«Potrei andare io stesso alla stazione per prenotare i biglietti» propone Maloney, mentre un pomeriggio hanno deciso di riunirsi e progettare finalmente lo spostamento verso la capitale.

Un sopracciglio di Cat si solleva, scettico. «Doc, senza offesa, ma se quei due tizi hanno raccontato il vero e ci hanno seguiti fin qui dal New Mexico, francamente dubito non sappiano della vostra esistenza. Pazzi senz'altro lo sono, ma il tizio che ho colpito sembrava possedere un briciolo di cervello. Ho il fondato presentimento che se deciderete di andarvene a zonzo da solo là fuori non ci impiegheranno molto a catturarvi e trovare il modo di strapparvi l'informazione che cercano, prima di spezzarvi il collo e gettarvi da una delle tante scogliere dei dintorni» illustra metodico e ragionevole, facendo rabbrividire di spavento il dottore.

Hutch si schiarisce la voce, imbarazzato. «Beh, forse avrei optato per una spiegazione meno grafica, ma il succo è comunque quello e, devo ammetterlo, mi trovo d'accordo con Cat.»

Il succitato volta il capo in direzione del compagno e lo reclina, incerto. «Troppo diretto?»

«Un po'» conferma Hutch, nonostante tutto offrendogli un piccolo sorriso e una morbida carezza sul dorso della mano.

Annuisce, pensieroso. «Meno descrizioni violente. Prendo nota» conferma serio, causando inconsapevolmente un più marcato divertimento da parte di Hutch. «Comunque la si voglia vedere, il problema rimane invariato. Nessuno dei tre dovrebbe recarsi alla stazione per prenotare i biglietti. Mi sento di credere che in questo modo scopriremmo le carte prima del tempo e sarebbe per loro fin troppo semplice ritornare sulle nostre tracce. Voi non siete certo nella posizione migliore per esserci di aiuto in caso di nuova aggressione, il mio ginocchio non è ancora in condizioni ideali e dubito che potrebbe portarmi molto lontano. Hutch è l'unico che ci vede e potrebbe causare loro problemi, ma onestamente non mi sento di lasciare tutta la responsabilità a lui.»

Hutch si imbroncia a quelle parole, ma decide di rimanere in silenzio. Si rende conto che Cat può chiaramente scorgere il quadro generale della situazione. Se dovesse capitare qualcosa a Hutch, sarebbero tutti e tre in un mare di guai, e non se lo possono permettere. Così decide di accettare le cose per quel che sono e attende di capire se il compagno ha da proporre loro qualche valida alternativa.

«Suppongo che, per come stanno le cose, una soluzione praticabile sia quella di incaricare qualcuno di qui dell'operazione, possibilmente questo qualcuno deve essere una faccia nota nei dintorni affinché non desti interesse e attenzioni sgradite. Voi, dottore, potreste conoscere il nostro candidato ideale, ritengo.»

«Davvero? Come lo sapete?»

«Non lo so. Lo penso perché negli ultimi mesi ho imparato a conoscervi, esattamente come voi conoscete noi. Per questo sono piuttosto sicuro che abbiate una serie di piccoli agganci del luogo.»

«Non li definirei proprio tali» prova invano a protestare Maloney.

«Voi forse no, ma ciò non cambia quel che sono. Dunque, sentiamo, c'è qualcuno che ritenete maggiormente idoneo al compito?»

Maloney fa spaziare lo sguardo nel piccolo salotto a loro riservato, sperando di trovare una via d'uscita. Ovviamente non ci riesce e sospira prendendone nota.

«D'accordo. Ci sarebbe il signor Biorel, che è un anziano del paese che faceva il pescatore e che frequenta assiduamente la locanda. Qui intorno lo conoscono tutti. Non è un gran impiccione, ma ama parlare, soprattutto delle sue conquiste, sia in ambito lavorativo che… privato.»

«Un dongiovanni dei tempi andati, insomma» commenta Hutch con un certo divertimento.

«Una specie, sì. Voi, signor Stevens, lo avete anche conosciuto.»

Cat ci riflette, poi arriccia il naso. «State per informarmi che il tizio svampito che ho quasi supplicato di accompagnarmi alla locanda è quello di cui parlate?»

Maloney sogghigna. «Proprio lui. Ma siete troppo crudele, pover'uomo. Ha quasi settantacinque anni. Cose strambe ne deve aver viste a iosa, per quanto limitati siano i suoi orizzonti.»

«Oh, giusto. E ha dunque pensato fosse all'ordine del giorno che me ne andassi in giro fradicio, zoppicante e visibilmente senza avere la più pallida idea di dove mi trovassi» sbotta indispettito.

Il dottore si stringe nelle spalle, imbarazzato. «Saprebbe comunque portare a termine il compito che vorreste affidargli, così come vi ha saputo ricondurre qui da me quando glielo avete domandato.» Cat ha ancora un'espressione scettica ben dipinta in volto. «Inoltre non c'è modo che possa attirare qualsivoglia genere di attenzione. Non fa altro che andare a zonzo senza una meta precisa tutto il giorno, ogni singolo giorno. Me lo ha confermato anche il signor Avenac» insiste, deciso a perorare la propria causa.

«Va bene. Avete vinto voi. Spediremo questo ex pescatore svampito ad acquistare i nostri biglietti per Parigi» si arrende Cat. «Speriamo in bene» mormora fra sé, ben poco persuaso della validità di tale decisione.

Con immenso stupore e altrettanta sorpresa di tutti i soggetti coinvolti, il signor Biorel, pescatore in pensione e accreditato cantastorie del paese, è tornato dalla sua importantissima missione vittorioso e con quanto richiesto: ovvero i preziosi biglietti ferroviari che permetteranno ai tre uomini americani di partire dalla Normandia e approdare a Parigi. Per la cronaca, perfino Maloney ha un'espressione sbalordita, all'arrivo alla locanda del gentile ometto, nonostante fosse stato proprio lui a proporlo come primo candidato.

«Non ci avrei scommesso un centesimo» commenta Hutch con un sogghigno.

«Figurati io» replica Cat. «Ma siamo tutti miscredenti, evidentemente. I miracoli, qualche volta, accadono anche sulla Terra» ammette, suo malgrado divertito.

Non rimane loro altro da fare che organizzare la partenza. Il loro treno partirà da Le Havre nel giro di quattro giorni, e Cat ha predisposto perché lascino il villaggio il giorno stesso della partenza, onde evitare di farsi seguire con troppa facilità. Curiosamente nessuno degli altri ha protestato. A quanto pare le sue previsioni pessimistiche devono aver contagiato Hutch e Maloney stimolandone la prudenza. Tanto meglio così: una preoccupazione in meno da gestire. Si sente già fin troppo logorato senza doversi sobbarcare una lunga e infruttuosa discussione riguardo la validità del suo programma di viaggio.

«Cat?»

«Cosa?» quasi ringhia.

Hutch sospira, indeciso se avvicinarsi ulteriormente. «Dovresti provare a riposare. Ti stai stancando troppo, e non fa per nulla bene al tuo ginocchio.»

Sta per dare in escandescenze. Si trattiene all'ultimo secondo e trae un lungo, profondo respiro.

«Non ci riesco. Come speri che possa starmene seduto, in queste condizioni? Salterei su come una molla a ogni singolo rumore fuori posto» protesta.

Hutch lo osserva con attenzione. Sotto i suoi occhi stanno tornando le ombre scure. Assottiglia le labbra, scontento. «Posso avvicinarmi?» domanda cauto.

Cat prorompe in una risata isterica. «Hutch» sibila. L'interpellato si tende, affatto sicuro di cosa stia per accadere. «Cristo» soffia, buttando fuori un respiro tremante. «Credo di sì» mormora, massaggiandosi le tempie.

Hutch, abbastanza incredulo, non se lo fa ripetere due volte e lo raggiunge accanto alla finestra che dà sul viale principale. «Ehi» prova, poggiando la fronte contro la sua tempia dolorante.

«Mi sa tanto che sto per dare ancora una volta di matto» ammette sconfortato.

«Cat, non devi per forza pensare tu a tutto quanto.»

«E chi dovrebbe farlo al mio posto?» sbotta alterato.

«Beh, potremmo provarci Maloney e io» tenta, con evidente incertezza.

Cat sgrana gli occhi, poi li assottiglia. Brutto segno. «Hutch» sibila, causando un sottile tremito nel suo compagno. «Se sono mezzo morto e non c'è la prospettiva che qualcuno finisca il lavoro, posso tranquillamente farmene una ragione e delegare. Se al contrario ho due tizi fuori di testa alle calcagna intenzionati ad ammazzarmi e derubarmi in ordine sparso, ebbene, non se ne parla neppure. Preferisco farmi venire un esaurimento nervoso, piuttosto che starmene a contare le pecore mentre qualcun altro fa il mio cazzo di lavoro!»

«Ok» soffia, mettendo prudentemente le mani avanti. «C-calma. Ho chiaro il concetto. Ricorda solo che sono dalla tua parte e non ho nessuna intenzione di intralciarti. Non questa volta, almeno» spiega, tentando di placare l'animo alterato del suo ragazzo.

Le labbra di Cat si tendono. Espira, facendo vibrare con forza le narici. Chiude strettamente gli occhi. Poi le sue spalle si abbassano repentinamente. «Io… Sc-scusa» pigola, confuso. «Sto di nuovo dando i numeri e… e mi dispiace. Non intendevo essere così brusco.»

Hutch ritiene che il pericolo di gravi lesioni corporali sia ormai passato, così torna a farsi accosto e circonda Cat con le braccia, stringendoselo addosso.

«Cat» sospira, accarezzando i suoi capelli con dolcezza. «Facciamo in questo modo: tu continui a pensare a come far funzionare tutto quanto senza morti ammazzati lungo la strada. Io penso a come farti stare meglio. Che ne dici? Ti sembra un buon programma?» tenta, speranzoso.

Cat espira piano e, lentamente, stiracchia un debole sorriso. «Mi sembra promettente» ammette, un poco più rilassato. «Proviamo» accetta, facendo felice il suo uomo.