- Tutto bene Mu? -.

- Mhm? -.

- Tutto bene? - ripeté Shaka guardandolo attentamente - noi andiamo a fare il bagno, vieni? - aggiunse indicando i loro compagni.

- No - Mu fece un piccolo sorriso scuotendo dolcemente il capo - non ho molta voglia, vai tu - e per evitare che Shaka insistesse si affrettò ad aggiungere - ti stanno aspettando, vai -.

- Come vuoi - disse Shaka poco convinto, allontanandosi per raggiungere gli altri che avevano già cominciato a bagnarsi l'un l'altro con schizzi più o meno gentili. In particolar modo Milo e Aiolia, sotto gli occhi terrorizzati di Aphrodite che tentava di difendere la sua curatissima chioma turchese dalla salsedine.

Rimasto solo sotto all'ombrellone, Mu lasciò morire il sorriso sulle sue labbra, riportando lo sguardo sull'orizzonte e sospirando silenziosamente. Che cosa ho fatto...

Avrebbe tanto voluto riprendere le sue cose e teletrasportarsi al Santuario, nella sicurezza della prima casa, lasciandosi alle spalle una giornata che, sebbene fosse partita con le migliori intenzioni, per Mu aveva perso i suoi propositi poco prima, trascinandolo in un incubo.

Un incubo? No. In tutta onestà non avrebbe potuto definire in questi termini ciò che era accaduto meno di un'ora prima, ma era un incubo ciò che stava vivendo ora. Sospirò nuovamente, mentre le immagini gli tornavano alla mente, riportandolo a pochi metri dal lettino sul quale era disteso ora.

- Per me un ghiacciolo, grazie Mu! - disse Milo vedendo il suo compagno alzarsi per dirigersi verso il bar dello stabilimento in cui avevano prenotato ombrelloni e sdraio.

- Non ti basta il tuo fidanzato? - gli fece notare Deathmask alzando un sopracciglio e provocando una smorfia stizzita dello Scorpione.

- Per me un succo all'aloe, grazie tesoro - disse Aphrodite strizzando un occhio a Mu, che si limitò a sorridere - è per la mia pelle, tu sai quanto ci tengo - aggiunse civettuolo vedendolo annuire.

- Ah Mu... - lo chiamò Aldebaran - se riesci, per me un panino perché sto morendo di fame -.

- Ma manca poco meno di un'ora all'ora di pranzo! - gli fece notare Shura.

- Infatti questo è l'aperitivo - gli fece notare il Toro alzando le spalle e vedendo Shura sollevare gli occhi al cielo.

- Serve altro? - domandò Mu divertito, guardando i suoi compagni scuotere le loro chiome in segno di diniego - Allora vado... torno subito o... appena possibile - aggiunse guardando dubbioso la fila di persone al bar. E così si staccò dal gruppo, avviandosi lungo la passerella che portava al punto di ristoro dello stabilimento.

Cercando di non darlo a vedere rise tra sé, pensando a quanto fossero bizzarri i suoi compagni, tuttavia, dovette riconoscere che erano divertenti, e che passare una giornata insieme al mare era stata indubbiamente una grande idea di Shion. Non disinteressata, questo era chiaro, soprattutto alla luce del fatto che Dohko avesse preferito rimanere al Santuario con la scusa dei colpi di calore, cosa che, per uno che aveva passato più di due secoli davanti ad una cascata in balìa di qualunque evento atmosferico, faceva ridere...

E proprio mentre stava passando accanto alle cabine, intento a riflettere su quanto fosse bella quella giornata, non si accorse del rapido movimento alla sua sinistra, rendendosene conto quando ormai era già dentro, premuto contro una delle pareti di legno, con il corpo di uno dei suoi compagni incollato al suo.

- Saga... ma cosa... - non riuscì neanche a terminare la domanda, che le sue labbra furono sigillate da quelle del gemello maggiore, in un bacio che, dapprima lento, divenne via via più profondo, insieme al corpo che si stringeva sempre di più al suo. E sebbene Mu tentasse di protestare, l'unico effetto che ottenne fu di facilitare il compito di Saga di far scivolare la lingua nella sua bocca, prendendosi il suo tempo per scoprire, esplorare, assaggiare il gusto del tibetano, mentre le sue mani, in tutta libertà, percorrevano la sua pelle liscia imprimendovi il suo tocco appassionato.

Mu era immobile, statico, sconvolto. Razionalmente, sapeva di dover andare via da lì il prima possibile, e non senza rimproverare il suo compagno per le libertà che si era preso, tuttavia... tuttavia non si mosse.

Avrebbe potuto teletrasportarsi fuori da quella cabina? Centinaia di volte. Avrebbe potuto fare dentro e fuori annoiandosi per la monotonia di quel movimento, ma non fece nulla. O meglio... magari non avesse fatto nulla, limitandosi a "subire" le azioni del gemello con la scusa di essere sotto shock... in realtà fece, e fece molto di più di quanto avrebbe dovuto.

Dopo un primo momento di confusione, per una ragione non affatto chiara, le sue mani, quelle mani che all'inizio si erano puntate sulle spalle di Saga per allontanarlo, allentarono la presa, scivolando sulla pelle color cannella del greco e suscitando in lui piccoli gemiti. Senza rendersene conto, Mu accarezzò le spalle, scese lungo le braccia, sfiorò i fianchi, per poi risalire lungo il busto forte di Saga, fino ad arrivare al suo collo, che abbracciò con tenerezza, perdendo le sue mani tra la marea di sottili fili blu cobalto.

Non sapeva come né perché il gemello gli avesse sfilato il costume di dosso, ma quando sentì l'imponente virilità di Saga strofinarsi contro la sua, capì di essere nudo. Completamente, e pericolosamente nudo. Non che quello che avesse fatto fino ad allora fosse un'inezia, ma trovarsi nudo, incollato alla pelle umida di Saga che si strofinava contro il suo ingresso con intenzioni chiare, era il passo che precedeva la caduta nel burrone.

E Mu cadde nel burrone. Per un momento, un solo momento, la sanità mentale tornò al suo posto, sussurrandogli di scappare e girare alla larga da quella cabina e soprattutto dal gemello maggiore, ma durò, per l'appunto, un momento.

A dispetto della presa "al volo" quantomeno discutibile, le labbra di Saga erano dolci, delicate, coccolavano le sue con una tenerezza commovente, e le sue mani... le sue mani si muovevano come se accarezzassero la porcellana, con una cura e una dedizione difficilmente riferibile al cupo guardiano della terza casa. Ma tant'era.

Perdendo completamente la testa, Mu si lasciò fare tutto ciò che Saga silenziosamente chiedeva. Perché lo voleva anche lui, e lo voleva con la stessa intensità.

Non era facile soffocare la passione in quella piccola cabina di legno, a pochi passi dai bagnanti che affollavano la spiaggia, eppure ci riuscirono. A fatica, perché quando Saga si spinse dentro Mu dopo averlo preparato con cura, entrambi avrebbero voluto gridare senza alcuna compassione per le orecchie altrui, ma non poterono farlo, lasciando al movimento delirante dei corpi fusi l'uno nell'altro il compito di far bruciare la loro silenziosa passione.

E se Mu si aspettava che, ridotto il fuoco in cenere, Saga lo lasciasse con la stessa ambiguità con la quale lo aveva preso, si sbagliava di grosso, perché dopo aver sciolto il suo piacere dentro di lui, e non prima di averlo portato all'estasi, lo prese tra le braccia, mordendogli dolcemente le labbra e ricoprendo il suo corpo di morbide carezze.

Mu si strofinòil viso in un gesto di nervosismo. Come accidenti era potuto accadere? Ma soprattutto... perché?

Poco dopo la loro resurrezione, lui e Shaka avevano manifestato la volontà di essere una coppia, e così era stato, non trovando alcuna obiezione da parte dei loro compagni. Che, tra l'altro, avevano fatto la stessa cosa. La loro era una relazione sana, solida, senza fronzoli e caratterizzata da grande rispetto e affetto.

Affetto? No, non affetto. Amore... giusto?

Mu era confuso. Tanto confuso. La relazione con Shaka era sembrata la cosa più logica dopo l'affetto che li aveva sempre legati e la totale sintonia che avevano provato lottando fianco a fianco. Nessuno era rimasto stupito, tutti si aspettavano che i due cavalieri più spirituali del Santuario annunciassero la loro relazione.

Eppure...

Mu si strinse le tempie con una mano. Le immagini di prima balenavano come lampi nella sua memoria, lasciandolo stordito, confuso, e dannatamente infiammato. Pensava di averlo dimenticato... davvero, pensava che la passione giovanile che aveva provato per il cavaliere dei Gemelli fosse svanita con il passare del tempo. E invece no. Era evidente che fosse ancora lì, e, solo qualche minuto prima, si era manifestata in tutta la sua forza. Non solo... la verità era che, se avesse potuto ammettere ciò che davvero gli passava per la testa, avrebbe dovuto confessare la dannata voglia che gli infiammava i sensi di ripetere tutto quello che era successo. Per filo e per segno.

- Dolore? -.

Pensando di essere solo, Mu sollevò la testa di scatto, meravigliandosi di trovare il volto sorridente del Sagittario a pochi centimetri dal suo. Perché Aiolos era lì?

- No, non è niente - Mu scosse dolcemente il capo negando - è solo che... - cosa? Che non sono abituato ad essere preso nelle cabine? Che non sono abituato a perdere la testa in questo modo? Che non è mia abitudine lasciare che qualcuno entri dentro di me facendo quello che vuole... e che voglio? - probabilmente il sole mi sta facendo uno strano effetto - disse accennando un sorriso malinconico - sai che sono abituato al freddo, e questo caldo non fa per me -.

Aiolos si sedette accanto al tibetano e annuì fingendo di credergli, ma durò poco. Il tempo di parlare, e il sorriso triste di Mu si spense sulle sue labbra.

- Mu, non hai bisogno di fingere con me - lo vide accigliarsi - so cosa è successo poco fa con Saga, o meglio... - si affrettò a chiarire mettendo le mani avanti - lo immagino -.

Mu impallidì. Più di quanto già lo fosse di natura.

- Ascolta... - Aiolos lo guardò comprensivo, intuendo che stesse per sentirsi male - non ho intenzione di giudicarti, e sono l'ultima persona a potersi permettere di fare la morale agli altri... credo solo che dovresti riflettere bene, e capire cosa c'è che non va -.

- Cosa c'è che non va in me? - domandò Mu ancora pallido alzando gli occhi esasperato. Avrebbe potuto negare, arrabbiarsi, offendersi, ma capì che nulla di tutto questo avrebbe avuto senso. Aiolos era uno dei cavalieri più importanti dell'ordine, uno dei più equilibrati, inoltre... come avrebbe potuto offendersi se stava solo dicendo la verità? -

- No, non c'è niente che non vada in te - Aiolos sorrise - ma piuttosto dovresti domandarti cosa non va nella tua relazione -.

Mu aggrottò i tilak - Nella mia relazione? - gli fece eco riflettendo - Credo che la mia relazione non abbia nulla che non vada anzi... Shaka è molto premuroso con me, molto attento, si preoccupa che stia bene, e io faccio altrettanto, o almeno ci provo... -.

- Permettimi di dirti, Mu, che hai appena descritto un amico eccezionale - gli fece notare Aiolos - nelle tue parole c'è affetto, stima, rispetto, ma nulla di ciò che hai detto è riferibile ad un partner, ad un compagno... -.

- Io... - Mu abbassò lo sguardo, temendo che il nono guardiano potesse leggervi ciò che non avrebbe dovuto - io credevo di amarlo, lo credevo davvero - aggiunse sconfitto.

- No, non ami Shaka - il modo sicuro con cui parlò attirò nuovamente l'attenzione di Mu - e non perché poco fa hai fatto l'amore con Saga... non negarlo perché sono certo che, anche se è accaduto tutto all'improvviso, avete fatto l'amore - e il rossore di Mu glielo confermò - ma perché, se amassi Shaka, come minimo ti saresti accorto del modo in cui mio fratello gli sta incollato - indicò con la testa il punto in cui i loro compagni si stavano divertendo - come lo importuna, come gli gira intorno mettendo le mani in posti in cui tu, caro Mu, con tutta probabilità non le metti più da parecchio tempo -.

Il rossore di Mu aumentò, e stavolta di vergogna. Vergogna perché tutto ciò che Aiolos aveva detto era dannatamente vero.

- Certo che l'ho notato... - disse Mu con un filo di voce - non sono così stupido -.

- È l'ultima cosa che penserei di te Mu, ed è per questo che l'unica ragione della tua indifferenza può essere solo il fatto che non ami Shaka -.

Mu non rispose e il suo silenzio fu più eloquente di tutto ciò che avrebbe potuto dire. Aiolos aveva ragione. Su tutto, e il fatto che gli stesse mettendo davanti agli occhi la verità nuda e cruda gli faceva male. Tuttavia, era un male necessario. Mu non era tipo da ingannare gli altri e, preso atto che non amava Shaka, ora gli si sarebbe palesato davanti un altro problema, ben più grande. Saga.

- Non lo hai mai dimenticato -.

- Non capisco a cosa ti stia riferendo -.

- Sì che lo capisci - il volto di Aiolos mostrò un sorriso di traverso - lo hai sempre adorato, sin da quando eri bambino -.

- Appunto... ero un bambino, e non capivo niente -.

- Capivi eccome - lo contraddisse Aiolos - non dimenticherò mai il modo in cui lo guardavi... incantato, sognante, come solo un bambino sa fare... le scuse che inventavi per stargli vicino, il modo in cui correvi da lui di notte per poterti addormentare sulla sua spalla... non lo hai mai dimenticato -.

Mu abbassò lo sguardo. Ricordava tutto, ogni sciocchezza fatta per poter stare accanto al suo cavaliere preferito. Credeva che il suo attaccamento a Saga fosse svanito negli anni, soffocato dalle atrocità che il terzo guardiano aveva commesso, ma non era così. E la realtà era emersa con una forza dirompente. E nel momento sbagliato.

- E a cosa serve questo sentimento Aiolos? - finalmente Mu ruppe ogni remora guardando il Sagittario con le lacrime agli occhi - Poco fa hai detto che io e Saga abbiamo fatto l'amore ma non è così! Guardalo... - disse accennando discretamente al luogo in cui il gemello si trovava - dopo quello che abbiamo fatto ha dimenticato persino che esisto, inoltre... deve divertirsi davvero tanto! - concluse irritato.

Con la stessa discrezione con la quale Mu aveva parlato, Aiolos si voltò nella direzione indicatagli, capendo subito cosa Mu intendesse dire.

Al bancone del bar, avvolti da una musica piuttosto allegra, Saga e Kanon si godevano i loro drink in compagnia di quattro belle ragazze in bikini, ognuna seduta su una gamba dei gemelli. Indubbiamente un'immagine che avrebbe fatto invidia a molti. E irritato qualcuno. Uno in particolare.

Aiolos fece un sorriso malizioso, alternando lo sguardo tra il tibetano affranto e il gemello maggiore. Ci avrebbe messo la mano sul fuoco... a dispetto di quanto sembrasse divertirsi, era certo che, dietro agli occhiali scuri, Saga non avesse perso neanche un movimento del tibetano, e volendo mettere alla prova la sua teoria, allungò una mano per prendere quella di Mu, stringendola nella sua e accarezzandola dolcemente.

- Aiolos ma cosa... - Mu lo guardò perplesso.

- Assecondami - disse Aiolos tra i denti.

Impercettibile per chiunque, tranne per chi lo conosceva da sempre, la mascella di Saga si serrò stringendo i denti in un movimento che Aiolos riconobbe subito. Quando Saga assumeva quell'espressione non ne seguiva mai nulla di buono... sì, decisamente ci aveva visto giusto.

- Mu, ascoltami - richiamò l'attenzione del tibetano, stavolta con espressione seria - con Saga ti spiegherai più tardi, al momento credo che la tua priorità sia Shaka, e se posso consigliarti... chiaritevi tra di voi una volta per tutte, perché così state solo condannando voi stessi e gli altri all'infelicità -.

Mu annuì. Aiolos aveva ragione su tutta la linea, e, se avesse lasciato le cose come stavano, non sarebbe stato un uomo. Inoltre, non era da lui. A Mu piaceva che le cose fossero ben definite, non importava se bianche o nere, ciò che contava era che non lasciassero spazio ad interpretazione. Ossia ciò che stava accadendo con Saga, e che lo stava facendo impazzire. Ma a questo avrebbe pensato più tardi... ora c'era un'altra questione da sistemare, e doveva farlo per il bene di tutti. Come aveva giustamente detto Aiolos.

- Arrivo subito - disse alzandosi e avvicinandosi alla riva, proprio nel momento in cui Aiolia stava avvolgendo un asciugamano intorno a Shaka perché non prendesse freddo.

Ad una certa distanza, Aiolos rimase seduto incrociando le braccia, facendosi attento a ciò che sarebbe accaduto a pochi metri da lui. Solo per un momento, si voltò in direzione del bar, ma solo per riportare immediatamente l'attenzione davanti a sé, per nulla sorpreso che Kanon fosse l'unico a divertirsi...

- Posso parlarti? - domandò Mu rivolgendosi a Shaka. La voce suonava morbida come sempre, ma Shaka si irrigidì. Aiolia sapeva di essere di troppo in quel momento, ma qualcosa lo fece desistere dall'allontanarsi. Probabilmente l'atteggiamento per nulla ostile di Mu.

- Mu, se hai visto qualcosa che non ti piace posso spiegarti... - Shaka non terminò, fermato dal gesto di Mu che gli chiese silenziosamente di tacere.

- Non devi spiegarmi niente, semmai il contrario - disse malinconicamente abbozzando un lieve sorriso - non credo di essere un buon compagno, Shaka, e soprattutto negli ultimi tempi ti ho trascurato, non dandoti ciò che meriti -.

Shaka non era uno sciocco, sapeva che Mu non parlava mai per caso, e quello che stava facendo era nientemeno che un commiato. Forse avrebbe preferito farlo nella discrezione dei loro templi, ma d'altronde... cosa sarebbe cambiato? Inoltre, stava avvenendo tutto senza rancore, come aveva sempre sperato che sarebbe accaduto se la loro storia fosse finita. E non si sarebbe aspettato niente di diverso da Mu.

- Hai già deciso, vero? - domandò guardandolo negli occhi, e vedendolo annuire. Era sorpreso? Per niente, nelle ultime settimane aveva percepito il cambiamento del tibetano. Attento come sempre, ma distante. Come se pensasse ad altro. O a qualcun altro. Shaka aveva ormai perso il conto di quanto tempo fosse passato dall'ultima volta che erano stati intimi, e il fatto che Mu sembrasse non curarsene non era un buon segno. E dato che il compagno non ne aveva mai fatto cenno, aveva desistito anche lui, perché non avrebbe mai voluto forzarlo a fare qualcosa che non volesse.

- Sì, non è giusto che continui a tenerti legato a me Shaka... meriti di essere felice - aggiunse Mu con un velo di tristezza negli occhi, prima che Shaka, con una domanda a bruciapelo, lo scuotesse dalla momentanea malinconia.

- Non lo hai mai dimenticato, vero? -.

Mu abbassò lo sguardo, sorpreso dalla domanda e molto, molto pensieroso. Era già la seconda volta nel giro di pochi minuti che gli veniva posta. Era così ovvio? Forse sì, e allora non aveva senso mentire, così come non aveva avuto senso farlo con Aiolos.

- Credo di no - ammise con sincerità.

Aiolia si limitava a guardare dall'uno all'altro senza capire nulla, ma andava bene così. Mu e Shaka avevano un passato ed apparteneva solo a loro. Da ora in poi, a contare sarebbe stato solo il presente, e, da come si stavano mettendo le cose, nutriva fortissime speranze sulla possibilità di essere il presente (e magari il futuro) del sesto guardiano.

- Ma, anche se non siamo più una coppia, mi piace pensare che saremo sempre amici... ovviamente se anche tu lo vorrai - aggiunse Mu guardando Shaka con un pizzico di speranza.

Alcuni istanti di silenzio resero palese per il primo guardiano l'assurdità della sua richiesta, tuttavia, dopo secondi che sembrarono ore, Shaka si mosse verso di lui, incorniciandogli il viso con le mani e avvicinando la bocca al suo orecchio.

- Nulla di quello che fai potrà mai farmi dubitare di te Mu - sussurrò Shaka - sei stato il mio primo amore... e sarai sempre il mio migliore amico - concluse allontanandosi dopo aver posato un bacio sulla fronte del lemuriano.

- Sii felice - sillabarono le labbra di Mu.

- Anche tu - rispose Shaka allo stesso modo.

Vedendo Shaka andare via insieme ad Aiolia, Mu avvertì una sgradevole sensazione di vuoto, e la ragione gli era chiara... adesso era solo. Tuttavia, non si pentiva di ciò che aveva fatto. Preferiva rimanere solo piuttosto che accontentarsi di un amore a metà. Non lo meritavano, né lui né Shaka, al quale augurò tutta la felicità del mondo.

Quando tornò indietro, trovò Aiolos nello stesso punto in cui l'aveva lasciato. Lo sguardo del greco era enigmatico.

- Non si può dire che tu non sia di parola Mu -.

- Era la cosa giusta da fare. L'unica, a dire il vero - rispose vedendo Aiolos annuire - ora però manca la parte più difficile, perché non ho ancora idea di cosa accadrà nella mia vita... né di quanti danni io abbia fatto in un solo pomeriggio -.

Aiolos sorrise, intenerito. Mu gli piaceva, quando era bambino aveva sempre pensato che sarebbe diventato un grande cavaliere. E anche un uomo di valore. La sua calma, in realtà solo apparente, nascondeva una forza mentale impressionante, che nessuno avrebbe potuto eguagliare. Ed infatti, nemmeno la parte peggiore di Saga aveva tentato di circuirlo... perché sarebbe stato inutile. E controproducente.

- Credo che tu debba parlare con lui - disse Aiolos, e, pur non specificando a chi si riferisse, il cenno del capo fu più che eloquente.

- Per dirgli? - Mu fece una smorfia - Sembra divertirsi anche senza di me anzi... probabilmente si è già dimenticato di quello che è successo - e, pur non volendo, rivolse lo sguardo dove si trovava Saga, pentendosene un secondo più tardi quando sentì una fitta di gelosia farsi largo tra le sue costole. Una delle ragazze seduta sulle sue gambe gli stava accarezzando i capelli, e Saga sembrava trovare la cosa molto piacevole a giudicare dal suo sorriso. Anche se... un'immagine si manifestò come un lampo nella memoria di Mu, riproponendogli il volto estasiato di Saga mentre gli tirava i capelli per soffocare i gemiti...

Mu scosse leggermente il capo per rimuovere quel ricordo, attirando così l'attenzione di Aiolos che, pur non sapendo a cosa stesse pensando, poteva facilmente intuirne la sostanza. Un sorriso da lupo si allungò sul suo volto da bravo ragazzo, o almeno così sembrava a chi non lo conosceva... Aiolos poteva essere molto furbo quando voleva.

- Mu... -.

- Mhmm? -.

- Sai ballare? -.

I tilak alzati di Mu indicavano la sorpresa del tibetano. Quella era l'ultima domanda che si sarebbe aspettato. Ma poi, che senso aveva in quel momento? Decise comunque di rispondere.

- Mah... più o meno - disse accompagnando alle parole un cenno del capo.

- Ricordo che da bambino ti piaceva molto. Ovviamente quando pensavi di non essere visto... devo ammettere che qualche volta mi è capitato di passare per il primo tempio e di averti visto esercitarti, ma non mi sarei mai sognato di interromperti mettendoti in imbarazzo -.

Le guance di Mu si infiammarono. Era vero, ballare era uno dei piaceri che si concedeva solo quando sapeva di non essere visto. Amava sentire la musica scorrergli nelle vene e muovere i suoi muscoli senza potere né voler fermarsi. Ma non aveva idea del fatto che qualcuno si fosse mai accorto della sua passione, a maggior ragione Aiolos, uno dei cavalieri più rispettabili di sempre.

- Non vergognarti Mu, ballare è meraviglioso... vieni! - gli disse sorridendo e porgendogli una mano. Che il tibetano guardò con un tilak alzato.

- Non avrai mica intenzione di... -.

- Certo! - rispose Aiolos con entusiasmo - Quando sono rinato e ho scoperto la passione per il ballo ho pensato a quanto tempo avessi sprecato nell'aldilà senza sapere cosa mi stessi perdendo! -.

Mu sorrise per l'eccitazione di Aiolos. Era bello sentirlo parlare in maniera così appassionata di qualcosa che molti avrebbero trovato inutile.

- E dato che i ritmi latini mi piacciono in modo particolare... vieni, ti invito! Vediamo se nel corso degli anni hai migliorato la tua tecnica! -.

Mu sorrise ancora di più, dimenticando per un momento tutto ciò che era successo nelle ore precedenti. Shaka, Aiolia, Saga... sebbene fossero solo a qualche metro di distanza, in quel momento sembravano lontani. Pensando che non avrebbe perso nulla ad assecondare l'entusiasmo di Aiolos, afferrò la mano che non aveva mai smesso di porgergli, accettando implicitamente il suo invito.

Prima che si avvicinassero al bar, tuttavia, Mu trattenne la mano di Aiolos, facendolo fermare e avvicinandosi ad un orecchio.

- Perché lo stai facendo? - domandò Mu, e quando Aiolos si voltò per guardarlo, vide uno dei tilak di Mu alzati, segno che aveva capito più di quanto diceva.

- Per mettere alla prova Saga, ovviamente - rispose il Sagittario sornione.

- Ti piacciono solo i ritmi latini o i latini più in generale? O magari uno spagnolo nello specifico? - chiese Mu sorridendo di lato, facendo fare altrettanto ad Aiolos.

- Beh... diciamo che potrebbe essere... - Aiolos accompagnò le parole con un cenno del capo, e sebbene ciò che aveva detto suonasse vago, sapeva che Mu aveva compreso benissimo, per cui fu più diretto - La verità è che quella capra testarda mi sta facendo impazzire! - esclamò senza girarci troppo intorno - Continua a fuggire da me come se fossi Hades in persona! -.

- È comprensibile - Mu alzò le spalle - probabilmente il senso di colpa per averti ucciso gli impedisce di avvicinarsi a te -.

- D'accordo, ma non si rende conto che non mi ha ferito allora, obbedendo agli ordini del Papa come gli ho sempre insegnato a fare,

ma ora, scappando da me come se gli dessi fastidio? -.

- Non sei tu a dargli fastidio, lo sai... - gli fece notare Mu.

- Sì, ma devo scuoterlo, farlo uscire dal buco nel quale si è infilato -.

- Perché? - domandò Mu alzando uno dei tilak, immaginando già la risposta.

- Perché lo amo - il bello di Aiolos era che non girava intorno alle cose - e ho bisogno di sapere se lui prova lo stesso per me -.

Mu annuì, pensando a quanto coraggio Aiolos stesse dimostrando in quel momento, non avendo paura di chiamare i sentimenti che provava con il loro nome. Per un istante pensò a se stesso, alla sua situazione... era onesto come Aiolos? Probabilmente no, e questa era la cosa che gli dispiaceva di più... e che aveva intenzione di cambiare.

Presi dalla loro discussione, nessuno dei due si era reso conto di due paia di occhi che li tenevano d'occhio dal momento in cui Aiolos aveva fatto visita a Mu, sussultando impercettibilmente quando il Sagittario gli aveva offerto la sua mano, e sentendosi morire quando l'Ariete l'aveva accettata.

Ovviamente erano riusciti a mascherare perfettamente le loro emozioni dietro alle loro facce da poker e agli occhiali da sole, e le ragioni erano due. La prima, perché erano cavalieri d'oro fatti e finiti e non adolescenti alle prese con i primi amori, e la seconda che i due segni di fuoco non avevano ancora mostrato le loro carte.

La seconda ragione però durò poco, il tempo di scoprire come sia Mu che Aiolos non avessero problemi a mantenere fede all'elemento che governava i loro rispettivi segni...

Un, dos, tres

Un pasito pa'lante María

Un, dos, tres

Un pasito pa' atrás (aunque me muera ahora, María)

La canzone era iniziata già da un po', ma fu solo quando due bellissimi ragazzi ravvivarono la calma piatta della pista movimentandola con gesti molto espliciti che l'attenzione di tutti i presenti al bar (e anche di chi stava nelle ultime file di ombrelloni) fu prepotentemente richiamata.

La piroetta con casqué che Aiolos fece fare a Mu tenendolo tra le sue braccia muscolose suscitò la prima reazione di applausi. Oltre a due o tre fischi che non avevano nulla della presa in giro, ma solo tanta ammirazione proveniente da uno sbavante pubblico femminile.

Ad onor del vero, anche parecchi sguardi maschili avevano difficoltà a staccare gli occhi dal corpo segnato di Aiolos, inoltre... il fatto che il fondoschiena di Mu fosse fasciato da un sobrio pareo non faceva altro che peggiorare le cose, attirando lo sguardo proprio su quel punto e ipnotizzando chi guardava con un movimento fluido che faceva tintinnare delicatamente le monetine appese alle estremità.

Ella es como un pecado mortal

Que te condena poco a poco

Ella es un espejismo sexual

Que te vuelve loco, loco

Man mano che la canzone diventava più allusiva salivano di grado anche le movenze dei due ballerini. Il modo in cui Mu muoveva il bacino... la presa di Aiolos sui suoi fianchi, accarezzandoli in modo sfacciato... due persone stavano chiaramente fumando dal naso, tuttavia, non sapevano che il bello doveva ancora arrivare.

Así es María, blanca como el día

Pero es veneno si te quieres enamorar

Así es María tan caliente y fría

Que si te la bebes de seguro te va a matar

Quando Aiolos strinse a sé Mu sollevando una delle sue gambe e portandola all'altezza del bacino, gli animi si surriscaldarono. In senso negativo.

Il sorriso malizioso di Aiolos fu l'ultima cosa che Mu vide prima di essere preso per un braccio e tirato via bruscamente dalla pista da ballo. Senza avere il tempo di rendersi conto di cosa stesse accadendo, si ritrovò nuovamente chiuso nella cabina di qualche ora fa, e con la stessa persona che, però, al contrario di prima, lo fissava furibondo.

- Che diavolo stai facendo Mu?! - Saga era davvero furioso - Prima scopi con me e poi te ne vai in giro a flirtare con Aiolos?! Non credevo fossi così facile! -.

Mu strinse gli occhi. Saga poteva anche essere il suo primo amore mai dimenticato, ma non aveva alcun titolo per parlargli in quel modo. E non glielo avrebbe permesso.

- E tu invece puoi parlare... vero Saga? - Mu non urlava, ma la sua voce faceva ugualmente paura - Perché non te ne torni dalle tue amichette, dato che ti rendono così felice? Vai... va' pure da loro, non farle aspettare... -.

Saga si distese leggermente. Dunque Mu era geloso? Allora... era possibile che il fatto di stare così vicino ad Aiolos fosse solo un modo per farlo ingelosire?

- Come hai ben detto tu poco fa - aggiunse Mu tagliente - abbiamo solo scopato... io e te non siamo niente... -.

Mu era quasi sempre pacato, calmo, riflessivo. Ma purtroppo aveva anche questa particolarità di essere diretto. Troppo. E sapeva ferire come nessun altro.

Saga incassò il colpo e non avrebbe potuto fare diversamente. Era stato lui a metterla in quei termini e solo ora si rendeva conto di quanto fosse stato offensivo. Ma non poteva lasciare che le cose finissero così, non se lo sarebbe mai perdonato.

E quando vide Mu muoversi per uscire dalla cabina lo trattenne per un braccio, costringendolo ad incrociare il suo sguardo - non abbiamo ancora finito - e la voce stavolta uscì morbida.

Mu indietreggiò, toccando il legno con la schiena, e quando vide Saga avvicinarsi con strane intenzioni lo fermò, alzando una gamba e portando il piede sul suo petto per impedirgli di avvicinarsi ancora.

Saga sentì un brivido percorrergli la schiena. Gli piaceva questo lato di Mu, questo lato capriccioso, volubile, irragionevole. Gli faceva venire voglia di piegare quella testardaggine al suo volere. E ci sarebbe riuscito.

Senza distogliere gli occhi da quei grandi smeraldi che lo tormentavano giorno e notte... eh sì, Saga era innamorato anche se non gli piaceva per niente ammetterlo... prese il piede e, invece di abbassarlo come Mu si sarebbe aspettato, cominciò a baciarlo. Dal collo del piede fece partire una lunga scia di baci che passarono dalla caviglia, per poi risalire lungo tutta la linea della bella gamba di Mu. Facendolo sospirare di stupore e piacere.

Quando fu di nuovo tra le sue gambe si avvicinò al viso arrossato, guardandolo ancora negli occhi prima di spostarsi di lato e sussurrargli all'orecchio.

- Teletrasportaci a casa -.

Mu esitò, guardando la porta di fronte a lui e indugiando. Che fare? Sapeva che, se avesse esaudito la richiesta di Saga, le cose sarebbero finite come qualche ora prima... ma anche se fossero rimasti in quella cabina sarebbe accaduta la stessa cosa! Anche perché le intenzioni del gemello erano chiare, come il suo desiderio che spingeva contro il suo bacino.

L'unica alternativa era teletrasportarsi fuori, da solo, lasciando Saga ad abbracciare l'aria. E abbandonando di nuovo i suoi desideri. Sì... perché la verità era proprio questa. Saga era stato il suo primo amore e non l'aveva mai dimenticato. Shaka era stato un compagno straordinario, si erano voluti bene, rispettati, ma non si erano mai veramente amati. E Shaka era sempre stato consapevole che un pezzo del cuore di Mu fosse altrove. Il problema è che era un pezzo fondamentale.

Avrebbe rinunciato per l'ennesima volta al suo amore? Sì, era vero... probabilmente per Saga lui era solo un passatempo, un diversivo d'altronde... era stato chiaro. Prima scopi con me e poi te ne vai in giro a flirtare con Aiolos?! Quelle parole gli facevano tremendamente male, ma era arrivato il momento di chiarirsi. Una volta per tutte.

La distorsione spazio temporale non era mai piacevole, lasciando sempre dietro di sé un leggero stordimento. Tuttavia, complice l'adrenalina che scorreva nei loro corpi, Mu e Saga se ne accorsero a malapena. La consapevolezza maggiore venne dal fatto di non essere più chiusi tra quattro assi di legno, ma nella comodità del soggiorno della casa dell'Ariete.

E fortunatamente l'atterraggio fu confortevole, sui morbidi cuscini del divano.

- Ottima mira Mu - disse Saga accarezzando una gamba del tibetano - non avrei saputo scegliere meglio, anzi sì... il tuo letto sarebbe stato decisamente meglio - aggiunse con voce sensuale.

- Lasciami andare Saga! - Mu si divincolò cercando di scappare, ma non ci riuscì, trattenuto da Saga che lo bloccò sotto al peso del suo corpo.

Saga era furbo, molto furbo, e se aveva chiesto a Mu di trasportarli al Santuario le ragioni erano due. La prima, per avere un po' di agognata intimità, e la seconda, per impedire a Mu di scappare. Al mare avrebbe potuto teletrasportarsi da un momento all'altro, ed era sicuro che ci avesse pensato, ma lì no. Il divieto di Atena glielo avrebbe impedito.

- No, non andrai da nessuna parte - disse scuotendo lentamente il capo - non ti permetterò mai più di lasciare il mio fianco, che è l'unico posto in cui dovresti stare -.

- Che stai dicendo? - Mu si bloccò all'istante, sorpreso dalle parole di Saga - Non so di cosa tu stia parlando, hai detto che abbiamo solo... -.

- Shsss - sussurrò Saga al suo orecchio, sorridendo nel sentirlo rabbrividire sotto al suo respiro - So cosa ho detto, e me ne pento, perché non è vero... - sentì il corpo di Mu rilassarsi appena - non mi è piaciuto vederti ballare con Aiolos -.

- Stavamo solo ballando -.

- Non mi è piaciuto -.

- Perché? -.

- Perché no -.

- Non è una risposta - disse Mu staccandosi da Saga con l'intenzione di alzarsi. Ma Saga non glielo permise.

- Perché ti amo -.

Per alcuni istanti il tempo sembrò fermarsi. Mu guardò Saga negli occhi cercandovi segni di scherno. Che non trovò.

- Sei serio? - domandò rompendo il silenzio, senza perdere il contatto visivo.

Saga annuì - Da quando siamo tornati in vita non fai altro che tormentarmi Mu... giorno e notte... -.

- Mi dispiace - disse Mu sinceramente dispiaciuto.

- A me no - controbatté Saga con voce seria, facendogli spalancare gli occhi - sei la cosa migliore che mi sia mai capitata, e, anche se ho sofferto quando hai annunciato la tua relazione con Shaka, non mi sono mai pentito di essermi innamorato di te -.

- Perché mi hai afferrato oggi al mare? - la voce di Mu era ridotta ad un sussurro, ma aveva bisogno di capire.

- Perché ho sempre sperato che quello che un tempo provavi per me non fosse morto del tutto... che anche una sola e insignificante fiammella fosse rimasta accesa da qualche parte della tua memoria, o del tuo cuore -.

- Lo sapevi? - domandò Mu sorpreso. Ed incurante ormai del fatto di essere sotto Saga, con il suo corpo ad impedirgli di scappare.

-L'ho sempre saputo - Saga scostò una ciocca lilla dal viso di Mu, fermandola dietro l'orecchio - e credo di aver avuto ragione, altrimenti non avresti fatto l'amore con me - concluse sfiorandogli il viso e portando l'indice sulle sue labbra per accarezzarle. In un silenzioso invito che Mu comprese, aprendole.

- Io e Shaka ci siamo lasciati -.

- Lo so - Saga delineò i contorni di quella bocca che lo faceva impazzire. Così rosea, così piena, morbida. - Anche se non avessi visto tutto, come ho fatto, so che non saresti rimasto insieme a lui. Non inganneresti mai nessuno Mu... e questa è una delle cose che amo di te - dopodiché si avvicinò alle labbra che lo stavano chiamando, prendendole tra le sue in una morbida carezza. Sfiorandole, assaggiandole, mordendole...

E Mu si lasciò fare, si lasciò fare tutto ciò che Saga voleva, perché lo voleva con altrettanta forza e desiderio.

- Ti amo - sussurrò baciando il collo di Saga, convinto che la sua voce non potesse arrivare al gemello, ma quando sentì le sue mani aumentare la presa sulla sua vita e scivolare lungo il suo corpo con maggior passione, capì che aveva sentito. Ed era giusto così.

Il pomeriggio trascorse tra le invocazioni e i sospiri che i due occupanti il primo tempio non si preoccuparono di nascondere, certi di essere al sicuro da orecchie indiscrete.

Orecchie che, tuttavia, rientrarono al Santuario prima del previsto, perché cacciati in malo modo dalla spiaggia.

Si scoprì, infatti, che i morigerati santi del Sagittario e del Capricorno, i due saggi e discreti cavalieri, si erano afferrati con tanta passione dando sulla pista da ballo della spiaggia un tale scandalo, da rendere necessario l'allontanamento dei due (e dei loro bizzarri compagni) prima che qualcuno chiamasse la polizia.

Deathmask aveva provato a spiegare che non c'era nulla di strano in loro, e la sua sola presenza, già di per sé, bastò ad inquietare i bagnanti, ma quando Aphrodite perse le ciglia finte, Milo mostrò una sola unghia laccata di tutto punto, e Camus ghiacciò una bevanda solo toccandola, per qualche strana ragione, non gli credette nessuno...