Sta ancora guardando inutilmente male Cat, quando l'ennesima ombra sospetta lo fa voltare in un movimento brusco. Istintivamente si porta di fronte al compagno, nell'intento di impedire che un eventuale malintenzionato possa nuocergli.

«Chiedo scusa. Non era mia intenzione allarmarvi.»

Cat reclina il capo, incuriosito dalla nuova presenza, la cui voce gli proviene come estremamente giovane e con un curioso accento inglese, quasi dalla cadenza universitaria.

«Un altro ragazzino» borbotta Hutch, seccato.

«Signore, non sono un ragazzino» lo corregge il suddetto.

«Ah no? E cosa saresti, quindi?»

L'interpellato leva il mento e gonfia l'ancora immaturo e striminzito petto. «Un giovane virgulto e fiero rappresentante del genere maschile.»

Cat distende le labbra in un sorriso divertito. «A cosa dobbiamo, dunque, la tua presenza al nostro cospetto, giovane virgulto?»

Le tonde gote del ragazzino si imporporano appena. «Sono venuto da voi per porgervi le mie scuse per il comportamento scorretto e scortese del giovane Olivier che, poc'anzi, vi ha sottratto uno dei vostri averi. Questo» spiega, estraendo il portafogli della contesa di tasca e mostrandolo a Hutch. «Se non mi inganno appartiene al signore accanto a voi.»

«Sì, è suo» bercia Hutch. «E nelle tue mani come c'è finito?»

«Olivier ha incrociato fortuitamente il mio cammino e ha ben pensato di vantarsi della sua malefatta. In cambio ha ricevuto una lavata di capo. E mi sono fatto indicare la via per ritrovarvi e rendervi ciò che lui ha indebitamente trafugato.»

«Trafugare non è la parola che avrei usato. In verità lo ha fatto in modo abbastanza maldestro. L'unico motivo per il quale è riuscito nell'intento è solo perché il mio compagno qui presente ha ben pensato di intralciarmi, convinto che il marmocchio intendesse attentare alla mia salute fisica.»

Hutch mette il broncio. «Ti ho già spiegato che non avevo intenzione di darti impiccio. E mi sono perfino scusato» borbotta un po' offeso.

Le labbra di Cat si arricciano in un sorrisetto ironico che gli mozza il fiato per qualche interminabile istante. «E io ti ho già perdonato, per quello» mormora a unico beneficio del compagno. «Come sapevi che non siamo francesi?» chiede invece, incuriosito, rivolgendosi al ragazzino.

Quello si stringe nelle spalle. «Mi sono preso un minuto o due per osservarvi e decidere in che modo interagire. Così ho potuto sentire che vi scambiavate parole in inglese. Mi sono semplicemente adeguato.»

«Perfetto: un altro ficcanaso. Non ci mancava che questo» bercia Hutch, al colmo del fastidio.

«Non ficco il naso. Cercavo solo di evitare di finire nei guai per non aver saggiato il terreno. Comunque sono rimasto molto poco, quindi non ho avuto il tempo di udire nulla di compromettente… Non troppo, almeno» spiega, sogghignando appena.

Hutch ringhia, molto contrariato. Cat invece ridacchia, decisamente divertito, poi allunga una mano, attendendo paziente.

Il ragazzino coglie al volo l'invito e si fa più accosto, con prudenza, poggiando con garbo il maltolto sul palmo teso di Cat e subito indietreggiando per dare spazio.

Con un gesto veloce ed elegante si inchina. «Spero vogliate accettare le mie scuse per quanto accaduto. E il mio sincero augurio di un buon soggiorno a Parigi. Ora, mi rincresce, devo proprio andare; altri impegni mi attendono.» Senza aspettare risposta fila via, veloce come una saetta.

«Un altro gatto» considera Hutch, stranito.

Cat solleva su di lui gli occhi, interdetto. «Quale gatto?» inquisisce.

«Il ragazzino. S'è arrampicato su per i balconi, tanto veloce che quasi non lo vedevo muoversi, e poi su per i tetti. Se ci ricapita intorno dovrò proprio fare attenzione a non farmi graffiare» considera, tra il serio e il faceto.

Cat sbuffa, ma ha un piccolo sorriso all'angolo della bocca che rassicura Hutch.

«Già di ritorno, signori?» li accoglie Maloney quando la coppia lo raggiunge nella sala di lettura dell'hotel.

«Abbiamo avuto un piccolo contrattempo strada facendo, Doc» lo aggiorna Hutch, accompagnando Cat e facendolo accomodare.

«Sì, prima mi hanno borseggiato, poi sono tornati sul luogo del misfatto e mi hanno restituito il portafogli. Si vede che ho l'aspetto di un povero pezzente. Non si sono nemmeno presi la briga di guardarci dentro» scherza Cat.

Hutch, come al solito, non ricava alcuna soddisfazione dall'occhiataccia che lancia al compagno. «Smetti immediatamente di scherzare in questo modo. Se scopro che lo pensi davvero, guai a te.»

«Oh? E come conti di punirmi?» si informa Cat, con un sorrisetto languido e bastardo insieme.

«Cat» ringhia, seccato e imbarazzato, lanciando uno sguardo di sfuggita al dottore e scorgendo con fastidio la sua espressione palesemente divertita.

«Mi par di capire che vi siate trovato a incrociare la strada di una sorta di ladro gentiluomo» considera Maloney, incuriosito.

«No, Doc, il ladro era convinto della sua malefatta. Quello che mi ha reso il bottino era un'altra persona, un conoscente del furfantello. Sembra non fossero d'accordo sull'etica dell'atto compiuto dal ladruncolo. Hutch mi dice che è un ragazzino svelto e agile. Aggiungete che, in più, è molto sveglio e istruito, tant'è vero che ci ha parlato in inglese dopo essersi documentato» chiarisce Cat.

«Documentato?» si stranisce Maloney.

«Dite pure dopo essersi appostato nell'ombra e aver fatto il guardone impiccione. Mi ricorda qualcuno, ora che mi ci fate pensare» ragiona Hutch.

Maloney sbuffa e scuote la testa, ben conscio che si stia riferendo a lui e alla sua cattiva abitudine di farsi i fatti altrui. «E quindi erano entrambi ragazzini di strada?».

«Quello che mi ha infilato le mani in tasca di sicuro: l'odore era quello. L'altro… Non saprei. Aveva i palmi lisci, i vestiti non puzzavano, e in più la sua proprietà di linguaggio lascia supporre frequentazioni di un certo livello, o almeno dello studio approfondito, sia teorico che pratico. Sospetto che ci troviamo alle prese con un giovanotto istruito e dalle idee chiare riguardo al futuro.»

«Cosa te lo fa credere?» si insospettisce Hutch.

Cat rotea gli occhi. «Lo hai sentito, no? C'eri anche tu in quel vicolo. Non ricordi? Il ragazzo ha un'alta considerazione di sé e delle sue possibilità. Lo ha chiaramente lasciato trapelare, nel mezzo di tante pompose scuse.»

Hutch sporge le labbra, pensieroso, e sospira. «Speriamo che non si faccia ammazzare durante uno dei suoi progetti da grand'uomo, allora.»

Cat annuisce. «Speriamo.»