Inspira bruscamente quando, infine, riesce a scovare il punto in cui si trova Hutch Bessy. Ma accantona le considerazioni personali e si affretta a raggiungerlo per poter effettivamente controllarne le condizioni.
Vivo lo è: il battito è presente, seppur abbastanza irregolare. Stira le labbra in una linea impensierita e procede rapidamente a un esame sistematico dei suoi valori. Mentre è occupato a rilevare la sua pressione il suo nuovo paziente mugola qualcosa.
«Signor Bessy? Riuscite a sentirmi?»
«Purtroppo» conferma con voce rauca.
Maloney sospira, rassicurato perché oltre a essere cosciente possiede ancora tutto il suo sarcasmo, il che è un buon segno, almeno dal punto di vista prettamente medico.
«Siete un uomo piuttosto fortunato» gli fa notare, mentre tagliuzza la stoffa della maglia nel punto in cui ricopre il suo braccio sinistro.
«Sì…» rantola, sfiatato, «mi sento molto fortunato» ribatte sarcastico.
«Poteva benissimo andarvi peggio.»
«Potevo essere morto» conviene, ben poco entusiasmato dalla sua supposta fortuna.
Per quanto lo concerne, ha dolori praticamente ovunque e respira malissimo. Se a questo si aggiunge che non riesce a rimettersi in piedi e che tale fatto increscioso gli impedisce di raggiungere il suo Cat e accertarsi che sia vivo e in buona salute, la situazione si aggrava ulteriormente.
Lancia una distratta occhiata al dottore e alle sue mani invadenti, e storce il naso. «State rovinando una delle mie poche maglie buone, sapete» borbotta fievole.
«Avete un buco nel braccio. L'ultimo dei vostri problemi è lo stato dei vostri abiti» fa notare con benevolenza, mentre ripulisce con cura la pelle ferita.
«Ma se poi sopravvivo, come ci vado in giro: nudo?»
Maloney freme a quel pensiero poco edificante e scuote la testa nell'estremo tentativo di scacciarne fuori l'idea molesta.
«Vi prego di non distrarmi, signor Bessy. Potrei commettere errori e staccarvi un braccio invece della semplice maglia.»
Hutch sogghigna, divertito. «Siete davvero così pudico? O è solo a parole che fingete di essere moralista?»
«Nessuno dei due. Ho semplicemente più buon gusto di così» ribatte a tono.
Sgrana gli occhi e soffia uno sbuffo che non sa se sia di irritazione o riluttante ammirazione. Poi sibila, perché quel maledetto depravato gli ha appena gettato acqua salata sulla ferita.
«Che figlio di…»
«Devo pur disinfettare, in qualche modo» fa notare, in tono assolutamente candido ma con un sorrisetto piuttosto bastardo stampato in volto.
«Un giorno di questi troverò il modo di farvi scontare tutto quanto. Non dubitate.»
«Ne sono certo» concorda Maloney. «Ora però rimanete fermo. Devo controllare l'entità dei danni.»
È in quel modo che scopre che, per fortuna del suo cocciuto paziente, non sembra essere presente alcun trauma cranico, nonostante il tuffo tutt'altro che dolce. Si tratta piuttosto quasi certamente di una commozione cerebrale che lo ha lasciato abbastanza frastornato ma in grado di riconoscere cose e persone, nonché di sfruttare le proprietà di linguaggio (per lo meno, quelle poche che possedeva già in precedenza). La notizia negativa è che inizia seriamente a temere uno schiacciamento delle vertebre cervicali.
«Mh…»
«Che c'è?»
«Penso che servirà anche a voi un ortopedico. Il trauma deve aver danneggiato il vostro collo.»
«Eh?»
«Vi servirà della riabilitazione, o continuerete a sentire dolore. Perché sentite dolore, giusto? Al collo, alla testa?»
«Fate un po' voi. A me fa male ovunque.»
«Signor Bessy, siate serio. Sto cercando di esservi di aiuto» protesta Maloney.
«Libero di non crederci, ma io sono serio. Non mi credete solo perché si vede che non v'è mai capitato di precipitare giù da una scogliera e schiantarvi in mare.»
«Ringrazio la mia buona stella, per questo» conviene con trasporto.
«Il vostro umorismo da quattro soldi non mi diverte. Volevo soltanto che lo sapeste per certo.»
«E io vi ringrazio immensamente. Non avrei saputo come continuare la mia esistenza senza il vostro prezioso appunto. Comunque la vediate, vi servirà molto riposo; le vostre condizioni non sono eccessivamente gravi, ma è opportuno limitare ogni attività per evitare possibili, spiacevoli conseguenze.»
«Ma Cat…!»
«Anche il signor Stevens dovrà riposare. Non ho ancora avuto modo di visitarlo, ma da quel che ho potuto vedere, ha una lesione alla gamba sinistra.»
«Cosa? Non di nuovo!»
«Purtroppo sembra proprio così» conferma mesto.
«Oh… Merda! Se becco quei due deficienti, giuro che gli tiro il collo!» proclama fuori di sé.
«Comprendo la vostra collera, ma temo di dovervi informare che non siete nelle condizioni idonee per… beh, partecipare a una rissa.»
«Mh… sul serio? Chi l'avrebbe detto» borbotta sarcastico. Sbuffa, abbastanza stizzito. «Se avete finito, pensate che si potrebbe tornare alla locanda? Non sembra, ma fa un freddo cane qui sui sassi. Sono pure inzuppato fino al midollo.»
«Questa è un'ottima idea» concorda Maloney. «Voi rimanete fermo. Do tutte le indicazioni ai gentili signori che mi hanno accompagnato perché vi portino via.»
«Che signori?» si impensierisce Hutch.
«Oh, nulla di che preoccuparsi. Ho solo reclutato alcuni uomini alla locanda perché mi aiutassero, proprio per questo genere di occasione.»
Hutch storce il naso, per nulla rassicurato da quella inconsistente spiegazione. Ma poiché al momento non può farci molto perché la sola idea di mettersi in piedi gli fa tremare le ginocchia, accetta la situazione per come si presenta. Spera solo di poter rivedere un'ultima volta il suo Cat, prima che qualche altra sciagura lo investa senza preavviso. Se poi ci scappasse anche un bacio, sarebbe perfetto. Hutch, dopo tutto, è un uomo semplice: si accontenta dell'essenziale e, al momento, l'essenziale è il suo dolce micetto dagli artigli affilati come rasoi.
Purtroppo non c'è stata la possibilità di un felice ricongiungimento dato che Hutch era sonnecchiante già prima di raggiungere la fine del sentiero, mentre Cat più che altro era privo di sensi. Maloney infatti ha dovuto fermarsi con il ragazzo mentre gli aiuti reclutati alla locanda trasportano Hutch al sicuro, e ne ha approfittato per iniziare a medicare la gamba di Cat. Ha la marcata impressione che possa trattarsi di una lesione ai legamenti del ginocchio, e da quanto gli ha descritto il ragazzo riguardo agli accadimenti di quel pomeriggio, le probabilità che sia così sono molto alte. Sospira, sconfortato, mentre lavora per immobilizzare l'articolazione danneggiata. Certo è che quel ragazzo è oltremodo sfortunato: appena il tempo di tornare a camminare decentemente e già tutto ricomincia da capo. Scuote la testa, stringe i bendaggi e si appresta ad attendere che i rinforzi tornino per aiutarlo a portare il suo secondo paziente al sicuro nella loro camera.
