«Ehi! Dove pensate di andare?»

«A fare in culo» mormora Cat in un basso sibilo sarcastico.

«Fermatevi!»

«Ora mi sono proprio stancato» sbotta il ragazzo.

Si volta in un gesto brusco eppure elegante e fa scattare lateralmente una mano. La lama sibila nell'aria e si conficca nella coscia di uno dei due inseguitori, il quale abbaia un'imprecazione e crolla a terra, rotolandosi sull'erba in un frignio desolato.

«Per la miseria: l'hai beccato sul serio» si sorprende Hutch, continuando comunque a trascinare via Cat.

«Sai, non sembra un complimento. Avrei forse dovuto mancarlo?»

«Euh… N-no, solo che… mh…» Solo che non se lo aspettava, ecco. Ma forse questo è meglio non dirlo a Cat, che sembra già molto incazzato di suo.

Uno sparo li fa accucciare, allarmati. Poi Hutch riprende a tirarsi dietro Cat.

«Forse dovevi colpire quell'altro.»

«Oh, ma sicuro, perché non ci ho pensato prima?! E dove cazzo stava l'altro, comunque? Hutch, ho mirato letteralmente alla cieca seguendo il suono della voce di quello che ha parlato per ultimo!»

«Scusa, scusa! Non volevo offenderti» corre ai ripari Hutch.

«Vaffanculo!» sbotta Cat inviperito.

Hutch strilla, trascinando di nuovo a terra Cat ed evitando per un pelo di farsi colpire da quel matto che è rimasto in piedi e a cui a quanto pare non frega assolutamente nulla di strappar loro l'informazione sull'oro.

«Smetti di correre zigzagando e dimmi da che parte devo mirare» protesta Cat, stordito da tutti quei cambi di direzione.

«Non posso. Se ci fermiamo quello ci fa secchi» prova a giustificarsi.

Cat vorrebbe prenderlo a pugni, ma a mala pena riesce a reggersi in piedi, quindi dubita di potersi permettere quella piccola soddisfazione. Poi Hutch devia per l'ennesima volta, il ginocchio sinistro di Cat scricchiola e lui rantola, scivolando a terra.

«Cat!»

Hutch volteggia su sé stesso per correre in soccorso del ragazzo, solleva lo sguardo e invece si getta su Cat, spingendolo giù mentre l'ennesimo proiettile fila via sopra le loro teste.

«Ahi» soffia Cat, stringendosi la gamba fra le mani.

Hutch vorrebbe fermarsi per controllare in che condizioni è, ma il tizio con la pistola non ha ancora finito le munizioni. Si sarà portato appresso un'intera cassa dell'esercito? 'Fanculo! Acchiappa Cat fra le braccia e lo solleva da terra, filando via alla velocità della luce. Una detonazione anticipa di una misera frazione di secondo un improvviso e intenso bruciore al braccio sinistro. Stringe i denti, convincendosi che si tratti solo di uno stupido graffio.

La fatica però inizia a farsi sentire, e fra la pioggia che lo acceca, il peso di Cat, il tizio con la pistola e il braccio che duole, non è per niente sicuro per quanto tempo riuscirà ancora a correre. Qualche sparuto battito di ciglia dopo scivola, slittando sull'erba bagnata, e finisce con il culo per terra, lasciandosi inavvertitamente sfuggire Cat dalle braccia. Lo vede rotolare via, ruzzolando senza nessun controllo lungo il pendio, e poi… Poi Hutch sbianca, perché Cat è proprio a un soffio dal termine della piana in cima alla falesia e si sta faticosamente rimettendo in piedi, e…

«Cat, attento!» grida.

Il tizio armato, chiunque sia, ha già premuto sul grilletto, e Cat ha fatto un passo indietro di riflesso, nel tentativo di scansarsi e mettersi al riparo. Percepisce distintamente lo spostamento d'aria causato dal passaggio del proiettile, che rasenta i suoi capelli scompigliati e si perde oltre senza sfiorarlo. Ma i suoi piedi sdrucciolano sulla roccia cedevole e Cat sgrana gli occhi, comprendendo troppo tardi l'avvertimento di Hutch.

«Earp…»

Affanna a braccia tese, nell'estremo tentativo di ritrovare l'equilibrio. Allunga una mano, e soffia un gemito atterrito. Poi la gravità fa il suo lavoro e lo trascina giù, verso il fondo della falesia, verso il fondo del mare.

Ha appena iniziato a precipitare, quando il suo corpo tremante si scontra con qualcosa di grosso e solido, e la sua schiena viene avvolta in una morsa quasi brutale.

Inspira una brusca boccata d'aria, incapace di comprendere, e un istante dopo si ritrova con il viso pigiato contro una superficie tiepida e umida.

«Respira profondamente e trattieni l'aria. Veloce!» lo istruisce una voce rude con atterrita urgenza.

Hutch! Come? Cosa? La morsa che lo ha avvolto sono le sue braccia. L'umido tepore è il suo petto. Perché si trova lì, sospeso nel vuoto, precipitando con lui verso il mare laggiù in basso? Ma Cat decide di smettere di porsi domande, di provare a trovare risposte a ciò che non può comprendere. Decide invece di dare ascolto all'esortazione di Hutch. Così trae un profondo respiro tremante e lo trattiene con forza dentro il petto.

Le braccia di Hutch si sono spostate: ora una è avvinghiata con forza alla sua schiena, l'altra attornia la sua testa, mentre intreccia le gambe alle sue. Cat non sa che altro fare, così chiude gli occhi, si aggrappa con le dita alla maglia di Hutch e trema, continuando a trattenere il respiro.

Poi, improvviso come un fulmine e altrettanto accecante, il violento impatto con la superficie del mare gli manda gran parte del sangue verso il basso e il freddo pungente lo assale come migliaia di piccoli aghi dolorosi. Vorrebbe urlare, di dolore e paura, ma non se lo può permettere perché l'aria che ha incamerato qualche istante prima è troppo preziosa per sprecarla in quella maniera sciocca. Quindi stringe i denti e tenta come può di concentrarsi sul momento presente.

Il freddo, invece di attenuarsi, si intensifica, intorpidendolo. Sta scivolando ancora verso il basso, più lentamente, attraversando la massa liquida del mare. Lo assale d'improvviso il panico quando si rende conto che le braccia di Hutch hanno allentato la presa e che il suo corpo si sta lentamente e gradualmente allontanando dal proprio. Affonda! Hutch sta affondando, più rapidamente di quanto non stia accadendo a Cat. Spalanca gli occhi, inutilmente, senza essere in grado di distinguere nulla a parte la solita, inadeguata oscurità.

Di nuovo il prepotente panico, che quasi lo schiaccia. Stavolta bruciante e urgente. Annaspa, portando le mani davanti a sé. Le sue dita intorpidite sgusciano sul tessuto fluttuante della maglia di Hutch, senza trovare alcun appiglio. Sta per gridare la propria frustrazione quando, con uno degli scoordinati movimenti bruschi, una mano si aggancia quasi per sbaglio alla manica di Hutch. Allunga anche l'altra mano e stringe, con forza, afferrando il suo avambraccio con una presa rigida ed energica dettata per lo più dalla disperazione. Serra strettamente la mascella, si impone concentrazione e prova a orientarsi, nel buio mutevole e gelido.

Hutch scendeva verso il basso. Bene, dunque, a rigor di logica, deve prendere la direzione inversa. Cat prega di non sbagliarsi, mentre inizia a scalciare con vigore verso la direzione più o meno opposta a quella verso la quale stava precipitando Hutch. Se dovesse aver commesso un errore di valutazione, saranno entrambi morti molto presto.

Si trascina Hutch appresso, proprio come Hutch aveva trascinato lui pochi minuti prima. L'acqua, attorno a lui, è come una creatura viva e vibrante di energia, che lo accarezza con le sue dita ghiacciate e gli sussurra suadente di rimanere, di smettere di lottare. Canticchia una soave melodia nelle sue orecchie e lusinga il suo corpo stremato e la sua mente sfibrata. Ma Cat non ha intenzione di lasciarsi fuorviare dal suo proposito; Hutch crede in lui e conta sulla sua forza. Può farlo, può portarli entrambi fuori da quell'inferno gelato. Deve solo continuare a combattere, per trovare, infine, la salvezza, sua e dell'uomo che ama. Nonostante le membra infiacchite e la mente ottenebrata, agita con vigore le gambe, implorando la mera casualità di star nuotando verso la superficie, e non verso la loro definitiva rovina.