Capitolo 42 – Gli Stati Generali di Francia

La madre di Alain non sopravvisse alla scomparsa di sua figlia. Morì di dolore poche settimane più tardi André si rivolse a Jean e insieme aiutarono Alain per il funerale e per la vendita della sua casa. La famiglia di Jean era originaria del sud del paese e possedeva una modesta abitazione non lontano dalla costa. Entrambi gli amici parteciparono e organizzarono tutto il necessario, compreso il trasferimento. La madre e la sorella di Alain furono seppellite nei pressi di una spiaggia molto bella, l'una accanto all'altra in un punto affacciato sul mare. Distava parecchie miglia da Parigi ma era un posto tranquillo.

Era strano per Oscar rimanere da sola senza André. Non poteva andare da lui perché era sempre impegnata con il reggimento a pattugliare o a controllare i cortei per le strade di Parigi.

"Abbasso la nobiltà, vogliamo libertà e uguaglianza!" Erano le esclamazioni della gente comune durante queste dimostrazioni pacifiche. Dappertutto però tirava una brutta aria.

Oscar e i soldati della guardia cercavano di mantenere l'ordine e la sicurezza dei cittadini come meglio potevano. E se aveva del tempo libero a disposizione, si recava alla reggia di Versailles per conferire con la regina. Il re era sempre impegnato nelle riunioni del suo gabinetto con i ministri o con i consiglieri personali. Oscar non ottenne molto dalla regina e sperava che almeno il Re avrebbe trovato una soluzione ragionevole alla situazione precaria in cui versava la Francia. Le sedute si trascinarono per mesi e nel gennaio 1789 il re emanò un ordine con il quale convocava gli Stati generali, il primo maggio.

L'inverno era passato, la primavera era alle porte e Oscar non aveva ancora ricevuto notizie da parte di André e Alain. Confidava però nel fatto che entrambi sarebbero tornati in tempo per l'apertura degli Stati generali. E come se non bastassero le preoccupazioni per le condizioni della Francia, l'erede al trono, il principe Luigi Giuseppe, si ammalò gravemente. Era triste sapere che il delfino non aveva molto da vivere e ci si disperava che sarebbe sopravvissuto …

Gli ultimi giorni di Aprile furono molto piovosi e proprio in uno di questi André tornò in caserma con Alain. Alain ricevette le condoglianze di tutti i suoi compagni poi si recò subito nella stanza degli ufficiali. L'incontro con Oscar durò solo pochi istanti. Molto doveva ancora essere discusso, perché molto era successo nei mesi della sua assenza. "Ecco perché sei stato via per così tanto tempo", commentò Oscar dopo che André le aveva raccontato del luogo dove Diane e sua madre erano state sepolte. "Sono sicura che gli sarebbe piaciuto, con una vista sul mare cosi' bella."

"Si'", confermò André. Oscar si era appoggiata a lui e lui la teneva dolcemente tra le braccia. "Diane e Madame de Soisson hanno sempre voluto che Alain diventasse un contadino. Quando tutto questo sarà finito un giorno, esaudirà questo desiderio."

"Anche io ho una casa sulla costa ...", mormorò Oscar giocando con il colletto della sua giacca mentre erano abbracciati. "E' un peccato che tu non sia mai stato con me in Normandia ... Ti sarebbe piaciuto, anche se non è bello come il sud della Francia..."

"Questo non posso saperlo, Oscar..." André si staccò leggermente da lei e la guardò intensamente negli occhi. "Ma di una cosa sono sicuro: mi piacerà ovunque tu sia."

"Oh, André ..." Oscar era commossa. Quanta voglia aveva di immergere le mani nei suoi folti capelli, tirarlo a sé e sentire le sue labbra morbide! Ma questo avrebbe aumentato il desiderio che aveva di lui e non era il momento adatto. Avrebbero avuto dei giorni liberi in cui poter vivere la loro passione nell'intimità della sua casa. Ora dovevano rimettersi al lavoro e ne erano consapevoli entrambi.

Sciolsero l'abbraccio a malincuore, poi Oscar si sedette alla scrivania mentre André andò alla finestra. Subito cambiò argomento: "Ho sentito parlare della riunione degli Stati generali."

"Sì, Sua Maestà non ha avuto altra scelta che coinvolgere i tre ordini nelle decisioni da prendere." Oscar cercò un documento nel cassetto e lo consegnò ad André. "Ecco una trascrizione del decreto reale di convocazione."

André lo lesse. Si trattava di una delle tante copie del decreto originale trasmesso in tutto il regno. "Allora speriamo che serva a qualcosa."

"Ne dubiti?" chiese Oscar sollevando un sopracciglio.

"Non ho dubbi sulle sincere motivazioni della riunione e sul fatto che anche i rappresentati del terzo stato verranno ascoltati. Ma mi chiedo per quanto tempo il re tollererà tutto questo. Non credo che né lui né i nobili risponderanno alle richieste della gente comune."

"Quali sono esattamente queste richieste, cosa ne pensi?" Oscar non pensava che il popolo prima o poi si sarebbe rivoltato contro il re e la regina.

"Beh ..." osservò André e arrotolò il documento. "Non lo so esattamente." Si avvicinò a Oscar e posò il rotolo sulla scrivania. "Ma penso che abbassare le tasse e stabilire l'uguaglianza della gente del popolo con la nobiltà e il clero saranno le richieste più importanti."

"Capisco ..." sospirò Oscar e ripose il documento nel cassetto. "Quindi dobbiamo assicurarci che non ci siano incidenti."

"Cosa intendi?"

"E' arrivato l'ordine per il nostro reggimento di proteggere la riunione degli Stati generali a Versailles. Ciò significa che dobbiamo provvedere alla sicurezza dei rappresentanti riuniti per tutto il tempo necessario."

"Allora io e Alain siamo tornati giusto in tempo", disse André. Oscar concordò con lui: "Infatti. Vieni, dobbiamo dirlo agli altri. E non ho ancora salutato Alain."

"...non avevo intenzione di riprendere il servizio. Pensava che il mio tempo nell'esercito fosse finalmente finito. E invece è voluto tornare. Mia madre e mia sorella sono sepolte in un luogo vicino al mare dove andava spesso. A volte, aveva desiderato di essere morto insieme a loro. Ma ora non ci pensava più, era tornato in caserma perché i tempi stavano cambiando e sospettava che qualcosa sarebbe successo." Oscar e André vennero subito notati quando entrarono negli alloggi.

I soldati salutarono il comandante, poi si misero comodi dopo che Oscar comandò il riposo. "Bentornato", disse ad Alain. Oscar gli porse subito il ciondolo di Diane. "Ecco, tieni. L'ho custodito con cura."

"Grazie, Comandante." Alain lo prese e guardò la livrea senza più dire una parola. Nessuno osò interrompere quel momento di religioso silenzio. Poi se lo mise nella tasca interna dell'uniforme, alzò lo sguardo verso Oscar e sorrise. "Ho sentito dire che avete coraggiosamente conservato il mio posto qui."

"Forse." Oscar non rispose alla sua provocazione. "Abbiamo ricevuto l'ordine di proteggere gli Stati generali. Quindi, preparati."

"Agli ordini, comandante." Alain salutò distrattamente e Oscar non poté fare a meno di sorridere. Tutti i soldati erano uomini rudi e non rispettavano la nobiltà. Ma lei era stata accettata e considerata come una di loro. Questo aveva influito anche su Alain. L'antipatia che aveva provato per tanto tempo si era tramutata in stima. E non era perché Oscar era la donna di André. Si era guadagnata il suo rispetto da sola, con il suo carisma e con la sua indomabile volontà. Era fiera, sincera e di buon cuore, e non era corrotta come la maggior parte dei nobili del suo ceto.

Dopo un paio di giorni, si aprirono gli Stati Generali ma i tre ordini riuniti non raggiunsero nessun accordo. La nobiltà e il clero si opposero fermamente a tutte le proposte di cambiamento richieste dai rappresentanti del popolo, per lasciare tutto come era, respingendo tutti i progetti di legge presentati dal terzo stato. Durante un acceso dibattito, arrivò la notizia che tutti temevano: le condizioni di salute del Delfino erano peggiorate così che la riunione fu interrotta. Nel mese di Giugno, il piccolo principe spirò, interrompendo la sua breve vita...

Nonostante il lutto, la vita continuò per quanto amara e triste fosse. Dopo il funerale solenne, gli Stati Generali si riunirono nuovamente, senza che fossero cessati gli aspri scontri e duri dibattiti. Non si pervenne neanche questa volta a nessun compromesso tra le parti. La pioggia incessante non contribuiva a migliorare l'umore. Si temeva per il raccolto e questa preoccupazione non faceva altro che inasprire gli animi ancora di più.

Robespierre pronunciò risolutamente i suoi discorsi, alcuni nobili come il conte Mirabau o alcuni alti prelati come l'abbate Gregorie si schierarono dalla parte del popolo e considerarono giuste e legittime le loro richieste.

Poiché il 96% dell'intera popolazione francese era costituito da contadini e gente comune, i rappresentanti del popolo volevano che il rimanente 4% dei vescovi e della nobiltà collaborasse con loro. Ciò significava che erano autorizzati a lavorare tutti insieme e a rinunciare ai loro privilegi ed al loro potere. Questo spaventò molto la nobiltà. Secondo loro, la gente doveva lavorare e non discutere. Quello che si chiedeva era che di considerare la gente comune alla pari con la nobiltà e anche con il re! Temendo che la monarchia fosse messa in pericolo da questo nuovo ed inedito principio di uguaglianza, la nobiltà ed il clero impedirono l'ingresso nella sala ai rappresentanti del terzo stato. Che malvagità!

Ma grazie all'intervento di Oscar e al suo gruppo di soldati, i rappresentanti si riunirono di nuovo tutti insieme. Solo così si evitò una rivolta. Come responsabile della sicurezza, era suo dovere assicurarsi che tutto si svolgesse in maniera pacifica e senza incidenti. Ma lo avrebbe fatto comunque, perché ora il suo cuore batteva per i diritti del popolo, e Robespierre sperava in tempi migliori. La notizia del suo rifiuto di obbedire al Generale dell'Esercito Reale di espellere con forza i rappresentanti del popolo dal parlamento si diffuse a macchia d'olio.

Oscar ricevette l'ordine di raggiungere immediatamente il quartier generale a Versailles con tutto il reggimento. "Va' con lei. Questa storia non mi piace", consigliò Alain al suo amico mentre Oscar si recava dal generale che la aspettava.

André seguì la sua Oscar ma dovette rimanere fuori dalla stanza. Non appena la porta si chiuse alle sue spalle, sentì le voci ovattate di un alterco tra Oscar e il generale. "... siete in arresto! Dovrete rispondere della vostra insubordinazione alla corte marziale!" André udì la voce del generale, seguita dalla risposta dura e determinata di Oscar: "Non ho paura del tribunale militare, signor generale!"

Poi il generale disse ancora qualcosa che André non capì. Non riuscì nemmeno a sentire la risposta di Oscar dalla parte del corridoio dove si trovava, così come il successivo scambio di parole tra i due. La sua preoccupazione cresceva. Come gli aveva detto Alain, la situazione non gli piaceva affatto. Rimase all'erta. Sentiva la discussione animata dentro la stanza ma non osava intervenire. Non si mosse da lì ma tese di più l'orecchio verso la porta. La tensione aumentò quando le voci nella stanza si fecero più forti, anche se non comprendeva molto bene le parole. Il generale aveva dato un preciso ordine ad Oscar, ma lei rifiutò di eseguirlo con una esclamazione indignata. Si trattava certamente dei rappresentanti del popolo. Se necessario, il generale avrebbe dato l'ordine di sparare sui suoi soldati se non si fossero allontanati dal parlamento. Non c'era da meravigliarsi se Oscar non intendeva obbedire a quell'ordine assurdo.

André stava per intervenire quando le due ante della grande porta si aprirono improvvisamente e il generale uscì con due dei suoi uomini. Per non farsi scoprire, André si spostò verso la parte più buia del corridoio, in modo che passandogli davanti non lo avrebbero visto. Non fu nemmeno notato. Dopo un po 'il generale tornò nella stanza scortato dalle sue guardie. Questa volta la porta rimase socchiusa e finalmente André capì cosa stava succedendo.

"Come il comandante, così anche i suoi soldati!", gridò il generale con disprezzo.

"Dove avete portato i miei uomini!" chiese Oscar preoccupata.

André rimase per un momento stordito. Significava che avevano arrestato i suoi compagni? Solo per il rifiuto di Oscar? Il generale era quindi fuori a dare personalmente l'ordine di sgombero, ed i soldati aveva rifiutato di eseguirlo, proprio come aveva fatto lei? Bene, avevano fatto esattamente come Oscar …

André drizzò ancora di più le orecchie. "... Farò fucilare quei dodici traditori!" urlò il Generale. Seppe così quanti dei suoi compagni erano agli arresti.

"Fucilarli?" Oscar era inorridita, André lo intuì dal tono della voce.

"Siete in ansia per i vostri uomini?" Anche il generale era indignato. "Avete dimenticato che è in gioco la vostra stessa vita? Da questo momento siete sospesa dal vostro grado militare ed in stato di arresto. Sarete immediatamente portata nella prigione militare fino a quando Sua Maestà non deciderà la vostra punizione! Portatelo via!", ordinò ai suoi uomini, e sembrava che volesse andarsene.

André si allontanò dalla porta appena in tempo e sentì di nuovo la voce ribelle di Oscar: "Generale de Bouier! Punite me se volete, ma liberate i dodici uomini! Hanno agito solo dietro il mio comando!"

"No!" la interruppe il generale: "Ne farò un esempio per tutti! L'esercito non può tollerare tale insubordinazione! Sarebbe un precedente molto pericoloso!"

Oscar si arrabbiò molto. "Entrare armati in parlamento sarebbe una vergogna mai vista prima nella storia del Regno di Francia!"

"E' ancora più grave che questi cosiddetti rappresentanti del popolo stiano lì!" De Bouier si trovava di fronte alla porta. André si spostò per non farsi vedere, ma si posizionò in modo tale da poter comprendere chiaramente ciò che si diceva e intervenire al momento giusto. "Ma non importa", continuò il generale: "I soldati della Guardia Reale eseguiranno l'ordine al posto vostro", finì la frase e lasciò la stanza senza aver notato André.

André attese che il generale de Bouier scomparisse dalla sua vista ed entrò nella stanza. Appena in tempo! Sentì un tonfo e la richiesta di aiuto di Oscar: "André, aiutami!" Si precipitò subito da lei. Oscar era trattenuta con la forza da tre soldati e cercava di liberarsi. Ne aveva già steso uno, André ne colpì un altro mentre Oscar spinse violentemente indietro il terzo. Corsero fuori e si diressero verso i cavalli. "Dobbiamo fermare il reggimento delle guardie reali!" esclamò ansimante. Oscar era determinato, come non mai, e spinse al galoppo il cavallo, battendo i tacchi sui fianchi e spronandolo con forza. André immaginò quello che era appena successo mentre aspettava nel corridoio. Alain e altri undici soldati avevano rifiutato il comando del generale come Oscar e per questo erano stati arrestati.

La fitta pioggia diminuiva la visibilità e inzuppava le uniformi. Ma a Oscar e André non importava. Niente li avrebbe fermati nel portare a termine il loro piano e se fosse riuscito, poi avrebbero cercato di liberare i loro compagni!

La guardia reale circondava già il parlamento quando arrivarono lanciati Oscar e André sui loro cavalli. Si fermarono di fronte fronte al loro comandante. Oscar lo riconobbe subito, era il conte de Girodel, André lo guardò e per un attimo riaffiorò in lui la vecchia gelosia. Ma non disse nulla perché si fidava di Oscar. Com'era coraggiosa e determinata! "... e voi soldati?" domandò energicamente alle guardie reali schierate: "Avrete il coraggio di sparare al mio petto? Coraggio, allora, fatelo! Prima di attaccare i parlamentari disarmati, dovrete uccidermi!"

"... e prima di farlo, dovrete liberarvi di me ...", pensò André teso e pronto a tutto. Calo' un silenzio carico di tensione.

Non successe niente, solo si sentiva il forte rumore della pioggia che batteva sul selciato. André era pronto a reagire a qualsiasi cosa quando il comandante Girodel abbassò gli occhi su Oscar. "Perdonatemi, madamigella Oscar. Non sapevo che voi foste qui. E' vero, sarebbe estremamente vigliacco sparare contro persone disarmate. Aspetteremo fino a quando non prenderanno loro stessi le armi. Poi li attaccheremo." Il conte de Girodel ordinò quindi ai suoi soldati di montare sui cavalli e se ne andò con loro. Il piano aveva funzionato,ed era andata bene! E adesso dovevano affrontare un'altra questione drammatica: salvare Alain e gli undici compagni!