EP 34 – L'AMBASCIATRICE PORTA PACE, MA NON BUONE NOTIZIE.

Stamane, di buon mattino, nel palazzo principale, l'ambasciatore Oscar De François stava percorrendo il lungo corridoio che lo avrebbe condotto a una sala appartata, dove avrebbe iniziato un altro round con i delegati del sovrano. L'ambasciatore sbuffò al ricordo dei suoi vari tentativi di far valere le sue proposte per le trattative sullo scambio dei prigionieri da entrambe le parti, ma i suoi sforzi furono vani a causa della chiusura mentale dei singoli membri dell'élite. L'uomo sentiva che la sua sanità mentale stava iniziando a sceneggiare la causa delle diatribe avute con alcuni commensali durante la sua ultima riunione, avvenuta tre giorni prima. Il conte voleva essere onesto con sé stesso: avrebbe preferito rimandare questo incontro per un aperitivo, dal momento che sapeva già in partenza che sarebbe finito con un buco nell'acqua; era però cosciente di essere l'unico ad avere le giuste competenze per gestire queste contrattazioni burrascose.

Un altro fattore che lo metteva di cattivo umore era il fatto di non essere mai stato ricevuto da Profondo Blu in persona; per l'ambasciatore, la sala del trono era un luogo off-limits. Per di più, ogni volta che doveva sbrigare uno dei suoi compiti da intermediario con gli altri membri dell'élite, doveva essere scortato da due guardie che, a suo dire, sembravano degli armadi, tanto era imponente la loro struttura fisica.

CO:- "Che cos'hanno poi da temere? Non sanno che non ho altro in mente che girovagare per il palazzo?". –

Egli pensò tra sé, era indispettito dal fatto di non essere riuscito a instillare neanche un briciolo di fiducia in quei Cyniclons; il fumo sembrava uscire dalle narici del suo naso, tanto che ricordava un toro inferocito pronto a caricare contro la sua vittima ignara.

Appena raggiunto le porte bianche, capì di essere arrivato al luogo dell'incontro, e senza cerimonie aprì l'ingresso. Come già sapeva, al centro della sala vide una tavola rotonda molto estesa, dove tutti e dieci i membri erano seduti in un silenzio totale, come un'esecuzione fatta a porte chiuse. Per un momento, il conte si sentì il condannato portato nel luogo della sua esecuzione. Tutti gli occhi dei dieci Cyniclons seguivano i movimenti dell'umano in maniera quasi maniacale, come se aspettassero una sua mossa falsa per essere autorizzati ad agire e trattenerlo. Oscar, dando una veloce occhiata ai suoi "colleghi", si accertò che tutto fosse in ordine prima di indossare il suo finto sorriso di cortesia e osare prendere la parola:

CO:- Vedo che ci siamo tutti, possiamo iniziare questa nostra riunione. –

Detto ciò, le porte si chiusero dietro di lui, dando la privacy necessaria per iniziare un altro incontro che si sarebbe protratto a lungo.

3 ORE PIÙ TARDI:

Come già predetto dal conte, anche in questo incontro né lui né gli altri commensali riuscirono a trovare un punto di comunione; ogni proposta offerta dall'ambasciatore veniva scartata o criticata da qualcuno dei militari, portando tutto daccapo. L'ambasciatore provava molta frustrazione quando le proposte dei dieci soldati erano irragionevoli e tutte a loro favore. Questo squilibrio non era destinato a durare a lungo, e nel suo inconscio il conte sapeva benissimo che i suoi interlocutori puntavano proprio a questo risultato.

Anni di lavoro all'ambasciata gli sembravano una bazzecola in confronto a queste trattative con i Cyniclons, che si stavano dimostrando difficili da piegare al suo fascino; neanche la sua lingua sciolta poteva sortire alcun effetto. Le loro menti sembravano impenetrabili, incorruttibili, e le parole dolci, ricoperte di miele, venivano spazzate via dalla schiettezza e brutalità di ogni singolo individuo che gli stava di fronte. Questo pareggio non gli piaceva affatto; sentiva di star perdendo una partita importante, le cui regole fondamentali non conosceva, pensava il conte.

CO:- Signori, voglio essere franco con voi… queste diatribe tra di noi non ci stanno portando da nessuna parte. Sappiamo benissimo che il tempo a nostra disposizione è scarso, e di certo i conflitti che ci portiamo dietro non ci aiuta a trovare un punto di incontro per… -

Il suo discorso fu bruscamente interrotto da un forte sbuffo proveniente da un soldato Cyniclon, un uomo estremamente alto e muscoloso. I suoi capelli, erano di un castano scuro, molto scompigliati e trattenuti malamente da un elastico scuro che si trovava quasi alle punte. Privo di barba, l'uomo metteva in evidenza la sua grossa mascella, dando l'impressione al conte che fosse in grado di frantumare qualsiasi cosa gli capitasse a tiro. Dopo un attimo di timore per il forte rumore emanato dal soldato, il conte digrignò i denti, mal celando la sua collera per essere stato interrotto così bruscamente.

CO:- Che avete da sbuffare così forte? Non vedete che sto cercando di contrattare con voi? E vieni… -

?:- Ambasciatore!... Ascolti molto attentamente, anche noi abbiamo altro da fare, quindi non ci dica cosa dobbiamo o non dobbiamo fare in questa riunione. –

Il Cyniclon che prima lo aveva interrotto rimase per lo più inespressivo, anzi quasi annoiato. Con le braccia incrociate, metteva in evidenza i suoi possenti bicipiti, che a stento venivano celati dalla sua armatura. Il resto dell'élite sembrava un pubblico che pigmentamente si limitava a osservare un attore dilettante alla sua prima esperienza su un vero palcoscenico.

CO: – E allora spiegatemi perché ogni mia proposta viene sempre scartata, trovato ogni minuscolo difetto. È normale che io pensi che voi non vogliate questo trattato di pace. Non riusciamo a metterci d'accordo tra noi, e questo prolunga i nostri incontri. –

L'uomo strinse gli occhi in due fessure e, con sguardo tregua, osservava i soldati che, come lui, erano seduti nelle loro postazioni e lo studiavano, osservandone ogni mossa. Il conte era così adirato che una ruga si era formata tra le sopracciglia, e il suo viso aveva assunto una colorazione più rossa, nascondendo malamente le sue espressioni facciali. La donna di nome Rƴ iånt prese la parola per prima, quando vide che l ' umano di fronte a lei si era calmato un po ' .

RI: – Ambasciatore, capisco che la tua collera è dovuta alle nostre incomprensioni, dato che in questi incontri non siamo riusciti a trovare un appoggio comune… Ma come il mio collega ha già accennato, noi stiamo prendendo molto seriamente queste tue proposte; tuttavia, sono inaccettabili, come per esempio la grossa percentuale di ostaggi che dobbiamo rilasciare immediatamente. –

Il conte rispose con una smorfia di disprezzo, non sembrando prenderla sul serio, ma Rƴ i å nt si limitò a fare la sua parte ea evitare che la situazione si surriscaldasse nuovamente.

CO: – Signora! Se le sue parole dovrebbero calmarmi, di certo non mi aiuta affatto. Non dovrebbe occuparsi di questioni di questa importanza; piuttosto pensi a badare a suo marito e ai figli. Sono gli uomini che dovrebbero avere voce nel capitolo per serie trattative. –

Il tono acido suggeriva che il consiglio di Rƴ nt non era stato recepito molto bene dall'interlocutore . L' insinuazione che, essendo donna, avrebbe dovuto occuparsi di faccende "femminili" colse di sorpresa la donna, e allo stesso tempo suscitò sussurri di malcontento tra i suoi colleghi, che non gradirono le insinuazioni dell'ambasciatore.

RI: – Non so a quali mansioni lei alluda, ma la posizione che ricopro me la sono guadagnata come il resto dei miei colleghi maschi. –

Anche Rƴ iånt iniziava a mostrare i primi cenni di nervosismo. Sebbene la sua rabbia fosse perfettamente celata, dopo aver ricevuto questi insulti sotto forma di "consigli" non richiesti, la donna cyniclon non sembrava più propensa a cercare un dialogo con l'ospite. Da quando erano iniziati i primi incontri per le trattative, Rƴ iånt era stata l' unica ad avere un atteggiamento civile nei confronti dell'ambasciatore umano , mentre i suoi compagni non nascondevano i loro sbuffi, critiche e battutine pungenti che a stento tolleravano. R ƴ i å nt a volte si domandava se il suo autocontrollo fosse dovuto alla quiete o al duro allenamento per diventare un membro effettivo dell'é lite . Ma la donna cyniclon non ebbe modo di rispondere al maleducato interlocutore, perché lo fece al suo posto un altro membro dell'élite. Quest'ultimo si presentava come un giovane uomo sulla trentina, alto 1,60 m, dalla corporatura muscolosa e ben definita, soprattutto sulle spalle e sul petto, indicando una figura atletica e robusta. I capelli scuri del soldato erano acconciati in modo complesso, lunghi fino a metà schiena; la parte anteriore era tirata indietro e fissata con un nodo dietro al capo, mentre diverse ciocche erano suddivise in tre file, sembrando intrecciate o raccolte in nodi differenti tra loro. Le ciocche erano trattenute da anelli, ma in modo lento, creando un effetto penzolante rispetto al resto dei capelli dietro al capo. L'ultima fila di ciocche, pur essendo principalmente ornamentale, era lasciata libera di appoggiarsi sulle clavicole del cyniclon. L'uomo, oltre ad avere le orecchie a punta e la carnagione pallida come il resto dei suoi simili, aveva un'espressione sicura e leggermente sfacciata rivolta all'umano che si era permesso di fare osservazioni squallide nei confronti di R ƴ i å nt .

?: – Rƴ nt , ti prego non dare importanza alcuna alle sciocche divagazioni di questo umano. Sembra che non abbia ancora capito che qui è solo un ospite del nostro sommo maestro Se non fosse per questo dettaglio, a quest'ora starebbe facendo compagnia ai suoi simili giù nelle segrete, pronto a marcire come il verme che è. –

Il clima si era fatto teso, e il conte sentì un brivido attraversargli la schiena. Il suo viso pallido era uno spettacolo per i membri dell'élite, fieri di aver rimesso al suo posto l'umano. Vedendoli tutti schierati insieme per la causa comune, l'ambasciatore, percependo la tensione, decise di cambiare tattica.

CO: – Beh!... Non c'è bisogno di riscaldarsi così tanto. Po-possiamo trovare un altro tipo di accordo che metta tutti d'accordo. Anzi, sono pronto a firmare delle nuove proposte che… –

Le sue parole stavano causando un mal di testa collettivo ai dieci membri dell'élite, che iniziavano a stancarsi della presenza dell'uomo. Ma non ebbero tempo di reagire, poiché all'improvviso un forte boato colpì una delle grandi finestre nella parte alta della sala, dove si stava ancora svolgendo l'incontro. Il frastuono fu accompagnato da una nube densa che oscurò tutta la sala, ei presenti si scompigliarono mentre le loro voci si accavallavano, peggiorando il caos. A causa del fumo, il conte tossiva violentemente mentre restava seduto al suo posto, riuscendo a intravedere che alcuni dei commensali si stavano agitando. I detriti della grande finestra si erano sparpagliati ovunque, ferendo di striscio alcuni Cyniclons, che in quel momento erano storditi dalla grande esplosione.

?: – Che cosa sta succedendo?... Non si riesce a vedere niente con tutto questo fumo. –

?: – Il fumo si sta addensando sempre di più, dobbiamo evacuare subito. –

RI: – Dobbiamo localizzare la porta e chiedere aiuto. Non mi sembra un caso... –

iånt venne interrotta quando, all'improvviso , sia lei che il resto del gruppo sentirono chiaramente un forte battito d' ali . Alzando lo sguardo, videro che, man mano che il fumo si disperdeva, sopra la grande tavola rotonda dove un attimo prima si svolgevano i trattati, si era posato un grande animale, dalle possenti zampe pronte a scattare in qualsiasi momento. La sua coda si muoveva pigramente, quasi in una danza sensuale, ipnotizzando chiunque la osservasse da vicino. L'animale era di notevole grandezza: aveva il corpo di un leone, muscoloso e possente, con una leggera peluria marrone che copriva la sua pelle, e una struttura robusta e atletica. La sua testa era quella di un'aquila, con alcuni ciuffi di piume più lunghe che davano l'effetto di una cresta, e un robusto becco ricurvo di colore giallo. Le sue ali, grandi e maestose, erano ricoperte di piume marroni che diventavano più scure verso le punte. Sebbene le ali fossero chiuse, tutti ipotizzavano che, se le avessero aperte, l'apertura alare sarebbe stata sicuramente imponente. Le zampe anteriori, tipiche di un'aquila, erano dotate di artigli affilati e potenti, pronti a catturare la preda. Le zampe posteriori, invece, ricordavano quelle di un leone, robuste e muscolose, così come la lunga coda. Gli occhi del mostro erano penetranti e di colore rosso, conferendogli un aspetto minaccioso e vigile.

Lo sguardo dell'animale incrociò quello del conte, che divenne bianco in viso, sudando freddo per la paura di diventare l'obiettivo del mostro. Tutti i Cyniclons rimasero immobili, evitando di fare passi falsi che tentavano un attacco. Il conte, tremando dalla paura, non emetteva alcun suono, e, desiderando creare maggiore distanza tra sé e il mostro, si attaccava allo schienale della poltrona, scivolando leggermente sotto la grande tavola nel tentativo di diventare invisibile. Vedendo il comportamento dell'ambasciatore, Rƴ iånt pensò a una strategia per metterlo al sicuro, essendo consapevole che non era un cyniclon allenato nell'arte della guerra come gli altri commensali, e quindi un soggetto più debole .

nt , però , non ebbe modo di prendere una decisione, quando non ò con orrore che Ú r ï ul, con un movimento lento, stava cercando di estrarre la sua arma, deposta dietro lo schienale della sua poltrona, mentre con lo sguardo monitorava i movimenti dell'intruso. Purtroppo, l'animale notò ciò che il soldato stava cercando di fare e, con una mossa fulminea, lo attaccò. Il suo possente becco distrusse la parte alta della poltrona di Úrïul, ma non riuscì a strappargli la mano lesta. Úrïul era riuscito a scansarsi prima che il becco dell'animale lo colpisse in pieno, e da lì in poi si scatenò l'inferno. Ognuno di loro estrasse la propria arma e, con una perfetta coordinazione, attaccarono quasi simultaneamente il mostro per bloccarne ogni via di fuga. Tuttavia, ciò non impedì all'animale di emettere un forte stridulo, e con le sue possenti ali, che fino a quel momento erano state chiuse, si aprirono, spazzando via una buona parte dell'élite con un singolo colpo. Una seconda nube di polvere accecò la visuale dei soldati, e alcuni di loro, con grande fatica, riuscirono a rimettersi in piedi:

Ú.R:-Stato bene tutti? Qualcuno di voi è ferito da qualche parte? –

RI:- Io solo nel mio orgoglio. Come ha fatto quella cosa ad entrare nel palazzo principale? Non dovrebbe esserci una barriera che impedisce agli esterni di entrare? –

La donna gracchiò mentre cercava di rialzarsi, ma la bestiaccia li aveva scaraventati tutti quanti in molte direzioni ea lei era toccato di cadere sopra un accumulo di detriti della finestra dove era entrato nel mostro; le sue ossa erano indolenzite e Rƴ nt sentiva che nei giorni a venire sarebbe stata piena di lividi. Ma non poteva certo lamentarsi, a differenza del suo collega Úrïul. La soldatessa, nel momento in cui il mostro stava osservando ogni singolo soldato, cercando di essere quanto più discretamente possibile, riuscì a schiacciare un pulsante che si trovava attaccato sotto la tavola. Il pulsante in questione era stato programmato per far fronte a delle emergenze come quella che stavano vivendo attualmente, e la richiesta d'aiuto era silenziosa da riuscire a passare inosservata. R ƴ i å nt riprese fiato e subito dopo, con l'arma che teneva tra le mani, si lanciò contro il grifone. Il mostro riuscì a schivare i fendenti della donna cyniclon, mentre con le sue ali le usava per allontanarsi dalla sua aggressore.

Úrïul, con altri due membri dell'élite, si adoperava per dare una mano alla soldatessa. La loro strategia era semplice ma efficace: un attacco congiunto doveva stancare il grifone e accerchiarlo. Ma il mostro non la pensava alla stessa maniera; un'altra raffica di vento scatenata da un colpo di ali fece allontanare di qualche metro i soldati.

Il conte, nel frattempo, stava raccogliendo quanti più fogli possibili, dove erano trascritti molti appunti e accordi ancora non ufficializzati dei vari incontri che lui stava svolgendo attivamente. Questo imprevisto gli stava costando una forte crisi di mezza età: arruffava tutto quello che poteva, e la sua valigia era aperta a poca distanza dal conte per essere a sua completa disposizione. Ma una grossa ombra si era palesata sopra il capo dell'ambasciatore e un forte presagio si abbatté su di lui. Alzando il capo, ebbe lo spiacevolissimo tu per tu con il grifone che, a pochissima distanza, lo stava guardando come un predatore guarda la sua preda appena puntata.

Il conte tremava come una foglia e il solo fatto che il mostro lo stese osservando a una distanza molto ravvicinata lo faceva tremare ancora più fortemente. Con la mano destra allungata verso gli ultimi documenti che erano vicini alle zampe anteriori del grifone, egli, nel suo tentativo disperato di salvare i preziosi documenti, cercò di afferrarli. Ma il grifone, con una mossa fulminea del suo grande becco, prese il conte come ostaggio, afferrandolo tramite la manica della sua costossima giacca. L'uomo ha iniziato a dimenarsi come un ossasso, cercando senza successo di staccarsi dal mostro e creare una maggiore distanza tra loro due.

CO:- AIUTOOOOOO… QUALCUNO MI AIUTIIIIII! – (iÄ i)

Il conte, frenetico nei suoi movimenti disperati, cercava di liberarsi. Vedendo come i membri dell'élite stavano riscontrando qualche difficoltà per abbattere il grifone, con una faccia adirata si rivolse a loro.

CO:- CHE DIAVOLO STATE COMBINANDO?... RAZZA DI IDIOTI, NON RIUSCITE NEMMENO A SPENNARE UN MISERO UCCELLACCIO. – ()

Il suo sfogo indispettì molto i soldati e le loro espressioni non anticipavano nulla di buono. Ma non volendo perdere tempo a rimuginare contro lo sfogo di quel pagano, tutti quanti, come concordato, a turno cercavano di sottomettere il mostro. Allo stesso tempo si capiva che la potenza dell'intruso era stata in qualche maniera sottovalutata dai vari guerrieri, ei soccorsi richiesti da Rƴ i å nt stavano tardando ad arrivare, contribuendo a creare confusione nell'é lite sul perché é di questo ritardo. Il grifone doveva essere stato in qualche maniera potenziato dal suo creatore, e questo spiegava forse come fosse riuscito a tenerli testa tutti e dieci quasi contemporaneamente.

Úrïul, mentre stava schivando una delle zampate del mostro, riuscì ad avvicinarsi di qualche passo a Rƴ nt , che era concentrata a fare da palo a un altro membro dell lite, rimasto ferito da uno dei feroci attacchi del grifone.

Ú.R:- nt , riesci a trascinare Ë å in un posto più ù al riparo, mentre io ti copro le spalle ?

RI:- Affermativo! Ma non credo che la chimera la pensi alla nostra stessa maniera. –

Detto ciò, la donna ciniclon riuscì con agilità a schivare la potente coda del mostro, che si era trasformata in una frusta vivente. Rƴ nt trascinò il giovane Ë å , rimasto ferito alla gamba destra, con un grosso squarcio da cui stava uscendo abbondante sangue , e molte altre ferite che andavano da semplici graffi a profonde lacerazioni, che lo stavano debilitando notevolmente.

Dopo qualche secondo di confusione, sentirono che qualcuno, o forse più di una persona, stava cercando di entrare, ma come avevano già scoperto in precedenza, anche la porta massiccia era stata sigillata ermeticamente a loro insaputa. Incoraggiati dal fatto che stavano per ricevere l'aiuto richiesto, entrambi i Cyniclons, con una piccola manciata dei rimanenti membri dell'élite, attaccarono il mostro. Il mostro, con il becco ancora conficcato nella camicia dell'ambasciatore, lo scaravenò dall'altra parte della sala. Il corpo inerme dell'ambasciatore si contrò contro una colonna mezza distrutta e il contatto brusco con il materiale duro gli provocò un forte lamento. Per i membri superstiti dell'élite, l'ambasciatore sembrava una bambola rotta lanciata da un bambino capriccioso; alcuni di loro gli lanciavano una fugace occhiata per accertarsi che fosse ancora vivo. Alcune macerie lo coprivano, offrendo una sorta di copertura per il corpo inerme dell'uomo ancora privo di sensi. In una frazione di secondo, la grande porta si aprì con un forte boato che stordì i soldati che stavano ancora lottando contro il grifone. Il mostro, vedendosi circondato da altri soldati venuti in soccorso ai suoi avversari e notando di essere numericamente inferiore, con un balzo spiccò il volo verso il grande buco che aveva creato per entrare.

Ú.R:- INSEGUITE LA CHIMERA, FORSE VI CONDUCERÀ AL SUO CREATORE. –

Úrïul diede subito gli ordini per inseguire il grifone, nella speranza che avrebbe rivelato chi lo aveva mandato e perché. Egli sentiva puzza di bruciato: la porta che si chiudeva in maniera anomala senza che nessuno di loro se ne accorgesse, l'improvvisa apparizione della chimera canaglia. Questo lo portava a supporre che qualcuno, in maniera subdola, fosse stato in grado di abbassare le barriere protettive che isolavano il palazzo principale dal resto del mondo. Altri piccoli indizi lo stavano conducendo alla stessa conclusione di nt . Il soldato vide come alcuni guaritori si erano fatti avanti per soccorrere i membri dell'élite che erano stati sconfitti dopo una lunga battaglia contro il mostro.

?:- Sì, SIGNORE! –

Úrïul, mentre cercava di fare ordine nella sua mente, vide che il corpo inerme dell'ambasciatore venne messo sulla barella e trasportato via da due soldati senza nome. Úrïul sentiva che le sue forze stavano venendo a meno e, guardando l'ambiente che lo circondava, era tutto caos: polvere, detriti e pezzi di vetro della finestra frantumata dal mostro erano i protagonisti di questa strana trama che si era messa in moto. La giornata era iniziata così bene e si era conclusa in modo così inaspettato. Come membro dell'élite, aveva il monopolio su molte cose e dopo questo attacco inaspettato sapeva che ci sarebbe stata una lunga ed estenuante indagine, o come l'avrebbe chiamata lui "caccia alla volpe". L'attacco era un chiaro messaggio contro la gloriosa potenza del loro sovrano e né lui né gli altri membri del suo calibro avrebbero accettato di lasciare impunito chi si era nascosto dietro questo attacco.

QUALCHE ORA PIÙ TARDI:

Come aveva predetto Úrïul, mentre i feriti venivano portati al reparto per le dovute medicazioni, le indagini erano già iniziate. Dai primi rilievi, si scoprì che sia la grande porta sia le barriere erano state alterate, ma non si sapeva ancora quando e come era avvenuto il sabotaggio. L'unica cosa certa era che il sabotaggio era avvenuto all'interno del palazzo principale e non all'esterno, come si pensava inizialmente.

Sia Úrïul che Rƴ iånt si scambiarono una veloce occhiata, certi che non avevano ancora visto tutto . L' inizio delle indagini sarebbe stato gestito dai pochi membri dell'é lite rimasti abbastanza a lungo per resistere allo scontro con la chimera, prima dell'arrivo dei rinforzi. Dopo il conteggio dei danni, il trasferimento dei feriti e il conteggio dei soldati dell'élite ridotti a pochi, si riunirono in una sala parallela, una replica perfetta della stessa sala usata per l'incontro con l'ambasciatore, finito anche lui sotto le grinfie (o becco) del grifone. I tre soldati rimasti erano Úrïul, Rƴ iånt e Enervus, il terzo componente riuscito a rimanere in piedi insieme agli altri due membri dell'é lite .

Enervus offrì ai suoi compagni qualcosa di forte da bere (dal momento che ne avevano fortemente bisogno), mentre cercavano di fare il punto della situazione. Il trio si sedette su alcune poltrone disponibili e, mentre il silenzio regnava sovrano, i tre Cyniclons non sapevano dove iniziare il discorso.

Úrïul: - …questa giornata non è iniziata come mi aspettavo. –

Úrïul esprimeva i suoi pensieri ei suoi compagni lo guardavano mentre sorseggiava la bevanda offerta dal compagno d'armi. Anche Rƴ nt , nel suo silenzio, gli dava ragione; se l' incontro di oggi fosse andato come si aspettavano, a quest'ora avrebbero ottenuto un buon risultato. Per quanto riguarda il conteggio dei danni, eravamo solo all'inizio e la donna cyniclon sentiva che nei giorni a venire avrebbe avuto solo mal di testa.

IT: - Úrïul, hai ragione, oggi nulla è andato per il verso giusto e, per concludere in bellezza, abbiamo combattuto contro una chimera canaglia sbucata da chissà dove. –

Enervus si accàsciò sulla sua poltrona, con la testa penzolante all'indietro oltre il bordo della spalliera. La sua posizione sgraziata mostrava chiaramente che era stanco di tutta questa situazione; sentiva le sue membra appesantirsi improvvisamente. Gli altri due Cyniclons che lo guardavano sentivano anche loro la necessità di una pausa tanto agognata.

iånt fece un piccolo accenno col capo, dandogli ragione . Tuttavia, tutti loro avevano un grosso ostacolo davanti a sé: decidere chi tra loro tre avrebbe dovuto dare il resoconto disastroso al sommo Profondo Blu. Nessuno di loro voleva essere la causa del malcontento del sovrano e non osavano immaginare le conseguenze che avrebbero dovuto affrontare se un evento simile fosse realmente avvenuto. I due uomini guardarono simultaneamente verso la loro collega e, capendo dove volevano arrivare, R ƴ i å nt fece un piccolo sobbalzo dalla sua poltrona e li fulminò con lo sguardo:

R . I - Scordatevelo, io non vado al cospetto del sommo maestro a dargli la notizia dell'attacco di oggi. ( - ;)

La donna continuava a guardarli con occhi socchiusi, cercando di far capire ai due complici che stava tracciando dei confini e rimarcando il suo pensiero riguardo all'assumersi quel compito ingrato. Enervus alzò le mani in segno di resa, conoscendo che avrebbe scatenato un grosso putiferio per non volere questo scomodo ruolo. Per loro fortuna, Úrïul volle cambiare argomento prima che iniziasse un'accesa discussione.

Ú.R: - Per adesso limitiamoci a fare il punto della situazione… Sappiamo che qualcuno all'interno del palazzo, non si sa come o quando, ha indebolito volutamente le barriere di protezione, permettendo così alla chimera di fare la sua entrata d' effetto. –

L'uomo si era alzato durante il suo discorso e teneva in mano alcuni fogli dove aveva trascritto i punti chiave per riassumere il calvario appena sopportato. Entrambi i Cyniclons fecero smorfie di dolore ricordando quanto era successo prima. Nonostante fossero quasi illesi, ripensarono agli altri sette membri dell'élite recuperati per le ferite riportate durante lo scontro.

RI: – Il vero problema è l'ambasciatore… Prima sono passata nel reparto infermeria, dove i nostri sono stati ricoverati, e l'ambasciatore stava ricevendo l'assistenza di alcuni guaritori. Dalle loro facce non presagivano nulla di buono. Dicono che, al momento dell'impatto contro la colonna, l'umano può ritenersi molto fortunato ad essere vivo, ma con i due femori rotti, il braccio destro fratturato e il forte trauma cranico, i guaritori hanno esplicitamente vietato che lui si sforzi sia fisicamente che mentalmente per adesso. –

iånt fece spallucce .Dal momento che le cose si erano svolte in una certa maniera, non ci poteva fare quasi nulla, mentre per gli altri due uomini si palesavano altri grattacapi. A un tratto, nella mente di Enervus gli venne in mente una cosa che espose agli altri due:

IT: – Non so voi, ma ricordo vagamente che l'umano non è venuto da solo. Quindi che ha portato con sé una giovane donna. Potremmo sostituirlo con lei (non che la cosa mi dispiaccia)… Non guardatemi in quel modo, ammettiamolo, a nessuno di noi ha mai simpatizzato con le sorti dell'ambasciatore. –

Quando Enervus iniziò a parlare, notò che le facce corrucciate degli altri due soldati al suo discorso lo fecero riflettere. Né lui né gli altri sette membri erano molto dispiaciuti per le condizioni attuali dell'ambasciatore.

RI: – E con questo, cosa vorresti proporre? Che sia l'umana a fare le veci dell'umano? – ( ≖͞ -≖͞) ?

Giustamente, nt non era molto recettiva alle parole di Enervus . Anche lei, come il resto del gruppo, aveva sentito alcune voci su questa ragazza che, a quanto pare, accompagnava stavando l'ambasciatore nel suo lungo lavoro per stipulare questo benedettissimo trattato di pace. Ma, scettica dai risultati scarsi ottenuti fino ad ora con l'umano, cosa le garantiva che con l'umana sarebbe andata diversamente? Úrïul si limitò ad alzare il sopracciglio sinistro, scettico riguardo alla proposta di Enervus di coinvolgere l'umana in affari di alta importanza. Per non parlare del fatto che, dal primissimo incontro con l'ambasciatore (essendo l'unico autorizzato e altamente competente per questi tipi di accordi), il resto dell'élite fu subito incoraggiato dai suoi modi di fare. A parte una lingua sciolta e una bella parlantina, nessuno di loro aveva percepito le buone intenzioni dell'uomo di trovare un compromesso ben consolidato con loro.

Úrïul , rimasto in silenzio, contemplava con calma le parole del compagno. Secondo nt , dal suo punto di vista, forse la cosa stava iniziando a prendere una piega migliore di quella che i tre speravano .

Ú.R: – L'idea di Enervus potrebbe funzionare, anche solo per un breve periodo, fino a quando l'ambasciatore non si sarà rimesso in sesto. –

Ancora avvolto nei suoi pensieri, Úrïul aveva espresso il suo accordo in modo distratto. Enervus lo guardò confuso, non aspettandosi che l'altro soldato fosse d'accordo con la sua proposta. Per i å nt , che lo guardava con una forte soggezione conoscendo molto bene la mente pragmatica del suo collega più grande, iniziava a comprendere che la sostituzione tra i due umani era, per il momento, l'unica soluzione al loro problema attuale .

Úrïul , alzando lo sguardo, diede la sua completa attenzione prima a Enervus e poi a Rƴ i å nt , prima di prendere la parola:

Ú.R: – Sono favorevole alla tua proposta, Enervus , per il semplice fatto che, primo, non abbiamo tutto questo tempo per aspettare che l'ambasciatore si rimetta in sesto… Secondo, il sommo maestro vuole i primi risultati che dimostrino che stiamo collaborando con l'altro capo per trovare una buona soluzione e tirare fuori quanti più Cyniclons possibili… E terzo… Ho sentito molto parlare della ragazza in questione, non solo dalle voci che circolano da qualche tempo al palazzo principale, ma anche da Ishur stesso… –

RI: – Stiamo parlando dello stesso Ishur che sta facendo da baby-sitter ai due umani? – ( ≖͞ -≖͞) ?

Chiese con voce incerta nt . Non essendo così vicina al cyniclon in questione, non aveva avuto molte interazioni con lui, ma Úrïul , che lo conosceva anche se solo di vista, aveva avuto modo di collaborare con il giovane soldato su molte occasioni. Úrïul fece un accenno affermativo con il capo prima di proseguire con il suo discorso.

Ú.R: – Sì, è lui! Ishur stesso mi ha informato che, attraverso i suoi superiori, il sommo maestro gli ha affidato il compito di sorvegliare i due umani quando sarebbero arrivati nel nostro territorio. E che la cosa rimane tra noi ( Ishur , periodicamente, ha conferenze private con il maestro per aggiornarlo sugli sviluppi dei due umani); la ragazza in questione lo ha intrigato moltissimo. A parole sue, Ishur dice che non ha mai trovato un'umana che stimolasse la sua curiosità così forte dai tempi dell'accademia. –

A sentire Úrïul parlare di Ishur , sembrava che stesse parlando di un'altra persona. iånt e Enervus si guardavano tra di loro, prima di puntare i loro sguardi verso il terzo componente . Era palese che anche loro si erano incuriositi riguardo alla tanto chiacchierata umana.

RI: – Quindi possiamo stare tranquilli che con lei potremmo avere incontri più equilibrati? –

Dal suo tono scettico, questa volta c'era un velo di speranza negli occhi di R ƴ i å nt . Forse questa umana potrebbe rivelarsi migliore di quanto non fosse stato l'ambasciatore?

Ú.R: – Dalle parole di Ishur , possiamo stare tranquilli. La ragazza ha il buon senso di stare in silenzio quando non è il suo turno di parlare. –

Úrïul lo disse con un tono enigmatico, lasciando i due membri confusi riguardo alla sua affermazione sull'umana.

RI:- Quindi abbiamo risolto il nostro problema con la sostituzione dell'ambasciatore. Perché non andiamo da lei e le spieghiamo la situazione attuale, dal momento che risiede al palazzo principale? –

iånt ebbe solo il tempo di alzarsi dalla sua poltrona, rinvigorita dalla prospettiva di poter lavorare con qualcuno che aveva le giuste qualità per fare dei discorsi seri, quando venne ammonita da Úrïul di sedersi nuovamente.

Ú.R.:- R ƴ i å nt, siediti per favore Non è così facile raggiungere la ragazza; lei non si trova più al palazzo principale. – ᓀᓀ

IT: - Cosa significa che non si trova più al palazzo? Non può lasciare il palazzo a suo piacere, soprattutto da quando a stento siamo riusciti a calmare le acque per via delle rivolte, anche se alcune di esse sono dei piccoli focolai. –

Ú.R.: - È quello che ho detto, lei non si trova più al palazzo. L'ho scoperto l'altro giorno, quando ho incrociato Ishur per caso, e dalla sua faccia si capiva che quel giorno era di cattivo umore. –

RI: - E perché era di cattivo umore? – ( ≖͞ -≖͞) ?

Domandò la donna Cyniclon con un velo di curiosità. Secondo Úrïul, Ishur poteva essere molte cose, ma arrabbiarsi per il ragazzo doveva significare che era arrivato alla fine della sua pazienza.

Ú.R.: - A quanto pare, l'accompagnatrice dell'ambasciatore ha ricevuto delle forti pressioni da parte della servitù del palazzo, incalzati da lady Ines per mandarla via. La ragazza in questione, timorosa di altre ripercussioni, ha chiesto a Ishur la possibilità di essere trasferita nella casa-base per la propria sicurezza. Ishur ha dovuto pensare alla salvaguardia della sua protetta, dal momento che la umana ha ricordato di non avere un ruolo importante per questo trattato di pace. –

Al sentire il nome di lady Ines, le facce degli altri due Cyniclons si dipinsero di smorfie. Anche per loro, la presenza ingombrante di lady Ines era una spina nel fianco. E, per quanto fosse allettante l'idea di mandarla via, avevano le mani legate. La loro unica speranza era che la signora in questione non creasse un grosso putiferio da costringere il maestro ad allontanarla.

Uno sbuffo uscì dalle labbra di Enervus; lui di certo non era riservato nel manifestare le sue opinioni. Gli altri membri lo guardavano confusi per la sua reazione, e vedendoli osservare, si limitava a sorseggiare la restante bevanda dal suo bicchiere.

IT: - Che avete da guardarmi? Non posso più dire niente? –

Ú.R.: - Il vero problema è il contrario. Tu hai sempre qualcosa da ridere, come nell'incontro di oggi, quando con il tuo sbuffo hai interrotto l'umano mentre parlava. – ( ͡° - ͡°)

Lo sguardo fulminante di Úrïul rendeva indifferente Enervus. L'uomo aveva interrotto bruscamente il discorso dell'ambasciatore, trovandolo troppo pomposo per i propri gusti.

Úrïul, accorgendosi che si stava facendo tardi, dichiarò chiuso questa improvvisazione riunione con la premessa che avrebbe parlato con Ishur e visto se si poteva fare qualcosa per portare in primo piano la ragazza fino a quando l'ambasciatore non si fosse ripreso del tutto.

QUALCHE ORA PIÙ TARDI:

Verso sera, dopo aver fatto una lunga e rilassante doccia, Nico Robin si era spostata in salotto per leggere un buon libro. La licantropa poteva ritenersi molto fortunata; le sue ferite stavano man mano guarendo, ma il problema alla gola persisteva ancora, anche se era in viaggio verso la guarigione. Il tasto dolente era che, pur potendo ancora camminare con una piccola zoppia e celarla, la pozione di Anthus stava giungendo al termine. Secondo i calcoli dell'ereditiera, non potendo fare uso dei suoi ormoni per accelerare la guarigione, la pozione doveva essere ancora assunta fino al suo esaurimento.

Il suono di una materializzazione le annunciò che aveva delle visite. Sapendo chi poteva essere, Nico Robin si spostò in una delle poltrone singole e, facendo finta di continuare a leggere il libro che teneva tra le mani, attese l'arrivo della sua guardia del corpo. Il giovane soldato, silenzioso come un'ombra, si spostò in salotto e, vedendola intenta a leggere un libro, si limitò ad osservarla per qualche secondo, poi bussò agli spigoli dell'ingresso del salotto.

La giovane alzò il capo ei loro sguardi si incrociarono. Ishur le regalò un classico sorriso di circostanza e, con le mani alzate, fece un gesto di resa, mentre il suo sorriso divenneva qualcosa di più esteso, come la malizia che si intravedeva nei suoi occhi. Nico Robin, messa sull'attenti come suo solito, lo guardava mentre attendeva che il suo "ospite" prendesse la parola per primo.

IS: - Salve, signorina Nico Robin! Sembra che stasera l'allineamento delle stelle presagisca qualche novità promettente, un'ottima opportunità che non si ripeterà se non viene colta adesso. – ^^

La sua parlantina mise a disagio la giovane ereditiera. Da quando era arrivata nel suolo degli alieni e aveva conosciuto il soldato in questione, egli era troppo ambiguo secondo i gusti della licantropa. Nico Robin non è riuscito a inquadrarlo bene, come un piccolo pezzo di puzzle non incastonato al suo legittimo posto; e senza un quadro completo sarebbe limitato alle sue interazioni con il soldato.

Ishur deve aver intuito che il suo monologo non aveva sortito l'effetto sperato; il suo fascino in questo caso non né risentiva affatto, e dopo una piccola risatina (per lo più beffarda), si schiarì la gola e riprese a parlare.

IS: - Cosa mi ha tradito? –

Ishur si limitò a questa frase non così ambigua e, alzandosi dalla poltrona, Nico Robin gli rispose prima con un sospiro e poi, prima di esporre i fatti.

NR: - La vostra improvvisa parlantina mi ha molto sospettata. Di solito non lo siete… coff-off… e se questa visita improvvisa fosse la causa scatenante del vostro strano monologo… coff… allora devo aspettarmi che ci sia qualche motivo serio per tutto questo teatrino. – ( ≖͞ .≖͞) ···

Nico Robin parlò lentamente, forse non volendo essere incauta nel scegliere saggiamente le sue prossime parole e dedicarle al suo ospite. Ishur era molto divertito dalle parole scelte così accuratamente dalla sua protetta; egli non fece mistero di dimostrarle il suo divertimento con un sorriso malizioso.

IS: - Non pensavo che la mia presenza potesse mettere disagio a voi, ma devo ammettere che in questi brevi mesi trascorsi insieme ho imparato ad apprezzare molto i vostri modi di rapportarvi con il sottoscritto. Anche se stasera sono venuto da voi per consegnarvi un messaggio da parte dell'élite. –

Detto ciò, egli consegnò una pergamena legata da un laccio con impresso uno strano timbro con un simbolo sconosciuto alla ragazza. Nico Robin si vide impreparata a questa piccola svolta. Di certo non si aspettava che Ishur venisse trasformato in un comune postino, e la pergamena in questione era un gran mistero per l'ereditiera. Fin da quando aveva messo piede nel suolo alieno, aveva avuto modo di mandare pochissime lettere ai suoi conoscenti, ma nessuno di loro proveniva dagli Cyniclons, eccezion fatta alla lettera di Anthus (anche se effettivamente la lettera era indirizzata a Ishur e non a lei) .

NR: - Un messaggio per me? – ( ≖͞ -≖͞) ?

Giustamente, Nico Robin era confusa; nessuno poteva sapere della sua posizione, e di certo non poteva aspettarsi lettere dai suoi vecchi fan (scherzi a parte). La ragazza non è riuscita a trovare una giustificazione valida per questo evento.

Messo da parte, Ishur, in un silenzio inquietante, osservava mentre la ragazza davanti a lui apriva il sigillo e scioglieva il misero laccetto che era l'unica barriera a "proteggere" il documento. L'umana aveva il libero accesso al suo contenuto e, da quello che stava vedendo, Ishur notava che le espressioni della ragazza erano un chiaro indizio che il contenuto era pieno di sorprese. Ishur l'aveva ribadito in precedenza anche a Úrïul.

Ripensava alle ore precedenti, quando Úrïul in persona si era palesato per proporgli lo strano accordo di scambiare l'imbecille ambasciatore con la sua protetta. Sulle prime, Ishur non sembrava così convinto, ma quando Úrïul gli fece un resoconto dettagliato degli incontri avuti con l'ambasciatore, che come aveva già intuito il giovane soldato si erano conclusi in vari modi penosi, l'ultimo incontro, che era avvenuto poche ore prima, sembrava destinato a concludersi come gli altri. Tuttavia, l'apparizione della chimera era stata la ciliegina sulla torta.

Nico Robin, dopo aver finito di leggere il messaggio scritto in giapponese, si rivolse alla sua guardia del corpo con un sopracciglio sollevato e uno sguardo indecifrabile. Ishur lo interpretò come il segnale che era arrivato il momento di chiarire ogni dubbio agli occhi della giovane ereditiera.

IS: - Dalle vostre espressioni facciali, il messaggio che vi è appena arrivato vi ha molto confusa. Penso di poter chiarire ogni vostro dubbio. –

Il soldato fece un passo avanti e, dalla sua postura dritta, aspettò che Nico Robin prendesse parola. Quest'ultima diede una seconda lettura alla pergamena per essere certa di non aver perso una singola parola.

NR: - Io non capisco, come… nel messaggio c'è scritto che io devo recarmi nuovamente... coff-coff... nuovamente al palazzo principale per essere la sostituta dell'ambasciatore. Ma sostituta di cosa?... coff-coff. –

I suoi piccoli acciacchi non le creavano il disagio di qualche settimana prima, e per questo Nico Robin ringraziava il cielo per l'efficacia della pozione di Anthus. Quel vecchio guaritore le mancava molto e, nel suo cuore, la giovane licantropa sperava che fosse sano e salva nel suo nascondiglio attuale.

IS: - Purtroppo, nei vari incontri con alcuni delegati del sommo maestro non siamo riusciti a trovare un terreno comune con l'ambasciatore su alcuni punti chiave per chiarire alcune lacune nei vari passaggi. Questo ha creato molte discrepanze da entrambe le parti. Nell'incontro di oggi la situazione sembrava ripetersi come negli altri incontri, quando c'è stata un'interferenza da parte di una chimera canaglia... –

Vedendo che Nico Robin ascoltava con molta attenzione, Ishur notò che la sua espressione divenne leggermente sorpresa quando pronunciò le parole "attacco", "chimera" e "canaglia". Il silenzio aumentava la suspense, e dopo un piccolo colpo di tosse, coperto da un pugno della mano destra, riprese a parlare.

IS: - Oggi, durante uno dei tanti incontri con i delegati del sommo maestro, una chimera è sbucata dal nulla e ha attaccato i partecipanti, causando molto scompiglio e molti feriti. L'ambasciatore stesso non è stato risparmiato e si è ferito gravemente. – ( --)...

Nico Robin divenne pallida ei suoi occhi sbarrati dimostravano che l'orrore l'aveva colpita. Era ben noto che tra l'ereditiera e il patrigno non scorreva buon sangue, ma sapere che egli aveva rischiato la vita per l'incontro con i delegati del sovrano la metteva in una grande angoscia.

NR: - O-scar, ora come sta? –

Nico Robin perdeva la voce, troppo preoccupata per l'uomo che, tra parentesi, "le ha fatto da padre". Questo sconvolgimento degli eventi non era previsto. Pensava che Oscar, per quanto maniaco del lavoro fosse, avrebbe potuto gestire quasi tutto lui, e lei si sarebbe limitato a un ruolo più marginale (anche se ancora non aveva capito il vero motivo per cui fosse lì). Il soldato si limitò a fare una piccola alzata di spalle e, come se nulla fosse, diede una breve risposta.

IS: - Per il momento è stabile, a parte due femori e il braccio destro fuori uso e il trauma cranico. Abbiamo bisogno di voi per sostituirlo per un breve periodo, diciamo fino a quando le condizioni dell'ambasciatore non saranno ottimali per proseguire con le trattative. –

NR: - I-io?... Ambasciatrice? Io non lo sono, anzi, non ho nessuna competenza che si avvicini minimamente alla professione di Oscar, né conosco le basi di un ruolo così importante come quello dell'ambasciatore. Non si potrebbe trovare un'altra soluzione? – •́ •̀

IS: - Voi non vi rendete conto, se chiediamo la vostra collaborazione è perché non abbiamo molto tempo. È in gioco la vita di molti Cyniclons. I loro familiari li vogliono indietro, nelle proprie case con le persone che amano e che aspettano il loro ritorno. Non vorrete che questa guerra, che dura da decenni, finisca? –

Ishur faceva leva sulla sua protetta. Le sue parole esercitavano una pressione notevole, e Nico Robin sapeva benissimo che la manipolazione dell'alieno non era sottile; ma non poteva fare né un passo avanti né uno indietro.

Si era resa conto del tempo che era in una situazione compromettente e sapeva benissimo che il ruolo di un ambasciatore era molto strategico, con regole tutte sue. Fin da bambina aveva capito che il suo patrigno era un'ottima strategia nel muovere le sue pedine e farle marciare nelle posizioni giuste a suo favore. Oscar conosceva a menadito i temi della politica ei fenomeni socio-culturali, avendo interagito molte volte con uomini illustri di varie nazionalità. Anche l'interpretazione e la comunicazione della visione del paese che rappresentava non erano faccende da prendere alla leggera. Riflettendo su una possibile alternativa e sulle sue carenze in questo settore, a Nico Robin venne il terribile dubbio che questo "scambio" fosse un'occasione ghiotta per i membri dell'élite di avere il monopolio su queste trattative. Lei era solo una riserva, con punti di forza e lacune in quel settore che forse facevano gola ai delegati.

Scuotendo il capo, Nico Robin prese la parola sperando di mettere fine a tutto questo prima che si degenerasse in qualcosa di più grande di lei.

NR: - Anche a me piacerebbe aiutare molti Cyniclons a tornare a casa, come voglio che i miei simili facciano altrettanto; ma come vi ho accennato prima… coff-coff , io non ho le competenze giuste per svolgere le veci dell'ambasciatore… coff-coff , e non conosco i vari temi trattati da entrambe le parti coinvolte. Ci vorrebbe troppo tempo prima che io inizi ad essere in grado di cavarmela, se non ci è riuscito un esperto ambasciatore con vent'anni di esperienza alle spalle come il conte Oscar, che possibilità ho io di fare metà del suo lavoro? In modo decente, si intende! –

Ishur, all'insaputa dell'ereditiera, sapeva benissimo che, per quanto lei potesse essere colta e saggia, non possedeva le stesse competenze dell'umano, e il dubbio era dipinto sul viso della ragazza. Lui pensava allo stesso modo di lei, ma una strana scintilla brillava nelle iridi dei suoi occhi, e una trama sottile si stava insinuando sotto la pelle del giovane soldato, mentre tutto ciò si svolgeva all'ignara ragazza, che non sapeva di essere una pedina importante in una partita a scacchi che si stava giocando a sua insaputa.

IS: - Per i documenti e gli appunti dell'ambasciatore, li posso recuperare personalmente. Lasciate fare tutto il resto a me, e non vi preoccupate, non dovete incontrare i delegati subito; avrete tempo a disposizione tre giorni o forse cinque, dipende da come si svolgeranno le indagini dopo l'attacco di oggi… E se questo vi può consolare, voi non sarete mai sola; io vi guiderò passo dopo passo in questa vostra nuova impresa. Sono sicuro che dare il vostro meglio per ottenere buoni risultati. –

Nico Robin non voleva aggiungere benzina sul fuoco, sapeva che continuare a insistere sarebbe stata una battaglia persa. Volendo solo andare a dormire, forse con la mente più riposata la notte le avrebbe portato qualche consiglio su come gestire con accortezza questo ingroviglio.

NR: - Non ho altra scelta! –

La sua affermazione non era una domanda, e vedere che all'angolo della bocca del soldato si era leggermente alzato un piccolo sorrisetto sottolineava che era sicuro che le cose sarebbero andate a suo favore. Ma un piccolo lampo di genio le permise di fare alcune accortezze che le avrebbero potuto favorire.

NR: - Dal momento che dovrò andare al palazzo principale e trattare con i delegati del vostro sovrano, avrei alcune clausole che vorrei venissero prese in considerazione per facilitarmi. –

Sentendo questo, il soldato sbatté gli occhi come un gufo preso alla sprovvista, e dopo un attimo di smarrimento Ishur riprese la sua compostezza e, guardandola dritto negli occhi, le fece un sorrisetto incuriosito dalle clausole appena accennate dalla ragazza.

IS: - Per favore, ditemi di queste clausole. Sono così curioso di sentirle, e chissà… forse si rivelano molto allettanti da essere prese in considerazione. –

NR: - Stato tranquillo, nulla di fuori dall'ordinario. Vi posso assicurare che sono solo delle piccole accortezze: prima di tutto, vorrei che i futuri incontri si svolgano una o due volte alla settimana a intervalli vari, come faceva l'ambasciatore Oscar in precedenza. –

IS: - Questo si può fare. Hai altre richieste? –

NR: - Sì!... Gli orari dei vari incontri preferibilmente dovrebbero essere di mattina, perché vorrei avere più tempo per studiare le carte e mettermi in pari da dove si sono interrotte. Un'altra cosa: poiché è molto probabile che ci sarà lady Ines, vorrei avere non solo la vostra scorta, ma anche quella dei due "gemelli". Non vogliore di incrociare lei o qualche rischio suo subordinato che abbia voglia di usarmi come un pungiglione. –

Nico Robin non notò inizialmente una certa sorpresa sul volto del soldato quando accennò ai gemelli, e desiderava fare chiarezza.

NR:- Anche a me piacerebbe aiutare molti Cyniclons a tornare a casa, così come voglio che i miei simili facciano altrettanto. Tuttavia, come vi ho accennato prima… coff-coff , io non ho le competenze giuste per svolgere le funzioni dell'ambasciatore… coff-coff , e non conosco i vari temi trattati da entrambe le parti coinvolte. Ci vorrebbe troppo tempo prima che io inizi ad essere in grado di gestire la situazione, se non ci è riuscito un esperto ambasciatore con vent'anni di esperienza come il conte Oscar, che possibilità ho io di fare la metà del suo operato? In modo decente, si intende! –

Ishur, all'insaputa dell'ereditiera, sapeva benissimo che, per quanto fosse colta e saggia, Nico Robin non possedeva le stesse competenze dell'umano. Il dubbio era dipinto sul viso della ragazza. Lui la pensava allo stesso modo, ma una strana scintilla si era accesa negli occhi del giovane soldato. Una trama si stava insinuando sotto la pelle del giovane e tutto ciò si svolgeva senza che la ragazza ne fosse consapevole. Questo aveva un secondo fine più subdolo, e lei era come una pedina importante di una partita a scacchi che stava giocando a sua insaputa.

IS:- Per quanto riguarda i documenti e gli appunti dell'ambasciatore, posso recuperarli personalmente. Lasciate fare tutto il resto a me, e non dovete preoccuparvi; non potrete incontrare i delegati subito, avrete tempo a disposizione tre giorni o forse cinque, a seconda di come si svolgeranno le indagini dopo l'attacco di oggi. E se questo vi può consolare, non sarete mai sola; io vi guiderò passo dopo passo in questa vostra nuova impresa. Sono sicuro che dare il vostro meglio per ottenere buoni risultati. –

Nico Robin non voleva aggiungere benzina sul fuoco; sapevamo che continuare a insistere sarebbe stata una battaglia persa. Voleva solo andare a dormire, sperando che la mente più riposata le portasse qualche consiglio su come gestire con accortezza questo ingroviglio.

NR:- Non ho un'altra scelta! –

La sua non era una domanda, e vedendo che all'angolo della bocca del soldato si era leggermente alzato formando un piccolo sorrisetto, era chiaro che era sicuro che sarebbe andata a suo favore. Ma un piccolo lampo di genio le permetteva di fare alcune richieste che le avrebbero facilitato le cose.

NR:- Dal momento che dovrò andare al palazzo principale e trattare con i delegati del vostro sovrano, avrei alcune clausole che vorrei che venissero prese in considerazione per agevolarmi. –

Sentendo questo, il soldato sbatté gli occhi come un gufo sorpreso e, dopo un attimo di smarrimento, Ishur riprese la sua compostezza e guardandola dritto negli occhi, le fece un sorriso incuriosito dalle clausole appena accennate dalla ragazza.

IS:- Per favore, ditemi queste clausole. Sono curioso di sentirle e chissà… forse si riveleranno così allettanti da essere prese in considerazione. –

NR:- Stato tranquillo, nulla di straordinario. Vi posso assicurare che sono delle piccole accortezze: prima di tutto, vorrei che i futuri incontri si svolgano una o due volte alla settimana a intervalli variabili, come faceva l'ambasciatore Oscar in precedenza. –

IS:- Questo si può fare. Hai altre richieste? –

NR:- Sì! Gli orari dei vari incontri dovrebbero preferibilmente avvenire di mattina, in modo da avere più tempo per studiare le carte e mettermi in pari con quanto è stato trattato fino a quel momento. Un'altra cosa: dal momento che molto probabilmente sarà presente lady Ines, vorrei avere non solo la vostra scorta, ma anche dei due "gemelli". Non vogliore di incrociare lei o qualche rischio suo subordinato che potrebbe avere voglia di usarmi come un punteruolo. –

Nico Robin vide che Ishur sembrava stranito quando accennò ai gemelli e desiderava fare chiarezza.

NR:- Per i "gemelli" mi riferisco alle chimere che mi avete piazzato nella casa-base fin dall'inizio… -

Un cenno affermativo da parte di Ishur le fece proseguire il suo piccolo elenco delle clausole che le venivano in mente in quel momento.

NR:- Dal momento che prima avete detto che non mi avreste lasciata indietro, vorrei, se possibile, che vi presentaste anche voi ai futuri incontri con i delegati, in caso avessi qualche difficoltà (almeno per i primi tempi). E se non vi disturba, vorrei continuare a stare in questa casa, optando per l'andata e il ritorno. Per le altre clausole ci devo riflettere ancora e ve le farò sapere a tempo debito. –

Detto ciò, dopo qualche scambio di battute, i due interlocutori si salutano. Nico Robin tirò un grosso sospiro di sollievo per essere sopravvissuta a quel strano incontro. Allo stesso tempo, la giovane ereditiera si domandava che tipo di ambasciatrice potesse diventare, considerando la sua mancanza di esperienza.

NR: - "Mi sento come un'ambasciatrice che porta pace, ma non buone notizie". –

Nico Robin pensò tra sé mentre emanava un sospiro, pentendosi di essersi fatta coinvolgere dal sua guardia del corpo.

Ishur si tele trasportò nella sala dove i vari membri dell'élite si trovavano per riprendersi dall'attacco della chimera. Ishur notava chiaramente il broncio del giovane Ënƙ å , che faticava a riprendere il ritmo naturale della respirazione a causa della polvere sollevata durante lo scontro. Dal punto di vista di Ishur, Ë nƙå stava mostrando progressi notevoli nel suo ruolo come membro ufficiale dell'élite . Essendo il più giovane di tutti, Ë nƙå aveva aspettative molto alte da parte degli altri. Come buon Cyniclon, accettava con entusiasmo questi stimoli, consapevole del grande onore di diventare l'ombra del sommo maestro, un prestigio che non tutti potevano permettersi. Ishur ipotizzava che il giovane stesso riflettesse sulle dinamiche che permettevano l'attacco di quella portata.

Messo da parte, Ishur e il giovane membro dell'élite avevano una buona visione del combattimento. Ënƙå , come Rƴ iånt e gli altri, si rendeva conto che l' attacco era stato premeditato in anticipo. Questo era evidente dai gesti del grifone, che conosceva quasi perfettamente i loro modus operandi e stili di combattimento. I soccorsi, arrivati in ritardo, avevano confermato il risultato già noto a molti di loro.

iånt fu la prima ad accorgersi della presenza di Ishur e, con un cenno del capo, lo salutò . Questo gesto attirò l' attenzione del resto del gruppo. Ishur si avvicinò ai membri dell'élite, che lo accolsero con saluti prima di ritornare alle discussioni precedenti.

Ú.R.: - Benvenuto, giovane Ishur. Stavamo giusto parlando dell'ambasciatore. I guaritori ci hanno comunicato che per il momento non possiamo fare affidamento su di lui. –

RI: - Come è andata con l'umana? Ha ricevuto il nostro messaggio? –

nt , come una buona parte dei membri dell 'é lite ancora coscienti, era curiosa di sapere come fosse andata a finire, e tutti loro pendevano dalle labbra del nuovo arrivato.

IS: - Come avevo già anticipato a Úrïul, ho riscontrato una forte opposizione da parte della ragazza in questione… -

Il morale degli altri Cyniclons era calato bruscamente, forse convinti che Ishur non fosse stato in grado di convincere l'accompagnatrice dell'ambasciatore a ricoprire il suo ruolo. Ma Ishur riprese il discorso lasciato a metà.

IS: - Non dovete preoccuparvi. Giustamente, la ragazza non era molto convinta di essere la persona giusta per ricoprire, anche se solo per poco tempo, il ruolo dell'ambasciatrice. Lei ama ribadire che non ha le "competenze" necessarie per questo scambio. Onestamente, conoscendola da pochi mesi, ho la netta sensazione che con lei avrete qualche chance in più di ottenere risultati rispetto al "vero" ambasciatore, che da quello che ho sentito dire vi ha fatto perdere solo tempo. -

nt scosse il capo , dando ragione al ragazzo dai capelli azzurri. Le doleva la testa a ricordare tutti gli incontri imbarazzanti avuti con il delegato degli umani. Uno più imbarazzante dell'altro, ogni volta che si avvicinava il giorno prefissato per continuare i trattati, la donna cyniclon non vedeva l'ora che l'incontro, non ancora iniziato, finisse.

Ë. Ƙ :- TSK!...Lo stesso tizio che ci ha fatto perdere un sacco di tempo per nulla, e voi ancora credete che la sua "accompagnatrice" possa fare meglio di lui? Allora siete dei poveri sciocchi…AHIA, MA PERCHÉ MI HAI COLPITO DIETRO LA NUCA? – (Д ●)ノ゙

E å si lamentò a gran voce di essere stato colpito dietro la nuca, e R ƴ i å nt , l'esecutrice del gesto efferato, dopo aver incrociato le braccia sotto il suo seno, lo fulminò con lo sguardo, intimandogli di fare silenzio . Qualcuno di loro non nascose il proprio ghigno per il fatto che il "cucciolo" era stato rimesso in riga per la sua impudenza infantile. Rƴ nt diede l' ok con il capo per fare proseguire il discorso a Ishur.

IS:- La signorina Nico Robin ha più volte espresso le sue perplessità riguardo alla riuscita di questo piccolo cambio di piani. A differenza dell'ambasciatore, ha il buon senso di accogliere le critiche in modo più costruttivo. Anche se non ha alcuna competenza in questo campo, io credo che lei possa fare uno sforzo in più per andare d'accordo con tutti voi. –

Ë. Ƙ :- CHE COSA?...Stai forse alludendo al fatto che la tizia con cui dovremmo avere a che fare da ora in poi non ha alcuna competenza del genere? E noi come faremo a fare degli accordi importanti?... Non siamo mica dei fessi…AHIAAA, ANCORA CON QUESTE MANI, R ƴ i å nt? (╬• ̀Д• ╬́)

Un altro scappellotto dietro la testa del giovane scapestrato fu un secondo ammonimento nei suoi confronti. Ishur si limitò a guardare la scena comica tra i due élite, mentre il resto di loro ridacchiava contro il giovane Ënƙ å .

IS:- Non mi preoccuperei così tanto delle mancanze della umana, giovane Ën ƙ å . Io penserei a come vi rapporterete con lei nell'immediato futuro . Vi assicuro che non rimarrete delusi.

Detto ciò, il resto del discorso si spostò verso altre strategie su come trasferire la prossima riunione in un luogo più sicuro.

Oggi, nel suolo giapponese, la giornata era iniziata con un tiepido sole. Anche se il Natale era passato da poco, la neve dei giorni precedenti aveva contribuito a divertire i bambini. Il trio, come consuetudine, dopo l'orario scolastico, aveva qualche ora libera per dedicarsi a sé stessi prima di dirigersi alla pasticceria "Mew - Mew". Come aveva predetto Kyle, sia il nome buffo che il colore sgargiante dell'edificio avevano attirato molta clientela, e il suo successo era ormai consolidato.

Il trio riceveva uno stipendio, aveva un giorno di riposo e alcuni campioni dei vari pasticcini che non venivano venduti durante la giornata. Paddy era quella che apprezzava di più quest'ultima parte; i suoi occhi vispi si illuminavano come stelle quando si trattava di dolci, e la sua allegria contagiava i clienti, che spesso le lasciavano qualche mancia sostanziosa. Anche Lory e Strawberry, nonostante la mole di lavoro, si trovavano bene e trovavano nella gioia di Paddy un bonus aggiuntivo per continuare a lavorare al caffè Mew - Mew.

Ma oggi la giornata si stava svolgendo in modo diverso rispetto agli altri giorni lavorativi, e questa era evidente dal volto arrabbiato della rossa. Da qualche giorno, sia lei che Lory stavano facendo delle ore extra, poiché la povera Paddy era ammalata e si trovava a casa a causa della febbre che le impediva di uscire dal letto. Le due maggiori provavano una profonda tristezza per la bambina, ma il medico che l'aveva visitata aveva detto che con qualche giorno di riposo si sarebbe rimessa in sesto. Allo stesso tempo, la pazienza della rossa era stata più volte messa alla prova, sia per la presenza quasi costante di Mina (Strawberry era sicurissima che aveva una maledizione per perseguitarla), sia perché Mina non rendeva certo facile la vita lavorativa della rossa. Molte volte l'adolescente era stata tentata di "correggere" nuovamente la bevanda della ballerina snob.

Inoltre, Rayan stava facendo molte pressioni al giovane trio per farsi consegnare il piccolo Mash. Il trio aveva buoni motivi per non consegnargli il robottino. Strawberry era la più determinata a impedire che i due americani, attraverso Mash, scoprissero i retroscena con Kisshu. Non voleva che le cose precipitassero ulteriormente. Man mano che la pazienza di Rayan si assottigliava e il suo continuo incalzare al trio aumentava, le tensione tra i due contendenti cresceva, e le molteplici scuse della rossa non miglioravano certo il clima già teso.

S: – …RAYAN, ti ho già detto e ridetto che per il momento Mash non te lo posso consegnare. – (◣_◢)╬

La rossa stava ribattendo, e da quando avevano chiuso la caffetteria erano iniziate le prime discussioni con il biondo. Alle sue spalle, una stanca Lory era seduta su una delle sedie disponibili nel laboratorio. Come consuetudine, ogni volta che c'era qualche novità importante, tutti loro aspettavano la chiusura del locale per trasferirsi e discuterne con calma. La faccia scettica di Rayan indicava chiaramente che non era molto convinto delle parole dell'adolescente. Rayan aveva intuito da tempo che la reticenza di Strawberry nel restituirgli Mash era probabilmente correlata alla memory card del robottino; qualsiasi cosa la rossa volesse nascondergli, una volta che Mash fosse nelle finito sue mani, avrebbe svelato il segreto del giovane trio.

Kyle, come Lory, era messo da parte con le braccia incrociate. Non osava intervenire, conoscendo i due litiganti; il suo intervento avrebbe peggiorato le cose. Scuotendo il capo negativamente, fece un piccolo cenno a Lory per salire sopra e lasciarli risolvere la questione da soli. Timidamente, Lory seguì il castano verso la cucina, e mentre rimettevano i vari utensili a posto, mille domande frullavano nella mente della ragazza. Amava Strawberry come una sorella minore, ma a volte non capiva come potesse avere tutta questa energia per entrare in disaccordo con Rayan.

Un suo sospiro attirò l'attenzione di Kyle, che, posando una tazzina della sua collezione di tè, si rivolse alla ragazza che gli dava le spalle.

KL: – Lory! Tutto bene? – (•́ _ •̀ )

Il castano domandò dolcemente, preoccupato per il sospiro della ragazzina. Lei sussultò e, squittendo come un topolino, strinse il manico della scopa come se fosse la sua ancora di salvezza. Voltandosi verso il suo interlocutore, rispose.

Lory abbassò il capo, e il suo volto la diceva lunga. Per lei era difficile esprimersi liberamente e, a causa della sua timidezza, faticava anche a guardare dritto negli occhi i suoi interlocutori. Questo problema sembrava peggiorare col passare degli anni. Kyle la capiva bene; sapeva che Lory stava facendo uno sforzo enorme per parlargli dei suoi problemi. Pur volendole bene, Kyle sentiva che la mancanza di Pam aveva creato un grande dilemma per il verde. Avvicinandosi lentamente a lei, le poggiò le mani sulle spalle per attirare la sua attenzione, regalando alla ragazza un sorriso che di solito scioglieva ogni donna che lo vedeva.

KL : - Non ti preoccupare, tra Rayan e Strawberry ci saranno altre occasioni per litigare. Sai bene che è il loro modo di rapportarsi tra loro. Io non posso più intromettermi; Devono cavarsela da soli. Ormai sono abbastanza grandi e devono capire che non sempre l'altra persona la pensa allo stesso modo. – ^^

Saggiamente, Kyle sembrava trovare le parole giuste per consolare la ragazzina, che, cogliendo il vero significato delle sue parole e sorridendogli, si animava di ottimismo. Alla fine, fu un vero miracolo che la caffetteria non esplode per la tensione irrisolta tra i due litiganti. Entrambi, quasi contemporaneamente, uscirono furenti l'uno verso l'altro. Kyle e Lory presero un accordo silenzioso tra di loro di evitare di essere nei paraggi quando Rayan e Strawberry erano di cattivo umore simultaneamente.

Al momento della chiusura, le due amiche gettarono alcuni sacchi strapieni di spazzatura nei bidoni situati nel retro della struttura. Essendosi un po' calmata la rossa, si rivolse all'amica che stava chiudendo la porta dell'entrata secondaria. Il sole stava iniziando a tramontare, e l'arancione era il colore dominante su tutto il cielo di Tokyo.

S : - Ehi, Lory!... Hai sentito Paddy per telefono? Oggi, tra tutte le cose che mi frullavano in testa, me ne sono completamente scordata. – ^^

La mezzana era imbarazzata per la sua dimenticanza e si grattava dietro la testa con un leggero rossore sulle guance. Lory non la pensava allo stesso modo; conoscendo l'amica per la sua sbadataggine, non era una novità che Strawberry spesso si dimenticasse anche delle cose più essenziali. Tuttavia, rincuorandola come aveva fatto Kyle con lei, prese la parola.

L : - Stai tranquilla, Fragola. Ho telefonato io a Paddy. Dice che si annoia e non vede l'ora di ritornare a lavorare con noi. Anche se credo che le manchino di più i pasticcini di Kyle. – ^^

Entrambi, all'affermazione della verdina, ridacchiarono per l'alta probabilità che la seconda opzione di Lory fosse quella più veritiera.

S : - Lo credo anch'io. Paddy si mangerebbe tutto il bancone dei dolci se Kyle glielo permettesse. –

L : - Stra-Starwberry… Alla fine hai chiarito con Rayan? – (•́ _ •̀ )

Lory osò chiedere alla rossa riguardo alla discussione che aveva avuto con l'americano. Vedendo la smorfia sulla faccia della rossa, la sua risposta sembrava essere un "NO".

S : - Lascia stare, Lory! Litigare con Rayan è diventato il mio pane quotidiano e, onestamente, non mi va di parlarne. Solo pensarci mi mette di cattivo umore. – (ˇДˇ)

Starwberry non voleva prolungare il suo mal di testa, ma, non volendo ancora tornare al maniero, le venne in mente una grandiosa idea.

S: - Lory! Mi è venuta in mente una bella idea. È da parecchio che non andiamo a fare shopping solo noi due; di solito c'è sempre Paddy con noi oppure dobbiamo scappare da Ghish. Dal momento che abbiamo ancora qualche ora prima che il sole tramonti del tutto, che ne dici di visitare alcuni centri commerciali? – ( )

I suoi occhi si erano illuminati, ei suoi cuoricini pulsavano all'idea di trascorrere del tempo in totale relax con l'amica. Lory sembrò apprezzare la proposta e con gioia le diede conferma. Mentre il duo di amiche si dirigeva nella direzione opposta a quella che solitamente prendevano per tornare al maniero, erano ignare di essere state osservate sia da alcuni agenti del PIECE che da Tart.

Inizialmente, Tart era venuto per dare un po' di fastidio a Strawberry, poiché si annoiava nel mondo alieno. Ma quando si accorse che non era l'unico a tenere d'occhio la caffetteria e capì che i nuovi arrivati erano agenti dell'agenzia PIECE, Tart rischiò un attacco di panico. Il bambino ripensava alle raccomandazioni del fratello maggiore e ai racconti degli orrori che molti Cyniclons narravano sugli agenti PIECE quando catturavano uno di loro. Tuttavia, non volendo tornare a casa, gli venne in mente che il trio non usava i nomi che avevano dichiarato in precedenza e che questa Paddy doveva essere il vero nome di Nenè. La curiosità di Tart e il desiderio di ammazzare il tempo lo spinsero a tele trasportarsi nelle vicinanze del maniero Uchiha. Dopo qualche secondo di tentennamento, Tart cominciò a pentirsi di essere venuto da solo, ma facendosi coraggio e con molta cautela, si intrufolò nel maniero alla ricerca della bambina. Dopo qualche minuto di ricerca, individuò la camera dove alloggiava Paddy/Nenè.

La bambina era avvolta sotto molti strati di coperte; se non fosse stato per il suo lento respiro, Tart avrebbe pensato che quella minuscola montagnetta di coperte fosse vuota. Allungando leggermente il collo, il bambino alieno riuscì a scorgere una piccola ciocca di capelli dell'ammalata. Mezzo addormentata tra febbre e farmaci, Nenè non si accorse subito della presenza di Tart. Si sollevò a mezzo busto e, con gli occhi mezzi socchiusi, cercava con fatica di riprendere il sonno. Essendo un po' affamata, cercava con la mano destra sulla superficie del comodino qualche snack che potesse soddisfare la sua improvvisa fama. Ma stranamente, la merendina che era sicura di non aver toccato era magicamente svanita. Nenè, confusa dalla sparizione improvvisa, sentì una risata che sembrava malvagia. Ascoltando meglio, capì a chi apparteneva la voce.

T: - AHAHAHAH!... Bene, bene, bene. Cosa abbiamo qui? Una piccola umana che sta male per una misera febbre. –

Tart aveva deciso di fare un'entrata drammatica. Nonostante si sforzasse di sembrare intimidatorio agli occhi della bambina, lui era inoffensivo. Nenè spalancò gli occhi quando vide che Tart era venuto a farle visita, e le lacrime iniziarono a scenderle per la forte commozione che provava in quel momento. Quando Tart la vide piangere, il suo atteggiamento spavaldo svanì all'istante e fu sostituito da una preoccupazione che faticava a nascondere. Scendendo lentamente dal suolo, si avvicinò alla bambina che, essendo alla sua portata, lo abbracciò con forza.

N: - Che bello, sei venuto a trovarmi, Taru-Taru. Quasi non ci speravo che venissi. – ( ω ≦)

La bambina turbo molto il suo giovane visitatore, il cui volto divenne di vari toni di rosso. Sentendo il cuore palpitare eccessivamente, Tart riuscì con fatica a liberarsi dalla presa ferrea dell'ammalata.

T: - QUANTE VOLTE TI AVRÒ DETTO DI SMETTERLA CON QUESTO RIDICOLO NOME? – (Д ●)ノ゙

Tart era rosso dall'imbarazzo per essere chiamato con quel nome stupido e anche perché aveva sottovalutato la forza della bambina. Scioccamente, pensava che nelle condizioni poco ottimali di Nenè la sua presa non sarebbe stata così forte, ma sembrava che Nenè avesse alcuni asso nella manica o se fosse rinvigorita alla vista del suo visitatore.

N: - Ma perché? Il tuo nomignolo mi è costato un'eternità per sceglierne uno adatto per te. – (; ;)

Nenè era confusa dalle reticenze di Tart; ovviamente, nella sua ingenuità, non aveva pensato che il nomignolo stesso sarebbe potuto suonare così infantile e imbarazzante per Tart. Vedendolo rosso per l'imbarazzo, nella mente della bambina si insinuò un forte dubbio: il suo amico Tart non gradiva quel soprannome.

I primi lacrimoni stavano iniziando a fuoriuscire dagli occhi della bambina, e Tart, vedendo che Nenè stava per iniziare a piangere, entrò nel panico. Girò la testa da una parte all'altra, forse per trovare qualcosa che potesse aiutarlo in questa situazione instabile. Nenè lo chiamò:

N: - Che cosa c'è, Taru-Taru? -

T: - MA QUAnte VOLTE TI AVRÒ DETTO DI NON CHIAMARMI TARU-... –

Tart si accorse troppo tardi che il suo dissenso aveva fatto piangere ancora di più la bambina. Il giovane alieno entrò nel panico e, vedendo che ogni suo tentativo di calmarla rischiava di attirare l'attenzione di qualche membro dello staff del maniero, esclamò:

T: - Avanti!... Smetti di piangere, per favore... Nenè – (; (^~^)•́

La sua supplica, con il nome della bambina pronunciato per la prima volta dalla bocca di Tart, portò Nenè a smettere di piangere. Lei, incredula, che Tart l'aveva chiamata con il suo nome, riprese a parlare:

N: - Crostata, tu mi hai chiamata per nome! –

Era una conferma per sé stessa. Ancora singhiozzante, Nenè stava ritrovando il suo temperamento quasi gioioso. Vedendo come Tart stava evitando di guardarla, Nenè lo richiamò con una certa esitazione nel tono di voce.

N: - Quindi non detesti il nome che ti ho dato? Non mi odi affatto, trovandomi fastidiosa? - (; ;)

Tart fece un passo indietro, osservando mentre nuovi lacrimoni minacciavano di uscire e dare inizio a un secondo round di pianto. Il giovane alieno si affrettò a calmarla prima di dover affrontare un'altra onda di piagnistei da parte dell'ammalata.

T: - NO, NO… Non ho mai pensato a te in quel modo. Certo, a volte sei scocciante e fastidiosa, ma non ti ho MAI odiata per davvero. E per quanto riguarda il soprannome che mi hai dato, mi mette in imbarazzo, soprattutto quando lo dici davanti agli altri. - ( / / )

Un rosso acceso colorò il volto del giovane Ikisatashi mentre faticava ad esprimere queste parole. Erano sinceri; non aveva mai visto Nenè come un peso (in realtà, la considerava più una scocciatura). Tart avrebbe preferito ingoiare un limone piuttosto che ammettere a voce alta che trovava la presenza di Nenè piacevole. La sua reticenza era dovuta anche al comportamento di Kisshu quando c'era di mezzo la "befana" Berry. Kisshu si trasformava in un cucciolo innamorato, così Pai lo descrisse a loro padre quando si sparse la notizia del coinvolgimento del fratellastro adottivo con la rossa.

Nenè si animò di gioia e, visto che Tart si era avvicinato al letto della biondina, lo colse di sorpresa abbracciandolo con uno dei suoi mega abbracci.

N: - GRAZIE TANTE, TARU-TARU! TI PROMETTO CHE FARÒ MOLTA PIÙ ATTENZIONE DI PRIMA QUANDO CI RIVEDREMO. -

T: - LASCIAMI ANDARE, MI STAI STRITOLANDO. – ٩ ʕ•̀/ ︿ / •́ʔ ۶

?: - Signoria, va tutto bene? Ho sentito dei rumori, sto entrando.

N/T:- ...

Una giovane cameriera dello staff del maniero Uchiha si era affacciata e, indossando l'adivisa da cameriera i suoi lunghi capelli castani erano trattenuti da un classico chignon. E vedendo che la bambina era avvolta nelle spesse coperte, le sorrise, ricevendo un sorriso in cambio. Tuttavia, notando una strana protuberanza sotto le coperte, decise di fare chiarezza e si rivolse alla bambina.

?: - Signorina Nenè, che cosa si cela sotto le vostre coperte? Mi sembra troppo grande per essere uno dei vostri cuscini. – ^^

Nenè, colta di sorpresa, sbatté gli occhi due volte e, dopo aver riflettuto, rispose con un dolce sorriso.

N: - Ovvio, signorina Emily questo è il mio orsacchiotto gigante che ho portato dalla mia giornata passata al luna park con le mie amiche. Non te lo ricordi? - ^^

Nenè accarezzò le coperte nel punto preciso dove il suo "orsacchiotto gigante" si celava. La domestica, dopo una manciata di secondi di riflessione, gli occhi si illuminarono quando ricordiò che il giorno dopo della giornata appena accennata tutto il maniero aveva fatto la "conoscenza" del nuovo peluche gigante della bambina.

?: - Certamente, signorina, ora ricordo. Spero solo che vi rimettiate in sesto. – ^^

Detto ciò, facendo il classico saluto giapponese, la giovane domestica chiuse la porta e se ne andò per svolgere le sue mansioni. Ma mentre si allontanava, le venne in mente un altro dettaglio.

?: - Che strano, la signorina dice di avere il suo peluche con sé, ma ricordo che oggi Susan lo ha messo a lavare. Mah, forse la mia mente sta giocando un brutto scherzo. – ( _ )

Con un'alzata di spalle, la cameriera continuò il suo cammino. Intanto, nella camera di Nenè, sotto le coperte dove dovrebbe esserci il suo peluche, si mosse, e da sotto sbucò un imbarazzato Tart, che dopo aver sentito lo scambio di battute tra la bambina e la domestica, si era un po' indispettito dal fatto di essere stato "scambiato" per un peluche.

N: - Tutto bene, Crostata? – () ?

T: - NO, NON STO AFFATTO BENE! - ( •̀ / ︿ / •́ ; )

Crostata, incrociando le braccia, si voltò dall'altro lato e con fare drammatico fece l'offeso. Né lo trovò divertente e, volendo consolarlo, lo punzecchiava sulla spalla sinistra.

N: - Avanti, Taru-Taru, non abbiamo avuto molto tempo per trovare un nascondiglio migliore, e poi ho apprezzato molto il tuo regalo. Quel peluche gigante mi tiene compagnia tutte le notti. - ^^

Tart sapeva a quale peluche stava accennando Nenè. Poteva anche far finta di non ricordarselo, ma un buffo ricordo gli venne in mente su come abbia fatto a impossessarsi di quell'orso gigante e regalarlo alla bambina. Diventando nuovamente rosso, evitò ancora una volta di incrociare lo sguardo con lei.

N: - E comunque, sono contenta che tu sia venuto a trovarmi. Sai, mi stavo annoiando molto prima che tu venissi. - ^^

T: - Non è vero! Non sono venuto per trovarti perché mi mancavi… ero solo curioso di sapere perché non ti vedevo gironzolare con le altre. –

Nenè non ci fece caso al carattere irascibile del suo visitatore e, ridacchiando, si spostò di lato e aprì uno scompartimento del comodino accanto al letto. Da esso estrasse qualcosa che teneva nel pugno.

N: - Ehi, Crostata, guarda cosa ho per te. – ^^

Tart si voltò verso la bambina e, intuendo che doveva aprire la mano, congiunse le mani pallide a coppa. Con la sua grande sorpresa, Nenè gli fece avere dei piccoli e strani oggetti colorati.

T: - Che cosa sono? - ⊙_ʘ

N: - Sciocchino, sono delle caramelle. Io le ricevo ogni tanto, perché mangiarle troppe porta a un forte mal di pancia, ecco perché non le tocco spesso, anche se sono golosa di questi dolciumi. – (ω)

T: - E perché me le vuoi osare? – () ?

Tart indicò sé stesso, puntando il dito medio della mano destra verso il proprio volto. Nenè gli sorrise e, dopo averlo preso a tradimento, gli donò un piccolo bacio sulla guancia, facendolo diventare ancora più rosso.

Con fare complice, Nenè fece il gesto di fare silenzio, creando ancora più confusione al giovane Cyniclone.

N: - Non ti preoccupare, Taru-Taru. Questa tua visita sarà un nostro piccolo segreto tra noi due. –

T: - ACCIDENTI A TE! – (•̀/ ⌓/•́)


ANGOLO AUTRICE:

Scusate!...

Mi scuso per questa lunghissima attesa, ma ho avuto un blocco dello scrittore, e questo non mi ha aiutato molto per quelle poche volte che l'ispirazione mi è venuta d'aiuto.

Ma parliamo d'altro, come avrete sicuramente letto, a Pam/Nico Robin inizierà a muoversi le prime pedine e ora toccherà a lei sapere come muoversi in questo suo nuovo ruolo.

Man mano che la trama prosegue ci saranno dei cambiamenti, e per precisare uno delle clausole di Pam che lei si sposta come una pendolare è dovuto al fatto che deve badare ai bambini, e questo deve sapersi destreggiare tra la casa base e il palazzo principale .

Un altro fattore prima che me lo dimentichi, Ú r ï ul e Ën ƙ å , oltre ad essere dei personaggi creati da me, loro hanno già fatto il debutto nell'ep 29 " Primi pericoli"; dove al cospetto di Profondo Blu raccontano i resoconti dell'apparizione di Ren.

Spero di non essermi dimenticato di nulla, come sempre fatemi sapere cosa ne pensate, e mi piacerebbe avere un piccolo dibattito con voi, scambiare alcune informazioni oppure i consigli sono sempre richiesti.