Alla fine Hutch è riuscito, faticosamente e con grande dispendio di energie, a farsi perdonare dal suo gattaccio… ehm, Cat. Ha strisciato. Con cautela e in modo abbastanza pietoso e impacciato, ma comunque è quel che ha fatto. Cat è rimasto arroccato nella sua sacra indignazione per una buona parte della mattina seguente, dopo averlo costretto a dormire sul pavimento del salotto (il divano è troppo corto e stretto), rinfrancato solo dall'ormai onnipresente plaid e da un paio dei cuscini del suddetto divano. Hutch comincia a pensare di avere dei seri problemi mentali perché, cazzo, lo sapeva perfettamente che sarebbe stato un clamoroso errore spiattellargli in faccia il suo pensiero idiota, eppure ha comunque proseguito per la sua strada, pur consapevole di stare rischiando grosso. È stato persino fortunato: Cat non è in condizioni fisiche adatte a una zuffa in piena regola. In caso contrario si sarebbe ritrovato completamente ricoperto di lividi e graffi, di nuovo. Sta guarendo, lentamente, e non è proprio un'idea eccellente rallentare la convalescenza procurandosi nuovi traumi, per di più in modo così sciocco e per futili motivi. Allora, per l'amor del cielo, perché diavolo ha dovuto provocarlo in quella maniera? Per quanto il loro rapporto si sia fatto più stretto e la loro reciproca comprensione sia di molto aumentata, non può davvero aspettarsi che Cat non reagisca se apertamente sfidato. Forse la tensione e l'ansia per i recenti avvenimenti lo hanno minato più di quanto immaginasse all'inizio? Può darsi che avverta, in qualche maniera irragionevole e un po' malata, la mancanza di attrito con Cat, che un tempo era un amico sempre e comunque sull'orlo della rivalità? Che sciocchezza! Hutch è sicuro di preferire averlo fra le braccia, possibilmente senza troppa stoffa addosso, piuttosto che temere un agguato alle sue parti intime durante il sonno.
«Mi dispiace. Non avrei dovuto costringerti a dormire sul pavimento. Sono stato sconsiderato» ammette Cat, una volta fatto ritorno in camera dopo pranzo.
«Direi che me la sono cercata» sospira Hutch.
«Su questo ho pochi dubbi, e ancora mi chiedo quale sia il vero motivo. Ma per quel che mi concerne ho completamente scordato di tenere conto del fatto che non stai ancora bene. È stato ingiusto da parte mia. Avrei dovuto utilizzare maggior discernimento. Spero che… che vorrai perdonarmi» mormora impacciato.
«Cat… Non sono io che dovrei perdonare te, ma semmai il contrario. Solo che, per quanto io ci abbia riflettuto, non saprei darti nessuna valida risposta riguardo al perché ho agito in quel modo. Lo so bene che è stato sciocco e folle, ma questo non mi aiuta a capire.»
Il ritmico ticchettare di stampelle lo avvisa dei movimenti di Cat prima dei suoi occhi. Gli si siede accanto e appoggia una spalla alla sua.
«Può darsi che quel che è accaduto abbia lasciato più di un segno. Forse non è solo del danno fisico che avremmo dovuto preoccuparci» ragiona, sfiorando piano il dorso della sua mano in punta di dita. Sospira. «Scordo troppo spesso di accertarmi che tu stia bene. Sono proprio una frana come compagno, eh?» mormora provando a metterci dell'ironia senza raggiungere del tutto l'obiettivo.
«Questo non è vero. Lo fai più di sovente di quanto tu non creda. Il fatto è che non te ne rendi pienamente conto. E, dannazione, ti amo. Lo sai, vero?»
«Sì, ho ben presente questa inspiegabile stranezza.»
«Cat» ringhia frustrato e un po' indispettito per non essere stato preso sul serio nel modo adeguato.
«Lo so. Hutch, certo che lo so. L'ho appreso con il tempo. È stato anche abbastanza complicato, se proprio vuoi saperlo. Ma ora che ormai ne sono cosciente diventa un po' difficile ignorarlo. Anche quando mi prendi per il culo blaterando di felini un giorno sì e l'altro pure» borbotta piccato.
«Oh, Cat, lo sai che non lo faccio per offenderti. È solo… divertente, tutto qui.»
«Sì, divertente… Come no. La parte peggiore è che ci credi davvero. L'ho capito, sai: ci hai perfino ragionato su parecchio, altrimenti non te ne saresti saltato fuori, ieri sera, con quella sviolinata sulla mia somiglianza a un randagio.»
«Beh, però devi pur ammettere che…» tenta, incerto fra l'angoscia e il divertimento.
«Oh, silenzio, tu! Un'altra sola parola al riguardo e, ti giuro, lo trovo lo stesso il modo di fartela pagare anche se non mi reggo in piedi senza questi dannati aggeggi» sbotta irritato.
Hutch ridacchia e si sporge, poggiando con delicatezza le labbra sulle sue. Un piccolo mugolio di protesta accoglie inizialmente il suo proposito, poi lo avverte rilassarsi contro di lui e schiudere le sue belle labbra come un morbido fiore. E, dio, qualche volta si sente davvero felice, in barba alle avversità che capitano loro fra capo e collo. Potere di un bacio.
Si risveglia, mugolando, con un lieve debito di ossigeno per il quale non individua immediatamente la causa. Almeno fino al momento in cui rabbrividisce, avvertendo qualcosa sfiorare il suo collo. Nella fattispecie, la punta del naso di Cat. Quando i suoi denti gli mordicchiano la pelle sotto l'orecchio soffia un gemito sottile, poi trattiene il fiato bruscamente, mentre il suo gattaccio fa scivolare una mano lungo il suo stomaco, verso il basso.
«C-Cat… ?»
«Nh» mormora piano, posando un bacio sulla sua mascella.
«Cosa…» si schiarisce la voce, o per lo meno ci prova. «C-cosa fai?»
«Pensavo di lavorare sulla riappacificazione. Sai, l'altra sera sono stato molto scortese» soffia contro il suo orecchio.
«Mh… In effetti» mugola, rabbrividendo per l'ennesima volta.
«Quindi, intendevo provare a rimediare. Che ne dici?» insinua, mordicchiando piano il suo pomo d'Adamo.
«C-credo che sia una… f-fantastica idea» borbotta affannato, tentando alla bell'e meglio di racimolare il fiato necessario per pensare e formare contemporaneamente frasi di senso compiuto.
Cat nel mentre deve aver stabilito che Hutch, dopo tutto, non ha veramente bisogno di ossigeno per godersi la sua ultima trovata. Per questo e altri infiniti motivi si attacca alle sue labbra tentando con grande impegno di risucchiargli l'anima.
Sono ormai quasi dieci minuti che Hutch sta cercando di capire come sia possibile che respiri ancora e che il suo cuore non abbia deciso di piantarlo in asso. Al momento sta furiosamente galoppando nel suo petto, nonostante il suo possessore si trovi in stato di riposo. Forse sarebbe più corretto dire: in stato semi comatoso, riverso come un cetaceo spiaggiato fra le lenzuola sfatte e le coperte finite parzialmente sul pavimento. Che dire: è un uomo molto fortunato, in più di un modo e per più di un motivo. Quello principale si trova avvinghiato al suo fianco destro come una piovra, e questo solo in virtù del fatto che Maloney si è raccomandato a più riprese di evitare di pesare troppo su di lui. Hutch, inutile sottolinearlo, avrebbe di gran lunga preferito che fosse Cat il suo peso maggiore, al posto di tutta una serie di guai e grane che hanno tutta l'aria di non voler finire mai. Però può rassegnarsi tranquillamente, soprattutto ora che, dopo essere felicemente sopravvissuto all'ultima idea azzardata del compagno, sta volteggiando beato fra le nuvole della soddisfazione, e che il suo Cat respira dolcemente con il capo poggiato sulla sua spalla.
«Stai bene?» chiede quest'ultimo con un tono lievemente apprensivo.
«Se è una domanda trabocchetto ti avviso fin da subito che non l'ho capito. Comunque sì, sto da dio.»
Cat sbuffa una piccola risata contro la sua pelle. «Mi fa piacere. E no, non era una domanda trabocchetto. Volevo solo accertarmi di non aver fatto danni.»
«Nessun danno. Il mio cuore ha retto. Sto ancora respirando. Mi sento molto bene. Grazie, per il pensiero e la realizzazione.»
Ancora ridacchia, sembrando veramente sollevato, almeno a giudicare dal bel sorriso che ancora permane sulle sue labbra. «Ho creduto doveroso cercare un modo per farmi perdonare e farti piacere insieme» spiega, titubante.
«Per quello, ti assicuro che hai perfettamente centrato l'obiettivo» assicura, sogghignando del lieve rossore assunto d'un tratto dalle gote di Cat.
«Spero che tu non mi stia prendendo in giro. Lo so bene che sono ancora una mezza frana, sai» borbotta piccato.
«Questo lo dici tu. Io trovo che tu abbia sempre avuto l'ottima qualità di apprendere velocemente e… reinventare.»
«Reinventare?» dubita Cat.
«Già. Prendi le basi, le studi con grande dedizione, poi ci lavori sopra spaziando e modificando secondo quel che ti suggerisce la tua fantasia. Ti ho mai detto che ne hai molta?»
«Di fantasia? Sì, qualche volta» conferma, pensieroso. «Questo nuovo campo sembrava promettere nuove e potenzialmente infinite opportunità.»
Hutch ride e, incurante delle raccomandazioni del loro dottore depravato, se lo trascina addosso, sospirando felice e tuffando con gran gioia il naso fra i suoi capelli umidi e, naturalmente, scompigliati.
