«Hutch?» mormora Cat, appena sveglio, con voce impastata.
«Sta riposando. Come del resto dovreste fare voi.»
«Nh» dubita. «Come sta?»
«Non eccessivamente male, tutto considerato. Ma sarebbe bene se rimanesse in completo riposo almeno per le prossime due settimane» spiega con pazienza Maloney.
«Maledetti. Per poco non ci ammazzavano» borbotta Cat, scuotendo la testa.
«Sì, immagino ci siate andati parecchio vicino. Come vi sentite?»
«Male! Che diavolo ha la mia gamba, stavolta?»
«Una lesione al legamento del ginocchio. Ma se avete potuto fare tutta la strada dalla baia alla locanda e ritorno, sono ragionevolmente convinto che non sia completamente rotto.»
«Che vuol dire, in parole povere?»
«Vuol dire che, se tutto va bene, non necessiterete di un altro intervento chirurgico.»
«Beh… come sono fortunato» bercia sarcastico.
«Più di quanto immaginiate» commenta bonario.
«Ci credereste che senza questo ennesimo casino avevo la speranza e l'intenzione di partire per Parigi nel giro di una settimana?»
«Meglio di no.»
Sbuffa una risata amara. «Decisamente. Meglio anche evitare di fare previsioni. La prossima volta tanto vale far tutto senza preavviso.»
«Qualcosa bisognerà pur organizzare» prevede Maloney.
«Mh… Allora ci nascondiamo in bagno e progettiamo tutto barricati dentro. Magari usiamo un codice?»
Maloney sorride divertito. «Avete una certa fantasia, non lo nego. Ma se nessuno degli altri due conosce il codice, come ci capiamo?»
«Non avete tutti i torti. Vorrà dire che userò i prossimi giorni di totale inattività per idearlo e insegnarlo a voi e a Hutch. Sarà una sfida. Così nel frattempo non impazzirò nell'ennesima attesa.»
«Questa è un'ottima idea. Tenersi impegnati mentalmente aiuta a trascorrere il tempo in maniera positiva.»
Cat sospira. Sa già che sarà abbastanza complicato, senza potersi spostare. E poi ci sono quei due cretini venuti da oltreoceano. Stira le labbra, impensierito.
«Potete avvisare il proprietario della locanda di prestare attenzione in caso vedesse la gente che voleva ammazzarci? Non so come fossero fatti, ovviamente, ma Hutch li ha potuti vedere. Quando si sveglierà potrà descriverveli.»
«D'accordo. Intanto avvertirò il signor Avenac di far controllare eventuali movimenti sospetti. Ma voi davvero credete che i vostri assalitori si arrischierebbero a penetrare in un edificio costantemente frequentato da avventori locali e da turisti?»
«Sembravano abbastanza folli e sufficientemente imbecilli da non far troppo caso a questo genere di inconveniente. Anche se, ve lo devo dire, spero abbiate ragione e non facciano più vedere le loro facce da queste parti.»
Rimane pensieroso per molti, quieti minuti. Ascolta il dottore sfogliare uno dei suoi immancabili libri, e Hutch respirare rumorosamente come accade di norma. Quei due suoni famigliari lo rassicurano, in qualche maniera, e riescono nella difficile impresa di rilassarlo nonostante tutto.
«Pensate che… ecco… potrei spostarmi accanto a lui?» prova a un certo punto, tentennante.
Maloney solleva lo sguardo dalla sua lettura e inarca un sopracciglio. «Ritengo sia un po' troppo stretto per entrambi. Tuttavia, se lo desiderate, potrei provare a spostare il vostro giaciglio accanto a quello del signor Bessy, in questo modo avreste lo spazio necessario e sareste più accosto.»
«Posso aiutarvi» propone titubante.
«Ah, no! Scordatevelo. Se potesse parlare, il vostro ginocchio starebbe certamente sciorinando insulti a raffica rivolti a voi e anche a me. Non ho intenzione di permettervi di poggiare il peso su quella gamba, non per i prossimi quindici giorni almeno. Meglio il doppio, per andare sul sicuro.»
Cat sbuffa una piccola risata. «E supponete di poter spostare, da solo, il letto? Non con me sopra, di certo. E non sono sicuro nemmeno senza di me.»
«Ma, insomma!» protesta indispettito. «Il fatto che io sia magro e per nulla allenato non fa di me un invalido, sapete. E vorrei ricordarvi che vi ho fatto da sostegno durante la scarpinata fino alla baia.»
«Già, e sembravate più affannato di me» lo deride Cat con un sogghigno.
«Non siete per nulla gentile» fa presente piccato.
«Non lo sono, vero? Penso di essere più il genere del cattivo ragazzo, a ben vedere.»
Maloney lo scruta con interesse. «I vostri limiti di coscienza sono poco netti, lo ammetto. Viaggiate spesso e volentieri attraverso le gradazioni del grigio, piuttosto che sostare stabilmente nel bianco o nel nero. Se non foste un giocatore con la tendenza al sarcasmo pesante e all'insulto pronto, tuttavia, non vi definirei una cattiva persona.»
«Ah no? E come mi definireste, dunque?»
«Un astuto calcolatore con una certa predilezione al guadagno facile e alla pigrizia cronica, non senza un certo, forse inadeguato, senso della giustizia. Ho inoltre appurato che possedete una discreta bontà d'animo abilmente celata sotto consistenti strati di cinismo.»
Cat sorride. Forse il primo sorriso vero rivolto al loro dottore. «Non siete da buttare come osservatore della psicologia umana» commenta, con sottile divertimento.
«Oh, ma grazie. Il vostro bizzarro modo di elargire complimenti usando negazioni è qualcosa di davvero affascinante.»
«Voi dite?»
«Oh, sì. Se voi e il vostro amico non foste dei piantagrane così formidabili, sarei veramente lieto di essermi imbarcato in quest'avventura in vostra compagnia.»
«Oh? E invece?» indaga, sempre più divertito.
«Invece non passa giorno che io non maledica l'arrivo del signor Bessy alla mia ex-clinica di Las Cruces. A volte rimpiango di non stare ammuffendo tuttora in quel malefico postaccio. Altre volte, al contrario, ringrazio il cielo per essere arrivato dove sono ora, ancora sano di corpo e di spirito, e sperando in un reale avvenire.»
«E io vi auguro di ottenerlo» concorda Cat, mentre il piccolo sorriso sfuma e sospira già troppo stanco per quel poco tempo passato sveglio. Sarà un periodo di ristabilimento davvero avvilente e snervante.
«Vi aiuto ad alzarvi, se lo desiderate. Come avete subdolamente fatto notare, probabilmente non sarei in grado di spostare il letto con voi sopra, ma se pensate di poter attendere una manciata di minuti sostando appoggiato alla vostra gamba sana e al muro, sono abbastanza sicuro di poter trascinare l'aggeggio accanto al vostro amico.»
«Bene. Credo di poter tentare. Sarà meglio che ci provi ora, prima di perdere i sensi. Di nuovo.»
Maloney sorride. «Siete veramente troppo severo con voi stesso. Dopo quel che vi è accaduto quest'oggi, dovreste pensare tutto il bene possibile a proposito sia della resistenza del vostro corpo che di quella del vostro animo.»
«Capisco perché non vi trovavate a vostro agio, laggiù nel deserto.» Lo sorprende il commento pacato del ragazzo, lasciandolo interdetto e pensieroso.
«Non sono certo di comprendervi» tenta cauto.
«Siete una persona estremamente sensibile, per quanto tendente alla riservatezza per quel che vi concerne personalmente. Dentro di voi non concepite le brutture di questo mondo, per lo più causate dall'animo umano che, non necessariamente malvagio, tende comunque a un egoismo radicato e persistente.»
«Più di quanto immaginate» replica cupo.
Un sogghigno di scherno storce le labbra di Cat. «Doc, credete, ho molta immaginazione, e per certi versi nemmeno mi serve. Ho visto parecchio, in giro, riguardo alle deviazioni dell'animo umano. Alcune volte, ne sono stato direttamente coinvolto.»
Maloney osserva qualche lungo momento il viso del ragazzo. Sembra stranamente disteso, a una prima, superficiale occhiata. Se si spinge più a fondo può tuttavia notare una certa tensione nelle linee che lo compongono. Annuisce e decide di rimboccarsi le maniche, offrendogli il proprio sostegno per rimettersi in piedi nel breve tempo che intende impiegare per trascinare un giaciglio accanto all'altro. Perché, poi, non lo avranno fatto prima? Un bel mistero. Forse un giorno di quelli saprà perfino risolverlo. Per ora è tempo di allenare i bicipiti.
