«Com'è?» chiede Cat, riferendosi alla cabina che hanno appena raggiunto dopo aver disceso una buona quantità di rampe di scale.

«Abbastanza piccola, ma non quanto quelle giù in fondo. Almeno non dobbiamo dividere lo spazio: ci sono solo due letti, e sono pure a castello.»

«Nh» commenta Cat.

Hutch lo adocchia, perplesso. «Tu non stai sopra. Puoi pure scordartelo.» Cat sogghigna, e Hutch arrossisce perché ha appena rielaborato le parole pronunciate e si è reso conto del doppio senso implicito. «Poi sarei io quello impossibile» borbotta imbarazzato.

«Comunque sono d'accordo con te: se mi svegliassi di notte e scordassi di essere là in cima finirei con lo sfasciarmi a terra. Non una gran bella prospettiva.»

«La buona prospettiva, invece, è che ho cercato di riservare una cabina interna più o meno nel mezzo della nave, sia in orizzontale che in verticale. In questo modo si riduce non solo il rumore esterno, ma anche il beccheggio e il rollio. Salvo maltempo sarà come dormire in una camera d'albergo.»

Ha appena il tempo di concludere la spiegazione che si ritrova con le braccia di Cat avvolte attorno al collo e le sue belle labbra avvinghiate alla bocca. Non che abbia a lamentarsi del trattamento, ben inteso. Di fatti, passata la sorpresa iniziale, circonda con le braccia i suoi fianchi e affonda le dita nelle sue natiche, guadagnandosi un piccolo singhiozzo sconcertato e in seguito un mugolio che è tutto fuorché di protesta.

«Forse dovrei portarti più spesso nella cabina di un piroscafo, se è questo il modo in cui esprimi il tuo apprezzamento» soffia Hutch, dopo essersi scostato appena.

Cat ridacchia e struscia una guancia contro la sua. «Non è il luogo. Sei tu. È questo tuo modo di prenderti cura di me, di pensare alla maniera migliore per farmi stare bene. Per questo so che mi ami.»

«Questo è vero» assicura Hutch, posando brevemente le labbra sulle sue.

«Per questo ti amo» aggiunge Cat, stringendo le braccia attorno al suo collo e sospirando felice.

Il piroscafo è ormai salpato dal porto di New Orleans da qualche ora, ma si sono persi la partenza senza il minimo rimorso. Avevano altri pensieri per la testa, altre urgenze a cui dedicarsi. Nessuno dei due si è neppure preso la briga di riflettere su dove si sia imbucato il dottore. Aveva un biglietto di viaggio, quindi dev'essere sulla loro stessa nave. Il resto è del tutto irrilevante.

«Inizio a sentire un certo languore di stomaco.»

Cat sorride e posa una mano sul suddetto. «Non l'ho ancora udito rumoreggiare.»

Sbuffa, eppure gli angoli delle sue labbra si sollevano senza il suo benestare. «Può darsi che si sia arreso all'evidenza che non vedrà ombra di cibo fino a che non sarai tu a stabilirlo.»

«Ehi, non sono così dispotico» protesta, dando un leggero schiaffo sulla sua pelle umida.

«Certo, l'ho notato» rimarca sarcastico.

Leva gli occhi al cielo. «Va bene. Ho capito. Esiste un bagno in questo posto? Se sì, direi che possiamo darci una lavata e poi andremo in cerca di cibo.»

«Mh… Credo ci siano bagni pubblici. Qui dentro di sicuro no, a malapena ci stiamo noi due, i letti e mezza valigia.»

«L'altra metà dov'è?» scherza, rilassato.

«Boh. Credo nella cabina di Maloney.»

«Ah, quindi è riuscito a imbarcarsi» considera perplesso.

«L'ho visto salire a bordo, sì. E pure presentare il biglietto. Quindi direi che sta qui… da qualche parte» commenta, muovendo una mano in un gesto svolazzante a indicare la nave attorno a loro.

«Lo incroceremo nei prossimi giorni, probabilmente. Ora, parlami di questi bagni.»

Hutch sorride, posa un bacio fra i suoi capelli arruffati e si appresta a spiegare la vita di bordo al suo ragazzo molto allergico al mare.

«Non era necessario che ti piazzassi davanti alla porta in quel modo. Sembri un mastino incazzoso» ridacchia Cat.

Hutch, imbronciato, lo guarda male e, come al solito, non ottiene nessuna reazione perché la sua occhiataccia non può essere presa in carico dall'altro.

«Se fosse entrato qualcun altro? Meglio evitare del tutto il problema. Oppure ti infastidisce che faccia la guardia?» domanda, vagamente allarmato da quella possibilità.

«In realtà no. A ben pensarci, non è neppure troppo inaspettato» ragiona quasi fra sé. «Quindi, hai intenzione di passare le prossime settimane a sorvegliare che nessuno si avvicini, così da proteggere le mie grazie e il mio onore?» sogghigna divertito.

«Assolutamente sì» replica invece Hutch, nel modo più serio.

Cat ride. Poi lo abbraccia. Poi ride ancora. Infine lo bacia perché, andiamo, come si fa a non amare una persona come Hutch? È assolutamente adorabile. E anche un gran rompiscatole. Intollerabilmente sentimentale. Rassicurante come può esserlo solo una mamma orsa, e altrettanto terribile. Perfetto, con tutte le sue macroscopiche imperfezioni.

«Non mi stai prendendo in giro, giusto?» pigola Hutch.

«No, non lo sto facendo. Sono semplicemente più felice di quanto avrei potuto immaginare» ammette con insolito candore.

Hutch sgrana gli occhi e tira su col naso. Si guarda intorno e non scorge nessuno. Si sta chiedendo se sembrerebbe un povero idiota nel caso in cui iniziasse a piagnucolare commosso.

«Sarà meglio che vada anche tu a darti una lavata, invece di inondare il corridoio di lacrime come tuo solito. In più inizio ad avere fame anch'io» lo anticipa Cat, e non ha idea di come faccia a sapere che stava per aprire le dighe, francamente.

«D'accordo» brontola. «Non allontanarti senza di me» gli ricorda, apprensivo.

«Sì, mamma.»

«Finalmente. Pensavo foste rimasti giù al porto» li accoglie la voce di Maloney che, a ben vedere, ha un timbro sollevato.

«Eravamo davanti a voi sulla scaletta, se ben rammento» gli fa notare Hutch, sedendosi al tavolo del locale ristorante dopo aver aiutato Cat ad accomodarsi. «Poi avevamo da fare.»

«Uh… Immagino» replica il dottore, con uno strano brillio nello sguardo.

«Smettete di immaginare. Oppure fatelo in silenzio ed evitate di mettercene a parte» consiglia Cat con il suo solito tono da minaccia poco velata.

Maloney inarca le sopracciglia, lascia sfuggire un ultimo sorriso, poi finge di cucirsi le labbra, almeno per i prossimi trenta secondi.

Hanno saltato il pranzo. Ma il dottore sembra invece già conoscere il posto, quindi lasciano che sia lui a illustrare loro gli usi del locale.

«La vostra cabina è gradevole?» si informa mentre scorre il menù.

«Essenziale rende l'idea» considera Hutch.

«Però è silenziosa e tranquilla» aggiunge Cat, confortato da quella particolarità del loro alloggio.

Maloney e Hutch annuiscono, comprendendo il punto di vista del ragazzo. Saranno giorni lunghi e non sempre rilassanti. Dovranno quindi sfruttare al meglio quel che offre la loro stanza, per quando la situazione si metterà al peggio. Ed entrambi sanno che accadrà, prima o poi. Non hanno idea di quando, ma succederà, e si faranno trovare pronti per limitare i danni e rendere la traversata meno traumatica possibile.

«Ottimo» esclama Maloney, intenzionato a tenere allegri i suoi compagni di viaggio. «Posso proporre qualcosa per cena?» si fa avanti, guardando entrambi pieno di speranza.

Cat si stringe nelle spalle, sembrando poco interessato alle scelte del ristorante. Hutch invece sbuffa e si limita ad annuire all'indirizzo del dottore, guadagnandosi un sorriso scintillante e un'occhiata colma di gratitudine.