Vie del destino Capitolo 40 – Rabbia popolare Oscar dimostrò quanto fosse potente e decisa quando, circa una settimana dopo, Lassalle fu rilasciato e tornò in caserma. Oscar aveva rivolto un accorato appello alla clemenza direttamente al maggior generale, che era l'ufficiale di grado più alto e perciò aveva più potere rispetto agli altri. Tutti soldati della compagnia ne furono molto soddisfatti e ora Oscar era rispettata ancora di più. Ma la loro gioia svanì presto quando, lo stesso giorno, Diane venne a fare visita al fratello. Nascosti dietro una baracca, osservavano da lontano con sguardo rapito la graziosa sorellina del loro capo e compagno. Ciò che rivelò in modo gioioso al fratello fece rimanere delusi i soldati. "... perché tutti qui vorrebbero sposare Diane.", disse André ridendo e batté la spalla del suo amico. Erano diretti ai loro alloggi dopo la visita di Diane. "Tutti tranne te.", commentò Alain con un mesto sorriso. "Già. Le auguro tutto il meglio dal profondo del cuore." André si girò leggermente verso di lui e notò l'espressione corrucciata di Alain. "Ehi, che ti succede? Sembra che ti abbiano rapito la tua donna!" "È proprio così che mi sento …", ammise Alain e sorrise involontariamente. "L'ho sempre vista come una bambina e all'improvviso è una giovane donna. Lo so, è sciocco, ma …" "Interessante!" André provò a tirarlo su di morale. "Anche l'uomo più forte della compagnia ha il suo punto debole, vero?" "Forse." Alain gli lanciò un'occhiata. "Ogni essere umano ha una debolezza, non importa quanto forte sembri." Il tono divenne scherzoso. "Tu lo sai benissimo visto che sai come scaldare la donna di ghiaccio!" "Che vuoi dire?" André si interruppe bruscamente. Alain si mise a ridere, continuando a camminare. "Beh, amico, immagina!" "Smettila di parlare così di Oscar !" André lo raggiunse. "Lei ha rischiato il posto per difendere tutti noi! Anzi, ora che ci penso, l'hai almeno ringraziata per Lassalle? E' rientrato in servizio stamattina. O ti è sfuggito?" Alain si fermò e lo guardò sottocchio. No, non l'aveva ancora ringraziata. E perché mai doveva farlo? Ci riflettè su un momento, poi si decise, si voltò verso l'edificio del comando e si diresse verso la stanza del comandante. Bussò alla porta e la sentì rispondere con il suo solito tono autoritario. "Avanti!" Alain non si intimidì. Entrò e chiuse la porta alle sue spalle. "Grazie per Lassalle." "Non c'è bisogno di ringraziare." Oscar non si mostrò infastidita dal suo comportamento sfacciato. Rimase impassibile alla sua scrivania, continuando con i suoi documenti. "Ora siamo ufficialmente autorizzati a vendere le nostre armi...", la provocò Alain, attirando subito la sua attenzione. Oscar lo fissò inorridita e la penna le cadde dalla mano. Questo fece ridere Alain. "Stavo solo scherzando! Voi e André state davvero bene insieme, siete in perfetta sintonia, e sembrate inseparabili!" Doveva prenderlo come un complimento? Oscar si accigliò confusa. " La prossima volta fai attenzione a ciò che dici, altrimenti ti metterai nei guai." Alain recepì subito il messaggio ma questo non lo fermò. "Sapete, comandante, siete una persona straordinaria, ma dovete imparare anche a divertirvi." "Vuoi rimproverarmi su come conduco la mia vita?" Oscar si alzò dalla scrivania. "Era solo un consiglio." Alain sorrise, pronto per congedarsi. "Con permesso!" Si divertiva a prendere in giro quella donna tanto quanto gli piaceva farlo col suo amico. Questo non sarebbe mai cambiato. "Alain, aspetta un momento!" Udì il comando di Oscar e obbedì. Si fermò davanti la porta e guardò Oscar. "Sì, comandante?" "Ho saputo che tua sorella si sposa." Oscar si appoggiò alla scrivania, incrociò le braccia e sorrise. Cercava un modo per vendicarsi della sua impudenza! Alain annuì con la testa ed ebbe la sensazione che stesse pensando a come colpirlo. Non gli importava. Se André sapeva come prenderla, era sicuro che anche lui poteva riuscirci. "E' vero. Diane si sposerà in estate. A quanto pare, André vi ha già detto tutto. Mmh... Certo che con voi non riesce proprio a stare zitto." "Sono d'accordo con te." Adesso Oscar era più sorridente. "Ma non è da lui che l'ho saputo." "E da chi allora?" Alain era curioso. Oscar non rispose subito, voleva tenerlo un po' sulle spine. I suoi occhi azzurri scintillavano per la soddisfazione. "Da Diane. L'ho incontrata per strada mentre tornavo in caserma. Mi ha raccontato che il fidanzato ti somiglia ed è un uomo molto intelligente." Alain strizzò gli occhi e strinse i denti. Sapeva che Diane era molto affezionata a Oscar e non poteva farci niente. Non poteva lasciargliela vinta, quindi rilanciò: "Sono felice che ne siate al corrente", borbottò a denti stretti. "Smettila di ridere e di essere così arrabbiato! Pensi che io desideri qualcosa di brutto per voi? Ma no! Diane è una ragazza così dolce e le auguro tanta fortuna!" Oscar si staccò dalla scrivania, liberò le braccia e si avvicinò a lui. Sorrideva ancora ma non come prima, ora aveva una espressione diversa. Alain non ne capiva il senso. Era cordiale? Formale? Ma soprattutto si sorprese quando Oscar gli offrì la sua mano. "Voglio fare pace con te." Lo aveva preso in giro! Alain non si aspettava minimamente quel gesto da lei! Si grattò la testa cercando di nascondere l'imbarazzo. "Uh ...beh... va bene ...", disse dopo un momento di esitazione, e le strinse la mano. Quella sera stessa, dopo il ritorno di Lassalle e dopo aver fatto pace con Alain, Oscar decise di ringraziare personalmente il generale che era intervenuto per il rilascio. Chiese ad André di accompagnarla con la carrozza. "Non è prudente." André espresse le sue preoccupazioni dopo aver ascoltato i piani di Oscar. "Gira voce tra i soldati che ci siano fermenti a Parigi." "Cosa mi potrebbe mai capitare se tu sei con me?" gli disse guardandolo negli occhi e sorrise. Lo facevano sempre quando erano soli. Anche se quasi tutto il reparto sapeva del loro legame, tranne il nobile colonnello Dagous, erano sempre molto attenti e discreti. "Va bene." André ricambiò il sorriso e si lasciò convincere. Calò la notte. Non c'erano nuvole nel profondo cielo blu, la luna e le stelle splendenti illuminavano tutt'intorno con la loro luce argentea. La carrozza era calda e soffocante. André si sedette accanto a Oscar e le posò con delicatezza una mano sulla coscia. Oscar avvertì il tocco e gli rivolse un fugace sguardo. "Cosa fai?" André sorrise malizioso. "Nessuno ci vede." "Sei impossibile." Oscar non aggiunse altro e lasciò che continuasse a toccarla. André si sentì incoraggiato a fare di più. Si avvicinò a lei e spostò la mano tra sue gambe. "André!", lo ammonì lei per fermarlo ma anche il suo corpo già rispondeva a quel richiamo irresistibile che lei ben conosceva. Aprì leggermente le gambe, e André affondò la mano ancora di più. "André ..." ripeté, ma questa volta senza fiato e con un filo di voce. Il respiro divenne affannoso. D'un tratto fu inondata da una vampata di calore eccitante e si sentì troppo stretta dentro l'uniforme. Mise le braccia attorno al collo di André e lo attirò verso di sé. André si piegò su di lei, cominciò a strofinare la mano tra le gambe di lei le dita. "Andiamo a casa?" Sussurrò, ansimando e mordicchiandole scherzosamente il lobo dell'orecchio. "Come ti viene in mente?" Oscar cercò di calmare il respiro e di controllare la voglia che aveva di lui. "Siamo ancora in servizio …" "Sei tu a decidere, sei il comandante. E' passato tanto tempo da quando siamo stati insieme l'ultima volta …" Oscar dovette ammettere che aveva ragione. "Va bene ... Allora dopo aver incontrato il generale, il mio ordine successivo è di passare da casa tua ... Hai dimenticato la pistola e questo non deve accadere …" "Sì ..." dal lobo dell'orecchio, le labbra di André si spostarono sulla bocca e la sigillarono con un tenero bacio. Ma non durò molto. La carrozza si fermò all'improvviso e li fece sobbalzare. Si separarono spaventati e si raddrizzarono. "Che cosa è successo?" Chiese Oscar, guardando fuori dal finestrino. "C'è qualcosa che non va!" André fece lo stesso dalla sua parte e sgranò gli occhi. Stava succedendo qualcosa di grave. Il calore della passione svanì d'un colpo per entrambi. Videro i contorni indistinti di una moltitudine di persone e capirono che la carrozza era completamente circondata! La folla si avvicinava sempre di più e si accorsero che molti individui impugnavano sbarre di ferro e lunghi bastoni. "Non ci vogliono qui ..." Oscar non riuscì a finire la frase quando all'improvviso la carrozza fu attaccata. "Vendetta! Abbasso la nobiltà!" gridò una voce furiosa dalla folla e la carrozza cominciò ad ondeggiare pericolosamente. La porta fu divelta con una forza tremenda e gli occupanti furono trascinati fuori con violenza. Prima André, poi Oscar. "Siete pazzi? André non è della nobiltà, vi prego, lasciatelo stare!", gridò Oscar disperata ma non servì a niente. La folla li aveva separati e portati in direzioni diverse. "Oscar!" André lottava con tutte le forze per liberarsi dalla morsa. "Lasciatemi andare! Sono anche io del popolo!" Anche lui non fu ascoltato e venne trascinato lontano. Poco dopo, sentì un crepitio sordo, e vide che la carrozza era stata rovesciata e stava bruciando. Le fiamme divampavano copiose, illuminando tutta la zona. Poi costrinsero André a fermarsi. Qualcuno gli sferrò un violento pugno sullo stomaco e si contorse dal dolore, perdendo l'equilibrio. Lo fecero raddrizzare e gli misero le braccia dietro la schiena. "Legalo!" chiese qualcuno dalla folla gridando con disprezzo: "E poi appendiamolo al lampione!" "Fermatevi subito!" Tuonò una voce grave e subito un uomo si fece largo tra la folla. "Siete impazziti?! Lui è il nostro André! O non sapete più distinguere un nobile da uno di noi?" "Jean!" André riconobbe il suo amico e ne fu sorpreso. Jean lo raggiunse e Andrè fu subito lasciato libero. Alcune persone lo riconobbero soprattutto quelli che ancora vivevano nel suo stesso quartiere e ricordavano bene i suoi genitori. Jean lo inondò di rimproveri. "Sei stanco della vita?! Che cosa ci fai dentro al carrozza di un nobile?" "Sono di servizio, come vedi." André si massaggiò i polsi e si guardò intorno preoccupato. "Devo andare a Oscar!" "Cosa? Anche la tua piccola è qui?" Il suo amico ne fu sorpreso. "Si è unita a noi al reggimento dei soldati della guardia", rispose André distrattamente. Il suo unico pensiero era trovare Oscar. Se solo avesse saputo dov'era! Jean assunse una espressione preoccupata e indicò verso la direzione opposta. "Se ti riferisci all'ufficiale che era con te, deve essere lì da qualche parte, dai vieni con me!" André annuì e seguì l'amico. "Sei il capo di questa gente?", chiese mentre si incamminavano. "No." rispose Jean scuotendo la testa. "Ma quasi tutti qui a Saint-Antoine mi conoscono e si fidano di me." Si aprirono un varco tra la folla, che si scansava per lasciarli passare, alcuni si unirono a loro. Erano i collaboratori più stretti di Jean mentre gli altri si accanirono sulla la carrozza in fiamme. Esaurito l'incendio, i residui carbonizzati furono presi e gettati nella Senna. Nella confusione delle voci, André riusciva a distinguerne alcune che sembrava lo stessero aiutando a cercare la sua Oscar. "Il comandante appartiene a noi", aveva sentenziato Jean, così si creò il passaparola fino al luogo dove si trovava Oscar. Era stata scaraventata a terra, ma si era rialzata, tentando di fuggire. Le voci cariche d'odio si fecero più forti: "Non lasciarlo scappare quel maledetto tacco rosso! I nobili come lui devono pagare tutto!" Oscar fu inseguita e ripresa. E poi successe un miracolo: "Fermatevi. Il comandante Oscar de Jarjayes è uno di noi, idioti!", gridò qualcuno non poco distante mentre un gruppo di persone si intrufolava tra la folla inferocita. Si mischiarono con gli altri e si accalcarono su di lei. Oscar fu spinta e lasciata andare, ma non era ancora libera. Era completamente circondata. Poi notò due uomini che cercavano di passare in mezzo alla calca. "André ..." esclamò Oscar sconvolta. "Oscar!" André affrettò il passo verso di lei e quasi correndo la raggiunse e la strinse tra le sue braccia. "Che ti hanno fatto? Sei ferita?" "Non preoccuparti, va tutto bene ..." fu la sua unica risposta e André la portò via. La esaminò con attenzione. "Sto bene. Non sono ferita, ho solo un po' di graffi e qualche livido." "Scusate se vi interrompo, ma dovete andarvene da qui", intervenne un giovane della stessa età di André. André lasciò Oscar e la presentò al giovane: "Lui è Jean. È amico mio e di Alain." Un vago ricordo riemerse nella mente di Oscar, ma lei non se ne curò. "Allora dobbiamo a te la nostra salvezza." Oscar tese la mano. "Grazie mille." "Di niente." Jean le strinse la mano un po 'imbarazzato e con l'altra si grattò la nuca. "Sfortunatamente, la vostra carrozza è stata distrutta. Credo che voi e André dovrete tornare in caserma a piedi." "Va bene." Oscar lasciò la sua mano e cercò di sistemarsi l' uniforme. "L'importante è essere ancora vivi." "Ben detto." commentò Jean sorridendo. Gli piaceva quella donna in uniforme. Sebbene ne sapesse abbastanza di lei e l'avesse vista solo una volta, quasi invidiava il suo amico. "Presto, correte, via via! L'esercito del re sta arrivando qui!" urlò all'improvviso qualcuno, seguito da molti altri. Subito dopo, la folla presa dal panico cominciò a dividersi in piccoli gruppi e a scappare in tutte le direzioni. Alcuni uomini invece rimasero lì fermi e guardavano Oscar con espressione interrogativa. Lei allora estrasse la spada e si diresse risoluta verso la truppa reale che sopraggiungeva. "Me ne occupo io." Fu l'unica cosa che disse. André la seguì, Jean e i suoi compagni si unirono a lui. Furono molto colpiti dal coraggio dimostrato da Oscar e volevano assisterla se fosse stato necessario. Si sentiva già l'esercito in marcia che si avvicinava sempre di più. Davanti a loro, il rumore degli zoccoli dei cavalli al galoppo e la voce profonda di un uomo erano sempre più forti: "Sedate i riottosi, soldati! E cercate il comandante de Jarjayes! Non deve succederle niente!" "Il conte di Fersen ..." Oscar si stupì, ma si riprese subito dalla sorpresa e chiamò ad alta voce gli uomini: "Fermatevi! E' un ordine!" Fersen udì la sua voce energica e poi la vide. "Madamigella Oscar!" Fermò il cavallo e i soldati fecero lo stesso con i loro animali. Oscar era a capo di un gruppo di persone e sembrava che volessero proteggerla. I soldati reali interruppero la marcia e Fersen scese da cavallo. "Vi è successo qualcosa?" Oscar ignorò la domanda. "Siete venuto qui inutilmente! Tornate indietro, ho tutto sotto controllo!" "Da sola?" Fersen la fissò incredulo. "Come potete vedere, sì! Potete parlare con la gente senza inutili spargimenti di sangue!" "Se lo dite voi, sarà così." Fersen si rimise in sella al suo cavallo, fece segno ai suoi soldati e si allontanò con loro. Oscar ripose la spada nel fodero e si rivolse alla gente. "C'è qualcuno ferito?" Tutti risposero di no con la testa, e gli rivolsero sinceri sguardi di apprezzamento. "Bene." Sorrise soddisfatta e alzò di nuovo la voce in modo che tutti potessero sentire: "Non voglio dire che state sbagliando! Posso capire la vostra rabbia! Ma dovete anche pensare alle conseguenze delle vostre azioni! Non voglio che il vostro sangue venga versato inutilmente! Ecco perché vi chiedo di tornare nelle vostre case! In cambio, vi prometto che parlerò personalmente con il re e la con la regina! Tenterò una soluzione pacifica, perché siamo tutti esseri umani!"
Jaen annuì e si rivolse direttamente alla folla. "Avete sentito, cittadini? E' quello che volevamo! Che cosa dite? È una proporta ragionevole, o no?" "Sì, è giusto!" gridò una voce. "Ma cosa succede se il re o la regina non ascolteranno?!" chiese un altro. "Allora sono pronta a combattere con voi per i vostri diritti fino al mio ultimo respiro!" Lo sguardo fiero di Oscar travolse tutti i presenti e André. "E per noi, per il nostro futuro, così che tutti possiamo vivere felici ed in pace." "Oscar ..." André fu sopraffatto dall'emozione. Sentì di amarla più di prima. E glielo dimostrò più tardi a casa sua, amandola con passione intensa e profonda.
Jaen annuì e si rivolse direttamente alla folla. "Avete sentito, cittadini? E' quello che volevamo! Che cosa dite? È una proporta ragionevole, o no?" "Sì, è giusto!" gridò una voce. "Ma cosa succede se il re o la regina non ascolteranno?!" chiese un altro. "Allora sono pronta a combattere con voi per i vostri diritti fino al mio ultimo respiro!" Lo sguardo fiero di Oscar travolse tutti i presenti e André. "E per noi, per il nostro futuro, così che tutti possiamo vivere felici ed in pace." "Oscar ..." André fu sopraffatto dall'emozione. Sentì di amarla più di prima. E glielo dimostrò più tardi a casa sua, amandola con passione intensa e profonda.
