Non si sono presentate ulteriori occasioni per testare le reazioni di Cat sul problema maltempo; per mancanza di adeguati eventi atmosferici, non certo per mancanza di buone intenzioni.

In compenso ci sono state numerose e reiterate occasioni in cui Hutch ha potuto far apprendere all'amico come immergere la testa sotto il pelo dell'acqua senza annegare e senza impazzire di terrore.

Ora, sia ben inteso, quando si tratta di relazioni strette Cat non è mai un buon allievo, se in più si parla di relazione stretta con l'elemento acqua la situazione va drasticamente in peggiorando e diventa veramente difficoltoso gestirne le imprevedibili reazioni e raggiungere un qualsivoglia obiettivo. Ciò nonostante, Hutch è testardo per lo meno quanto lo è Cat, come già ebbe modo di far notare al dottor Maloney. Il risultato, nemmeno troppo scontato per la verità, è stato che Cat ha accettato l'idea di poter sopravvivere in immersione senza soffocare e senza troppe lamentele, per un breve tempo. Molto, molto breve; almeno per cominciare.

«Non mi piace» lamenta il ragazzo, dopo aver appena concluso di fare bolle sott'acqua.

«Non ci crederai, ma l'ho notato» rimarca Hutch con sarcasmo.

«Spero che non ci saranno occasioni in cui dovrò fare questa cosa.»

«Fare cosa? Sputare bollicine sotto il pelo dell'acqua?» lo deride.

Cat gli propina un'occhiata al cianuro. Per fortuna è decentrata. Se ci vedesse Hutch è convinto che a quel punto sarebbe già stecchito. Quando tornerà a vedere, dovrà ricordarsi di prestare molta attenzione a non farlo imbestialire. Già è faticoso rimanere sano di mente dopo le sue pugnalate verbali; non ha nessuna intenzione di essere il bersaglio anche delle sue occhiate omicide.

«Va bene, ho capito. Era solo per scherzare.»

«Nh! Possiamo andare alla radura e scherzare mentre mi alleno al lancio dei coltelli» minaccia con l'espressione più seria del mondo.

«Ahm… No, grazie» rifiuta educatamente, mentre si stringe i gioielli di famiglia per scaramanzia e precauzione.

Sta facendo pigramente scorrere le dita fra i capelli umidi di Cat, che sonnecchia beato completamente spalmato su di lui. Ha un piccolo sorriso che sosta ostinato all'angolo della bocca da parecchio tempo, ormai, e non sembra intenzionato a scomparire troppo presto. Perché dovrebbe, dopo tutto? L'uomo che ama è tanto vicino da poter percepire il battito tranquillo del suo cuore e il lieve odore della sua pelle. Qualcuno direbbe che si accontenta di poco. Hutch riderebbe di questo: poter trattenere a sé Cat è tutto tranne che poco.

Hanno avuto una giornata impegnativa e piuttosto pesante. La mattina dedicata al lancio dei coltelli, il pomeriggio al nuoto, la sera… La sera è riservata solo alle belle cose; effusioni per lo più, perché Hutch ha giurato che prima di tutto viene l'essenziale, ovvero l'operazione agli occhi di Cat, poi penseranno all'evoluzione del loro rapporto intimo. Questa tabella di marcia non è in alcun modo trattabile, nonostante le proteste e i bronci di Cat.

Una notte il ragazzo, incapace di prendere sonno a causa di brutti ricordi e recenti tormenti, ha provato a indagare sul motivo per il quale Hutch non intende, per il momento, portare a un livello successivo la loro relazione. Quel che ha ottenuto, come del resto sospettava, non è stata una spiegazione chiara e ragionevole che avrebbe almeno in parte placato gli arrovellamenti della sua mente, ma un qualche genere di pensiero contorto e senza troppo fondamento che al contrario lo ha lasciato più confuso e frustrato di prima. Hutch ha insistito nell'affermare che il ricovero oculistico avesse la precedenza su ogni altra questione lasciata in sospeso. Poi ha blaterato qualcosa sulla possibilità di rivedere il mondo, discorso che è risultato però molto oscuro e per lo più incomprensibile. Cat ha tentato, non per la prima volta, di far presente al caprone che la ripresa della vista non è una certezza; per tutta risposta Hutch ha tenuto un muso lungo e ostinato per un certo tempo, e dopo ha borbottato in proposito a sentimenti, amore, e… e Cat francamente non ha compreso granché di tutto ciò, ma alla fine, più che altro per la propria sanità mentale, ha rinunciato a chiedere ulteriori spiegazioni (per il momento).

Parlando nello specifico delle condizioni di quest'ultimo, dopo le fatiche della giornata precedente, e della serata che ne è seguita, non ha trovato più la forza neppure per scivolare giù da Hutch e riposare sulle lenzuola fresche. A Hutch garba molto quella sistemazione. Se non sembrasse un pensiero crudele, immaginerebbe di estenuare ogni giorno il ragazzo di modo che non si possa scostare di un solo palmo da lui. Ma d'accordo, è molto poco ragionevole e abbastanza impietoso, quindi non ne farà parola alcuna con l'oggetto dei suoi costanti pensieri, nonostante abbia il fondato sospetto che Cat li conosca con fin troppa chiarezza.

«Ehi, Cat!»

L'interpellato manda un lento sospiro, mentre la villa rimbomba del burrascoso avanzare di Hutch. «Dimmi.»

«Lo sai cosa ho appena scoperto in paese?»

Cat reclina il capo, incuriosito. Il tono del compagno sembra eccitato. Si stringe nelle spalle, perplesso.

«No, ma immagino me ne metterai a parte entro breve» replica ironico.

«Uff! Simpatico come sempre» borbotta. Ma presto scaccia la stizza come fosse un moscerino fastidioso e torna a infervorarsi. «La gente, laggiù, dice che poco al largo della nostra costa c'è un'isola con il tuo nome!» esclama raggiante.

Cat inarca un sopracciglio, lentamente. «Hutch.»

«Eh?»

«Chiariscimi un particolare: quelli del paese vicino conoscono il mio nome, a quanto sembra. C'è per caso altro di cui sono venuti a conoscenza?»

«Ehm…» borbotta piano, e senza quasi rendersene conto indietreggia di un passo e inizia a guardarsi intorno in cerca di una via di fuga rapida.

«Hutch» sibila.

«Non è che conoscano tutta la tua vita, eh!» esclama, mettendo le mani avanti. «Solo… uhm… in linea generale.»

«Oh, beh, allora» commenta sarcastico. «Mi auguro, per la tua salute psico-fisica, che non sappiano nulla riguardo al mio passato.»

«Certo che no! Per chi mi hai preso» protesta offeso.

«Per uno sciocco bestione dalla bocca troppo larga, evidentemente.»

«Non è affatto vero! Gli ho detto il minimo indispensabile» cerca invano di difendersi.

«Il minimo indispensabile significava niente, per quel che mi riguarda» fa notare incupito.

«Niente era un po' difficile. Passo di là almeno una volta a settimana, e ci devo pur parlare, se voglio fare provviste. Poi erano curiosi.»

«Giusto. Erano curiosi. Non sia mai che non siamo in grado di soddisfare la curiosità della gente» ringhia spazientito.

Hutch incassa le testa nelle spalle e mugola infelice. «Scusa.»

Cat sospira, già abbastanza stressato. Ed è solo mattina, dannazione. «Ero convinto che, dopo tutto questo tempo, avessi capito che non apprezzo che gli altri si facciano gli affari miei. A quanto pare devo essermi illuso.»

«No, non… Lo so che non ti garba parlare di te. E non intendevo fare nulla di male, davvero. Loro non si impicciano. Cioè, non troppo. Mi domandano solo come procede il nostro soggiorno e se… beh, se stai meglio, ecco tutto.»

Si massaggia le tempie con un po' di mestizia, rendendosi conto che continuando con quel discorso finirà col venirgli un'emicrania. «Ho capito. Va bene. O meglio, va male, ma non posso farci molto, quindi diciamo che accetto la situazione per quella che è. Dimmi dell'isola.»

Hutch, gli occhi spalancati, non riesce a credere alla sua buona stella. Non ci sono state conseguenze, non troppo nefaste almeno. È ancora tutto intero e Cat si sta perfino interessando a un'isola: fazzoletto di terra completamente circondato dal mare. Sbalorditivo.

«Beh, le cose stanno così: sull'isola non ci sono gatti, ma procioni.»

Di nuovo un sopracciglio di Cat si incurva verso l'alto, molto perplesso. «Quindi cosa c'entrano i gatti?»

«Eh, pare che l'isola sia stata scoperta da un branco di francesi che non avevano idea di cosa fossero i procioni e li hanno scambiati per gatti. Da lì il nome.»

Sbuffa una risata divertita e scuote la testa. «A volte i francesi sono eccentrici, per non dire spesso.»

«Già. Mi chiedevo, ecco, se ti andrebbe di visitare l'isola. Con me, sai. Uhm… che ne dici?» domanda nervoso.

Cat rimane pensieroso per lunghi minuti, tanto da far supporre a Hutch che la proposta verrà scartata. Invece ancora una volta lo sorprende con un incerto sorriso.

«Possiamo provare. Hai già un'idea di dove rimediare una barca? Possibilmente una che non coli a picco trenta secondi dopo essere stata messa in acqua.»

Hutch, di nuovo su di giri per l'eccitazione, si lancia in un intricato racconto di come ha scovato l'imbarcazione perfetta per la loro piccola gita verso Cat Island e il compagno lo sta a sentire con pazienza e un piccolo arricciarsi di labbra divertito.