E va bene: ha accertato oltre ogni ragionevole dubbio che può fidarsi di Cat e che non deve preoccuparsi che gli riservi qualche giochetto maligno né altre brutte sorprese. Questo non significa che lo stesso discorso valga anche per il piccoletto, quel marmocchio intrigante e malizioso che sfrutta la sua giovane età per fare il bello e il cattivo tempo a suo piacimento. Quindi ha stabilito che lo prenderà da parte il prima possibile per chiarire una volta per tutte un paio di questioni.

Nel frattempo, invece, Cat ha deciso che è il momento di fare qualcosa per sé. Pertanto ha chiesto a Maloney di contattare il dottor Pearce e avvisarlo che intende sottoporsi al trapianto. Quindi servirà procedere con la prassi stabilita, a cominciare dalle visite di valutazione delle condizioni effettive dei suoi occhi. Non che la prospettiva lo rallegri granché, ma dato che è necessaria si è infine rassegnato all'idea.

Al momento, comunque, non gli è stato ancora dato il benestare per potersi spostare in autonomia, quindi nel caso la prima visita venga programmata in tempi ravvicinati, dovrà farsi scortare da Hutch. Ben inteso: Hutch non aveva comunque intenzione di lasciarlo presentarsi allo studio di Pearce da solo.

«Va bene. Ma sarebbe più agevole se potessi almeno spostarmi sulle mie gambe, o per lo meno sulla mia gamba destra e le due stampelle, dato che ultimamente siamo inseparabili» fa notare, scontento.

«Lo potrai fare, solo non è ancora il momento» gli ricorda paziente.

«Già… Sempre e comunque troppo presto. Che gran rottura di palle» borbotta seccato.

Hutch sorride, si allunga e posa un bacio sulle sue belle labbra, al momento arricciate in un delizioso broncio. Solo qualche mese prima si sarebbe fatto venire una crisi di nervi al pensiero di non poter fare nulla. Ora… È semplicemente molto scocciato. Stanno facendo enormi passi in avanti. Forse, ma preferisce non dirlo ad alta voce, un giorno riavrà il suo Cat molto simile al ragazzo che lo ha fatto innamorare di sé. Deve solo avere pazienza, molta pazienza. Si consola pensando che il ragazzo di cui si era innamorato anni prima gli avrebbe tagliato i coglioni gettandoli in pasto ai coyote se solo avesse avuto l'ardire di posare le labbra sulle sue. Adesso invece mugola soddisfatto e gli circonda il collo con le braccia per trarlo maggiormente a sé. Forse non è così male il Cat che è adesso, dopo tutto. Di certo i suoi preziosi ammennicoli ringraziano.

«E quindi, gli esami sono terminati, a questo punto?» si interessa Arsène.

«Sì, grazie al cielo. E mai troppo presto, per quel che mi riguarda» sospira Cat, mentre prova ad accomodarsi meglio sull'ampia e morbida poltrona del salotto.

Il suo giovane interlocutore sorride e annuisce. «Comprendo perfettamente. Per conto mio me la sarei svignata già nel mezzo della prima seduta» scherza.

Cat sbuffa une risatina divertita. «Non ne dubito affatto, cominciando a conoscerti.»

«In verità, sapete, tolta Victoire, credo siate l'unico altro ad avere un'idea piuttosto precisa di quel che sono» considera pensieroso, non mancando mai di chiedersene il reale motivo ma senza ancora trovare una risposta adeguata.

«Questo perché, da quel che ho potuto apprendere, ti riesce ostico lasciare avvicinare gli altri. Non che io ti biasimi, sia ben chiaro, tanto più che per me vale lo stesso discorso.»

Arsène annuisce, assorto. «Ma, enfin, i vostri occhi come stanno?»

«Oh, Pearce sostiene che, tolto il danno alla cornea, si presentano in buona salute.» Si contorce ansioso sulla poltrona e sibila, mentre il suo ginocchio protesta per il movimento troppo brusco. Sospira. «Si è stabilito di procedere con la ricerca di un donatore, così da poter avviare la procedura per il trapianto non appena sarà disponibile il…» tentenna, a disagio.

«Ho chiaro il concetto, non vi preoccupate» gli viene in soccorso Arsène.

Cat si mordicchia un labbro, soprappensiero. «Potresti… ecco… magari, usare il tu. Se… se non ti crea problemi, certo» esita, ansioso.

Arsène sgrana gli occhi, sorpreso, e accenna un piccolo, timido sorriso. «Mi piacerebbe, solo… Non osavo chiederlo» soffia, perturbato da un'ignota quanto elettrizzante felicità.

Inconsciamente Cat risponde con un identico sorriso un po' impacciato, ancora ignaro di analoghi sentimenti da parte del giovanotto in sua compagnia.

«Penso che… Voglio dire, suppongo sia appropriato… credo. A dire il vero non sono avvezzo a questo genere di situazione, quindi ho ben poche certezze cui appoggiarmi. Ma, ecco, siamo amici, giusto?» tenta, abbastanza incerto.

«Lo siamo certamente» conferma Arsène, entusiasta, facendo spuntare un sorriso rasserenato sulle labbra di Cat. «Non volevo mancarvi di rispetto, tutto qui» spiega apprensivo.

Cat inarca un sopracciglio in modo piuttosto buffo, e Arsène ride divertito.

«Ups! Non volevo mancarti di rispetto» rettifica allegro.

Anche Cat ora ride. «E da quando un anarchico come te si preoccupa del rispetto?» si informa, altrettanto allegro.

Arsène strabuzza gli occhi, preso in contropiede, poi sghignazza. «Parliamo di un altro genere di rispetto, lo sai bene. Le regole… Bah, sono consuetudini per gli sciocchi. Se hai un poco di cervello puoi aggirarle senza offendere nessuno. Almeno, nessuno che non lo meriti.»

Hutch, dall'altra parte dell'ampio salotto, osserva i due giovani con sentimenti contrastanti. Poter vedere il suo Cat così allegro e spensierato è un balsamo per le sue costanti preoccupazioni. Poi c'è Arsène, che si inserisce a forza nell'equazione ma che, al tempo stesso, ne è l'artefice: niente Arsène, niente Cat che ride e scherza con leggerezza. È un bel problema. Ha giurato a Cat che non avrebbe fatto assolutamente nulla per rovinare quella nuova situazione che, palesemente, lo rende felice. Ma d'altra parte, deve ancora fare una seria chiacchierata con il marmocchio. Solo per accertarsi che non abbia qualche motivazione poco chiara per essere presente, non per altro. Questo, almeno, è quel che si ripete nella propria testa; la sua perfetta giustificazione… Quasi perfetta. Una nuova risata del suo Cat lo ripesca dai suoi pensieri crucciati e fa accelerare il suo battito cardiaco. Quanto è bello quell'uomo, quando le sue labbra si arricciano in quel modo delizioso e i suoi occhi brillano di divertimento? La buona notizia è che quell'uomo è il suo uomo. La cattiva è che dovrà darsi da fare perché la situazione rimanga invariata.