenza della conosciuta figura di Cat al suo fianco. Di scatto si rimette seduto, ed emette un roco gemito a causa di lividi, contusioni e graffi vari che abbondano sul suo povero corpo maltrattato. Ripreso fiato si volta frenetico e, finalmente, lo individua sul limitare del bagnasciuga, seduto con la schiena rivolta a lui e sembrando intento ad ascoltare la risacca. Con un po' di fatica e il respiro corto si rimette in piedi, ma le ginocchia gli si piegano sotto il peso al momento eccessivo del proprio corpo, quindi decide di trascinarsi carponi ed è in quel modo che riesce alfine a raggiungere Cat.

«Ehi» mormora titubante.

«Ho fallito di nuovo» considera con voce spenta.

«No, Cat…»

«Non riesco a liberarmi del dannato panico che mi assale, ogni volta» ringhia sordo.

Poiché non ha la più pallida idea di cosa replicare, decide di rimanere in silenzio e si limita a circondarlo con le braccia e posare il mento sulla sua spalla. Pochi istanti dopo la sua guancia viene accarezzata dalle dita esitanti del ragazzo. Hutch si sporge verso quella carezza e sospira deliziato.

«Ti chiedo scusa. Ho detto cose orribili e false, e ti ho fatto del male» si rammarica.

«Su quest'ultimo punto concordo appieno. Ho dolori ovunque, e devo aver perso litri di sangue con tutti i graffi che mi hai fatto.»

Un piccolo sbuffo di risata e uno stirarsi di labbra desolato è tutto quel che ottiene in reazione.

«Quindi… Posso sperare che continuerai a concedermi la tua fiducia?» esita, angosciato dal possibile responso.

«Potrai non crederlo, ma non l'hai mai davvero perduta. Ero solo… impreparato. Mi chiedo se riuscirò mai a essere sufficientemente pronto per… questo» bisbiglia, agitando una mano verso l'oceano di fronte a loro.

«Lo sarai. Ti prometto che farò di tutto perché questo succeda. Ho solo bisogno del tuo aiuto, Cat.»

Annuisce. Lentamente, le sue spalle perdono la loro tensione iniziale. Poggia la schiena al petto di Hutch e ripiega le ginocchia traendole a sé.

«Hai già ottenuto così tanto, in questi pochi mesi. Continuo a credere che ti sottovaluti troppo. Pensi che ci sia qualcun altro, su questa stupida Terra, che avrebbe davvero la forza di puntare ai tuoi obiettivi e raggiungerli? Sinceramente, ne dubito.»

Si rigira un poco su sé stesso per poter poggiare la fronte sul suo collo e sentire il suo odore su di sé. «Nessun altro ha te» mormora contro la sua pelle.

Hutch sorride e lo attira in grembo. «E allora ti conviene approfittarne.»

Cat solleva il viso e i suoi occhi lo fissano con intensità, tanto che Hutch trema, nonostante sappia bene che non possono vederlo. «Lo sto già facendo.»