Il pomeriggio allegro si prolunga, stiracchiandosi, e divenendo sera. Una sera serena, colma di scherzi leggeri, di idee tanto attraenti quanto azzardate, di vecchi dubbi considerati e risolti, di domande troppo difficili che forse non troveranno mai una vera risposta.
Si viene a scoprire, nell'arco della serata, che Arsène aveva il segreto timore che l'amico avrebbe potuto non apprezzare ciò che avrebbe visto, trovarlo troppo differente dall'immagine che si era costruito mentalmente. Cat, in verità, pensa che difficilmente la sua fantasia avrebbe potuto produrre qualcosa di anche vagamente rispondente alla realtà dei fatti. Arsène, a quell'uscita inaspettata, rimane un lungo momento interdetto, chiedendosi se si tratti di un complimento oppure di un insulto; poi sogghigna e lo guarda con una nuova ammirazione nei suoi occhi splendenti e meravigliati.
E poi si fa tardi, e Cat è costretto a strizzare gli occhi a più riprese e a massaggiarsi le tempie che pulsano doloranti.
«È ora di riposare» afferma Hutch, il tono granitico di chi non accetterà in nessun caso una protesta.
Cat sospira ma è suo malgrado obbligato a dar ragione al compagno. «D'accordo» capitola mogio.
«Ho lasciato sul vostro comodino un recipiente contenente dell'acqua fresca mescolata a qualche goccia di olio di lavanda» lo avvisa la voce pacata e gentile di Maloney.
Si volta piano e lo osserva, sorpreso. «Vi ringrazio» soffia, accennando al suo indirizzo un sorriso riconoscente.
Hutch poggia una mano sulle sue reni e lo accompagna alla loro camera. «Va bene» sussurra fra i suoi capelli, rassicurandolo. «Ho intenzione di prendermi cura di te» lo avvisa, circondandolo con le braccia quasi a volerlo tenere al sicuro da ogni pericolo.
«Questa è un'ottima notizia» conviene Cat, posando il capo sulla sua spalla.
Piano, Hutch lo spoglia, accarezzando con tocchi leggeri la sua pelle, e lo guida fino al letto, aiutandolo a stendersi. Poi si scosta, guadagnandosi un mugolio contrariato da parte di Cat.
«Torna qui» lamenta imbronciato.
Hutch sorride, posa un soffice bacio sulle sue labbra e accarezza la sua tempia con il dorso di un dito.
«A quello penseremo dopo. Ora hai bisogno di riposare, ricordi?»
«Nh» commenta, ben poco persuaso.
Sbuffa una piccola risata e si siede al suo fianco, scorrendo con lo sguardo la sua pelle liscia e mordicchiandosi un labbro.
«Desidero che tu stia bene, Cat. Quindi smetti di tentarmi e fai il bravo ragazzo» lo sgrida affettuoso.
Cat sospira e si volta su un fianco, annuendo e osservando il compagno recuperare una pezzuola e bagnarla nel recipiente preparato da Maloney. Si rimette sdraiato sulla schiena e, prima di chiudere gli occhi, li fissa ancora un lungo momento in quelli di Hutch.
«Resta con me» prega serio.
«Non avevo alcuna intenzione di allontanarmi» assicura. «E se non ti dà noia, mi piacerebbe stendermi accanto a te.»
Allora Cat torna a sorridere e a rilassarsi. «Il posto qui accanto è tutto tuo» conferma sornione, facendo venire la tachicardia al compagno.
«Hutch?»
L'interpellato sfarfalla le ciglia, ancora leggermente assonnato, e si solleva appena su un gomito, allungandosi per accendere il lume.
«N-no, aspetta» mormora la voce un po' incerta di Cat, lì a fianco.
«Che succede? Non ti senti bene?» si preoccupa.
«Oh, no, sto bene in un modo in cui da molto tempo non stavo… O forse da sempre, non ne sono certo.»
«Bene» sospira Hutch, rassicurato. «Dunque, dimmi. Ti serviva qualcosa?»
«In realtà no. Volevo solo… solo ascoltare la tua voce e… Parlarti» tituba, sembrando imbarazzato.
«Oh» soffia, sorpreso, arrossendo appena.
«Scusa. Finisco sempre con lo svegliarti per i motivi più assurdi» si pente Cat.
Sorride, intenerito, e se lo trascina contro, inspirando il suo odore. «Ti amo. E per dormire c'è sempre tempo. Ora che sono sveglio, puoi dirmi tutto ciò che desideri» promette, posando un lieve bacio sulla sua clavicola.
Cat respira piano, la guancia premuta contro il suo sterno e l'orecchio teso ad ascoltare il battito regolare del suo cuore.
«Ho imparato che cos'è la fiducia dopo averti conosciuto e averti affidato la mia giovane vita» mormora concentrato. «E ho appreso il significato di amore quando tu me lo hai offerto senza chiedere nient'altro in cambio.»
Hutch deglutisce, senza osare emettere un solo fiato, limitandosi ad accarezzare le sue scapole con i polpastrelli e a riempirsi del suo odore.
«Ho capito che ti amo. Che tu sei e sarai l'unica persona alla quale potrò mai donare la mia fiducia, il mio cuore, la mia vita. Per un'ora, per un giorno, per tutto il tempo che mi sarà dato di esistere.»
Hutch si sta mordendo un labbro, tentando disperatamente di trattenersi. Cat sbuffa contro il suo petto e sorride.
«Ora puoi pure allagare il letto. Ho concluso» dichiara Cat, divertito.
E Hutch piagnucola emozionato, stringendoselo contro e sentendosi l'uomo più felice e fortunato del mondo.
La mattina seguente, quando si sveglia e apre gli occhi, la prima cosa che nota è un lieve peso sul suo petto, la seconda l'odore della pelle di Cat. Solleva il capo dal guanciale e trova il compagno appoggiato su di lui, gli occhi celesti concentrati sul suo viso. Deglutisce, impreparato per quell'improvviso scrutinio, e suo malgrado nervoso per il possibile esito. Il giudizio che si aspettava, tuttavia, si fa attendere molto più del dovuto, così Hutch si inquieta ulteriormente.
«Cat?» indaga, dubbioso.
Il compagno reclina il capo di lato, sfarfalla le ciglia e le sue belle labbra si arricciano in un piccolo sorriso che fa fremere il suo cuore.
«Sai, ho scoperto un'altra particolarità che non conoscevo, o che non ho mai notato prima d'ora» lo accoglie la voce pacata del ragazzo.
«Uhm… Sarebbe?» si informa, non troppo rassicurato ma comunque disposto a offrire il beneficio del dubbio.
«Quando dormi hai in volto l'espressione di un bambino che sogna la cosa più bella del mondo.»
Hutch strabuzza gli occhi e sbuffa una risata incredula eppure soddisfatta.
«Cat… Quando dormo, io sogno te. Immagino il futuro, e tu ne fai parte.»
Il sorriso di Cat si amplia e diviene appagato. «Allora sei fortunato, perché pare che i tuoi sogni, dopo tutto, corrispondano alla realtà.»
