Sta arrancando con qualche difficoltà su una strada lastricata, dopo aver miracolosamente trovato la via per lasciare la spiaggia, non senza essere caduto lungo il sentiero per lo meno tre volte. Adesso, oltre alla gamba, gli dolgono anche le mani, ma se non altro ha evitato di rompersi altre ossa. Ora, se solo gli riuscisse di orientarsi, sarebbe senz'altro un passo avanti. Quel villaggio è un vero mortorio, non transita nemmeno uno straccio di carrozza, per la miseria! Non può avere la certezza di aver imboccato la direzione giusta, e sta sprecando un'infinità di tempo per raccapezzarsi, senza risultati degni di nota.
«Monsieur? Allez-vous bien?» lo sorprende d'un tratto la voce un po' malferma di un uomo alle proprie spalle.
Storce il naso. È indeciso se mandarlo direttamente a fare in culo. Che razza di domande fa questo tizio che gli si sta evidentemente avvicinando, almeno a giudicare dal suono di passi che si fa più distinto. Non lo può ben vedere da sé che Cat è fradicio e sta vistosamente zoppicando con l'aria totalmente spersa? Ma infine riflette che dopotutto ha ancora una locanda da trovare e un dottore da rintracciare. Un aiuto esterno dotato di vista gli farebbe di certo comodo.
«Êtes-vous souffrant?»
«Euh… Oui, en effet» tenta, impacciato suo malgrado.
«Puis-je vous aider?»
Annuisce, titubante, tentando di rammentare lo stupido nome della dannata locanda.
«Connaissez-vous… ehm… l'auberge "À l'Aiguille Creuse", s'il vous plaît? Je crains de m'être perdu. Je la cherche, mais, uhm… ça va être difficile, puisque malheureusement je suis aveugle.»
«Seigneur! Je vous demande pardon, je suis un peu étourdi parfois. Mais oui, ne vous inquiétez pas, je la connais bien celle-là, je vous y emmène volontiers. Voilà, prenez ma main, du courage» offre, tendendola al ragazzo.
«Me-merci…» soffia inebetito, afferrando la mano offerta dal tizio e arrancandogli appresso.
La sua entrata nell'atrio della locanda non passa esattamente inosservata. Per sua immensa fortuna non dovrà mettersi alla ricerca del dottore perché, almeno a giudicare dalla sua reazione sconvolta, si trova già lì e non apprezza in modo particolare le sue attuali condizioni.
«Gesù benedetto! Cosa accidenti vi è capitato?» esclama infatti Maloney, dopo aver sollevato lo sguardo allo spalancarsi della porta d'accesso.
«Storia lunga, Doc. Mi serve proprio il vostro aiuto: ho lasciato Hutch giù alla spiaggia e non era in buone condizioni» replica sintetico.
«Oh, per l'amor del cielo! Rimanete lì, aspettatemi, vado a recuperare le mie cose e sono da voi.»
Detto ciò si precipita ai piani superiori, lasciando Cat impalato in mezzo al salone e sotto una ragguardevole quantità di sguardi da parte dei presenti. Borbotta un lieve ringhio infastidito e si appresta ad attendere, impaziente, il ritorno del loro dottore, sperando che non si riveli troppo lunga.
«Eccomi!» prorompe Maloney, appena tornato in sala trafelato e carico della sua borsa. «Ritenete che sia in grado di camminare?» inquisisce, riferendosi a Hutch.
«Sarei sorpreso se nel frattempo non avesse perduto i sensi» replica Cat, cupo.
Lo sente borbottare qualcosa che alle sue orecchie ha tutta l'aria di un'imprecazione, e poi rivolgersi al proprietario della locanda chiedendo la possibilità di avere il supporto di almeno due volontari, possibilmente robusti. A Cat sfugge un lieve stirarsi di labbra a guisa di stentato sorriso, perché tutto sommato, ogni tanto, il loro dottore ha anche delle buone idee; nessuno dei due potrebbe sperare di riportare Hutch alla loro camera: Maloney è un po' troppo gracile, e Cat è già un miracolo che riesca a reggere sé stesso.
«Bene, siamo pronti. Possiamo andare» lo avverte, avendo evidentemente radunato sufficienti aiuti esterni.
Con una smorfia di sofferenza, Cat si volta e torna sui propri passi, sforzandosi di rammentare ogni singola svolta e cambio di direzione fatta all'andata per riprodurla il più rapidamente possibile al loro ritorno alla baia.
«La vostra gamba…»
«La mia gamba può attendere» lo interrompe in modo brusco. «Ci penserete dopo che avrete lavorato su Hutch.»
Lo avverte sospirare, affrettare appena un po' il passo e sfiorarlo. Cat tentenna un momento, corrucciando la fronte, e Maloney ne approfitta per sgusciare sotto il suo braccio sinistro.
«Appoggiatevi, e per favore evitate di fare storie.»
Sbuffa, ma accetta l'aiuto e si puntella alla spalla del dottore, alleggerendo in quel modo il peso sulla gamba sinistra.
«Meglio» mormora soprappensiero.
«Immagino di sì. Mentre raggiungiamo la spiaggia, ditemi quel che è accaduto, per favore. Potrebbe essermi utile per capire dov'è il danno.»
Detto in quel modo ha perfino un senso, anche se Cat è abbastanza sicuro che si nasconda un secondo fine dietro quel bel discorso ragionevole. Ma tant'è, non è come se avesse molto altro da fare, oltre a ritrovare la via verso Hutch, quindi si rassegna a ricapitolare gli ultimi eventi per Maloney, sperando che almeno serva davvero a qualcosa.
«Questa l'ho già sentita: prima gli sparano, poi finisce a un passo dal tirare le cuoia. Suppongo sia il vostro modus operandi di routine.»
Cat storce il naso, scontento. «Non è proprio così, Doc. Nessuno di noi due ha tendenze suicide, e non apprezziamo granché finire in un letto con gran parte delle ossa rotte. Succede e basta.»
«Succede… È un tantino riduttivo. Diciamo che lo fate capitare perché le vostre esistenze sono tutto fuorché tranquille.»
«Qualcuno voleva farci la pelle, sì. Sapete che c'è: uno dei motivi era quell'oro di cui voi e io sappiamo bene» sibila ferale. «Potrei rammentare male, ma ho l'impressione che voi foste nei paraggi, quando io e il mio amico ne parlavamo, e che la decisione di impicciarvi fosse vostra. Forse potrei farlo presente alla gente che cerca di ucciderci.»
«Mh» commenta Maloney, sembrando molto poco persuaso da quell'infausta possibilità.
«Ci dev'essere un sentiero, da qualche parte qui, nelle vicinanze» mormora, iniziando a essere veramente estenuato.
Maloney, incerto sulle supposizioni di Cat Stevens, si guarda comunque attorno, ma non vede nulla che somigli anche vagamente a un percorso transitabile, né a piedi né a cavallo. Si scosta dal ragazzo dopo essersi assicurato che possa reggersi con le proprie forze e si inoltra poco più avanti, scrutando tra fronde e cespugli. Alla fine quel che cerca lo individua a diversi metri di distanza, sulla destra; uno stretto sentiero che scende abbastanza ripido. Sospira. Si rende conto che sarà una bella faticaccia trasportare il signor Bessy su per quel viottolo. Sempre che respiri ancora… D'accordo, brutta idea. Questo, decisamente, non era il caso di pensarlo.
Avvisa gli altri uomini che lo accompagnano e insieme si inoltrano nella direzione indicata. Tranne Cat. Maloney ha categoricamente vietato al ragazzo di seguirli. Già è un miracolo che sia tutto intero (o almeno, abbastanza intero) dopo aver risalito il sentiero. Scendere giù, nelle sue attuali condizioni, sarebbe un suicidio, e il dottore da parte sua sarebbe un vero irresponsabile.
«Allora che diavolo faccio?» ringhia Cat, frustrato.
«Aspetterete qui. Sedetevi, per cortesia. Siete oltremodo pallido. Mi occuperò del signor Bessy e poi torneremo su da voi. Sono stato chiaro?»
«Sì» sibila scocciato. «Datevi una mossa, però» sbotta, contorcendosi per sedersi a terra, nell'attesa.
Maloney leva gli occhi al cielo e riparte, lasciando il ragazzo a sé stesso e pregando in cuor suo di non aver commesso un tremendo errore di valutazione. Ma il tempo stringe e deve affrettarsi: inizia a essere decisamente in ansia per l'uomo disperso sulla spiaggia.
