È una sensazione strana e inattesa quella che avverte all'improvviso, nel momento in cui la sua testa infrange la mutevole superficie dell'acqua, una sensazione mai sperimentata, come se una parte di sé che non sapeva esistere riaffiorasse alla luce mettendo in subbuglio la sua precedente idea di esistenza.
Sa di essere fuori quando il vento freddo investe il suo viso. È quasi incredulo, mentre spalanca la bocca e raccoglie ossigeno, qualcosa che gli era mancato in modo doloroso, e respira con bramosia quel primo, lungo sorso di aria.
Quando le sue spalle tornano ad affondare si rammenta del peso che si è trascinato dietro fino alla superficie e riprende a scalciare con forza, rafforzando la presa su di lui e tirando con tutta l'energia che gli riesce di racimolare, fino a che non sente il massiccio corpo dell'amico raggiungerlo. Con un po' di fatica passa le mani e poi le braccia sotto le sue ascelle e cerca come può di sostenerlo a galla. Non che sia semplice: il maledetto pesa come un macigno e non è neppure in sé per aiutarlo. Ringhia, frustrato, e posa con non poco impiccio un palmo sul suo viso, davanti alla bocca e al naso.
«Beh, fantastico: non respira» bercia avvilito. «Al diavolo.»
Afferra la maglia di Hutch con una mano e lo strattona verso l'alto, poi usa l'altra per tappargli il naso e, preso un bel respiro, gli infila la lingua in bocca e vi svuota dentro tutta l'aria che gli rimane.
«Andiamo, andiamo. Stupido bestione. Non posso rimanere tutto il giorno in ammollo e tenerti su.»
Ci riprova. Una seconda volta, poi una terza, e una quarta. Ha il respiro corto e un diavolo per capello. In aggiunta inizia a non sentirsi più le gambe, ormai troppo pesanti e gelate.
«Cazzo, ti svegli?! Idiota!»
La pazienza è ormai persa, assieme al fiato. Gli rifila uno schiaffo, e non contento replica con un manrovescio che quasi gli spedisce la testa in orbita. Il petto di Hutch sussulta. Tossisce bruscamente e inizia a sputare acqua.
«Era ora, porca puttana» sibila Cat al colmo dell'irritazione.
Hutch mugola, stordito e con la testa nel pallone.
«C-cosa?» gracchia confuso.
«Sta' zitto. Siamo a mollo, e mi sto congelando. Spero che tu sappia dove ci troviamo, perché io non ne ho la più pallida idea.»
«Non… Uhm…»
«Hutch! Mi senti? Dobbiamo tornare a riva, e io non so quale sia la direzione giusta» sbotta allarmato.
«Non gridare» mormora frastornato.
Cat ha una mezza idea di ricominciare a prenderlo a schiaffi, ma se lo stupido bestione sviene di nuovo sono fottuti, quindi si astiene e si limita a ringhiare la propria impotenza.
«S-siamo in acqua» considera disorientato.
Cat snuda i denti e a stento si trattiene dal prenderlo a calci. «Deficiente! Ovvio che siamo in acqua. Ci siamo finiti dopo essere caduti giù dalla maledetta scogliera. Mi stai facendo incazzare. E più ancora mi stai facendo perder tempo. Sono stanco morto. Fra un minuto affondiamo e sarà solo colpa tua, perché sei un idiota!»
«Scusa» pigola mogio, anche se non sa bene cos'ha fatto di sbagliato.
Sospira. Ha come l'impressione che continuando di quel passo finiranno per crepare entrambi senza possibilità di errore. Raccoglie la scarsa pazienza che gli resta e trae un profondo respiro.
«Dimmi solo da che parte devo andare. Per favore» prega, il tono abbastanza scoraggiato e disperato.
Non ottiene alcuna risposta. Sta per mettersi seriamente a urlare, quando qualcosa gli si avvolge in vita. Ansima, sorpreso.
«Scivola dietro. Tieniti stretto» mormora la voce ancora piuttosto ruvida di Hutch.
Con un po' di impaccio, segue le indicazioni del compagno e si porta alle sue spalle, aggrappandosi con attenta cautela alla sua schiena. Un momento dopo iniziano a muoversi; probabilmente avrebbe perso, se avesse azzardato una scommessa sulla direzione da seguire. Dovrà proprio farsi spiegare come capire da che parte è la terraferma.
Sta ancora debolmente scalciando con le gambe, quando i suoi piedi cozzano contro i ciottoli del fondale. Sgrana gli occhi, sorpreso, e con un rinnovato vigore che non sa bene dove si fosse nascosto si inerpica su verso la spiaggia. Hutch ha provato a rimettersi in piedi, ma è crollato sulle ginocchia. A quel punto è Cat a spingersi all'asciutto e, una volta raggiunta una buona posizione, afferra le braccia del compagno e lo trascina, letteralmente, in secca, prima di lasciarsi scivolare a sua volta con il culo sui duri ciottoli.
«Non ho idea del perché siamo ancora vivi, ma è bello respirare aria» soffia, affannando abbastanza tramortito, ora mezzo sdraiato sul greto.
Le gambe gli fanno un male del diavolo, soprattutto quella sinistra. Spera di non essersela rotta di nuovo, ma il dolore è piuttosto acuto e gli dà ben pochi appigli. Una volta ritrovata una respirazione più umana, risolleva da terra il capo che non si era neppure accorto di aver appoggiato e rimane in ascolto. Da quando si è aggrappato a lui non ha più sentito uscire nemmeno un fiato dalla bocca di Hutch. Inizia a preoccuparsi.
«Ehi, stai bene?» indaga con prudenza.
«Non troppo» soffia appena.
Si rimette seduto di scatto, adesso decisamente allarmato, e a tentoni striscia verso il punto da cui è provenuta quella risposta così poco rassicurante. Tasta il terreno e riesce a scovare un braccio di Hutch, poi la spalla a cui è attaccato. Il proprietario di entrambi sussulta appena e mugola.
«Sei ferito?» domanda trepidante.
«Penso mi abbiano sparato» lo informa in tono sfiancato. «E mi fa male la testa… e anche tutto il resto.»
«Cristo. Avresti dovuto avvisarmi» protesta spaventato.
«Sembravi abbastanza arrabbiato» prova cauto.
«Sei scemo! Non… Dannazione. Pensi di riuscire a camminare? Dobbiamo tornare alla locanda se vogliamo recuperare Maloney.»
Lo sente borbottare, ma non è certo se siano parole vere o semplici imprecazioni. Si muove rumorosamente sui sassi, respirando in maniera pesante, poi sbuffa, e un tonfo suggerisce a Cat che no, non c'è modo che possa rimettersi in piedi nell'immediato futuro.
«Io… N-non…» tentenna.
«Ho capito. Non muoverti più. Devo… provare a scovare quel posto, se solo sapessi dove diamine siamo… Tu resta fermo qui, chiaro? Se trovo la locanda e perdo te… Merda, che cazzo di giornata. Se mai ritroverò quei due dovranno pregare di essere già morti stecchiti» sibila fosco.
Lì a fianco, Hutch trema, e non è solo per il dolore. Non vorrebbe mai, per nessuna ragione al mondo, essere nei panni di quei due scemi che hanno cercato di farli fuori.
«Fa'... attenzione» lo prega, angosciato all'idea di non poterlo aiutare.
«Sarà difficile» lo informa spiccio, prima di avviarsi.
E, maledizione, fa un male cane. Ha proprio la sgradevole impressione di essersi rotto qualcosa. Tanto per cambiare.
