«Ci sono diversi metodi per stare a galla. Il più semplice e meno faticoso è quello in verticale: rimani su come farebbe un tappo di sughero attaccato a una lenza. A parte la testa e il collo, il resto del corpo è sott'acqua. Sia le gambe che le braccia sono in movimento, ma mantieni una posizione abbastanza stazionaria, quindi è necessario poco impegno fisico.»

Cat, seduto sulla sabbia calda al suo fianco, ascolta con attenzione e cerca di mantenersi rilassato.

«Non ho chiaro come fa la testa a rimanere fuori» fa presente in tono pacato.

«Rimane fuori perché i movimenti delle gambe e delle braccia sotto l'acqua sospingono il corpo verso l'alto quel tanto da avere un galleggiamento della testa. Se muovi le gambe con più vigore, ottieni di rimanere fuori anche con le spalle e con parte del petto. Ma è più faticoso, ovviamente. Galleggiare in mare è comunque più semplice, a patto che il mare non sia agitato.»

«Davvero? Come mai?» si stupisce Cat.

«L'acqua del mare è salata. Qualsiasi cosa che possa galleggiare lo fa con più facilità rispetto all'acqua dolce, come è quella dei fiumi o dei laghi. Non chiedermi qualcosa di più specifico perché non ne so nulla. Forse Maloney ha qualche informazione in più.»

Cat sorride e annuisce. «Mi farò bastare questa informazione, per il momento. Prosegui pure.»

Hutch lo osserva brevemente, ma non nota nulla di negativo in lui. Sembra tranquillo, nei suoi limiti chiaramente. Dovrà preoccuparsene quando saranno in acqua; deve assolutamente trovare il modo per far sì che rimanga calmo e la sua respirazione resti controllata.

«D'accordo, allora. Le gambe le puoi muovere, generalmente, in due modi differenti: come se stessi scalciando, una gamba sospinta in avanti e contemporaneamente l'altra indietro, e serve tenere le gambe tese e i piedi come se fossi sulla punta; l'altro modo è muovere le gambe come se stessi salendo le scale, piegando le ginocchia e facendo ondulare i piedi, un movimento circolare. Quest'ultima tecnica ti farà risparmiare energia perché i muscoli non dovranno essere continuamente in tensione e i movimenti sono più lenti e ampi. Le braccia, in entrambi i casi, si muovono allo stesso modo: poco sotto la superficie dell'acqua e dell'altezza delle spalle, tieni le mani aperte ma, se possibile, le dita dovrebbero rimanere chiuse, pieghi un poco i gomiti, senza tendere i muscoli, e muovi le braccia verso l'esterno e poi verso l'interno, in modo circolare. Questo stabilizzerà la tua posizione e contemporaneamente aiuterà a mantenerti a galla senza fare troppo sforzo sulle gambe.» Sospira, avvertendo una punta di frustrazione. «Sembra complicato, spiegato a voce, ma in pratica è un movimento abbastanza semplice. Una volta imparato, diventa spontaneo. Se devi rimanere a galla per più tempo, puoi rilassare le braccia e le gambe galleggiando sul dorso, sempre che l'acqua non sia mossa, altrimenti diventa un po' difficile evitare di finire sott'acqua. Se non è necessario, è meglio evitare di rimanere in ammollo per troppo tempo, soprattutto se l'acqua è fredda: dopo un certo tempo, che varia in base alla temperatura dell'acqua e a quella esterna, il corpo si raffredda e si irrigidisce, e rimanere a galla diventa un problema serio.»

Una smorfia tremolante compare sul viso di Cat. «Cercherò di evitare di rimanere in acqua a lungo. Non che dipenda sempre da me…»

Hutch allunga un braccio, lo avvolge ai fianchi di Cat e si trascina il ragazzo in grembo, ottenendo un piccolo squittio sorpreso che lo fa sorridere.

«Ti diverti molto, eh?» borbotta Cat, ma tutto sommato non sembra intenzionato a tornare al suo posto, invece gli si accoccola addosso e sospira soddisfatto.

«Ho bisogno di una cosa, Cat.»

«Che cos'è?»

«Là dentro, mi serve che tu provi a rimanere tranquillo. Se respiri troppo velocemente e ti innervosisci il tuo corpo diventerà troppo rigido e sarà tutto molto più difficile. Non ho nessuna voglia di venirti a recuperare sul fondo.»

«Ci provo, sai» mormora Cat, premendo una guancia contro il petto di Hutch.

«Lo so. So quanto impegno ci metti. Solo, devi dimenticare la possibilità che lascerò che ti faccia del male, perché non ho intenzione di permetterlo.»

Annuisce. «D'accordo. Proverò a farlo. Spero di non rovinare tutto come al solito.»

«Cat, tu non… Non è colpa tua, non è una cosa che dipende da te.»

«Forse. Ma devo comunque essere io a rimediare al mio problema.»

«È vero. Ma devi tenere a mente che non sei da solo. Lo capisci?»

«Meno male, altrimenti a quest'ora avrei già dato i numeri da un bel pezzo.»

Hutch ridacchia. «Non che tu non l'abbia fatto. Ma almeno sei tornato in te… più o meno» sogghigna.

«Ehi! Attento a quel che insinui» lo minaccia, puntandogli un dito contro lo sterno.

«Oh? E che cosa succede se insinuo la cosa sbagliata?»

Il ghigno inquietante che si allarga sul viso di Cat non preannuncia nulla di invitante. «Sono certo preferiresti non saperlo.»

Hutch deglutisce, innervosito. «Uhm… Probabilmente hai ragione.»

«Adagio, Cat. Respira adagio» lo istruisce, paziente.

«C'è troppa acqua» borbotta, ma prova sul serio a fare quel che gli è stato chiesto, appoggiando la fronte sulla spalla di Hutch per tentare di lasciare fuori la sgradevole sensazione delle onde che lo lambiscono.

«Sarebbe strano il contrario. Siamo in mare» scherza, facendo scorrere piano le dita fra i suoi capelli umidi.

«Divertente» ringhia, perdendo la concentrazione. Stringe i denti e si sforza di ritrovare un ritmo regolare. «Dio, è difficile.»

«Lo so. Ma non c'è fretta. Fallo con calma, prenditi il tuo tempo.»

Le sue dita, pallide per il duplice sforzo di sorreggersi e di ancorarsi a quel momento, allentano appena un poco la presa. Trae un profondo respiro, lentamente, poi un altro, e un altro ancora.

«Mi sto prendendo anche il tuo» commenta in un tono che a Hutch sembra contenere tristezza.

«Cosa intendi?»

La punta del suo naso solletica la clavicola di Hutch e, piano, inspira riempiendosi di quell'odore, che è in parte quello del suo uomo, in parte quello del mare.

«Che oltre al mio, mi sto prendendo anche il tuo, di tempo» fa notare mesto.

Hutch sbuffa una mezza risata. «E cosa ci dovrei fare con il mio tempo, secondo te? Sai, avevo pensato di usare il denaro della ricompensa per sistemarmi in una piccola fattoria con un po' di terreno, oppure in una casetta accanto a un lago o un fiume, ma… siamo seri: mi ci vedi, a morire di noia guardando i fagioli spuntare, o aspettando che un dannato pesce abbocchi? Mi vengono i brividi solo a pensarci, adesso. Non so neppure come ho fatto a credere di potermi infossare in una vita come quella.»

Il suo cuore perde un paio di battiti e poi si getta a rotta di collo fin su in gola, mentre osserva un sorriso divertito eppure dolce spuntare sulle labbra di Cat.

«In effetti non sembra qualcosa di adatto al tuo carattere. Volevi vedere per quanto tempo saresti riuscito a startene tranquillo prima di ammattire?»

«Qualcosa del genere, immagino» conviene, perplesso dai propri pensieri. Sposta l'attenzione sul ragazzo, notando che sembra decisamente più rilassato rispetto a qualche minuto prima. «Bene. Vediamo di provare il movimento delle gambe. Quale ti ispira di più?»

«Nh… Non ne ho idea, uno vale l'altro. Mi basta stare a galla.»

«Li proviamo entrambi e vediamo quale ti riesce meglio» decreta deciso.

Quasi un'ora dopo Hutch stabilisce che è tempo di uscire. Cat ha l'aria esausta e il corpo decisamente infreddolito. Ma hanno provato con successo i possibili movimenti delle gambe e il ragazzo è rimasto sempre concentrato sull'esercizio e mai sull'acqua che lo attorniava né sulla remota possibilità di affogare, il che è, in assoluto, il loro miglior risultato raggiunto fino a quel momento.

«Andiamo a riposarci, ora» mormora al suo orecchio, mentre Cat si tiene stretto a lui e sembra sul punto di addormentarsi.

«Sì» soffia, senza muovere un dito.

Hutch stira le labbra, impensierito. Forse avrebbero fatto meglio a terminare prima, ma stava andando così bene che non se l'è sentita di interromperlo per proporre una pausa. Scorda sempre che l'amico non è affatto nel pieno delle sue forze e che dopo tutto quel che gli è accaduto il suo corpo è ancora indebolito e debilitato, quindi gli ci vorrà ben più di qualche settimana per ritrovare tutte le sue energie. Tanto peggio, gli servirà da lezione per il loro prossimo allenamento sul galleggio.