«Cat…»
«Nh.»
«Cat!» grida allarmato, scattando seduto e poi tornando sdraiato con un pietoso mugolio. «Ahi, ahi…»
Cat sbuffa. «Maloney ha detto che devi riposare, non fare ginnastica.»
«Non stavo facendo ginnastica. Stavo cercando di capire che fine avessi fatto… Come fai a essere qui?»
«Mi ci hanno portato, com'è successo a te» commenta laconico.
«No, intendevo, qui qui, accanto a me, senza doverti accartocciare in un angolo per poterci stare.»
«Ah. Beh, Maloney mi ha aiutato a spostare il mio letto accanto al tuo. Oddio, veramente io mi sono limitato a rimanere in equilibrio sul piede destro e appoggiare la schiena al muro, mentre il dottore provava a farsi venire la sciatica spostando il letto» spiega, sogghignando al ricordo.
Hutch, a occhi sgranati, non riesce a impedirsi di sghignazzare a quel resoconto. Doveva essere una scena piuttosto spassosa. Peccato essersela persa. Fa spallucce pensando che in cambio ha il suo Cat proprio lì, a portata di mano. A proposito: «Come stai?» si affretta a chiedere.
«Un po' ammaccato. E Doc dice che ho una lesione a un legamento del ginocchio. A parte questo, direi abbastanza bene, tutto considerato. Per una volta credo di essere d'accordo con Maloney: poteva andare molto peggio. E, in realtà, ci siamo arrivati davvero tanto vicini, stavolta. Ancora adesso mi chiedo come facciamo a essere vivi.»
«È una buona cosa, sai? Non dovresti farti domande simili» protesta.
«Sì, lo so. Ma lo sai come sono fatto: non mi riesce molto bene fare la persona lieta di respirare, preferisco chiedermene il motivo.»
«Già. Una gran brutta abitudine da parte tua, se vuoi la mia opinione» fa presente contrariato.
«Tu non ti chiedi mai per quale ragione le cose vadano in un modo piuttosto che in un altro?»
«Qualche volta. Ma di solito non ho risposte, quindi ci rinuncio abbastanza in fretta.»
Cat sorride, poi si solleva sui gomiti e, con un certo impaccio, si trascina a fianco del compagno.
«Sono molto contento che entrambi respiriamo. Va meglio, così?» soffia nel suo orecchio burlandosi di lui.
«Se lo fossi davvero, allora sì, andrebbe molto meglio» fa presente, poco persuaso della veridicità delle sue parole.
«Hutch…» sospira, poggiando con cautela una guancia sul suo braccio sano. «Vuoi la verità? Siamo nella merda fino al collo: due tizi che non conosciamo sono lì fuori e almeno uno dei due vuole ammazzarci senza neppure un ultimo saluto. Io non ho idea di che aspetto abbiano e speravo ti svegliassi presto per poter avvisare il padrone della locanda. Comunque non potremmo andare granché lontani, perché la tua schiena e il tuo collo non sono in condizioni adeguate per spostarsi e io non riesco a fare nemmeno due passi senza vedere le stelle. Ma sai che c'è? È meraviglioso sentire il tepore della tua pelle contro la mia. Grazie, per avermi salvato.»
Hutch deglutisce, allarmato, commosso e disperato tutto nello stesso momento. «Lo hai fatto anche tu, a meno che io non abbia avuto le traveggole. Eravamo in mezzo al mare, giusto? Non l'ho immaginato?»
«No. Anche se avrei preferito che fosse tutta opera del tuo cervello, eravamo davvero in mezzo al mare. E, se posso dirlo, era freddo come un cubetto di ghiaccio. Come fa la gente a immergersi in quella distesa gelata?»
«Di solito lo fanno in estate, quando l'acqua è più tiepida. Beh, in realtà ho sentito che c'è gente fuori di testa che a volte lo fa pure in inverno.»
Cat rabbrividisce al solo pensiero, e si stringe di più contro Hutch. «Oh, no. Nemmeno se mi pagassero. Un tuffo non previsto mi è bastato per il resto dei miei giorni. Grazie tante.»
Hutch poggia una mano fra i capelli di Cat, inizia a passare languidamente le dita fra le sue ciocche e Cat mormora felice, strappando un sorriso soddisfatto a Hutch.
«Ti fa molto male, quel ginocchio?»
«Al momento è più che altro intorpidito. Se mi sposto sento un dolore sordo. Se ci appoggio il peso fa un male d'inferno, quindi se non ti dispiace eviterei.»
Annuisce, prendendo nota del guaio nuovo di zecca nel quale sono capitati.
«Forse potresti farti dare qualcosa per attenuare il dolore da Maloney» propone cauto.
«Preferirei di no. Per quanto non mi piaccia particolarmente sentire dolore, lo preferisco a non sentire nulla del tutto… o a sentire cose strane.»
Hutch solleva istintivamente la testa e sibila, scoprendo quanto cattiva sia stata quell'idea.
«Cosa non hai capito nella frase: "devi riposare"?» borbotta Cat.
«Non volevo. Mi è venuto d'impulso» protesta, mettendo il broncio. Poi rammenta il motivo di quella fitta dolorosa e torna in sé. «Cosa vuol dire "sentire cose strane"?» indaga allarmato.
«Vuol dire che quel che sento (e vedo, se solo i miei occhi funzionassero) non esiste, oppure esiste ma non in quel momento.»
«E questo…» tentenna Hutch, abbastanza confuso e inquieto.
«Questo dipende dal fatto che determinati farmaci hanno su di me un effetto abbastanza nefasto e imprevedibile.»
Hutch ci pensa un po', perplesso. «Oh! Quella volta a Las Cruces, quando dicesti a Maloney di evitare di eccedere con la codeina, era per questo.»
«Esatto. In passato ho avuto alcune brutte esperienze con la morfina. Preferisco non rischiare.»
«Ma non mi hai poi mai spiegato…» Hutch si interrompe bruscamente. Sgrana gli occhi. Inspira con forza una boccata d'aria. «È stato sempre lui, quel gran figlio di puttana di tuo padre» ringhia abbastanza incazzato.
Cat, confondendo Hutch, sorride contro la sua pelle nuda.
«Lo trovi divertente?» si altera.
Scuote piano la testa. «No. Riflettevo solo che qualche volta sei davvero incredibile. Hai appena risolto una complicatissima equazione senza alcun tipo di suggerimento. A quanto pare in tutti questi anni devo averti sottovalutato.»
«Di che parli?» borbotta, indeciso se essere offeso o arrossire di piacere.
«Parlo del fatto che hai messo insieme le informazioni che avevi a disposizione e sei arrivato alla conclusione corretta senza che io ti dicessi alcunché. Quindi, che dire: un altro ottimo motivo per amare il mio uomo meraviglioso» soffia, facendo increspare la pelle di Hutch e arrossire il suo volto.
