Una seconda vita

Kapitel 58 – L'Ultimo Dovere

In contrasto con la commovente e straziante riunione di famiglia, l'atmosfera che ne seguì a tavola non fu esattamente piacevole – nonostante l'ottimo cibo: torta, waffle, tè e cioccolata – c'era una strana tensione nell'aria.

"Non credo di aver capito bene! Proprio per niente! Pianificate una fuga per quest'inverno e me lo dite solo ora che l'estate è alle porte?" esclamò Oscar, sbalordita.

«Perdonatemi, ma la faccenda è molto delicata e altrettanto rischiosa», si scusò Fersen aggiungendo subito una spiegazione: «Siete banditi dalla Francia, non sapevo se coinvolgervi o meno».

"Certo che avreste dovuto coinvolgermi, Hans!" Oscar era veramente sconvolta. Specialmente dopo quello che aveva scoperto da sua madre e da Nanny. In Francia nessuno era più al sicuro. Le case dei nobili erano state saccheggiate, compresa la proprietà dei suoi genitori. La maggior parte dei servitori si era ribellata e unita ai saccheggiatori, altri si erano semplicemente dati alla fuga per salvarsi la vita. Il Generale de Jarjayes riuscì a intervenire con le sue truppe appena in tempo per portare sua moglie e parte dei suoi averi al sicuro in Normandia. Solo Nanny, l'anima fedele della casa, era rimasta e aveva seguito la famiglia nella piccola tenuta all'estero di proprietà di Oscar, rimasta miracolosamente illesa.

Alcuni aristocratici avevano perso la vita sulla ghigliottina e la maggior parte di coloro che ne avevano avuto la possibilità erano fuggiti all'estero abbandonando senza scrupoli di coscienza la Famiglia Reale verso la quale si erano sempre dichiarati fedeli. Solo pochi tra i più devoti rimasero al loro fianco. Il Generale de Jarjayes era uno di loro e uno dei pochi a conoscenza e responsabile del piano di fuga ideato da Fersen. Oscar ripensò di nuovo a questo tentativo praticamente impossibile da realizzare e guardò sua madre preoccupata. "Sapevi anche del piano di fuga?"

"Calmati, tesoro mio." Emilie parlò con calma, ma anche con preoccupazione nella voce: "Non sapevo nulla di tutto questo. Ma ora comincio a capire perché Sua Maestà mi ha allontanata da sé e mi ha detto di raggiungervi in Svezia. Anche tuo padre ha acconsentito e mi ha raccomandato di portare Nanny con me».

"Padre..." Oscar sentì un dolore al petto. Non la considerava più sua figlia, ma lui era ancora suo padre. Cercò di soffocare quella sensazione. Quell'emozione ora era semplicemente fuori luogo. "Devo andare... Avrei dovuto farlo tanto tempo fa..." decise subito Oscar: "Non posso lasciare sola la mia Regina in un momento come questo... Ha fatto così tanto per me..."

"La Francia non è più un luogo tranquillo, Oscar, nemmeno per voi", ammonì serio il Conte Fersen: "Avete sentito cosa sta succedendo in questo momento. La nobiltà non è più al sicuro dai comuni cittadini". E' guerra aperta tra le classi sociali.

"Questo non vale più per me," lo interruppe Oscar a bassa voce, "non ho più titoli nobiliari da molto tempo e non ho paura di affrontare quella gente desiderosa di spargere sangue."

"Ma siamo stati esiliati, Oscar. Rischiamo la pena di morte", constatò André con attenzione.

Tuttavia, sua moglie lo contraddisse immediatamente. "Non è affatto un ostacolo, anzi. In effetti, l'esilio torna a mio vantaggio. Nessuno si aspetta di vedermi lì. Sta tranquillo, non mi noterà nessuno. Andrò in Francia con Fersen e compirò il mio dovere verso la Regina Maria Antonietta."

"Allora verrò anch'io," disse André.

"No!" rispose Oscar decisa: "Tu devi restare stai con i bambini!"

"Ma Oscar!"

"Niente discussioni, André!Ti prego. Meno persone andranno in Francia, meno attenzioni attireremo!

Se papà non viene con te, allora verrò io", il suo primogenito stupì lei e tutti gli altri presenti a tavola. Si era seduto tra i suoi genitori mentre il suo fratellino era accudito da Diane e Nanny.

Reynier stava giocando con loro da qualche parte in casa o nel piccolo giardino fiorito nel cortile della casa. Ad Oscar, invece, era stato concesso di restare dopo lunghe suppliche, ma solo finché non intervenne con rabbia nella conversazione. Sapeva che così facendo sarebbe stato mandato via, ma non era davvero riuscito a stare zitto.

"Puoi togliertelo dalla testa!" Lo stupore di sua madre non durò a lungo.

Ma neanche lui voleva cedere. Non gli piaceva affatto che sua madre volesse andare in Francia e per di più da sola. "No madre! Non voglio che andiate da sola!» A differenza di suo padre, non era così malleabile di carattere. Sua madre lo sapeva bene, che le piacesse o no. E sapeva anche che più si sarebbe opposta minacciando una punizione, più lui si sarebbe intestardito.

Come madre Oscar non poteva assolutamente permettere a suo figlio di averla vinta, date le circostanze, così non si tirò indietro neanche lei. Le sue sopracciglia si aggrottarono e i suoi lineamenti si incupirono, diventando quasi minacciosi. Alzò la mano e colpì il tavolo con un pugno con tutta la sua forza. Posate, tazze da tè e piattini tintinnarono rumorosamente. Oscar non se ne accorse nemmeno, non le importava. Guardò severamente il suo primogenito. "Ora basta! Tu starai qui con tuo padre! Questo è un ordine!"

"Ma io non voglio che voi andiate in Francia da sola..." ripeté il figlio imitando la sua posa e la sua espressione. "Non mi piace quel paese! Vi ha fatto molto male!

Né lui né sua madre notarono i volti perplessi e increduli di Madame de Jarjayes e Fersen. Solo André non rimase impressionato dal duro scambio di parole tra sua moglie e suo figlio. Li conosceva entrambi molto bene: e di solito l'aveva vinta il ragazzo. Ma questa volta avrebbe fallito. André lo sentiva molto chiaramente.

Sua moglie era completamente concentrata sul giovane Oscar. Parlava con calma ora e capiva molto bene le preoccupazioni del ragazzo, ma non ammorbidì il tono di voce. "Ti assicuro che tornerò sana e salva. Non mi succederà niente. E se non ti arrendi, figlio mio, dovrò farti chiudere nella tua stanza, e non uscirai finché non sarò partita!"

"Beh, io scapperò da qui e ti seguirò!" ribatté testardamente il ragazzo. Tuttavia, Oscar notò la disperazione e la paura che brillavano negli occhi di suo figlio. "Vi prego madre! Portate papà con voi e vi prometto che vi aspetterò qui senza fare capricci!"

"Mi dispiace, figlio mio, ma la mia decisione è presa!"

"No, Oscar, tua madre non andrà da sola," intervenne inaspettatamente André ed entrambi i contendenti della discussione lo guardarono improvvisamente straniti.

Suo figlio lo guardò apprezzando l'aiuto e sua moglie gli lanciò uno sguardo leggermente turbato. "Adesso vorresti fermarmi, André?"

«No, cara, non voglio questo», disse in tono pacato, ma con una nota decisa nella sua voce altrimenti sempre gentile: «Ti accompagnerò anche io in Francia! E se continui a protestare, allora sarò costretto a rinchiuderti nella nostra stanza, fino al mio ritorno dalla Francia insieme al Conte Fersen. Puoi infuriarti e contestarmi quanto vuoi, io non cambierò idea. Si tratta di te, Oscar! Della tua vita! Se ti dovessi perdere, non me lo perdonerei mai. Sai cosa intendo ed è per questo che ho preso questa decisione!"

"André..." Oscar spalancò gli occhi. All'improvviso era rimasta senza parole. Sapeva esattamente cosa intendeva. Perché lei era stata così spesso sull'orlo dell'abisso e lui le era sempre stato di grande sostegno. Al suo fianco. Sempre. Senza di lui sarebbe stata persa molto tempo fa.

"Penso anche io che André dovrebbe venire con te. Intanto ci occuperemo io e Nanny dei tuoi figli» sentì dire dalla madre, ma Oscar non la guardò.

Lo sguardo luccicante di Oscar fissò intensamente gli occhi di suo marito e lui la guardò allo stesso modo. Una discorso silenzioso che solo loro due capivano. «Non c'è bisogno che voi mi convinciate, madre», disse, più arrendevole ed equilibrata di prima: «Ho riflettuto sulla mia decisione. Ancora non lo sapete, ma molto tempo fa ho giurato a mio marito di seguirlo e lui ha giurato di essere sempre al mio fianco. Ciò significa che manterremo il nostro giuramento anche questa volta e andremo insieme in Francia".

Quel giorno Maria Antonietta non credeva a ciò che aveva davanti a sé: notò gli occhi di quell'inconfondibile azzurro che conosceva così bene mentre lei alzava la testa e incrociava il suo sguardo. La sua bocca si aprì e i suoi occhi si spalancarono per la sorpresa. "Oscar...voi qui" disse sussurrando. Immediatamente si tirò su le gonne evitando così di inciampare e si affrettò verso l'ex Comandante delle Guardie Reali. "Da quanto tempo non ci vediamo!", sospirò senza fiato e improvvisamente si strinse contro la persona che significava tanto per lei, l'unica sua vera confidente, l'unica sempre accanto alla sua famiglia. "Oscar... mia carissima Oscar... mi fa così piacere vedervi. Vi ho sempre pensato e ho pregato per la vostra felicità..."

"Maestà, io..." balbettò Oscar. Si era aspettata rimproveri, giudizi o critiche, ma non ricevette niente del genere.

Cosa era successo a questo Paese?! La Monarchia era stata privata del potere, il popolo era fuori controllo e nessuno aveva idea di quando il Periodo del Terrore sarebbe finito! Con cautela Oscar le prese le mani tra le sue, la guardò a lungo poi prese a sua volta Maria Antonietta tra le braccia. "Vostra Maestà, sono io che devo ringraziarvi dal profondo del mio cuore per tutto quello che avete fatto per me. Ma ora dobbiamo agire in fretta. Non abbiamo tempo da perdere!"

"Siete ancora così diretta, Oscar." Maria Antonietta si riprese e sorrise. Con grazia e dignità, si allontanò un po' da lei. "Avete ragione, non possiamo più aspettare." Lanciò un'occhiata all'uomo al fianco di Oscar. "Prendevi cura di lei, André, mi raccomando. È una donna unica e inestimabile. Auguro a voi e ai vostri figli tutto il meglio".

"Grazie, Vostra Maestà." André le fece un inchino, impressionato e profondamente commosso da quelle parole. "Mi prenderò cura di lei e la proteggerò come se fosse la mia stessa vita."

"Sono contenta di sentirvelo dire. Andiamo adesso." Maria Antonietta gli rivolse un sorriso gentile e subito tornò seria. C'era molta amarezza sul suo volto e quella che si poteva chiamare delusione. Delusione per quello che era successo negli ultimi anni. Ma ora non era tempo per i rimpianti, quindi andò rapidamente da suo marito e dai suoi figli.

La prima tappa della fuga progettata per la Famiglia Reale era andata bene. Rapidamente e col favore delle tenebre raggiunsero il primo luogo concordato. Il Generale Jarjayes e il Conte de Girodelle li aspettavano per cambiare mezzo di trasporto.

La carrozza si fermò e il Conte von Fersen saltò giù per aprire la porta e fece l'inchino per rispetto alle Loro Maestà. "Abbiamo raggiunto la nostra prima tappa. Faremo una sosta, cambieremo i cavalli e poi riprenderemo il viaggio".

"Grazie, Conte Fersen." Luigi XVI lo guardò ma non scese dalla carrozza. Alcuni uomini fidati arrivarono e iniziarono a cambiare i cavalli della carrozza.

Il Generale de Jarjayes e Girodelle frenarono i loro cavalli dietro Fersen. "Finora è andato tutto bene", riferì Reynier: "Se ce lo permettete, andremo avanti e vi assicureremo la sicurezza per la prossima destinazione." "Fatelo, Generale. Più precauzioni prendiamo ,meglio è" Annuendo

Reynier Jarjayes guardò attentamente il retro della carrozza come se stesse aspettando qualcun altro. "Preferite aspettare finché vostra figlia e suo marito non si uniranno a noi?"

«Madame Oscar è qui?» Victor de Girodelle era molto stupito. L'espressione di Reynier si incupì e borbottò bruscamente: "Non ho una figlia di nome Oscar!"

"Generale… cercate di capire, Oscar e André sono venuti con me dalla Svezia per aiutarmi...senza di loro sarebbe stato tutto molto più difficile" disse calmo von Fersen.

"E invece doveva restare lì! È stata bandita dal paese e non ha più il diritto di mettere piede sul territorio francese!» ringhiò rabbioso il Generale. Poco dopo udirono il veloce galoppo di due cavalli. Girodelle prese immediatamente la sua spada, ma Reynier lo fermò prima ancora che potesse estrarre la lama dall'elsa. "Mettete via la vostra spada. Solo una persona può lanciare il suo cavallo a quella velocità!

Non appena ebbe finito di parlare, apparvero le sagome dei due cavalli con i loro cavalieri. Gli animali si fermarono proprio accanto a loro e un cavaliere riferì a voce bassa: "Abbiamo messo in sicurezza tutto il percorso. Non ci sono inseguitori".

"Sciocca fanciulla!", sbuffò cupamente il Generale in direzione dei due: "E tuo marito non è migliore di te!" Senza aspettare una risposta, fece voltare il cavallo. "Avanti, Girodelle! Dobbiamo raggiungere il prossimo obiettivo!» Diede un calcio al fianco del suo cavallo e si lanciò al galoppo.

"È bello vedervi sana e salva, Oscar", disse Victor de Girodelle, che servì sia come saluto che come commiato, e partì al galoppo dietro al Generale.

"Padre..." Le labbra di Oscar sussurrarono mute la parola e guardò Reynier con malinconia, anche quando ormai non vedeva nient'altro che oscurità. Non l'aveva ancora perdonata e questo la ferì in modo cocente.

"Grazie a voi e a vostro marito per il vostro intervento Oscar", sentì dire dal Re, e questo la riportò alla realtà. Re Luigi la vide e si coprì in parte il volto, per lui lasciare la Francia era una pesante sconfitta. Ma gli era sembrato di sentire anche preoccupazione nel tono aspro del Generale mentre rimproverava sua figlia. Ciò lo fece riflettere e pronunciò una frase con parole diverse da quelle che aveva pensato in precedenza. "Ci avete già mostrato a sufficienza la vostra fedeltà e consideriamo il Vostro dovere compiuto."

"Non capisco..." Oscar fu colpita da quelle parole di congedo, le procurarono una sensazione di nausea.

"Tornate in Svezia con André, Oscar," continuò imperterrito Luigi, come se non fosse stato mai interrotto: "Non dimenticate: il vostro esilio non è finito e i vostri figli hanno bisogno dei loro genitori più di noi. La vostra famiglia ha la mia benedizione.

Oscar non sapeva cos'altro dire. Sua Maestà il Re l'aveva appena congedata dal suo servizio ventennale. Fu devastante e lieve allo stesso tempo. Sentì la mano di André sul suo braccio - confortante e di supporto. Nemmeno lui poteva reagire a riguardo. Oscar era pietrificata, doveva ancora elaborare il tutto, e ci sarebbe voluto del tempo.

Re Luigi rivolse di nuovo la sua attenzione al Conte Fersen. "Ringraziamo di tutto anche voi Fersen. Vi chiedo di lasciarci per non rischiare più la vostra vita. Ora possiamo andare avanti da soli e penso che anche Sua Maestà la Regina sia d'accordo con me.

Questo colpì Fersen più duramente che ricevere un pugno in faccia. Tutti e tre fuono costretti a salutare la Famiglia Reale, con il cuore pesante. Ancora una volta non c'era nulla che potessero fare al riguardo. Tuttavia, la vita doveva continuare... Sarebbero sopravvissuti a questo addio, proprio come erano sopravvissuti a tutto il resto. Con coraggio e determinazione.