Vie del destino

Capitolo 39 – Una brutta faccenda

Oscar lo aveva fatto! Che bella notizia ricevette da lei due giorni dopo l'evento!

"André, non mi sposerò! Sono andata al ballo con la mia uniforme e ho fatto capire a tutti che non intendo fare la vita di una donna!" Sorrideva felice. "E tutti hanno accettato la mia decisione, anche mio padre." Aveva ottenuto ciò che voleva e suo padre aveva rinunciato ai suoi piani matrimoniali! Fu un sollievo per André e per tutti i suoi compagni.

Nel frattempo si erano affezionati al loro nuovo comandante. Nessuno sapeva se ciò fosse dovuto ad André, ma dopo un mese di servizio Oscar aveva ottenuto la loro simpatia. Ma la gioia di quel suo successo non durò a lungo. Poiché Bernard aveva smesso i panni del cavaliere nero, sempre più persone del popolo, in preda alla disperazione, compievano furti proprio come faceva lui. Non solo rubavano ai nobili ma anche gente ricca del terzo stato, commercianti e semplici negozianti: panifici, negozi di frutta, pasticcerie, commercianti di ogni genere, grossisti di alimentari e prestatori di denaro furono assaliti e derubati senza pietà. La fame, la povertà e l'estrema miseria spingevano la gente a compiere attacchi di questo tipo, che erano sempre più numerosi.

Oscar con il suo reparto in servizio, poteva solo stare a guardare mentre il popolo di Parigi affondava sempre più nell'abisso più profondo della disperazione. Cosa poteva fare? Gli assalti aumentarono, l'insoddisfazione serpeggiava sempre più tra la popolazione e più coraggiosi si trasformarono gradualmente in trasgressori, diventando una marmaglia sanguinaria.

"Sempre di più ...", profetizzò Alain dopo essere rientrati nei loro alloggi togliendosi le divise ed armi. "Ho paura che succederà presto qualcosa di brutto …"

Nessuno osò rispondergli. Già tutti ne erano consapevoli. I soldati si misero attorno al tavolo, tirarono fuori le carte e iniziarono a giocare - un'attività quotidiana che, nei loro momenti liberi, li distraeva dalle loro preoccupazioni. André non era con loro. Andò con il suo comandante nella stanza degli ufficiali. Si consultò con lei sullo stato attuale delle rivolte e sulle sue intenzioni in merito.

"... avrei dovuto chiedere prima il trasferimento qui", disse Oscar con un tono di rammarico nella voce. Stava alla finestra, con le mani incrociate dietro la schiena, e guardava fuori. Era un bel pomeriggio soleggiato e avrebbe dovuto essere di buon umore con il clima piacevole di Maggio, ma purtroppo erano tempi difficili.

André si mise accanto a lei e appoggiò il fianco sul davanzale. A differenza di Oscar, era piuttosto rilassato e teneva le braccia conserte e le gambe incrociate. "Pensi che sarebbe cambiato qualcosa?" chiese André come se sapesse già la risposta. "A parte che avremmo avuto più tempo per stare insieme, non credo che sarebbe servito per far calmare la gente."

"Hai ragione ..." Oscar fece un respiro profondo. Improvvisamente si ricordò di qualcosa, facendo una espressione stupita. "Avevo quasi dimenticato che oggi è giorno di visite …"

"Perché ti agiti?" domandò André sorpreso.

"Diane ha appena attraversato il cancello.", spiegò Oscar. "Di 'ad Alain che lei è qui."

"Starà sicuramente là fuori", ipotizzò André, senza muoversi. Conosceva bene l' amico. Non si era mai perso una visita della sorella e l'aspettava sempre prima che lei arrivasse.

"Non vuoi uscire anche tu e salutarla?"

"No, rimango con te."

Oscar si aspettava già quella risposta e lo guardò. I loro sguardi si incontrarono e fu come se si baciassero senza nemmeno toccarsi. Era normale quella intesa d'amore tra di loro. "Diane è sempre così felice e spensierata." disse Oscar. "È bello sapere che esistono ancora le persone felici."

"In apparenza...", esclamò André inavvertitamente.

Oscar inarcò le sopracciglia perplessa. "Cosa intendi dire?"

"Madame de Soisson non sta bene ultimamente ...", confessò André, guardando dalla finestra un po' pensieroso. "È malata e sta peggiorando. La medicina che prende non la guarisce ... Ho paura che abbia lo stesso male di mia madre ... "

Oscar spalancò gli occhi sconcertata. Fu profondamente colpita da quella notizia, sebbene fosse riuscita a nasconderlo. Senza rispondere, si allontanò in fretta.

"Dove vai?" André la raggiunse.

"Se non riesco a prevenire le rivolte, allora posso almeno aiutare le persone in un modo diverso!" Fu la sua risposta prima di lasciare la stanza degli ufficiali.

Alain era veramente fuori e parlava con sua sorella. "E la mamma sta migliorando?" Oscar e André lo sentirono appena.

Diane abbassò tristemente gli occhi. "No."

"Mi dispiace", disse Alain, e in quel momento Oscar e André li raggiunsero. Diane salutò subito il comandante e André con un sorriso amichevole.

"Forse, posso aiutarvi", si offrì Oscar, facendo intendere che aveva sentito quello che si erano detti.

Alain e Diane sapevano che Oscar era sincera ma non volevano il suo aiuto. "Vi ringraziamo, ma ce la faremo da soli", si scusò Diane.

Oscar ne rimase sorpresa, non si aspettava quella risposta. "Non capisco …"

"Non ha niente a che vedere con voi, comandante", intervenne Alain. La faccenda non la riguardava, e così era per lui. Alain l'aveva accettata e la rispettava come moglie del suo migliore amico, ma per la sua stessa natura, alle persone del suo ceto sociale non poteva importare nulla della gente comune. Alain non aveva ancora capito che Oscar non era affatto una nobile cinica ed egoista. Formalmente apparteneva alla aristocrazia ma il suo animo era sincero e generoso.

Oscar insistette nel voler offrire il suo aiuto. "Ma se le cose dovessero peggiorare, avvisami."

"Sì, comandante, lo faremo, ve lo prometto", promise Alain, accettando l'offerta del suo testardo comandante.

"Vi ringraziamo per la vostra gentilezza", disse Diane in tono sincero e cortese.

"Bene." Oscar intuì che non lo avrebbero mai fatto, ma almeno la promessa di Alain la rassicurò.

Di sera arrivò un temporale. Oscar era alla sua scrivania intenta a scrivere gli ordini di servizio per l'indomani, quando Alain e André piombarono all'improvviso nella sua stanza. "Abbiamo urgente bisogno di parlarvi", disse secco Alain, mancando di salutarla come doveva.

"Cosa è successo ?!" domandò Oscar e si alzò dalla sedia.

"Lassalle è stato appena arrestato dalla polizia militare", rispose André con espressione preoccupata, e scrutando il volto cupo di Alain: "Ha venduto il fucile per sfamare la sua famiglia, ma a quanto pare non è stato abbastanza attento …"

"Vogliamo sapere chi lo ha tradito!" Alain non le permetteva di parlare. Il suo viso divenne più scuro, i suoi occhi socchiusi cominciarono a scrutarla e la sua voce era più ruvida del solito.

"Che cosa?" Oscar non credeva alle sue orecchie. I suoi soldati vendevano i fucili per aiutare le famiglie? Non poteva essere vero! Ad un tratto, si ricordò che quella stessa mattina, prima del servizio, Lassalle era arrivato all'appello senza fucile. Poco dopo ricevette una visita del tutto inaspettata da parte del maggior generale, il quale la informò che era stato confiscato un fucile proveniente dalla sua compagnia, messo in vendita al mercato nero. Ma com'era possibile! Aveva ordinato al colonnello Dagous di prendere un nuovo fucile dall'armeria e consegnarlo a Lassalle, e non aveva fatto nessun rapporto al suo diretto superiore su quella vicenda! Allora chi era stato ad informarlo?! Oscar comprese il motivo di quel tono aggressivo: l'accusa di Alain era diretta contro di lei. "Mi ritieni responsabile? Era indignata e inorridita. Delusa, lanciò un'occhiata interrogativa e quasi disperata ad Andrè. "André! Che sta succedendo?! Cosa significa tutto questo?"

Non se ne capacitava. Alain la guardò. Dentro di sé era combattuto specialmente perché André continuava a guardarlo con aria cupa. "Ti avevo detto che non ne sa nulla!" sentenziò a difesa della sua amata. Tutto era chiarito. Alain comprese e voleva credergli. Ma se non era stata Oscar, chi altro era il responsabile dell'arresto di Lassalle?!

Oscar si avvicinò ad Alain e André. "Ora spiegatemi tutto da capo. Voglio sapere i fatti illeciti che accadono a mia insaputa tra i miei uomini! Do la mia parola che capirò e me lo terrò per me! Solo così potrò prendere una decisione riguardo a Lassalle!"

Teneva lo sguardo fisso su Alain e si sentiva sempre più a disagio. Il suo gelido sguardo lo trafisse in profondità. Come poteva André amare una così? Beh ', era un militare, una brava spadaccina, un eccellente comandante, aveva buon cuore, ma era troppo per lui. Amare una donna del genere era certamente difficile. Ma perché gli importava? Erano affari di André che sapeva come gestirla e come sciogliere quella gelida donna. Alain ingoiò la sua rabbia e la sfiducia, ma mantenne la sua posizione tesa e dritta davanti a Oscar. "Voi pensate di sapere tutto sulla miseria e sulla povertà, solo perché una volta André gliel'ha mostrata ..." cominciò a dire. Oscar annuì e gli fece capire di continuare. Alain continuò: "... ma vi sbagliate! Voi non sapete niente delle famiglie affamate che ci aspettano a casa! Già da prima che arrivaste voi, mettiamo sempre da parte il pane e la carne per darla ai nostri cari! Anche se avete aumentato la nostra paga, ancora non è abbastanza per sfamarli! E' per questo che Lassalle ha venduto il suo fucile! E non solo lui! Molti di noi hanno venduto non solo le armi, ma anche le uniformi! Anch'io l'ho fatto! Ma a differenza di lui, sono stato più furbo e non mi sono fatto scoprire! Adesso Lassalle verrà giustiziato per questo, e io vi chiedo, è così grave l'offesa da arrivare ad ammazzare un uomo?" Il suo tono aspro si fece all'improvviso supplicante. "Vi prego, non lasciate che Lassalle muoia ... Altrimenti ci saranno conseguenze terribili …"

"Devo pensare ..." Anche la voce e l'espressione di Oscar cambiarono. Era chiaramente colpita da quelle parole, e Alain lo notò con stupore anche se cercò di nasconderlo. Abbassò lo sguardo girando la testa da un lato, cercando di non palesare i suoi veri sentimenti. "Grazie per essere stato sincero con me, Alain, lo apprezzo molto. E ti prometto che farò tutto quanto è in mio potere per salvare Lassalle. Ma ora lasciami sola con André."

Alain non riusciva a capire quella donna. Ma in cuor suo sapeva che lei avrebbe fatto quello che aveva detto. Le fece il saluto e lasciò la stanza. Oscar lo seguì con lo sguardo finché la porta non fu chiusa. Si accorse di sfuggita che molti soldati si erano riuniti nel lungo corridoio. Sicuramente avevano sentito tutto e ora aspettavano l'esito della storia di Lassalle. Ma non era il momento di pensare a lui, lo avrebbe fatto dopo. Rivolse uno sguardo carico di rimprovero verso André. "Perché non me lo hai detto?" chiese quasi con rabbia. Aveva i nervi a fior di pelle. Le aveva di nuovo tenuto nascosto qualcosa. Esattamente come era successo con il cavaliere nero! Cercò di controllarsi perché non voleva litigare con lui di nuovo.

André si sentiva in colpa verso di lei perché le aveva ancora una volta nascosto qualcosa. Ma la verità era che lui non voleva coinvolgerla in quelle vicende e cercò di spiegarglielo con calma. "Mi dispiace Oscar, ma non volevo che ti mettessi nei guai. Non ti ho detto cosa succede per la tua sicurezza."

"Ma adesso uno di voi verrà giustiziato!" Oscar aveva gli occhi in fiamme, la voce alterata e i nervi a fior di pelle. Stringeva i pugni chiusi e cercava di controllarsi per non litigare André. "Lo capisci, vero?", continuò a rimporverarlo. "Se mi avessi detto tutto prima, non ci sarebbe mai stato l' arresto! Per nessuno di voi!"

"Forse ..." André non osava muoversi. In quello stato alterato, non era consigliabile toccarla. "Oscar ..." cercò invece di calmarla tenendosi a poca distanza da lei. "Ti prego, non discutiamo. So cosa provi... ti senti tradita da me ..."

"Hai assolutamente ragione!" Lo interruppe Oscar, sbuffando: "Mi sento tradita da te! E per la seconda volta!" esclamò arrabbiata, alludendo alla vicenda del cavaliere nero. "André, neanche io voglio discutere con te. Ma cosa mi rimane se continui a nascondermi le cose? Anche se lo fai per proteggermi!"

"Oscar, io …"

"Lasciami finire, André!" Oscar quasi non respirava. "Ti sono grata per le tue attenzioni verso di me, ma sono in grado di difendermi da sola! Sono cresciuta diversamente dalle altre donne e so come proteggermi da tutto e da tutti! Capisci cosa intendo? Non mi metterò nei guai, perché il mio maledetto titolo di nobiltà e l'alta carica di comandante non lo permetterà! Cerco di usarli per proteggervi! Per proteggere i miei soldati, che dipendono da me e per i quali io sono direttamente responsabile! Ma come posso farlo, se nessuno mi dice niente! Soprattutto tu, André! L'unica persona che amo con tutto il cuore, a cui darei tutto, anche la mia vita, e di cui mi fido ciecamente... E cosa ottengo? Oltre al tuo amore e alla tua sincerità, voglio anche avere la tua fiducia..."

"Mi fido di te, Oscar ..." André deglutì a fatica. La su coscienza gli pesava. Si sentì mortificato da quel rimprovero in colpa e sarebbe volentieri tornato indietro per cancellare l'errore di non averla avvisata. Ma era impossibile. "Perdonami ...", aggiunse mesto: "... ti giuro che da ora in poi non ti nasconderò più niente. Ma cerca anche di capirmi. Se ti dovesse capitare qualcosa, non me lo perdonerei mai. Perché tu sei l'amore della mia vita ..."

Le rivolse uno sguardo dolce e remissivo e questo da solo bastò per far calmare Oscar. "André..." Ora anche lei si sentiva in colpa per avergli lanciato quelle accuse così pesanti. "Ti perdono... ma adesso dobbiamo pensare a come posso salvare Lassalle."

"Grazie, amore mio!" André sorrise e Oscar non poteva fare a meno di sorridere con lui. "Va tutto bene, amore." Se avessero potuto, si sarebbero amati lì seduta stante. Ma non in caserma! Avrebbero sicuramente trovato un momento ed migliore per farlo.