Vie del destino
Capitolo 41 - Come una sorella
Inizialmente Oscar non riuscì a parlare con la regina e nemmeno con il re, ma voleva a tutti i costi mantenere la promessa fatta alle persone del popolo, sentendosi sempre più coinvolta nell'affermazione dei loro diritti. La gente manifestava per le strade quasi ogni giorno in modo pacifico, e non si erano più verificate le violenze dei mesi precedenti. E proprio durante quel periodo così difficile, la sorella di Alain intendeva sposarsi - almeno quella doveva essere una piccola felicità in quei giorni turbolenti.
Oscar dispensò Alain dal servizio in modo che potesse aiutare la famiglia nei preparativi del matrimonio. Voleva fare lo stesso con André, ma lui preferì restare con lei, dato che non c'era bisogno del suo aiuto. Promise però all'amico che sarebbe stato presente al matrimonio.
Arrivò il giorno delle nozze. André entrò nella stanza degli ufficiali e lo rammentò ad Oscar. "... sua sorella si sposerà oggi, quindi chiedo il pomeriggio libero."
Oscar raccolse i documenti sulla sua scrivania e gli sorrise. "Concesso. Ma non ti lascerò andare da solo. Voglio venire con te."
"Allora vieni con me. Dopotutto, ti hanno anche invitato."
"Allora cosa stiamo aspettando? Andiamo." Oscar era felice. "Sono curiosa di vedere se Diane ballerà di nuovo con me. Questo è ciò che desiderava l'ultima volta che e' stata qui."
"Ti sei esercitata di nascosto con i balli popolari?" Chiese André, leggermente sorpreso.
Oscar rise. "No, affatto! Ma ricordo bene come si fa."
Sarebbero dovuti andare a casa di Alain molto tempo prima delle nozze. Forse potevano impedire ciò che si palesò ai loro occhi una volta entrati in casa: non c'erano i preparativi per il matrimonio, nessuna sposa felice, musica o risate gioiose. Non appena aprirono la porta di casa, la penombra e un fetore inopportabile di carne in decomposizione inondarono i loro sensi. La madre di Alain stava seduta in un angolo del soggiorno, tutta vestita di nero e con lo sguardo perso nel vuoto.
André non osò chiedere cosa fosse successo e si precipitò dentro l'abitazione, che conosceva bene. Spostò le tende della camera da letto e vide una scena terribile: Diane giaceva morta nel letto, indossava l'abito da sposa e sulla sua testa penzolava un cappio attaccato ad una delle travi del soffitto. Alain era inginocchiato vicino al letto ed appariva completamente sconvolto. Voleva essere morto, proprio come lei.
"Dio del cielo, che cosa è successo! Perché l'ha fatto?"
Avrebbero voluto domandare Oscar e André ma le parole gli rimasero bloccate in gola. Una sensazione di smarrimento, orrore e disagio li aveva colpiti. Madame de Soisson si mise le mani sul viso e cominciò a singhiozzare disperatamente. "... Diane è stata tradita dal suo sposo. Era un nobile impoverito. Poco prima del matrimonio, lui ha ricevuto una proposta di matrimonio dalla figlia di un ricco borghese e ha lasciato Diane all'improvviso... scartata e gettata via come un oggetto che non serve più... Lei lo amava e gli ha dato tutta se stessa... non ha sopportato il tradimento e così si è impiccata... la nostra vita è distrutta ..."
André e Oscar stentavano a crederci. Storditi e immobili, respirarono senza accorgersene il tanfo orripilante della morte, e più volte ingoiarono saliva amara. Straziati da quella visione di dolorosa sofferenza, si sentivano quasi mancare il respiro. Era tutto più difficile e incomprensibile soprattutto per André, perché Diane era come una sorella per lui.
"Mi dispiace, ma non tornerò per un po '…" cominciò a dire Alain fissando la sorella morta con uno sguardo allucinato: "... finché non realizzo che non rivedrò mai più il suo sorriso, i suoi occhi e la sua bellezza... che qualcosa di prezioso è perduto per sempre e niente sarà più come prima …" Alain si asciugò le lacrime e aprì la mano che teneva chiusa. "A parte il ricordo e questo, non mi è rimasto più niente di lei …"
Oscar e André notarono il laccetto di cuoio consumato che penzolava dalla grande mano e capirono che si trattava del portafortuna che Diane indossava sempre con orgoglio. Un "livre" che aveva trovato da bambina e per il quale Alain si era persino picchiato con i suoi amici. "Alain ..." Oscar non sapeva cosa dire. A parte le condoglianze, non le riusciva di pensare ad altro. Ma doveva comunque fare qualcosa, perché, dopotutto, lei era il suo comandante. "Mi dispiace ..." disse commossa con un filo di voce, sforzandosi di rimanere dritta al suo posto. "Ti autorizzo un congedo illimitato ..." Alain non si mosse. Per Oscar, era più che comprensibile in quella condizioni. Ogni essere umano reagirebbe allo stesso modo, se il destino fosse così tremendo. Oscar si rivolse ad Andrè. "E tu, André ... rimani con lui ... adesso devo andare... Gli altri devono essere informati …"
André annuì - l'aveva capita e le era grato. Sarebbe rimasto con Alain per assisterlo. Come avevano fatto tante volte con lui l'amico e la sua famiglia. Oscar si girò verso la porta, anche se aveva solo voglia di scappare via. "Comandante!" La voce aspra di Alain la trattenne. Si voltò di nuovo verso di lui. Alain era già in piedi davanti a lei. "Potete farmi un favore?"
Oscar annuì. "Certo, dimmi pure."
Alain le diede il portafortuna di Diane. "Potete tenerlo voi per me? Così ho un motivo per tornare in caserma ... "
Oscar annuì di nuovo e prese il ciondolo. Lasciò l'abitazione e cominciò a correre. Prima il lungo il corridoio, poi giù per le scale, arrivò nel cortile, inspirò l'aria soffocante dell'estate, ansimando come un pesce fuori dall'acqua. Aveva gli occhi pieni di lacrime e sentiva stretto in pugno il caldo metallo del portafortuna di Diane. Raggiunse i cavalli, provò a salire in sella al suo Cèsar, ma cadde in ginocchio sotto il suo muso. Cercò di soffocare tutta la tensione che le si era accumulata dentro sino a quel momento.
Diane! Non aveva avuto molto a che fare con lei eppure era sconvolta da quella sua morte così improvvisa e tragica. E non riusciva a togliersi dalla mente il volto sofferente di Alain quando le aveva consegnato il portafortuna: nei suoi occhi scuri arrossati di pianto, aveva visto l'apatia, il vuoto, il dolore e l'amarezza della vita. Un uomo forte, coraggioso e impavido, che sapeva sempre come imporsi agli altri, che prendeva la vita con allegria e spensieratezza, che niente e nessuno poteva abbattere, era ormai ridotto ad una larva. Tutto era andato in fumo con la morte della sua dolce sorellina. Oscar comprendeva tutta quella sofferenza, perché anche dentro di lei qualcosa si era spezzato... La sua condizione privilegiata di nobildonna ora le pesava più che mai. Perché non era andata da loro insieme ad André prima del matrimonio? Perché non aveva saputo niente di questo nobile squattrinato? Avrebbe scoperto qualcosa in più su di lui e impedito la morte di Diane! Ma queste erano le vie del destino e lei non avrebbe più potuto cambiarle, non importava quanto desiderasse farlo...
Oscar rientrò in caserma ma era ancora molto provata. Tentò di rimettere ordine nella sua mente stravolta, cercando di riprendere il proprio autocontrollo. Ma portare la cattiva notizia ai suoi soldati era ancora un grosso problema da risolvere. Non avevano mai avuto molta confidenza con Diane, ma sapendo che era la sorella minore di Alain, loro compagno e capo, la apprezzavano e le volevano bene. Nel tempo passato in caserma, Oscar aveva avuto l'impressione che la sua compagnia fosse una specie di famiglia. Ora anche lei ne faceva parte e quindi riteneva giusto che i soldati sapessero tutto degli altri compagni.
Oscar andò dritto verso gli alloggi. Gettò un'occhiata dall'ingresso, alcuni uomini giocavano a carte, altri riposavano nei loro giacigli. Non appena la videro, subito si misero tutti sull'attenti. Oscar entrò nella grande stanza e si fermò tra le file. "Riposo", comandò e si diresse verso la finestra, dal lato opposto della stanza. Non aveva guardato nessuno di loro. Il suo sguardo era diretto verso l'esterno. Alcuni uomini non indossavano nemmeno le uniformi ed erano solo in camicia e pantaloni. Ma in quel momento ad Oscar non importava nulla dell'aspetto dei suoi soldati. Giunta alla finestra, si voltò e lanciò un'occhiata verso tutti. "Non vi porto notizie molto piacevoli." Fece una pausa, respirò a fondo, poi continuò: "Alain e André non torneranno per un po'."
Le espressioni tese dei soldati sembravano chiedere perché. Fino a quando Lassalle esclamò sorridente: "Oh, giusto! Oggi si sposa sua sorella!"
"Sì, la piccola e dolce Diane!", concordò qualcuno allegramente.
Oscar scosse tristemente la testa. "No, non accadrà."
"Che cosa è successo?", chiese un altro soldato.
Oscar sentì gli sguardi curiosi di tutti puntati su di lei. Si era posta la stessa domanda quando era andata con André in casa di Alain. Di nuovo fece un respiro profondo. Anche se fu molto difficile per lei mantenere la calma, raccontò ai suoi uomini della morte di Diane e di come si era suicidata. L'atmosfera nella stanza si fece pesante, tutti erano sconvolti e addolorati per la tragica notizia. Un velo di tristezza si impresse nei volti dei soldati. "Quella povera ragazza ..." commentò mestamente Lassalle nel silenzio generale.
"Sì ... Alain deve essere stato colpito molto duramente da questo ..." Jérôme fu d'accordo e scosse la testa ancora sbalordito: "L'amava così tanto ..."
"L'abbiamo amata tutti in un modo o nell'altro ...", lo corresse suo fratello Lèon.
"Ma la vita va avanti", aggiunse Jérôme: "Anche se sembra assurdo, penso che Diane stia meglio dove si trova adesso..." Non ebbe il tempo di finire che suo fratello lo interruppe: "Che stai dicendo?" lo rimproverò sconcertato. Anche Oscar e gli altri si rivolsero a lui senza capire. Léon si avventò sul fratello: "Ma come ti salta in mente di dire una cosa del genere?! Diane era una ragazza così felice e amabile! Non meritava un destino così crudele! Sono sicuro che dici così solo perché' ce l'hai ancora con Alain per la livre che Diane aveva trovato!"
"Dannata moneta, ma cosa me ne importa! E' una storia dimenticata da tempo!" gridò Jérôme che ora sovrastava il fratello. "Se servisse a riportare in vita Diane, pagherei anche mille livree, se è per questo! E non solo per la sua vita ma anche per voi tutti! Adesso ci sono ben altri problemi! Dai un'occhiata in giro! Il mondo è in fermento! Non è lontano il tempo in cui scoppierà la rivoluzione, lo sento molto chiaramente e quindi dico che quelli che stanno già lasciando il mondo dei vivi stanno meglio!"
"Ma ...", intervenne Léon, ma Oscar fermò la discussione: "Smettetela subito!" I due fratelli si zittirono, guardandosi negli occhi. "Non tollero litigi qui! Diane è morta, non tornerà mai più e dobbiamo capire e accettare questo fatto anche se ci fa male al cuore. Dobbiamo imparare a conviverci, ma soprattutto abbiamo il dovere di aiutare Alain, perché ora per lui è il momento più difficile! Voi siete i suoi compagni, i suoi fratelli d'armi, i suoi amici! E per quanto riguarda il futuro, non lo sappiamo cosa succederà! Se rimaniamo uniti, allora forse non ci sarà nessuna rivoluzione!"
"Giusto!" esclamò con calore Lassalle, ottenendo l'approvazione di tutti i suoi compagni.
I due fratelli rimasero l'uno di fronte all'altro per un po' senza fare una mossa. Fino a quando Léon non cedette e porse la mano a Jérôme che gliela strinse. "Mi dispiace."
"Va tutto bene.", disse Jérôme e fecero pace.
Oscar tirò un sospiro di sollievo. Era contenta che il suo intervento avesse subito pacificato gli animi dei due fratelli, senza bisogno di misure drastiche. Dentro di sé, però, doveva essere d'accordo con Jérôme: I tempi erano duri e il mondo stava per cambiare. Le rivolte, i furti, le manifestazioni e le proteste popolari erano oramai all'ordine del giorno e aumentavano sempre di più. Se le cose andavano avanti così e il re non trovava una soluzione o un accordo, poteva scoppiare non una semplice rivolta ma una vera rivoluzione. E nessuno sarebbe più stato al sicuro. A pensarla così, coloro che avevano lasciato il mondo dei vivi prima del tempo, sarebbero stati senz'altro meglio. Perché non avrebbero più sopportato la sofferenza, la crudeltà e la miseria in cui era sprofondato l'intero popolo di Francia.
