Pansy ha parlato due settimane dopo con Daphne e Susan del loro progetto. Inutile dire che in seguito al loro discorso non si avvicinarono più né a lui né a Pansy.

Con il senno di poi Ron non capisce cosa si aspettava. Le tentazioni di quella succube gli hanno portato il sangue al cervello, non permettendogli di pensare chiaramente. Sebbene la sua mancanza di pensiero razionale sia dovuta al fatto che il sangue sia andato tutto in un'altra zona.

"Hanno accettato." Guarda la sua ragazza non capendo a cosa si riferisse.

"Chi ha accettato cosa?" Alza gli occhi al cielo, indicando poi con lo sguardo le figure fin troppo riconoscibili grazie ai colori unici dei loro capelli. Argentati l'una e ramati l'altra. Mano nella mano mentre salgono sul treno per tornare a Londra per Natale.

"Hanno accettato ciò di cui ti aveva parlato." Ci mette un attimo di troppo a comprendere le sue parole.

"Aspetta un attimo. Stai dicendo che hanno davvero accettato? Come?" Incredulo la fissa mentre sbuffa, come se stesse per dire le verità più ovvie del mondo.

"Anche se si atteggiano a gran donne progressiste rimangono pur sempre delle purosangue. Farebbero di tutto per le loro famiglie. La maggior parte degli eredi purosangue sono morti e quelli rimasti in vita sono presi o è meglio se fossero morti. Ho offerto loro una soluzione ai loro problemi attraverso uno dei ragazzi più sexy della scuola, oltre che di una rinomata famiglia purosangue che si è ritrovata dalla parte giusta alla fine della guerra. Solo che…"

"Solo che?"

"Ecco…" Avvicinò le mani, facendo toccare i pollici. Non lo guarda nemmeno negli occhi. Rimase però lì ad aspettare una sua risposta.

"Ecco. Potrei avere aggiunto una specie di clausola…"
"E cosa fa questa clausola?"

"Beh. Nel caso in cui partorissero due ragazze si sposerebbero al nostro erede." L'ho disse tutto d'un fiato, impaurita dalla sua reazione. Reazione che però non arrivò.

Nella comunità magica non è inaudito il matrimonio tra consanguinei. Di solito a farlo sono cugini, tuttavia qualche volta c'è stata anche una relazione tra fratello e sorella, o fratellastri, come sarebbe il loro caso.

Ron non è particolarmente colpito perché quello che in pochi sanno che anche i suoi genitori sono fratellastri. Non sa se lo sanno nemmeno loro, tuttavia da bambino spinto dalla curiosità analizzò il dna di tutta la sua famiglia.

Sarebbe più corretto dire che fece analizzare in un laboratorio. Aveva appena scoperto l'ereditarietà dei geni e voleva sperimentare.

Scoprì allora della passione di suo nonno biologico per la famiglia. Infatti sposò sua cugina, mentre un'altra sua cugina, una per cui aveva una fiamma da giovane si sposò con la famiglia Prewett. Almeno questo gli disse sua nonna mentre si lamentava di suo marito.

Sembra che sia l'unico a conoscere questo segreto, oltre ai suoi parenti materni, se così li può chiamare.

Ovviamente non l'ha detto a nessuno, e quel segreto andrà con lui nella tomba.

La sua scoperta spiega però la somiglianza perfetta che condivide con i suoi fratelli e anche con i suoi genitori. Tutti derivano dalla stessa famiglia, nel vero senso della parola.

Da quanto ho capito i genitori di sua madre sono morti giovani, quando ancora i loro figli erano piccoli. Gli unici rimasti in vita non sapevano di questa relazione, e alla fine i suoi genitori si sono sposati.

Ron non sa cosa pensare di questa vicenda, tuttavia ha imparato a non interrogarsi su cose su cui non ha il minimo controllo. Cose come il passato, e che in questo caso l'hanno favorito, visto che è nato lui.

"Va bene." Per questo la sua risposta è molto più leggera di quella del resto delle persone.

"Va bene? Davvero?" La reazione di Pansy non è per niente leggera, infatti si accorge di urlare la sua sorpresa solo quando il resto delle persone attorno la guardano, infastiditi.

"Sì, va bene. Dubito comunque che accadrà visto che non possiamo controllare."
"Beh, non è proprio così."
"Cosa intendi? Vuoi dirmi che puoi controllare se il nascituro sarà maschio o femmina?"

"Non proprio. Vieni, ti spiego dentro." Lo prese per mano e lo guidò verso una cabina libera. Visto che era relativamente presto non fecero fatica a trovarne una.

Si sedettero l'uno accanto all'altra e dopo Pansy cominciò a spiegare.

"Per le famiglie purosangue prevedere quale sarà il sesso del bambino non è così impossibile. Infatti i contratti matrimoniali si basano anche su questo fatto. Vedi, alcune famiglie sono più inclini a generare femmine, mentre altre maschi. Prendi per esempio la tua famiglia. Sette figli, una solo femmina. La tua linea familiare è orientata verso i maschi, ed in maniera abbastanza pesante. La mia famiglia, Parkinson, invece sono più equilibrati con una leggera predisposizione verso le femmine. Quindi è abbastanza certo che i nostri figli saranno per la maggior parte maschi."
La interruppe. "Questo non significa che anche i figli di Daphne e Susan saranno maschi? O loro hanno una predisposizione ancora più forte verso le femmine."

"No, la loro predisposizione non è così forte, solo leggermente più accentuata della mia." Finita la frase incrociò le braccia sotto al seno, il naso puntato al cielo. Lo sguardo superbo come se avesse appena fatto qualcosa di grandioso.

"È così che entra in gioco la mia tesi di laurea." Alzò la mano al suo sguardo confuso, e gliela portò alle labbra per chiuderle, appena prima che potesse formulare una domanda.

"Fammi finire. Una volta hai detto una frase. Qualcosa del tipo: 'ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria'. Lì per lì non c'ho pensato molto. Tuttavia dopo che hanno accettato il nostro 'contratto matrimoniale'..." Fece le virgolette con le dita quando disse contratto matrimoniale. "...ho iniziato a pensare a come garantire che le loro uniche figlie siano femmine. Perché non ricordo se te l'ho detto, ma ho negoziato un solo erede, nulla di più. Comunque sia ho pensato a come sfruttare questa inclinazione verso un genere rispetto ad un altro. Così ho chiesto consiglio sia alla professoressa Vector che alla professoressa Babbling, e ho ideato uno schema runico che permetta di usare questa inclinazione. Più è forte l'inclinazione più efficace è lo schema. Utilizza appunta questa predisposizione, la potenzia oppure può cambiarla completamente. Nel tuo caso potremmo scegliere il sesso del nascituro con facilità. La tua inclinazione è proprio così forte. Allora, non sono fantastica? Solo una mente brillante come la mia poteva pensare a tutto ciò."

"Sì. Sì. Sei fantastica e tutto, ma non la mettere come tesi di laurea lo schema runico ma solo la teoria dietro di esso. Hai idea di quanti soldi potremmo farci? Le famiglie purosangue farebbero di tutto pur di aumentare anche solo in minima parte questa predisposizione."

Ron non è sicuro di aver visto bene, tuttavia gli è sembrato che per un attimo gli occhi di Pansy siano diventati dello stesso colore dei galeoni.

Non ha tempo di controllare perché lo assale, baciandolo con fervore, ricambiato in ugual misura. Non durano molto però perché presto Pansy si stacca, sbadigliando.

"Ecco perché ti amo. Adesso fammi dormire. Sono stanca visto che questa notte non l'ho potuto fare." Gli lancia un'occhiata storta, prima di coricarsi sul sedile, la testa appoggiata sulle sue cosce.

Ci mette qualche attimo ad addormentarsi. Deve essere stata veramente stanca. Non che sia colpa sua. In realtà quella notte hanno dormito più del solito.

Solo che prima di chiudere gli occhi hanno provato qualcosa di nuovo. Ron aveva letto da qualche parte che il sesso anale può regalare gli orgasmi più intensi. Questo perché il retto è pieno di tessuto nervoso, in quantità non dissimile alle dita.

Ciò avviene ovviamente se adeguatamente preparati. Così dopo averla convinta a provare ed essersi documentato a dovere, Ron li ha preparati a fondo, entrambi.

L'esperienza li ha lasciati entrambi esausti, sebbene in effetti abbiano sperimentato uno degli orgasmi migliori della loro vita.

Pensa proprio che lo rifaranno presto. Solo ripensare alla sera prima lo fa diventare…"Ah, perché mi hai morso?" Evidentemente non si era già addormentata.

"Non pensare a ieri sera. Lo rifaremo ma adesso sono stanca, lasciami dormire." Solo ora si accorge del problema che colpisce la nuca di Pansy, così si rilassa prendendo un trattato sulla magia spaziale.

Ha cominciato davvero a studiare la magia spaziale appena due settimane prima, eppure ha già capito come funziona. Piegare lo spazio è essenzialmente semplice. Un po' come giocare con il pongo.

Si può deformare lo spazio come si vuole perché non ha forma, quindi lo si può modellare a proprio piacimento. Il problema sorge perché lo spazio è interconnesso ad altre due forze non così gentili si potrebbe dire. Tempo e gravità.

Il tempo è un fiume incontrollabile. Non lo si può fermare in alcun modo, come non si può distruggere o creare dello spazio.

L'unica cosa che si può fare è rallentarlo, ma mai fermarlo. Tutto ciò se si vuole continuare ad andare avanti. Se invece si vuole tornare indietro, le giratempo sono una prova sufficiente a teorizzare che si possa fare.

Ron però non studierà mai il viaggio indietro nel tempo. È una conoscenza andata perduta, ed è meglio così. Nessuno dovrebbe tornare nel passato. Punto.

Sapendo questo si potrebbe realizzare qualsiasi cosa, dal teletrasporto, sebbene si avrebbe sempre un ritardo non potendo essere istantaneo, alle simpatiche casse con dentro un mondo a sé stante del dottor Scamander.

Questo se non ci fosse una delle forze fondamentali dell'universo ad entrare in gioco. I babbani non hanno ancora scoperto come funziona, tuttavia una delle teorie che Ron trova più interessanti è che questa forza agisca grazie a delle particelle, chiamate gravitoni, talmente piccole da non essere visibili nemmeno con i moderni apparecchi.

Questa teoria è interessante almeno per lui perché non ha bisogno che sia reale. È un mago, se lui vuole che sia reale allora lo diventerà.

Pensando questo tirò fuori la bacchetta, azione resa non facile dalla bella addormentata che usa le sue cosce come cuscino. Di solito non utilizza la bacchetta. Non perché crede di non averne bisogno, infatti un catalizzatore magico di tale portata come la bacchetta è utile a qualsiasi mago.

Anche personalità come Silente, Grindelwald o Voldemort la utilizzano. Tanto è utile.

Tuttavia Ron trova che sia un po' come le rotelle in una bicicletta. Se vuoi imparare ad andare in bici, le prime volte da bambino, utilizzi le rotelle. Però man mano che cresci e padroneggi l'attività le elimini.

Così dovrebbe comportarsi ogni mago con la propria bacchetta. Uno strumento utile per apprendere la magia, tuttavia una stampella ingombrante una volta già appresa.

Per non parlare del fatto che le bacchette sono strumenti fragili. Si possono perdere. Possono essere rubate. Possono essere maledette così come ogni altro oggetto, magico e non.

Potrebbe continuare ad elencare gli svantaggi per ore, tuttavia il fattore principale è che la magia si trova all'interno di un mago. E come ogni arto del corpo il compito del mago è padroneggiare quell'appendice, e farla sua.

Prima di imparare a camminare si cade più e più volte. Prima si impara a gattonare, poi si fanno i primi passi, e poi si impara a camminare e correre.

Il mago deve fare la stessa cosa.

Una volta tirata fuori la bacchetta la punta di fronte a lui. Non deve fare nessun movimento strano con l'arnese o canto in latino. Non saprebbe cosa fare visto che si è inventato sul momento l'incantesimo.

Prende un respiro profondo e fa scorrere la magia attraverso di lui. Può sentirla, scorre attraverso tutto il suo corpo, per poi dirigersi verso la bacchetta.

Infine dalla bacchetta si viene a creare un punto violaceo che cresce sempre più. Un portale, almeno Ron spera che esso sia un portale. La sua intenzione era di crearne uno.

Raggiunta la dimensione che aveva in mente, appena dieci centimetri di diametro si venne a creare un altro cerchio violaceo a mezzo metro di distanza, perché un portale di entrata senza uscita sarebbe… inutile nel migliore dei casi.

Può sentire però la stanchezza abbattersi su di lui. Percepisce la perdita di controllo sull'incantesimo ogni attimo che passa. Allora tira l'unica cosa che ha in mano, guarda caso è la bacchetta, attraverso il portale.

Passano alcuni secondi interminabili. Il portale di entrata scompare ma quello di uscita persiste. Adesso si rende conto della stupidità del suo gesto. Tira però un sospiro di sollievo mentre le sue palpebre si chiudono a forza. L'ultima cosa che vede è la bacchetta che esce dal portale.

Non sente però il suono che fa mentre cade a terra. Non importa, è già svenuto profondamente.

Viene svegliato dal suono delle voci. Continuano a parlare, tormentando la sua quiete. Non apre gli occhi, né si muove, ancora stremato dalla fatica dell'incantesimo.

Come ha potuto essere così stupido. L'intento è importante per un mago, la conoscenza ancora di più.

Infatti un mago senza conoscenze teoriche potrebbe distruggere una montagna grazie ad uno scoppio magico, poi però cadrebbe in un coma permanente nel migliore dei casi.

Lui ha cercato di manipolare a suo piacimento due delle forze principali del mondo. Due delle forze che anche gli arcimaghi non si arrischiano nemmeno a toccare, avendone appena una conoscenza basilare.

Senza contare che una parte importante della sua magia era implicata nella strutturazione della gravità. Infatti quel trucchetto sulla creazione dei gravitoni gli è costato parecchio.

Oltre ad aver strutturato ha anche manipolato la gravità. Una delle forze fondamentali dell'universo, senza avere una conoscenza di base sulla sua conformazione.

Ron è fortunato ad essere svenuto solo per poche ore.

Dopo aver preso coscienza della sua follia apre finalmente gli occhi. La cabina è piena.

Pansy si è svegliata Ron non sa quando ed ora sta chiacchierando con… Daphne e Susan? Mentre ogni tanto può sentire Ginny che si unisce alla conversazione, e quando apre gli occhi può vedere il suo ragazzo Harry che ascolta rapito.

Sente le membra ancora molto debole, allora tira fuori dalla tasca del giubbotto alcune pillole. Ne prende una e dopo si mette a mangiare una barretta di cioccolato.

Tiene le pillole sempre con sé. Sono molto utili, infatti servono ad aiutare il mago a riprendersi dopo aver avuto un attacco di esaurimento magico, dopotutto non si sa mai cosa può accadere.

Non sono miracolose, e di certo la stanchezza non scomparirà in pochi secondi. Diminuiranno solo il tempo di convalescenza.

Le sue azioni gli attirano l'attenzione di tutta la cabina. Finisce però di mangiare la barretta con tutta calma, tirando un lungo sospiro di sollievo.

Ora però ha sete.

Come un angelo Pansy gli porge una bottiglia d'acqua. Mormora a malapena un ringraziamento prima di svuotare la bottiglia tutta in un sorso.

Maledizione, ora deve andare in bagno.

"Ora puoi dire cosa è successo?" Pansy glielo chiede, indecisa se essere più preoccupata o più arrabbiata per la sua incoscienza. Dopotutto sa della sua passione per gli esperimenti magici, e della sua mancanza di riguardo per la sicurezza.

Alza un dito della mano, per chiedere un attimo per riprendersi e rispondere.

Solo dopo qualche attimo, quando sente la pillola finalmente cominciare a fare effetto può rispondere. "Ho fatto… pant pant… un esperimento."

"Questo lo so. Ma perché l'hai fatto dentro la cabina di un treno e soprattutto quando non c'era nessuno a controllare che stessi bene?"

"Te l'ho mai detto che sei bellissima quando ti arrabbi?"
"Non funzionerà Ron." Gli scaccia la mano che tentava di avvicinarsi alla sua guancia, chiaramente irritata ma anche sollevata.

Se fa battute scadenti significa che sta bene.

Ridacchia alla sua almeno in parte finta ira prima di essere interrotto da Ginny.

"Adesso che sei sveglio te lo posso dire. Mamma ha inviato un gufo la scorsa settimana ma mi sono dimenticato di dirtelo. Per le feste verrà anche Percy. Inoltre ha detto di invitare degli amici. Ho scelto Harry, e dopo che Pansy mi ha parlato della collaborazione commerciale che avete intenzione di creare ho esteso l'invito anche a Susan e Daphne."

Sbuffò sentendo il nome di Percy. "Quindi ha trovato un po' di tempo per la sua famiglia nella sua fittissima agenda? E Bill e Charlie, ci degneranno della loro presenza?"

"Smettila, lo sai che alla mamma non piace quando fai così. Si sta ancora riprendendo, cerca di non litigare con lui." Lui, quindi verrà solo Percy.

"Lo so, lo so. Quindi quando resterà? Mezza giornata? Un giorno intero? Dubito che sia più di questo." Esitò prima di rispondere, facendolo innervosire, non con lei, mai con lei.

"Rimarrà per il pranzo di Natale." Strinse il pugno con violenza, cercando di trattenere la rabbia.

È sempre stato così con Bill, Charlie e Percy. Si vergognano dei loro genitori, prima perché erano poveri, ed adesso perché hanno guadagnato ricchezza grazie a Ron ed ai gemelli, e non fanno nulla per nasconderlo.

Ron può sentirlo ancora, il pianto di sua madre di notte. Quando pensava che nessuno la sentisse si lasciava andare. Lo fa ancora.

Ricorda con chiarezza una volta che Percy andò nella sua stanza. Charlie e Bill si limitarono ad ignorarla, tuttavia lui entrò nella camera dei loro genitori. Loro padre non c'era, in quel periodo doveva lavorare spesso anche di notte per poter dar da mangiare a tutti e nove.

Percy entrò nella stanza, e chiese alla loro madre di fare silenzio perché non riusciva a dormire con quel lamento di sottofondo. Ron allora è corso nella camera da letto, lo stesso hanno fatto i gemelli.

Ginny era ancora troppo piccola per capire cosa stesse succedendo.

Si coricarono tutti assieme, e si addormentarono abbracciandola. Da quella notte lo fecero ogni notte che non c'era loro padre.

Ron non sa se è perché la loro vicinanza l'ha aiutata o perché non voleva che la vedessero in quello stato, tuttavia piano piano smise di piangere.

Almeno fino alla morte di Fred. Per allora però non bastò un semplice abbraccio ad aiutarla.

"George come l'ha presa?"

"Peggio di te a dire il vero. Non l'avrei detto. Ancora non ho capito perché ce l'avete così tanto con loro…" Sospirò esasperata, chiedendogli con gli occhi se gliel'avrebbe detto. Non lo fece, e non l'avrebbe mai fatto. "... Comunque sia ha detto che avrebbe fatto pentire a Percy di esser venuto. Immagino voglia fare uno scherzo. Fermalo, l'unica cosa che ci serve è che quei due si mettano a litigare."

Si passò una mano tra i capelli, frustrato. "Va bene, lo farò."
Ginny non si accontentò di quella risposta, perché lo guardò sospettosa. "Dico sul serio Ron, non…"

"Ho capito. Non c'è bisogno che ti preoccupi." Lo guardò ancora per qualche attimo prima di annuire soddisfatta, solo per cambiare espressione un secondo dopo.

"Ora, parlando di cose serie, hai dato un pokémon leggendario alla tua ragazza ma non alla tua sorellina preferita?" Cercò di fare gli occhi cucciolo mantenendo un atteggiamento irritato. In qualche modo ci riuscì.

Ron scrollò le spalle in risposta. "Che ci vuoi fare, business."

L'espressione tradita che fece portò a ridere tutti, persino Daphne regalò loro un raro sorriso.

"Ora però parliamo davvero di cose serie." Si voltò verso Harry.

"Cosa hai intenzione di fare?" Fu interrotto da Ginny che lo scrutò indagatrice.

"Devo fare il famoso discorso cuore a cuore del padre al genero."

"E perché dovresti farlo tu?"

"Perché nostro padre non lo farà e se non lo faccio io non lo farà nessuno." Ginny ci pensò qualche istante prima di alzare le spalle.

"Hai ragione. Vai pure avanti." Questa volta fu Harry a fare l'espressione tradita, rivolta però verso Ginny. Lei gli diede un bacio veloce sulla guancia, cosa che lo fece sorridere come un ebete.

Ah. Non può farsi controllare così dalla sua ragazza. Una relazione sana si basa sul rispetto e fiducia reciproca. Ron non si farebbe mai imbambolare così… Ahia.

Si voltò verso Pansy che gli aveva appena dato un pizzicotto sul fianco.

"Posso dire che stai pensando qualcosa di stupido. Smettila"
"Sì, signora." Ammise la sua colpa e andò avanti.

Si voltò verso Harry. "Non sono molto bravo con queste cose, e non mi ero preparato nessuno discorso. Quindi la farò breve. Fai del male a mia sorella e quella bacchetta che porti non basterà a salvarti."
I suoi occhi si spalancarono increduli, mentre una mano andò istintiva alla fondina nascosta nella giacca. "Come fai a saperlo?"

Alzò le spalle. "Questo non ha importanza. E puoi stare tranquillo che non lo dirò nessuno."
Harry emise un sospiro di sollievo nel sentirlo. Hanno imparato a conoscersi negli ultimi mesi, e il ragazzo d'oro lo considera una persona degna di fiducia.

A Ron dispiace un po' per il ragazzo per la sua malriposta fiducia in lui.

"Cos'ha di speciale la sua bacchetta?" La loro conversazione gli valse la curiosità delle quattro ragazze nella cabina. E come si aspettava fu Pansy la prima a chiedere a lui, mentre Ginny infastidiva il suo ragazzo.

La guardò per qualche attimo prima di sorridere maliziosamente. Per qualche motivo Pansy rabbrividì alla sua espressione.

"Sai cosa voglio." Qualche settimana prima lo aveva infastidito su una cosa. Non ricorda bene cosa o perché non volesse risponderle. Allora le chiese qualcosa in cambio di una risposta. Qualcosa che era sicuro avrebbe rifiutato

Volle che Pansy si vestisse da cameriera e lo servisse come sua domestica personale per un'intera giornata. Una di quelle che avrebbe fatto letteralmente di tutto per il suo maestro.

Ovviamente rifiutò.

La curiosità però la divorò, esattamente come sta facendo adesso. Ora però il segreto riguarda il ragazzo d'oro. Colui che è sopravvissuto a due maledizioni mortali ed ha sconfitto Voldemort.

"Va bene. Un giorno."
"Pffft. Un giorno? Mi stai prendendo in giro. Un mese almeno."
"Un mese? Sei pazzo?" Lo sguardo che gli lanciò l'avrebbe potuto incorniciare. L'avrebbe chiamato 'Vittoria' o 'Fine di una relazione' a seconda di come andrà a finire la conversazione.

Sta scherzando. Spera.

"Senti Pansy. Ti sto rivelando uno dei segreti più grandi dell'intero mondo magico. Ringrazia che non chieda un anno."

Gotcha. Quando vide la divorante curiosità farsi sempre più forte nei suoi occhi seppe di aver vinto.

I suoi occhi si illuminarono però mentre si voltò a guardare Daphne e Susan, voltandosi poi di nuovo verso Ron.

"E se convinco anche loro a farlo?"

Ron ci pensò per un po' prima di fare la sua offerta.

"Tre settimane."
"Una."

"Tre."
"Due."
"Tre.

"E tre sia." Dopodiché si voltò verso le due ragazze e gli spiegò la situazione.

Arrossirono violentemente. Per fortuna Ginny stava ancora cercando di estrarre informazioni da Harry, che però non si lascia sfuggire nulla.

Voltandosi però a vedere come la sua ragazza stia cercando di convincere le sue partner commerciali, come le ha definite a Ginny, riflette sul fatto che dubita che glielo farà fare davvero.

Forse farà comprare loro gli abiti per giocare un po' in camera da letto. Difficilmente si spingerà oltre.

Dopotutto è il pensiero che conta, e non il dono in sé, o in questo caso lo scambio commerciale.

Immaginare la scena però mette a dura prova la forza mentale di Ron. Si ritrova così a ripensare al suo esperimento fatto qualche ora prima. La sua mente è un tempio, e deve mantenerla pura e incontaminata.