"Una singola, grazie, possibilmente isolata dalle altre stanze, ho il sonno molto leggero"
"Per quante notti, signor Preston?"
"Una, faccio solo una piccola pausa"
"Ah, quindi non è qui per vedere uno dei cervelloni di Stanford. Pensavo che avesse un figlio qui a Palo Alto e fosse venuto a trovarlo"
"No, sono in viaggio per lavoro"
"Non ha figli? Vedo che è sposato"
John guardò istintivamente il suo anulare sinistro e vide la fede al solito posto.
"Sì, ho un figlio, ma lavora con me nell'azienda di famiglia"
"Di che cosa si occupa?"
"Disinfestazioni, diamo la caccia a qualsiasi cosa fuori dall'ordinario"
"Davvero? La mia amica Mildred ha dovuto chiamare una squadra perché aveva la cantina invasa dalle termiti ed è stata ospite una settimana a casa mia. Detto tra noi, è stata un 'esperienza terribile perché è una disordinata cronica e lasciava tutte le sue cose in giro. Quando è andata via, ho tirato un sospiro di sollievo e…"
"Mi scusi, signora Sanders, scommetto che è una storia interessante, ma sono davvero molto stanco. e vorrei andare a riposare. Posso avere la mia chiave?"
"Certo, gliela prendo subito. Si troverà bene qui, è un posto tranquillo. Contanti o carta, signor Preston?"
Dopo pochi minuti John si ritrovò davanti alla porta della sua stanza e non appena vi entrò, notò che era decisamente di un livello superiore ai tuguri a cui era abituato. Era pulita e non si avvertiva nessun odore strano, una delle cose che Sammy faceva subito notare ogni volta che si erano fermati da qualche parte.
Dean lo aveva anche soprannominato Sneezy e il ricordo delle zuffe tra i suoi figli fece sorridere l'uomo mentre si dirigeva verso il bagno.
L'acqua calda e l'accappatoio morbido rilassarono il cacciatore, che, una volta finita la doccia, si fece la barba e indossò l'ultima cosa pulita rimastagli nel borsone. Si asciugò e si sistemò i capelli davanti allo specchio riflettendo sul fatto che aveva quasi dimenticato che cosa voleva dire prendersi cura di se stessi.
Non era sempre stato così indifferente al suo aspetto fisico, anzi quando aveva conosciuto Mary, aveva fatto di tutto per essere attraente ai suoi occhi e passabile a quelli di suo padre, ma da allora era passato così tanto tempo.
Nella vita di un cacciatore non c'era spazio per i fronzoli, anche se ci aveva sempre tenuto a dare ai propri figli un aspetto decoroso. Certo, raramente si era potuto permettere di prendergli dei vestiti nuovi, ma, nonostante la loro esistenza raminga, aveva inculcato nei suoi ragazzi l'importanza della pulizia della persona, un insegnamento che Dean, non appena aveva scoperto quanto fossero interessanti le ragazze,aveva fatto suo come un mantra.
Sam era arrivato a quello stadio con maggiore difficoltà e non certo perché non attirasse le attenzioni del gentil sesso, come d'altronde facevano gli altri uomini di casa, ma perché era sempre stato timido e insicuro e in qualunque posto si trovasse, cercava di nascondersi . Non importava se la barriera era costituita dalla lunga frangetta, o da un libro, trovava sempre il modo per mimetizzarsi ea volte John si chiedeva da chi avesse ereditato questo tratto del carattere. Né lui né Mary infatti avevano mai fatto parte della categoria "tappezzeria" alle feste, anzi erano stati dei gran casinari, amanti della compagnia e delle uscite fino a tarda notte, e Dean era decisamente un loro degno erede.
Mentre era perso in questi pensieri, John sentì squillare il cellulare e quando vide l'id del chiamante, ritornò alla realtà perché doveva ricorrere ad una storia credibile, che non facesse nemmeno sospettare dove si trovava in quel momento.
Da cacciatore navigato ne aveva una per ogni occasione e dopo aver tirato un profondo respiro, accettò la chiamata.
"Ehi, Dean"
"Wow, miracolo, hai risposto praticamente subito"
"Ci siamo svegliati spiritosi stamattina?"
"Non sto facendo lo spiritoso, sto solo esponendo i fatti. Comunque, papà, tutto bene? Hai finito la caccia?"
"Veramente credo di aver bisogno di un altro pò di tempo"
"Problemi? Hai bisogno di supporto?"
"No, tranquillo, tutto sotto controllo. Ero di ritorno, ma un mio vecchio amico mi ha intercettato e mi ha chiesto di dargli una mano"
"Dove sei?"
"Brownsville"
"E dove diavolo sarebbe Brownsville?"
"Sempre in Oregon. Pare che ci sia un po' di movimento in una certa Moyer House, ma potrebbe anche trattarsi di qualche voce messa in giro per attirare turisti"
"Moyer House? Mai sentita"
"E' una villa in stile italiano della fine dell'Ottocento ei giornali locali hanno raccontato di avvistamenti duranti i tour"
"Da quando sei diventato un nerd?
"Si chiama ricerca, idiota. Sai bene che non bisogna andare a caccia impreparati "
"Non puoi sganciarti? Speravo che ci saremmo rivisti"
"Tranquillo, i nostri piani di qualche giorno senza caccia non sono cambiati, solo rimandati"
"Quanto pensieri di trattenerti?"
"Domani andrò a dare un'occhiata in giro e se non ci dovesse essere niente di anomalo, ripartirò in serata"
"Quindi ti aspetto al rifugio di Cottonwood?"
"Sì, Jim ha detto che possiamo fermarci quanto vogliamo"
"Okay. Ci sarei arrivato entro stasera, ma,visto che hai fatto questa deviazione, mi fermo anch'io e faccio ricerche sulle bellezze locali"
"Ragazzino, vacci piano e non metterti al volante se…"
"Non preoccuparti, prenderò Baby solo se ne vedo due"
"Dean"
"Sto scherzando"
"Sarà meglio per te perché i postumi di una sbronza non saranno le cose peggiori che affronterai se, quando ci rivediamo, non superi la mia ispezione"
" Sì, signore"
"Un'altra cosa, figliolo"
"Dimmi"
"So che spesso ti ho dato buca in passato, ma questa volta non era mia intenzione fermarmi qui, non era previsto"
"Va bene, papà, nessun problema"
" Come è andata la tua caccia? Problema risolto?"
"Certo, ho imparato dall'ex migliore"
"Ex?"
"Ex, perché adesso sono io il cacciatore più bravo in circolazione. potresti anche pensare ad un pensionamento anticipato"
"Ringrazia il cielo che…"
John si fermò sentendo l'allegra risata del figlio e non poté fare a meno di imitarlo pensando che sentiva molto la sua mancanza.
Si erano separati circa due settimane prima e anche se sapeva che Dean era un cacciatore veramente bravo, ancora non lo lasciava andare volentieri perché a volte era troppo impulsivo. Avevano iniziato a cacciare in solitaria poche settimane dopo la partenza di Sam, settimane in cui John aveva dovuto combattere contro il senso di colpa per aver cacciato suo figlio minore e la spirale in cui era precipitato il maggiore.
Anche se faceva il duro, infatti, il distacco dal fratello lo aveva segnato profondamente e il capofamiglia sapeva che Dean era molto arrabbiato con entrambi i membri della sua famiglia: ce l'aveva con Sam per avergli nascosto i suoi piani e averli scaricati, ma era furioso anche con lui per averlo cacciato e aveva bisogno di un po' di spazio per metabolizzare.
Per questo gli aveva consegnato in maniera definitiva le chiavi dell'Impala, anche se già da un po' Baby era la macchina di Dean, e non lo aveva mai rimproverato quando, soprattutto i primi giorni dal Big One, era tornato quasi costantemente all' alba tra una scia inconfondibile di sesso e alcool. Lo aveva lasciato sfogare, poi un pomeriggio aveva atteso il suo risveglio dopo l'ennesima notte brava e aveva strappato via il cerotto con un discorso da uomo a uomo, in seguito al quale il suo ragazzo aveva ripreso il controllo e si era dato anima e corpo alla caccia.
"Decano"
"Sì?"
"Questa me la sono segnata e ti consiglio di tenere al riparo il tuo culo quando ti avrò di nuovo a tiro"
"Lo farò. Ci vediamo domani salvo imprevisti?"
"Ci vediamo domani salvo imprevisti. Ciao, Dean,e stai attento"
"Anche tu"
La telefonata si interruppe e il cacciatore rimase con il telefono fra le mani per un po' sentendosi una merda per aver mentito in modo così spudorato, ma che cosa avrebbe dovuto dirgli?
"Dean, figliolo, sono a cinque minuti da tuo fratello, quello stesso fratello che ho cacciato di casa e del quale non ho mai più voluto parlare?"
Se avesse fatto una cosa del genere, suo figlio maggiore avrebbe infranto la barriera del suono e si sarebbe precipitato a Palo Alto per vederlo, ma come avrebbe reagito Sam?
Il suo ragazzo orgoglioso lo aveva preso in parola ed era completamente sparito. Non li aveva mai cercati nemmeno tramite Bobby, o il pastore Jim, cosa che sapeva non perché aveva chiesto di lui, ma perché i suoi amici avevano ritenuto opportuno urlargli al telefono che aveva fatto una grande cazzata spingendolo a tagliare i ponti con tutti, loro dovuto compresi.
Si stese sul letto e chiuse gli occhi stringendo ancora il telefono in una mano, poi, dopo aver riposato un po', decise che era il momento di muoversi e lasciare la stanza. Si rimise al volante e seguendo le indicazioni, dopo pochi minuti si ritrovò all'ingresso della prestigiosa università di Stanford. Parcheggiò poco lontano e osservando la maestosa facciata si sentì quasi intimorito dalla sua eleganza.
Sorrise e si immaginò il suo Sammy, magro come un grissino, al momento del suo arrivo con solo uno zaino e un borsone al seguito.
Aveva provato una gioia incontenibile ritrovandosi a toccare con mano il suo sogno, o un gran senso di rivincita nei suoi confronti?
Si era emozionato varcando quell'ingresso, o aveva sfoderato la sua determinazione nel farsi strada e aveva incontrato la sua nuova vita a viso aperto?
Conoscendo il suo ragazzo, aveva provato tutte queste emozioni e John pensava con più di una punta di orgoglio che anche il dorato mondo di Stanford gli avrebbe fatto un baffo perché, quando l'uragano Sam decideva che voleva qualcosa, non c'era modo di contenerlo e la borsa di studio ne era la prova evidente.
Quale altro adolescente sarebbe riuscito ad avere una media scolastica tanto alta da essere accettato in un posto simile con la vita che facevano?
Chi altro avrebbe studiato sui sedili di un'auto sul retro dei bar mentre suo padre e suo fratello si procuravano più o meno onestamente da vivere al tavolo da biliardo, o alla luce di una torcia sotto le coperte fino a tarda notte? Cavolo, quante volte lo aveva sgridato per questo perché la mancanza di sonno non era una buona alleata durante una battuta di caccia.
Essere stanchi significava non essere lucidi e non essere lucidi equivaleva a mettere in pericolo tutta la squadra, cosa che era purtroppo accaduta un paio di volte. In quelle occasioni o Sam era rimasto direttamente ferito, o si erano fatti male lui o Dean per proteggerlo, e in una in particolare John era andato su tutte le furie arrivando a fare un falò dei libri e dei compiti del figlio minore, che non gli aveva più parlato per settimane.
"Neanche allora ti sei arreso, eh?"-pensò il cacciatore sedendosi su una panchina a poca distanza dall'entrata.
Non sapeva esattamente come procedere perché non si aspettava che Stanford fosse così grande e non poteva correre il rischio di imbattersi in suo figlio camminando a caso tra i suoi viali. Doveva assolutamente restringere il campo e si domandò come ottenere qualche informazione su di lui senza dare nell'occhio.
La cosa più facile sarebbe stata chiedere un favore ad Ash, ma non voleva che nessuno sapesse che era sulle tracce di Sam, quindi alzò il telefono e chiamò la segreteria dell'università.
"Stanford University"
"Buongiorno. Sono Michael Harrison e il contatto dall'ufficio del preside Nolan della Lincoln High School di Sioux Falls"
"Buongiorno, signore, sono Susan Hinsch, in che cosa posso aiutarla?"
"Dovrei far recapitare ad un vostro studente il diploma originale e alcuni documenti"
"Nome dello studente"
"Samuel William Winchester"
"Mi può fornire qualche altro dato, signore? Non siamo abituati a rilasciare informazioni sui nostri iscritti senza qualche controllo preliminare"
" Certo, mi sembra giusto. Che cosa vuole sapere?"
"Luogo e data di nascita, per favore"
"Lawrence, 2 maggio 1983"
"Nome dei genitori?"
"Non so se il ragazzo li ha dichiarati entrambi, o solo quello del padre visto che la madre è deceduta"
"Nei nostri archivi abbiamo il nome del padre e quello di suo fratello"
"Okay. Il padre si chiama John Eric Winchester, suo fratello è Dean Winchester"
"Grazie. Mi diceva che deve fargli recapitare dei documenti"
"Sì e anche alcuni effetti personali che ha lasciato nel suo armadietto"
"Può mandarli a noi e…"
"No, ho bisogno che il signor Winchester firmi l 'avvenuta consegna tramite corriere Il mio dirigente è molto pignolo e vuole che la procedura venga eseguita alla lettera"
"Capisco benissimo, anche noi abbiamo delle regole piuttosto ferree Le serve quindi l'indirizzo dell'alloggio?"
"Sì"
"Ha carta e penna con sé?"
"Sì, mi dica"
"Le suggerisco di aspettare qualche giorno per l'invio, molti nostri studenti non sono ancora rientrati in sede. Non so se il signor Winchester è tra loro, non tutti lasciano gli alloggi durante le pause didattiche"
"Faremo un tentativo e speriamo di essere fortunati "
"Vedo dai nostri registri che il signor Winchester è qui con una borsa di studio,deve essere un ragazzo in gamba"
"Si è distinto anche qui alla Lincoln "
La signorina Hinsch fornì le indicazioni sull'alloggio di Sam e John le annotò con precisione, poi ringraziò e riagganciò con un peso sul cuore.
Forse il suo ragazzo non era a Stanford e stava facendo un clamoroso buco nell'acqua? Forse tutta quella storia era un tremendo sbaglio e avrebbe fatto meglio a non fermarsi?
Scosse la testa, poi si disse che, non avendo mantenuto i rapporti con Bobby e Jim, era molto probabile che fosse ancora a portata di mano e c'era un unico modo per avere una risposta alle sue domande.
"Okay, passiamo alla fase B"
Si alzò dalla panchina e si guardò attorno. Individuò un gruppo di studenti che si stavano avviando verso l'edificio e li fermò sfoderando un grande sorriso.
"Buongiorno, ragazzi, e scusate il disturbo, ma sono appena arrivato in città per fare una sorpresa a mio figlio che studia qui. Mi sapreste dire come raggiungere questo indirizzo?"
"Certo, signore. Ha l'auto?"
"Sì"
"Bene perché deve arrivare dall'altra parte del campus"
John prese mentalmente nota delle indicazioni dei ragazzi e dopo qualche tentativo andato a vuoto si ritrovò sotto le finestre del dormitorio, che ospitava suo figlio.
Si mise ad osservare il perimetro e notò il ripetuto passaggio del servizio di vigilanza oltre a sparuti gruppi di studenti, che a piedi o in bicicletta si aggiravano per il campus.
Sembravano tutti maledettamente impegnati e questo gli sembrò una buona cosa, sarebbe stato più semplice passare inosservato. Alzò di nuovo gli occhi sul dormitorio e cercò di immaginare il suo ragazzo dietro una delle tante finestre, magari impegnato a preparare qualche nuovo esame.
Il cuore gli diceva di provare ad avvicinarsi subito, ma razionalmente sapeva che sarebbe stata una mossa stupida. Per questo si scelse un posto appartato con una buona visuale sull'ingresso dell'edificio e non si mosse fin quando il sole non iniziò a tramontare e qualche sporadica luce iniziò ad accendersi nelle stanze.
Nessuna delle sagome che vide ogni tanto muoversi dietro le tende tirate gli ricordava Sam e dall'esterno era davvero impossibile localizzarlo.
La gentile signorina Hinsch gli aveva fornito anche il numero della stanza, ma, per evitare un faccia a faccia con suo figlio, aveva bisogno di un pianoforte, così decise di ritornare al pick up.
Si sedette al posto del guidatore e si sentì stranamente rilassato come se respirare la stessa aria di Sam gli aveva fatto fare per un po' pace con il mondo.
Per non destare sospetti, si allontanò dal campus e andò a prendersi qualcosa da mangiare in un drive through, che consumò in una strada secondaria.
Ritornò dopo circa un'ora in vista di Stanford, ma parcheggiò sul lato opposto dell'entrata secondaria e si mise ad aspettare che la vita del campus si prendesse una pausa valutando tutte le opzioni che aveva a disposizione. Nella sua precedente ricognizione, aveva individuato un paio di punti vulnerabili nell'edificio e una rapida occhiata alla porta di ingresso gli aveva detto che non gli avrebbe creato nessun problema se avesse scelto di passare di lì.
Si domandò se il suo ragazzo avesse mantenuto le buone abitudini e avesse provveduto a proteggersi con qualche linea di sale qua e là e sorrise amaramente. No, probabilmente cocciuto com'era, aveva di certo fatto tutto il contrario di quello che gli aveva insegnato per il puro sfizio di andargli contro anche a distanza.
"Maledizione, Sammy"
Mentre era intento a pensare al suo figlio ribelle ea rammaricarsi per il loro difficile rapporto si accorse che la notte stava scendendo e lui era ancora al palo.
"Alza il culo, Winchester, sei qui per vederlo"
Scese dal pick up e si diresse verso il dormitorio facendo attenzione a non incrociare la vigilanza. Giunto di nuovo sotto la residenza studentesca, notò che tutte le luci erano spese e capì che non poteva farsi sfuggire l'occasione di entrare a dare un'occhiata. Si avvicinò all'ingresso e dopo aver forzato la serratura, entrò.
La prima cosa che notò fu un'enorme stanza alla sua sinistra dotata di tavoli, sedie e lampade e sulle cui pareti campeggiavano scaffali pieni di libri. Doveva essere la sala studio e sorridere all'idea della faccia estasiata di suo figlio.
Avanzò verso le scale perché sapeva che la stanza di Sam era al secondo piano e le salì in fretta senza fare alcun rumore. Continuò a camminare guardando i numeri sulle porte, poi si fermò con il cuore a mille davanti alla sottile barriera di legno che lo separava dalla nuova vita del suo ragazzo. Appoggiò la mano sulla maniglia e si bloccò in preda ai dubbi: e se alla fine aveva scoperto che Sam era partito per una destinazione che non conosceva? Se avesse fatto i bagagli e se ne fosse andato in vacanza con i suoi nuovi amici? Tanto rumore per nulla avrebbe detto un famoso autore…
E se invece Sammy fosse stato lì? Che cazzo pensava di dirgli se si fosse svegliato?
La mano gli scivolò dalla maniglia e fece per battito in ritirata quando una voce impastata alle sue spalle lo fece sobbalzare.
"Sam non c'è, ha il turno di notte"
John si voltò e si ritrovò davanti un ragazzone dai capelli rossi con una bottiglia di birra in mano.
"Turno di notte?"
"Sì,Wonder boy si fa un culo così"
"Perché lo chiami Wonder boy?"
"Perché deve essere per forza una specie di supereroe altrimenti non potrebbe lavorare così tanto ed essere sempre tra i migliori agli esami"
"Pensavo che aveva una borsa di studio completa"
"Quella non copre mica tutto ea quanto ho capito non può contare sull'aiuto della sua famiglia"- fece il ragazzo prima di scivolare lungo la parete alla sua destra.
"Ehi, stai bene?"-chiese John accovacciandosi davanti a lui.
"Credo di aver bevuto un po' troppo"
"Lo credo anch'io. In che stanza sei?"
"Non me lo ricordo"
L'uomo scosse la testa e iniziò a frugare nelle tasche dello studente.
"Come ti chiami?"
"William"
"Conosci bene Sam?"
"In realtà no, è sempre di corsa e se non è a lezione, o al lavoro, sta rintanato in camera a studiare.
Ho provato a convincerlo a far baldoria ogni tanto, ma mi ha sempre risposto che non ha tempo da perdere"
" D'accordo, William, adesso vai a nanna"
L'uomo tirò su il ragazzo e lo scaricò poco dopo in camera sua solo qualche porta più avanti rispetto a quella di Sam, poi tornò indietro.
Il suo ragazzo quindi era a Stanford e cosa più importante poteva dare un'occhiata al suo alloggio senza il timore di essere scoperto.
Fece scattare con facilità la serratura e lo scivolo nella stanza. Notò con disappunto che non c'erano linee di vendita, poi si guardò intorno riconoscendo subito, appeso ad un attaccapanni, un giubbotto che Dean aveva regalato a Sam poco prima che se ne andasse. Si avvicinò al letto e vide che era in ordine, ma non nascondeva nessuna arma.
"Hai abbassato completamente la guardia, ragazzino"
Si avvicinò poi alla scrivania e anche quella era perfetta, anche se ospitava alcuni libri e quaderni.
Passò poi all'armadio e spalancando le ante cominciò per la prima volta a rendersi conto che la vita di Sam fuori dalla caccia non era poi così dorata. Non riconobbe molte cose diverse da quelle con le quali suo figlio era andato via mesi prima e il primo campanello di allarme cominciò a suonare.
Passò una mano sui vestiti come se quel gesto gli desse l'illusione di toccarlo davvero e mentre lo faceva, vide su una gruccia una divisa. La tirò fuori per guardarla meglio e meno sul petto della maglietta il logo del Bodeguita del Medio, un ristorante etnico sulla California Ave.
William non aveva detto che Sam aveva il turno di notte?
Per quanto poteva essere frequentato un locale cubano, possibile che chiudesse all'alba?
Qualche dubbio si insinuò nello stomaco del cacciatore, che cominciava a sentire che qualcosa non andava, così, sentendo la necessità di saperne di più, si sedette alla scrivania di Sam e ne aprì il cassetto.
Ad un primo sguardo non c'era nulla di diverso da quello che ti saresti aspettato nella stanza di uno studente, poi John trovò una pila di ricevute trattenute da un elastico. Le libererò e prese a spulciarle. Erano ordinate per dati e John capì che in quel modo Sam aveva voluto tenere sotto controllo le spese.
Cazzo, ne aveva tante e andavano decisamente oltre quelle che una borsa di studio avrebbe potuto coprire.
Rovistando nel cassetto, trovò altri due blocchi di fogli e guardandoli, scoprì che erano le buste paga di due posti differenti: Sam non lavorava solo al ristorante, ma anche come magazziniere.
Adesso i turni di notte avevano un po' più senso, ma le continue scoperte, invece di tranquillizzarlo, non facevano altro che agitare John sempre di più.
Mise giù i fogli e dopo averli risistemati, chiuse il cassetto e si lasciare andare contro lo schienale.
Era evidente che suo figlio stava facendo i salti mortali per far quadrare i conti e non ci voleva certo un genio matematico per tracciare un rapido bilancio tra entrate e uscite. C'erano stati periodi in cui era sicuramente andato sotto e concluse che doveva essere stato allora che aveva preso un secondo lavoro.
Da padre era allo stesso tempo orgoglioso per la determinazione della testa calda a cavarsela da solo, ma anche devastato dall'idea che si fosse trovato seriamente in difficoltà e non avesse avuto nessuno a cui rivolgersi.
Rimase fermo alla scrivania a lungo e ad un certo punto notò qualcosa di lungo e rettangolare sul piano. Si sporse e vide sul suo dorso il simbolo di Stanford. Lo aprì e rimase senza fiato. Teneva tra le mani il libretto universitario di Sam e rimase sbalordito dal ritmo con cui aveva sostenuto gli esami e soprattutto dai voti che aveva preso. Davanti ai suoi occhi c'era una sfilza di A+, un percorso netto che avrebbe fatto impallidire i più. Non che John non fosse abituato ai risultati brillanti del figlio minore, ma una cosa era la High School, un'altra era Stanford.
Lesse e rilesse le valutazioni, poi rimise il libretto al suo posto e guardò per la prima volta l'orologio intravedendo la luce del sole. Sarebbe voluto rimanere, ma non poteva rischiare di farsi cogliere in flagrante dal figlio minore.
"È ora di andare"
Si alzò e diede un'occhiata alla stanza controllando di non avere lasciato traccia del suo passaggio.
Decide di non sfidare la fortuna e si avviò verso l'uscita di emergenza. Scese le scale antincendio e in breve raggiunse il suo pick up. Mise in moto e si allontanò velocemente. Tornò alla base e pensò di aver bisogno di dormire dopo la notte in bianco.
Si stese sul letto vestito e chiuse gli occhi. Aveva scoperto un po' di cose sulla vita di Sam, ma ne voleva sapere di più e soprattutto voleva vederlo. Si disse che aveva bisogno di più tempo, ma non era prudente rimanere nello stesso posto dopo aver detto alla signora Sanders che sarebbe rimasto solo una notte.
Doveva trovarsi un'altra sistemazione in zona, doveva chiamare Dean e dirgli che avrebbe ulteriormente tardato, ma il tutto avrebbe dovuto aspettare qualche ora perché John in pochi minuti scivolò nel sonno.
Non riuscì a riposare per molto perché verso le 10.00 qualcuno bussò alla sua porta e dovette alzarsi.
"Buongiorno, signor Preston. Mi scusi se l'ho svegliata, ma ho bisogno di sapere se tiene la stanza, o la libera"
"Signora Sanders, salve. Vado via, come le avevo detto, il tempo di fare una doccia ei bagagli "
"Certo, faccia pura, e non appena ha finito, può lasciare la chiave nella toppa"
"Lo farò"
"Spero che si sia trovato bene qui da noi"
"Molto bene, grazie"
"Beh, allora buon viaggio signor Preston"
"Arrivederla"
John chiuse la porta della stanza e tornò in bagno per una rapida rinfrescata, poi raccolse le sue cose e le mise nel pick up. Ripartì e si allontanò da Palo Alto. Guidò fino a Menlo Park e si fermò al primo diner che incontrò. Ordinò caffè e ciambelle, poi prese il telefono e chiamò suo figlio maggiore.
"Ehi, papà. Roba forte o perdita di tempo?"
"Non ne sono ancora sicuro, ma da una prima ricognizione direi che sta succedendo qualcosa in quella casa"
"Che vuoi dire?"
"Ho parlato con una guida e con altre persone che si occupano della manutenzione e tutti hanno riferito di fantasmi nella sala da ballo. Mi hanno detto che ogni sabato notte le luci si accendono da sole e parte la musica. Giurano di aver visto persone sbucare dal nulla in abiti antichi e…"
"Mi stai dicendo che c'è un party di fantasmi?"
"Non lo è, non dovrebbero essere qui"
"Non fare il bacchettone, avranno anche loro il diritto di divertirsi"
"Dean, devono andare oltre"
"Che cosa intendi fare?"
"Sabato li bandiremo"
"Sabato? Papà, ma oggi è lunedì e avevi detto che…"
"Avevo detto che, se non ci fosse stato un caso, sarei ripartito, ma devo fermarmi"
Dean tacque e John fece uno sforzo per mantenere la calma.
"Sai che non lasciamo mai un lavoro a metà"
Il giovane Winchester restò ancora in silenzio e suo padre temette che avesse riagganciato.
"Sei ancora lì?"
"Sì, signore"
"So che sei deluso,ma…"
"No, va bene, vuol dire che me la spasserò con Katie. Divertiti con i fantasmi"
"Dean"
"Signore?"
John colse al volo il fatto che suo figlio non lo stesso più chiamando papà e si sentì molto in colpa, ma doveva continuare a mentire per concentrarsi solo su Sam.
"Ti giorno appena ho finito"
"D'accordo, attendo istruzioni allora"
"Ciao, Dean"
Il cacciatore interruppe la conversazione e abbassò lo sguardo sul tavolo. Improvvisamente le ciambelle non sembravano più così appetitose e dopo qualche minuto chiesero ad una cameriera di poterle portare via.
Prima di andarsene, le domandò dove poteva trovare una lavanderia a gettoni e una sistemazione a buon mercato, poi tornò al pick up. Si rimise al volante e si disse:
"Un figlio alla volta, John. Rimetterai le cose a posto con Dean, ma adesso la tua priorità è Sam"
Alle 20 era di nuovo davanti al dormitorio e notò subito la luce accesa nella stanza che aveva visitato il giorno prima.
"Ehi, Sammy, sei in casa?"
Come se in qualche modo suo figlio lo aveva sentito, si avvicinò alla finestra e spostò un po' la tenda, non abbastanza da farsi vedere dal padre.
"Andiamo, figliolo"
La seconda richiesta appena sussurrata non fu però accontentata perché Sam si ritrasse e cominciò a muoversi per la stanza. Dopo qualche minuto la luce si spense e John si chiese se stesse andando a letto, ma scartò subito l'ipotesi considerando il fatto che era sempre stato un guerriero del sonno sin da piccolo.
John sorrise amaramente perché gli venne in mente che il suo ragazzo non era più quel soldo di cacio che supplicava di non essere mandato a letto perché voleva vedere ancora i cartoni, era un brillante studente di Stanford. Forse il giorno dopo doveva alzarsi presto per andare a lavorare o in biblioteca a studiare, o più semplicemente aveva bisogno di riposare vista la vita frenetica che conduceva.
Il rumore di apertura della porta del dormitorio strappò John ai suoi pensieri e istintivamente si tirò indietro giusto un attimo prima che il suo Sammy gli passasse a pochi centimetri.
Sentì una forte stretta allo stomaco e avrebbe voluto uscire dal suo nascondiglio e stringerlo forte, ma rimase nel buio a guardarlo mentre si allontanava.
L'uomo ne notò l'andatura un po' lenta, ma la cosa che lo colpì fu l'evidente perdita di peso.
"Che cazzo stai facendo, ragazzino?"
Prese a seguirlo a debita distanza, in fondo Sam era stato addestrato come un cacciatore e doveva stare molto attento, e non si meravigliò più di tanto quando dopo qualche chilometro a piedi lo vide entrare nel retro del famoso ristorante cubano. Lo vide salutare degli altri impiegati, che stavano fumando fuori dalla porta della cucina, poi sparì dalla sua vista.
"E adesso?- si chiede John- Non posso entrare e ordinare dell'Arroz con pollo"
Rimase qualche minuto fermo a pensare, poi prese il telefono e chiamò il ristorante per sapere gli orari di apertura. Una volta saputo che il servizio quella sera terminava all'una, stimò che Sam non sarebbe uscito prima delle due, quindi aveva tutto il tempo di andare a riprendere il pick up. Si rimise in marcia e circa un'ora dopo era di nuovo davanti al Bodeguita del Medio.
Il locale aveva un aspetto abbastanza kitch visto che ai lati dell'ingresso erano ben visibili delle orribili palme di plastica e due enormi bandiere rosse con la stella d'ordinanza penzolanti, ma l'uomo lo promosse lo stesso perché dalle vetrine sulla strada era possibile vedere l'interno e sperò che il figlio facesse qualche lavoro che lo avrebbe portato a fare capolino nella sala, ma restò deluso.
Ad un certo punto concluse che probabilmente si facesse in quattro in cucina e si spostò in modo da tenere sotto controllo la porta, che Sam aveva imboccato ore prima.
Il secondo appostamento fu più fortunato perché dopo circa una mezz'ora di attesa il giovane Winchester uscì dal ristorante e si andò a vedere su delle casse di legno imitato da altri dipendenti.
Evidentemente erano in pausa e John vide uno dei ragazzi tirare fuori da una tasca il pacchetto di sigarette e offrirne una a suo figlio.
"Se ti sei messo a fumare, ti ammazzo"- esclamò ad alta voce raddrizzandosi sul sediolino per vedere meglio.
Sam stava sorridendo e l'uomo nel pick up pensava che stesse per accettare la proposta, ma poi gli vide scuotere la testa e si rilassò.
"Sei troppo intelligente per fare una cazzata del genere, vero?"
Ricordava come se fosse ieri la volta in cui aveva osato accendere una sigaretta in sua presenza e il suo bambino di appena cinque anni gli aveva fatto un sermone sui rischi del fumo, accompagnato dalla promessa che non si sarebbe più avvicinato a lui perché puzzava, una paternale che aveva avuto l'effetto immediato di fargli mollare le bionde.
Tornò a guardare il suo ragazzo dall'aria piuttosto sbattuta e si chiese come avrebbe fatto a tornare a piedi al dormitorio a fine turno visto che era già così stanco, ma per fortuna, quando il ristorante tirò giù definitivamente le saracinesche, lo vide salire in macchina con il ragazzo della sigaretta, che lo accompagnò fino all'ingresso di Stanford.
John rimase parcheggiato in direzione delle finestre della sua stanza fin quando non vide prima le luci accendersi al momento del rientro e poi spegnersi dopo una decina di minuti.
Sam era andato finalmente a dormire ea quel punto anche l'ex marine deciso di tornare a Menlo Park.
Prima di entrare in camera, prese la sacca della biancheria finalmente pulita, poi si concesse di crollare dopo aver ripromesso di alzarsi presto per ritornare a vivere di nascosto un altro pezzo della vita di Sam.
