«Nuotare non è qualcosa di veramente complicato. A meno, certo, che tu non lo voglia fare a livello agonistico. Mi autorizzi a dubitarne?»
«Autorizzazione concessa» dichiara Cat.
«Molto bene. Grazie. Dicevo: è relativamente semplice. Se sai galleggiare, puoi nuotare. Non devi fare altro che cambiare l'angolazione del tuo corpo: da verticale, deve diventare orizzontale. Poi muoverai le gambe e le braccia, ma questa volta non per rimanere a galla, ma per spostarti verso una direzione. Tutto chiaro, fin qui?»
«Chiaro, sì. Tu dici che, siccome riesco a non affondare, idealmente potrei riuscire a nuotare.»
«Beh… Sì. Ma, fammi un favore: leva un po' di mezzo tutti quei dubbi. Sono sicuro che tu possa farlo. Quel che serve è che ti ci impegni, nient'altro.»
«Nient'altro è abbastanza riduttivo. Ma va bene, ti seguo.»
«Ottimo. E allora, vieni.»
Tende una mano, sfiora quella di Cat e attende. E lui non lo delude: l'afferra e segue i suoi passi che lo guidano tra i flutti.
Avverte sempre un brivido di angoscia, nell'approcciarsi all'acqua. Ha la netta sensazione che non scomparirà mai, che ogni volta che ne sentirà lo sciabordio e sfiorerà le onde sarà sempre lì, dentro la sua testa, a ricordargli quanto sa essere terribile. Ma ora è diverso: può sopportarlo, può perfino contrastarlo e cacciarlo in un angolo remoto della sua mente nel tempo che gli occorre per affrontare quell'elemento che non smetterà mai davvero di spaventarlo.
Non è un granché come nuotatore. Hutch non ne ha fatto mistero. Il suo crawl lascia parecchio a desiderare e non è efficace a sufficienza da fargli percorrere ragionevoli distanze senza sprecare enormi quantità di fiato e potenza muscolare. Ma a Cat non interessa vincere una competizione, vuole solo assicurarsi di potersela cavare in una situazione in cui dovesse trovarsi in acqua alta, per poter almeno fare ritorno al sicuro sulla terraferma. Nient'altro. Pertanto si ritiene più che soddisfatto dei risultati conseguiti e non ha alcuna critica da avanzare, tanto per cambiare.
«Mi pare che siamo pronti» suggerisce Hutch, lanciando un'occhiata cauta al ragazzo seduto al suo fianco sulla veranda del retro.
«Lo spero. La traversata sarà piuttosto lunga e impegnativa» ragiona, stringendosi le ginocchia fra le braccia, il volto rivolto all'orizzonte blu.
Hutch si mordicchia le labbra, pensieroso. «Io credo che tu possa farlo. È vero, saremo in mare aperto per circa quindici giorni tempo permettendo, ma non devi essere per forza costretto a udirlo in continuazione. Prenoteremo delle cabine che ci diano la possibilità di avere un po' di silenzio, almeno in questo modo potrai riposare decentemente. Che ne dici?» domanda apprensivo.
Cat annuisce, ma Hutch può vedere con facilità il suo nervosismo al pensiero di quel viaggio.
«È di certo un'idea sensata. Ho la sensazione che avrò un po' di incubi.»
«Forse potremmo arrivare qualche giorno prima, magari una o due settimane, in modo che tu abbia il tempo di tirare il fiato dopo la traversata e prima della visita dall'oculista.»
A sorpresa, Cat sorride, anche se risulta un po' striminzito. «Sai, stai migliorando nella pianificazione.»
Sbuffa una mezza risata. «Beh, ho dovuto fare parecchia pratica, ultimamente. Prima ci pensavi tu, ma ora…» Sgrana gli occhi, impallidisce e si dà del cretino da solo. «Oh, merda. Io… Scusa, non intendevo. Mi dispiace. Sono proprio un idiota» mormora mortificato.
Posa una mano sulla sua e si inclina leggermente, fino a toccare la sua spalla con la propria. «Non troppo, dopo tutto. E so bene che non intendevi offendermi. In fondo hai ragione: non ho più l'opportunità di offrire il mio contributo, non in un modo corretto né determinante. L'ho per caso già detto che sono abbastanza inutile?»
«Sì» ringhia contrariato. «E io ti ho risposto che sono cazzate.»
«Ah, giusto. Lo ricordo, ora» strascica ironico.
«Cat, tu non sei inutile» rimarca.
«Cosa sono, allora: diversamente utile?»
«Cat» sibila, afferrandogli un braccio e voltandolo nella propria direzione. «Vedi di non farmi incazzare.»
Sogghigna, prendendo di sorpresa Hutch. «Sono piuttosto bravo in questo. Se ben rammento, l'ho già fatto in innumerevoli occasioni.»
«Appunto. Se potessi astenerti, oggi, preferirei.»
«Dici che dovrei?» si informa divertito.
«Dico» conferma asciutto. «E comunque tu sei tutto fuorché inutile. Se anche non servissi a nessun altro al mondo, ebbene, io non potrei mai fare a meno di te.»
E Cat arrossisce miseramente. «Ma che…? Hutch! Diavolo, almeno vedi di non farlo di fronte a estranei» protesta al colmo dell'imbarazzo.
«Penso che non lo farò neppure di fronte a Maloney. Quel depravato potrebbe approfittarne» considera verosimilmente.
Un gemito sconnesso lo informa che anche Cat la pensa allo stesso modo.
«Ehi, Cat! Sai, è davvero un peccato che ci sia questo tempaccio là fuori. Volevo mostrarti come stare sott'acqua, oggi… Uhm… Cat?»
Si guarda intorno, scoprendo che in camera non c'è nessun Cat, e lui stava parlando da solo come un perfetto idiota. Fantastico. Sbuffa, seccato. Perché poi era convinto che fosse in camera? Forse in bagno? Dà una veloce occhiata, per sicurezza, ma non si trova neppure lì. Beh, diavolo, sarà a farsi tediare dai discorsi cervellotici di Maloney. Fa dietrofront e si incammina verso il salotto. Avverte una certa urgenza di vedere il ragazzo; sono già quasi quattro ore che non ce l'ha davanti e, sembra patetico, ma gli manca. Come diamine avrà fatto a sopravvivere senza ammattire mentre, nel corso degli anni, quel vagabondo si trovava in giro per tutto il dannato paese, è un vero mistero.
«Ohi, Doc!» esclama, guardandosi attorno ma individuando solo Maloney. «Avete per caso visto Cat, in giro?»
«Mi rincresce, signor Bessy, ma no, non vedo il vostro compagno da questa mattina presto. Come per voi, del resto. Siete poi riuscito a terminare quel lavoro sulla scala d'ingresso?»
«Uhm! Non ancora. Penso che domani, se il tempo migliora, andrò in paese ad acquistare dell'altro materiale per concludere quel lavoro. Mi mancano alcuni pezzi. Ci sarebbe anche il viale da sistemare, ma con questa pioggia non è proprio il momento.»
«Direi di no» conferma Maloney. «Vi prendereste un infreddamento, nel migliore dei casi.»
«Appunto» sospira, irritato dal maltempo che gli impedisce di uscire di casa. «Vado a scovare Cat. Non ho idea di dove diavolo si sia cacciato, ma lo ritroverò» annuncia sinistro, intenzionato a dirgliene quattro una volta che sia riuscito a metterci le mani sopra.
Maloney gli concede un sorrisetto ironico. «Ne sono certo. Buona fortuna» lo congeda, tornando alla sua lettura.
Niente. Non c'è verso. Ha setacciato tutta la villa, o quasi, e non gli è riuscito di scovare traccia di quel piccolo demonio. Dove accidenti potrebbe essersi rintanato il suo gattaccio? Ha già perlustrato la soffitta, il primo posto stravagante che gli è venuto in mente dopo aver spulciato i posti normali. E neppure in cantina ne ha trovata traccia. Almeno spera, perché là sotto è un gran caos di cianfrusaglie accatastate le une sopra le altre, e non può avere la certezza assoluta che non si stia divertendo a giocare a nascondino. Per quale motivo, poi, non ne ha idea.
Sospira, irritato per la perdita di tempo, e frustrato perché inizia ad avvertire fisicamente la sua lontananza. Non va bene. Come potrà mai fare quando i suoi occhi torneranno a vedere e Cat se la squaglierà lasciandolo da solo? Accidenti! Sospira di nuovo. Appoggia la fronte contro la vetrata che dà sulla veranda e fissa distratto la pioggia cadere giù a secchiate e il vento strappare foglie e aghi. Storce la bocca in una smorfia scontenta.
Poi, d'un tratto comprende. I suoi occhi si spalancano e un brivido ghiacciato schizza su per la sua schiena.
«Cat, no» soffia stravolto.
