Vie del destino

Capitolo 33 - La caccia

Jean fu altrettanto sorpreso di vederlo come lo era stato Bernard. "Bene, vedo che sei ancora in licenza!" Salutò il suo amico calorosamente e lo fece accomodare nel locale ancora vuoto. Apparteneva ai suoi genitori e con il loro sostegno teneva spesso riunioni segrete con gente del popolo per discutere le nuove idee e studiare le relazioni di potere della Francia. Quel giorno non era successo niente di particolare. "Scegli un posto. Nel frattempo ti prendo una birra", lo invitò e scomparve dietro al bancone.

"Grazie.", disse André sorridendo. Jean era diverso da tutti i suoi amici sotto ogni aspetto e riusciva a vedere attraverso le persone in un modo unico. Proprio come aveva fatto con Oscar diversi anni prima durante una festa pubblica. Forse era stata questa sua particolare sensibilità a scoprire le persone che lo aveva portato da lui quel giorno. Si tolse il mantello, lo posò su una delle sedie e scelse un posto. "Hai chiuso per oggi?"

Jean era vicino ad una botte non lontano da lui, mise una brocca sotto il rubinetto e cominciò a discutere con André senza guardarlo: "Gli affari non vanno bene come prima. Al giorno d'oggi, la gente non ha quasi più denaro per pagarsi un pasto o solo per concedersi una birra. Quindi è più facile che vengano qui solo per le riunioni, potendosi permettere solo una birra durante le discussione."

André incurvò le labbra in un mezzo sorriso. "Non sapevo che fossi così intelligente da sfruttare i tuoi amici."

"Infatti non lo faccio." Jean mise da parte la brocca già piena, ne prese un'altra e la posizionò sotto il rubinetto. "Non offro la mia birra a prezzi cari, come fanno altri. Tutti quelli che bevono la mia birra pagano quanto possono permettersi."

"Oh..." André rimase colpito. "Eppure gli affari non ti vanno così bene..."

"Insomma... viviamo con ciò che abbiamo e dobbiamo accontentarci, che ci piaccia o no." Jean chiuse il rubinetto e col dito toccò il beccuccio per non farlo gocciolare. Quindi prese le due brocche traboccanti e ne passò una ad André. "Ma per te è gratis." Sollevò la brocca per brindare. "Alla nostra amicizia e che un giorno possiamo avere tempi migliori!"

"Alla salute!" André sollevò la brocca, e ingoiò un abbondante sorso. Il liquido corposo gli faceva bene alla gola e alleviava anche la tensione.

"E ora dimmi, cosa c'è di nuovo?" Jean lo interrogò incuriosito, dopo di che finì la sua birra e si asciugò la schiuma dalla bocca. "Cosa fanno Alain e i fratelli? Fanno ancora a pugni per ogni minima cosa?"

"No, non più." André fece lo stesso con la sua birra. "Nel corso degli anni sono diventati tutti più ragionevoli. Ci sono ben altri problemi che le risse della nostra gioventù!"

"Hai ragione. E i tempi diventano sempre più difficili", disse Jean con tono solenne e abbassò la voce. "Sempre più persone del popolo si riuniscono in gruppi e discutono su cosa possono fare per combattere la nobiltà e la sua oppressione. Sai, ho i miei seguaci ovunque e quasi ogni giorno non mi portano nessuna buona notizia."

André drizzò le orecchie. Era il momento giusto per introdurre l'argomento su Oscar. "Anche da Versailles?"

Jean intuì il vero motivo della visita e fece un sorriso d'intesa. "Sì, anche da lì. Ma si tratta piuttosto di pettegolezzi riguardo la regina. Alcuni sono veri – per esempio il rientro a corte di Maria Antonietta e del conte di Fersen, la strana vicenda del Cavaliere nero e del bel comandante della guardia reale che lo insegue."

"Ha teso un agguato ad Oscar ieri notte e a causa sua abbiamo litigato pesantemente..." Strinse forte il boccale di birra tra le mani.

"Cosa?", chiese Jean incuriosito. "Mi sembra che tu li conosca entrambi meglio di quando credessi..." Si protese verso di lui. "Cos'è successo?"

"Se te lo dico, mi prometti di tenerlo per te? E puoi farmi un favore?", insistette André guardandolo dritto negli occhi.

Jean annuì senza esitazione. "Ma certo, mi conosci!"

"Va bene." André prese un altro sorso di birra e cominciò a raccontargli i fatti: "Io e Oscar ci amiamo e stiamo insieme da molto tempo, ormai. Ma temo che da oggi non più ... per colpa del cavaliere nero ... io conosco quell'uomo, so chi è, ma non posso tradirlo e Oscar questo non lo sa... lei vuole prendere il Cavaliere nero, a qualunque costo, e ho provato a dissuaderla ... così abbiamo litigato e temo che abbia in mente qualcosa di pericoloso ..." André continuò dicendogli della sparatoria tra lei e il cavaliere nero, dell'aggressione nel vicolo e della ferita alla testa di Oscar da parte dei suoi scagnozzi.

Gli occhi di Jean si aprivano sempre di più e nel frattempo pensava cosa potesse fare. Si impressionò di come André avesse conquistato il cuore del glaciale comandante del reggimento delle guardie reali, ma quello non era il momento giusto per congratularsi con lui. Quando André ebbe finito di raccontare la sua storia, Jean si toccò con una mano il mento, assumendo una espressione pensierosa. "La faccenda è piuttosto complicata ... E devo ammettere che, poco prima che tu arrivassi, uno dei miei uomini è stato qui e mi ha riferito dell'inseguimento di ieri sera ..."

"Cosa?". André spalancò gli occhi. "Allora forse era lui che..."

"No, non è stato lui a colpire il tuo bellissimo comandante ..." lo interruppe Jean, scuotendo la testa. "Quello era uno dei suoi amici. Mi ha detto che era contento che lei fosse riuscita a scappare, perché altrimenti avremmo dovuto darti una brutta notizia."

"Anch'io... altrimenti l'avrebbero pagata cara!", ringhiò André e bevve un altro sorso di birra. Poi gli venne un dubbio e guardò Jean preoccupato. "Ma per caso quell'uomo è un tuo agente?"

"Non è come pensi, André", disse Jean in tono confidenziale. "Il cavaliere nero sa che l'uomo fa parte del mio gruppo e che per lui non avrebbe fatto niente al di fuori dalla legge perché è uno del popolo. Tutti noi ci guadagniamo da vivere onestamente e se facciamo qualcosa è solo per una giusta causa, per un futuro migliore senza l'oppressione di aristocratici e monarchia. E ci teniamo aggiornati a vicenda. Lo facciamo per poter agire contro la nobiltà quando sarà il momento e per far valere finalmente i nostri diritti. La tua Oscar si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato... Quindi fai bene ad essere preoccupato perché ora lei si muove sul filo del rasoio e se non si ferma, rischia grosso."

"Ecco perché sono qui. Voglio che tu mi aiuti a fermarla." André capiva tutto ciò che Jean intendeva e si sentì più sollevato ora che si era confidato con lui. "Devo rientrare in caserma e avendo litigato, non posso più prendermi cura di lei."

"Capisco." Jean non lo lasciò più parlare e gli porse la mano in segno di accordo. "Puoi contare su di me. La terrò d'occhio personalmente."

"Ti ringrazio dal profondo del cuore!" esclamò André. Si sentì più tranquillo mentre lui e Jean programmavano il loro piano fin nei minimi dettagli.

Tutt'intorno, grandi fiocchi di neve fluttuavano silenziosamente nell'aria, posandosi poi sul terreno nudo. Era l'ultima neve perché l'inverno era quasi finito. André era rientrato in caserma e aspettava con impazienza i suoi giorni di riposo che avrebbe avuto il primo mese di primavera. Non aveva più avuto notizie di Oscar o del Cavaliere Nero per tutto l'inverno. Era come se entrambi avessero stabilito una tregua. E nessuno dei due era venuto a trovarlo. Solo Jean si era recato da lui nei giorni di visita e gli aveva comunicato nuove notizie. Come quel giorno freddo e nevoso, poco prima della fine dell'inverno. Dopo aver chiacchierato amabilmente con i suoi vecchi amici Alain e i fratelli Jérôme e Léon, André accompagnò il suo amico fino al cancello principale della caserma. Era il momento giusto per avere le informazioni confidenziali senza che gli altri li sentissero.

"... il cavaliere nero progetta di tornare a fare incursioni a Marzo", sussurrò Jean mentre camminavano, stringendosi ancora di più dentro il cappotto.

Anche André era infreddolito con la sua uniforme troppo leggera per stare fuori, ma ancor più, provava una sensazione spiacevole e un cattivo presentimento. "Allora Oscar ricomincerà ad inseguirlo ...", concluse mestamente.

"Sì, lo penso anch'io. E sta combinando qualcosa", aggiunse Jean.

Ad André non piaceva affatto. "Cosa sta pianificando? Potresti scoprire qualcosa di più a riguardo?"

"Purtroppo non lo so", gli rivelò Jean dispiaciuto. "Tutto quello che so è che tua nonna ha ordinato del tessuto nero da un sarto a Parigi... a nome della sua protetta ... "

André si fermò di colpo e si toccò la fronte. "Non c'è niente di buono in questa notizia..."

"Questa cosa non piace nemmeno a me", commentò Jean fermandosi di fianco a lui e posando la mano sulla spalla. "Ma ne saprò di più', non preoccuparti, e poi potrai salvare in tempo la tua piccola dalla sua follia."

"Spero di poter andare presto in licenza, prima che Oscar combini un guaio!", si sfogò André, poi i due amici si salutarono.

La primavera finalmente giunse e i primi caldi raggi di sole scacciarono gli ultimi scampoli della fredda stagione invernale. La neve si sciolse, spuntarono i primi fiori e gli uccelli iniziavano i loro cinguettii d'amore. La natura si era risvegliata dal lungo letargo e finalmente come previsto, André e i suoi compagni ebbero i tanto attesi giorni di riposo. Per una strana coincidenza, proprio in quei giorni cominciarono a verificarsi di nuovo dei fatti insoliti: il cavaliere nero riapparve, mettendo in atto le sue scorrerie. Ma stavolta non solo rubava ai nobili, distribuendo poi il suo bottino tra i più poveri ma cominciò anche a razziare i treni dei trasporti reali. André lo seppe da Jean. "...e l'altro ieri ha attaccato la truppa del generale de Jarjayes e rubato 500 fucili", gli riferì quando gli fece visita durante il suo turno di servizio.

"Oscar darà ancora di più la caccia al cavaliere nero...", affermò André rassegnato. "500 fucili... Dovevo immaginarlo! Devo assolutamente fare qualcosa prima che Oscar si metta di nuovo alle calcagna del cavaliere nero!"

"Penso che lo stia già facendo..."

"Cosa vuoi dire, Jean?"

"Beh, ti ricordi quando ti ho detto che tua nonna aveva ordinato un rotolo di stoffa nera da un sarto parigino per conto della sua protetta?"

"Certo... non riesco a togliermelo dalla testa", confermò André, e Jean continuò: "Beh, ieri ero in viaggio verso la tenuta dei Jarjayes per scoprire di più sul furto di fucili e su ciò che la tua piccola o suo padre avrebbero fatto al riguardo", spiegò a bassa voce. "Col favore della sera, mi sono avvicinato al muro di cinta alla ricerca di un punto nascosto dove poter scavalcare senza essere visto, quando un individuo vestito come il cavaliere nero è uscito dal cancello principale a pochi metri da me. Pensavo di essermi sbagliato perché non credevo ai miei occhi!"

"Stai dicendo che esiste un secondo cavaliere nero?" André non capì, ma la sensazione di disagio aumentò. "Forse ti sei sbagliato, doveva per forza essere lui. Dopotutto, era tutto buio, come dici tu."

"Per un momento ho persino pensato che potesse essere il nostro Bernard ..." Jean sorrise cupo e sembrò quasi dispiaciuto per André. "... ma poi ho visto i capelli biondi. E sembrava troppo esile per essere un uomo. Riuscivo a vedere la sua sagoma nonostante stesse facendo buio."

André spalancò la bocca. "Era su un cavallo bianco?" Come se cercasse la conferma di ciò che in cuor suo già sapeva! Forse inconsciamente non voleva accettarlo.

"No, era su un cavallo nero, proprio come il vestito e la maschera." Jean vedeva l'espressione incredula sul suo volto e gli avrebbe volentieri risparmiato il colpo, ma non poteva. Aveva visto con i suoi occhi il sosia del Cavaliere nero ed era più che sicuro di chi si celasse dietro quella maschera. Perché aveva già avuto il piacere di vedere più volte il comandante della guardia reale. "Mi dispiace André, ma la tua piccola sembra così ossessionata dalla cattura del Cavaliere Nero che si travestita come lui per fare da esca."

"Non lo permetterò! Devo impedirlo! Devo fermarla!" André scattò in piedi, e prima di lasciare il locale di Jean, lo ringraziò. "Grazie di tutto. Ci penso io a risolvare la faccenda, non voglio che tu sia coinvolto." "E' stato un piacere poterti aiutare. E lo sai, puoi sempre venire da me se ne avessi bisogno." Jean gli strinse forte la mano. "E abbi cura di te!"

"Lo farò, Jean.", disse André, ma nella sua mente era già con Oscar e Bernard.