In seguito a un consulto abbastanza controverso fra i tre uomini da poco giunti da oltreoceano si stabilisce, per prudenza, di trasferire il piccolo gruppo, con bagagli (e armi) al seguito, in un altrettanto piccolo paese poco lontano, del quale a dire il vero nessuno dei tre aveva mai sentito parlare, il che avvalora la teoria di Hutch che più piccoli sono e maggiore sarà la noia ma minore il pericolo di essere disturbati nel loro breve soggiorno. A raccomandarglielo, sostenendo si tratti di un'amena località di villeggiatura per pochi e attenti conoscitori della zona, è il cuoco del loro attuale albergo, il quale asserisce che la pesca è ottima. Allora, d'accordo, il giorno successivo si trasferiranno presso una locanda del luogo, che è anche affittacamere, sempre segnalata dal cuoco chiacchierone che non ha evidentemente potuto esimersi dal decantare i paesaggi spettacolari del posto, con grave scorno di Cat che, per cause di forza maggiore, se li perderà tutti quanti.
Difatti, al loro ritorno in camera, Cat sfoggia un broncio corrucciato. Hutch lo acchiappa fra le braccia e lo trasporta di peso nella loro stanza, fra borbottii vari di protesta.
«Andiamo, non essere così contrariato» tenta di ammansirlo. «È stato gentile a darci tante informazioni.»
«Oh, certo. E se n'è fregato altamente di sciorinare davanti a me tutti i dettagli sugli scorci meravigliosi da non perdere, gli angoli tipici da visitare e bla-bla-bla… Di cui io non vedrò assolutamente nulla!» sbotta inviperito.
«D'accordo, d'accordo! Calma, ora. Calma. Sono solo scogli, alla fin fine. E ti prometto che se, dopo l'operazione, vorrai tornare lì, beh, io non avrò proprio nulla in contrario.»
Il broncio di Cat si fa meno marcato ma più triste. «Pensi che… potrebbe funzionare?»
«Lo sai che lo penso» rimarca con forza. «Devi essere ottimista.»
«Ma se poi andrà male…» tituba.
«Beh, 'fanculo! Vuol dire che ti troverò qualche stupido poeta che ti descriverà nei dettagli e con infiorettamenti vari il dannato paesaggio mozzafiato. Ma non andrà male!»
«Ok, ok… Scusa» prova a blandirlo, pentito di averlo fatto alterare.
Ma Hutch non è davvero arrabbiato. O almeno, non con Cat. Comprende con facilità che il compagno ha difficoltà a mantenere il morale alto. Si sta sforzando di aiutarlo, ma a volte sembra troppo complicato per le sue povere risorse.
«Cat…» sospira. «Non avrei dovuto urlarti addosso. Il fatto è che non mi piace quando sei così cupo e pessimista. Devi provare ad avere un poco di fiducia.»
«Oh, ce l'ho: mi fido di te» dichiara, offrendo un piccolo sorriso di scuse e facendo saltare un paio di battiti al povero cuore di Hutch.
Il luogo in cui giungono, il giorno seguente, si rivela essere davvero un minuscolo gioiello incastonato nel mare smeraldino di quella costa francese. Una buona fetta di abitanti si occupa di pesca, l'altra… Mah, in verità Hutch non ha ancora capito cosa facciano, ma sembrano discreti e piuttosto gentili, soprattutto quando scoprono il motivo del loro soggiorno, e offrono loro sorrisi di simpatia.
«Allora, com'è?» sussurra Cat, ascoltando il suono delle onde contro gli scogli.
«Il cuoco aveva ragione: è difficile non rimanere a bocca aperta guardando tutto questo» ammette, ammirato.
«Nh.»
Hutch sposta lo sguardo dal paesaggio a Cat e si rende conto del suo cruccio. Allora si sforza e cerca di radunare le parole giuste per tentare almeno di descrivere al compagno quel che vedono i suoi occhi.
«Beh, siamo in una piccola ansa con una spiaggia di ciottoli lisci e grigi. Davanti a noi c'è un mare color smeraldo, alle spalle abbiamo delle scogliere a picco, la roccia è di un grigio molto chiaro e sembra divisa a fette da linee orizzontali più scure. Poi laggiù, sulla nostra destra, c'è un enorme scoglio dello stesso materiale delle scogliere, a forma di cuneo, che se ne sta a mollo nel mare, e dietro di lui c'è una striscia di roccia che si stacca dalla scogliera e sembra la proboscide di un enorme elefante che si disseta nell'acqua marina. E alla nostra sinistra la scogliera forma un alto arco massiccio che casca diritto nel mare che ha di fronte, e attraverso si vedono il cielo e l'acqua come se fosse un dipinto.»
«Porca miseria.»
Hutch distoglie l'attenzione dal suo studio e la porta al compagno, interdetto. Scopre così che Cat è rimasto a bocca aperta. Non riesce però a stabilire se sia dovuto allo stupore o alla costernazione.
«Ehm… Tutto bene?»
Cat sbuffa una risata divertita. «Sì, decisamente. Sei stato piuttosto in gamba, questa volta. Quasi mi sono venuti i brividi, ascoltandoti.»
Hutch solleva un sopracciglio, scettico. «Spero che tu non mi stia prendendo in giro» lo avvisa di buon grado.
«No, affatto. Sono solo piacevolmente sorpreso. Si vede che il panorama è davvero particolare.»
«D'accordo, stavolta sono certo che sia una presa per il culo» borbotta un poco offeso.
«Ma no. Va bene: forse solo un poco. Ma, davvero, ho apprezzato molto il tuo sforzo» assicura, regalandogli un sorriso riconoscente. «Grazie.»
Arrossisce. Si schiarisce la gola, impacciato. «Mh… Prego» borbotta imbarazzato.
Il clima un po' troppo umido non è esattamente l'ideale, né per Cat né per Maloney. Entrambi lamentano dolori articolari, il primo a causa del recente danno alla gamba sinistra, il secondo… perché sta invecchiando, almeno a detta di Hutch che lo deride un giorno sì e l'altro pure sul soggetto. Il vantaggio di Cat è che ha a disposizione Hutch, che si prende cura di lui assicurandosi che non prenda freddo, e che la notte si occupa di riscaldarlo con strenua dedizione. Non che Maloney sia interessato a essere tenuto al caldo… cioè, magari sì, ma di sicuro non da Hutch!
«Credo che Maloney stia sviluppando una sorta di invidia poco salutare» commenta Cat, strettamente avvinghiato al petto di Hutch.
«Uhm? Di che parli?» si stranisce, non comprendendo il ragionamento del compagno.
«Del fatto che gli manca qualcuno che si prenda cura di lui, come fai tu con me» spiega, respirando dolcemente e arruffando i peli del compagno.
«Beh, si dovrà trovare qualcun altro. Tu sei mio» dichiara irremovibile.
Cat ridacchia e struscia una guancia sulla sua spalla. «Non avevo alcuna intenzione di offrirmi volontario per sopperire alle sue carenze affettive. Anche perché, al massimo, quello saresti tu. Io non sono capace di essere affettuoso.»
Hutch solleva il capo dal guanciale e lo fissa stranito e allucinato. «Ma stai scherzando? Sembri un grosso micio che fa le fusa, proprio in questo momento.»
Cat arriccia il naso, disturbato dal paragone. «Questo è irrilevante. Deriva dal fatto che ti amo e ho anche una grave dipendenza dal tuo odore.»
«Ah sì?» si informa, divertito.
«Temo proprio che sia così. Come spieghi, altrimenti, il fatto che sento fisicamente la necessità di rimanerti appiccicato come una cozza sul suo scoglio?»
Ride, allegro e deliziato, prendendo atto dell'umore coccolone del suo compagno. «È bello sapere che conto qualcosa per te. Magari non fuggirai a gambe levate non appena riuscirai a posare lo sguardo sulla mia brutta faccia.»
Cat spalanca gli occhi, sconvolto. «Hutch! Che cosa orribile hai appena detto. Il fatto che ora non posso vederti non significa che non ricordi quel che sei. Mi offendi se pensi che io sia tanto superficiale da mollarti solo per una sciocca questione estetica.»
Hutch sorride, rigirandosi in testa le sue parole oltraggiate, e affonda il naso nei suoi capelli, inspirando felice. «Oh, lo spero bene. Sarebbe davvero crudele, da parte tua, scaricarmi per qualche sciocco bellimbusto che ancora non sa quanto puoi essere perfido. Lo compiangerei» considera, tra il serio e il faceto.
«Mi stai prendendo per i fondelli?»
«Temo proprio di sì. Ed è assolutamente spassoso» ammette con un sogghigno.
«Tsk! Poi sarei io il crudele bastardo. E dici pure di amarmi» sbotta insultato.
«Infatti è così: io ti amo» conferma, posando un bacio sulla sua fronte.
«Meno male. Sarebbe stato scomodo, altrimenti.»
«Mh? Non capisco.»
«Dato che anche io ti amo, sai, sarebbe stato un problema.»
«Qui non c'è nessun problema. Io sono tuo e Maloney può andare a fare in culo.»
Cat sorride, si stringe con più forza a Hutch e sospira appagato.
