Lo scorge seduto fuori, al margine della veranda, come spesso accade quando ha pensieri pressanti per la testa e cerca un po' di spazio per sé. L'osserva, in silenzio, appena dietro la vetrata. Aspetta, attento, cercando di indovinare il tenore delle sue elucubrazioni, tenendosi in disparte ma disposto a farsi trovare pronto in caso di necessità. Sa che sarebbe un errore stargli con il fiato sul collo; reagirebbe male, sentendosi oppresso. Tuttavia non ha intenzione di lasciarlo completamente solo. Gli guarderà le spalle da lontano, per ogni evenienza.

Manca ormai una settimana alla loro partenza per l'Europa. Solo sette giorni, poi la nave salperà da New Orleans e prenderà il mare. Se ci pensa (e nelle ultime ore sembra proprio non riuscire a fare altro) l'angoscia lo assale e ha serie difficoltà a mantenere il respiro a bada. Centosessantotto ore, prima di trovarsi in pieno oceano. Sembra una follia: sono ormai quasi dodici anni che non osa neppure fissare troppo a lungo un fiume; come diavolo suppone di poter reggere quindici giorni o più a bordo di un piroscafo galleggiante su infinite tonnellate di acqua salata? Cioè, sempre ammesso che continui a galleggiare… Oddio, no! Questo non lo doveva pensare. Affonda le dita nei capelli e digrigna i denti, tentando disperatamente di scacciare quell'idea dalla mente.

«Cazzo» soffia atterrito, avvertendo la respirazione divenire più affannosa.

Una manciata di secondi più tardi si ritrova quasi soffocato dalle braccia di Hutch che lo stringono con un po' troppa energia. Espira una brusca boccata d'aria, tremando.

«Smettila» sibila la voce alterata di Hutch. «Qualunque cosa tu stia immaginando, dacci un taglio. Immediatamente.»

«C-come?» chiede, abbastanza scoraggiato.

L'istante successivo annega nella bocca calda di Hutch, e un mugolio sconnesso è tutto ciò che può commentare al riguardo.

Siccome Hutch è intenzionato a trattenerlo ancorato in quel mondo e a non permettergli di farsi cogliere ulteriormente dal panico, decide di snocciolare a suo beneficio qualcuna delle idee cui ha pensato negli ultimi tempi. Idee precise e decisamente grafiche su cosa avrebbe in mente di fare a Cat e con Cat, in luoghi e momenti in cui forse sarebbe più prudente e di buon gusto evitare anche solo di indulgere con il pensiero. Quel che ottiene è un imbarazzo cocente e dilagante da parte del soggetto delle sue fantasie, e la definitiva scomparsa dalla sua mente di idee il cui soggetto sia l'acqua in qualsiasi sua forma.

«Gesù… Ma è legale?» sbotta Cat, le gote di un acceso vermiglio e gli occhi sgranati per la meraviglia.

«Non ne ho idea. Ora che mi ci fai pensare, in effetti potrebbe esserci il rischio di finire in galera. Ma tu sai forzare le serrature e scalare i tetti. Di che ti preoccupi?»

Cat storce il naso, abbastanza contrariato. «Ti sfugge il particolare che non ci vedo, Hutch. Passi per le serrature, ma dei tetti non se ne parla neppure. O vuoi che mi rompa anche l'osso del collo, stavolta?»

«Uh! Non sia mai. Amo il tuo collo… e non solo quello.»

«Hutch! Per la miseria, basta. Ho già i miei problemi così, grazie tante. Spero non passi di qui, per caso, Maloney.»

Hutch ringhia, per nulla lieto di quella prospettiva. «Se passa, non ci sono problemi. Se si ferma lo appendo per le palle al portico dell'entrata.»

Cat gonfia le guance, sconcertato, e scoppia a ridere, gettando la testa all'indietro e offrendo a Hutch uno scorcio indimenticabile della sua gola.

Si sono procurati i biglietti che permetteranno loro di imbarcarsi sul piroscafo che salperà di lì a cinque giorni. Hutch ha il broncio perché né Cat né Maloney gli hanno permesso di imbarcare anche i cavalli e i muli. Lo trova abbastanza ingiusto; negli ultimi mesi gli sono stati molto utili in svariate occasioni, ci si è ormai affezionato, persino a quella bestiaccia stizzosa dal pelo nero che era appartenuta a Bill Sant'Antonio. E ora, dove diamine dovrebbe lasciarli?

«Si sentiranno soli» borbotta, il tono scontento, un po' triste.

«Sono certo che in paese qualcuno possa prendersene cura» prova a consolarlo Cat, il quale inizia a pentirsi di averlo costretto a rinunciare ai quattro equini. Non aveva idea che l'avrebbe presa tanto male. «Forse potrei accompagnartici, per cercare la persona più adatta» propone, nella speranza di essere di qualche aiuto.

«Davvero?» soffia Hutch, fissandolo basito e con grandi occhi un po' lucidi.

«Perché no? Se può farti piacere» tenta cauto.

«Sì» pigola, accarezzando piano la mano che Cat gli ha posato sulla gamba. «Grazie» mormora sulla pelle sensibile del suo collo, meritandosi un sorriso gentile.

Quella è la prima occasione che hanno i paesani di poter vedere con i loro occhi il famoso ragazzo che ha spinto i tre nuovi venuti a trasferirsi alla villa sul mare, da lungo tempo disabitata. Sanno che presto tornerà deserta, che i suoi attuali occupanti sono in partenza addirittura per l'Europa, ma l'allettante idea di dare una vera occhiata al motivo scatenante è troppo golosa per perdere quell'unica possibilità.

Per questa ragione, al loro arrivo nella piazza principale del paese, Cat e Hutch si trovano praticamente circondati dagli abitanti riunitisi per l'occasione.

«Ma che gli hai detto?» lamenta Cat, infelice per tutta quell'attenzione indesiderata.

Hutch si stringe nelle spalle, a sua volta sorpreso. «Mah, nulla di che. Ho solo avvisato che avremmo fatto un giro in paese per cercare qualcuno che tenesse le bestie.»

Cat sospira. Sembrava una buona idea, all'interno del loro salotto, ma qualcosa dev'essere andato storto, in tutta evidenza. Arriccia il naso, un po' seccato, ma non potendo farci molto si rassegna ad accettare la situazione per quella che si presenta e procedere con il vero motivo per cui si trovano lì, sperando di concludere felicemente l'incomodo e togliere in fretta il disturbo, possibilmente prima di venire incastrati in qualche invito indesiderato.

«Così, siete proprio voi, eh?»

«Ecco il nostro famoso ragazzo.»

«Avete proprio una bella cera, complimenti!»

«Ecco, prendetene una fetta, coraggio. L'ho sfornata da poco. È alle more, sapete.»

«È proprio un peccato che dobbiate già partire.»

«Sembrate molto giovane. Siete certo di avere già ventiquattro anni?»

«E quindi salperete fra quattro giorni. Bene, bene, ci sarà Luna piena e marea favorevole.»

«Oh, non ho mai viaggiato. Sarebbe bello. Pensate: attraversare un intero oceano!»

«Coraggio, bevete. Sembrate averne un gran bisogno.»

«Ah, ragazzo mio. Alla vostra età, io…»

Cat sta cercando di non ammazzare nessuno dei paesani radunatisi lì attorno per impicciarsi dei loro affari e, al contempo, di incenerire Hutch con uno sguardo omicida dei suoi. Se solo gli riuscisse di vederlo. «Questa me la paghi» sibila scontento.

Hutch risponde con un minuscolo sorrisino tremolante, conscio che sì, il ragazzo troverà di certo un modo per fargliela scontare, con gli interessi.