Vie del destino

Capitolo 44 – Fuorilegge

Il generale era partito per Versailles e un'atmosfera tesa aleggiava nel palazzo dei Jarjayes. André era in cucina con Oscar e non faceva caso alle accuse che sua nonna gli lanciava. Oscar chiese a Sophie di preparare il tè, ma questo non impedì all'anziana donna di continuare ad inveire verso il nipote, che riteneva responsabile di tutto ciò che era successo: "Perché non mi ascolti mai!", brontolò in tono di rimprovero mentre armeggiava con le tazze e senza rendersi conto che André non la stava ascoltando.

"Sembra che dovrò sparire per un po '," sentenziò André, senza far caso a sua nonna. "Se resto con te, ti metterai nei guai a causa mia, e io non voglio."

"Ma dove ti nasconderai?" Oscar ascoltava distrattamente le parole pesanti della sua tata.

"Ti darò l' indirizzo di un posto dove Bernard organizza i suoi incontri segreti e tiene i suoi discorsi", confidò a bassa voce André alla sua innamorata in modo che sua nonna non sentisse.

Oscar tirò un respiro di sollievo. André voleva nascondersi lì! Buona idea! Nessuno lo avrebbe trovato! E siccome solo suo padre lo aveva visto, André non avrebbe dovuto lasciare la città. I soldati di suo padre non sapevano che aspetto avesse. "È così che si fa", disse Oscar in tono amichevole e si rivolse a sua nonna, che ancora borbottava e preparava il tè per la sua protetta. "Andrà tutto bene, Sophie. Non preoccuparti", rassicurò Oscar e Sophie si fermò per risponderle. "Avete ragione, madamigella Oscar" disse calma, e sorrise.

André si alzò di colpo. "Vado allora – devo preparare una borsa con le mie cose." Che desiderio aveva di baciare Oscar e dirle addio, ma non poteva farlo non davanti a sua nonna!

Oscar sembrava essere d'accordo con la sua decisione e anzi lo spronò: "Sì, prima te ne vai, meno si corre il rischio di essere catturati dai soldati di mio padre."

André sospirò, guardò con tenerezza Oscar un' ultima volta, quindi salutò sua nonna. "Abbi cura di te e non fare sciocchezze!" gli raccomandò lei con sguardo ammonitore e lo abbracciò. André uscì, prese il cavallo e si diresse da Bernard.

Oscar capiva molto bene le motivazioni e il comportamento di André. Non ce l'aveva affatto con lui, anzi. Ma non poteva lasciarlo andare così, senza nemmeno un saluto. Sorseggiò il suo tè e suonò il pianoforte nel suo salone - fino a quando fu sicura che tutti dormivano in casa. Anche Sophie. Così a mezzanotte indossò abiti borghesi, montò a cavallo e lasciò la tenuta. La pioggia era cessata. Le stelle e la luna d'argento avevano fatto la loro comparsa illuminando la notte, rare nuvole grigie si stagliavano nel cielo e nessuna anima viva sembrava esserci quel momento. Oscar galoppò velocemente verso Parigi – voleva semplicemente andare da André! Prima di nascondersi, aveva bisogno di vederlo, di abbracciarlo e di salutarlo!

Che delusione quando entrò nella sua casa trovandola già vuota! Nessuna candela accesa e il camino non dava calore: era tutto freddo e buio. Poco tempo prima, André le aveva dato una seconda chiave del suo appartamento, in modo che potesse venire da lui in qualsiasi momento senza bisogno di rimanere fuori.

Oscar lasciò che la porta della casa si aprisse e scivolasse da sola, poi entrò dentro lentamente e a piccoli passi guardandosi intorno. In quel momento la sua mente si riempì dei ricordi più dolci e teneri... si sentì pervasa dalla malinconia e pensò che se non poteva salutare André di persona, lo avrebbe fatto lì nella sua casa in cui percepiva la sua presenza...

Passò attraverso la grande stanza, che serviva da cucina e da sala da pranzo. Si fermò accanto al tavolo e fece scorrere lentamente le dita sulla superficie ruvida del legno. Sorrise quando si rammentò di una mattina in cui si mise ad ammirarlo mentre faceva il suo bucato mattutino. Immaginò di averlo davanti a sé nudo con il suo magnifico corpo virile così attraente e un brivido d'eccitazione le attraversò le membra. No, non poteva pensare a lui, almeno non in questo modo, altrimenti avrebbe solo sofferto!

Oscar chiuse i pugni e li premette contro il suo petto. Fece un respiro profondo, cercò di calmare il suo cuore impazzito, e si diresse verso la camera da letto. Era l'ultima stanza della casa, a parte quella dei suoi genitori, che non usava e dove teneva le sue cose. Oscar entrò, andò dall'altro lato della stanza e si fermò alla finestra. Le nuvole erano sparpagliate nel cielo buio della notte e la luna gettava la sua luce argentea attraverso le finestre sporche. La stanza era arredata modestamente, ma era abbastanza per orientarsi. André non aveva mobili, tranne il letto e il comò che stava di fronte al muro. Tutto era intatto e dava a Oscar la sensazione che nessun essere umano avesse vissuto lì da molto tempo. André se n'era già andato? O potrebbe ancora tornare? Oscar non sapeva cosa fare e guardò la luna fuori dalla finestra.

"Grazie, Bernard." André salutò l'amico e sua moglie.

"Ma dove hai intenzione di nasconderti?" Chiese preoccupata Rosalie.

"Non posso dirlo." André non voleva rivelare il suo nascondiglio per non farsi scoprire nel caso che i suoi amici fossero stati interrogati. "Ma non preoccupatevi, sarò al sicuro."

"Allora abbi cura di te e non andare in giro di giorno, se mai hai intenzione di restare in città" gli consigliò Bernard pieno di sollecitudine.

André sorrise. "Lo farò, Bernard, lo farò." Strinse la mano al suo amico, abbracciò Rosalie e se ne andò. Era bello sapere che aveva amici così affidabili. Il primo passo verso la salvezza di Alain e i suoi undici compagni era quasi fatto. L'indomani Oscar avrebbe discusso la questione nei dettagli con Bernard e poi si poteva solo sperare che il piano avrebbe funzionato. Ora tutto quello che doveva fare era andare a casa prendere le sue cose e scomparire nell'oscurità della notte.

André si stranizzò quando vide che la porta di casa era socchiusa. Era buio e tutto era ancora al suo posto, per quanto riusciva a vedere dai contorni dei suoi pochi mobili. Quindi non c'erano i ladri. Soprattutto visto che non c'era niente di valore da rubare. E non potevano essere nemmeno i soldati del padre di Oscar perché non conoscevano l'indirizzo e poi perché il generale gli aveva dato tempo fino all'alba e solo dopo lo avrebbe fatto cercare. André si fidava della sua parola.

Lentamente passò accanto al tavolo. Ebbe una specie di premonizione e senza volerlo si diresse nella sua camera da letto. Qualcuno giaceva nel suo letto e respirava piano. Un dolce sorriso incurvò le sue labbra - quella visita inaspettata fu ben più che gradita. Lei giaceva rannicchiata su di lato, e si copriva con il suo mantello. I capelli biondi, sparsi sul suo cuscino, l'avevano tradita. Notò anche che teneva stretta al petto la spada mentre dormiva. André fece un altro passo e un asse del pavimento scricchiolò sotto il peso dei suoi stivali. Quel maledetto legno vecchio! Oscar si destò di scatto e puntò subito la sua spada, e fu talmente veloce che André non se ne rese nemmeno conto.

"Chi c'è li'? Esclamò. André capì di avere una lama puntata su di lui dal tocco della punta all'altezza del suo stomaco. Trattenne il respiro e rimase fermo. "Tesoro, sono io!"

"André...sei tu!" la spada volò sul pavimento, colpendo le tavole di legno ruvido. André aprì le braccia e Oscar si gettò su di lui. "Sapevo che saresti venuto... amore mio, ti ho aspettato tanto... perdonami, ma ero talmente stanca che mi sono stesa ed addormentata..."

"Va tutto bene, tesoro mio..." André la strinse a sé e le diede un bacio sulla fronte. "Non me ne sarei mai andato senza salutarti."

"Dove sei stato?" Oscar sollevò il viso dal petto e lo guardò in attesa di risposta.

"Bernard." André si staccò da lei e le prese dolcemente le mani. "Vieni, sediamoci."

Oscar annuì, intuendo che aveva qualcosa di importante da dirle, quindi si sedette sul letto con lui tenendogli le mani. André fece un respiro profondo prima di iniziare a parlare: "Domani mattina all'alba, Bernard ti aspetterà nel luogo stabilito. Gli ho parlato anche di Alain e degli altri, ed è pronto a discutere con te della loro liberazione. Sono tornato qui per prendere le mie cose. La casa verrà venduta, di questo si occuperanno Bernard e Rosalie. Partirò prima dell'alba. E la mia uniforme ... " Fece una pausa e guardò Oscar intensamente prima di continuare. "...o la riporto in caserma o la vendo..."

"André!", lo ammonì Oscar. "Che ne dici di darmi la tua uniforme così la riporterò io in caserma!"

"Va bene, Oscar ... stavo solo scherzando ..." André sorrise e le accarezzò uno dei suoi riccioli biondi. "Certo, possiamo fare così …"

"Bene ..." Il respiro di Oscar divenne più corto, il suo cuore accelerò i battiti. Fermò lo sguardo sulla bocca di lui. André vide il suo desiderio d'amore nei suoi occhi scintillanti. Lo desiderava anche lui: salutarsi un'ultima volta nel modo più bello per loro, nella condivisione del loro amore e della loro passione. "Non abbiamo molto tempo fino all'alba ... Le notti d'estate sono sempre così brevi …" mormorò Oscar a fil di voce.

"Sì, hai ragione, tesoro ..." André le prese il viso tra le mani, e la baciò appassionatamente. Le toccò il collo poi fece scorrere la mani ancora più giù e cominciò a sbottonarle la giacca mentre lei faceva lo stesso con la sua camicia. Dovettero interrompere il bacio per spogliarsi completamente. Poi caddero sul letto e si amarono come mai prima avevano fatto...

Era l' alba, e la stanza diventava sempre più luminosa. Oscar si allacciò il mantello, indossò il semplice cappellino di paglia di André e guardò la casa per l'ultima volta. Era vuota. Lui se n'era andato prima del sorgere del sole. Oscar lo aveva aiutato a preparare le sue cose e dopo un forte e sofferto abbraccio, se n'era andato. L'addio li aveva lasciati con l'amaro in bocca, ma non avevano avuto altra scelta. André non doveva essere scoperto. Oscar uscì dalla stanza. Prese la borsa con la sua uniforme, poggiò la chiave sul tavolo e se ne andò senza più voltarsi. Lo avrebbe rivisto molto presto - con Bernard.

Bernard la stava già aspettando come d'accordo e la condusse al nascondiglio di André, da dove inoltre avrebbe coordinato i suoi movimenti senza dare nell'occhio. Non c'era niente dentro - e non vide nemmeno André. Oscar era dispiaciuta e nello stesso tempo sorpresa di non trovarlo lì. Ecco perché l'aveva lasciata nel cuore della notte! Non aveva alcuna intenzione di tornare da Bernard. Ma dov'era allora?

"Prego, madamigella Oscar." Bernard le fece segno di accomodarsi ad uno dei tavoli, lei accettò e mentre si sedeva, lui prese due bicchieri d'acqua, e gliene porse uno. Oscar si tolse il cappello, lo poggiò in un angolo del tavolo, Bernard si sedette di fronte a lei. "André mi ha detto tutto ieri", iniziò subito a parlare. "Vi aiuterò come meglio posso. Ma in che modo pensate di liberare i vostri uomini dalla prigione?"

Oscar allontanò dalla mente la preoccupazione per André, e tornò alla discussione. Ci avrebbe pensato dopo, ora doveva prendersi cura dei suoi soldati. Bevve un sorso d'acqua e guardò Bernard dritto negli occhi. "Il carcere è una vera fortezza, per questo ci sarà bisogno di un po 'di gente." Si corresse subito: "Anzi no, di molta gente, un migliaio almeno o anche tremila persone."

Bernard annuì, ma era ancora un po 'scettico. "Beh, non penso sia impossibile, ma credete davvero che così libereremo i vostri uomini?"

"Come comandante della guardia, sono responsabile della sicurezza in città." Oscar sembrava avere la risposta giusta per tutto. "Beh... in effetti, una protesta della popolazione potrebbe convincere il re a concedere la grazia."

"Capisco..." Bernard sollevò il bicchiere ma non bevve. Ora capiva perché il suo amico era così legato a quella donna e perché l'amava. "Possiamo tentare di convincere moltissime persone del popolo a stare dalla nostra parte." concluse Bernard.

"Io sono già dalla vostra parte …" pensò lei ma non disse niente. La sua mente tornò ad André. Adesso si sentiva uguale a lui ed alla gente come lui. "Ce la farai, Bernard?" gli chiese.

"C'è un problema." Anche Bernard sembrava pensare a tutto. "Cosa succede se la situazione degenera e c'è una rivolta?"

"Ti prometto che in questo caso non ci saranno feriti o morti, nessuno sparerà sulla popolazione di Parigi", assicurò Oscar in tono deciso.

"Molto bene." Bernard si alzò. "Vedrò quanta gente posso riunire. Devo muovermi subito."

"Ti sono davvero grata." Anche Oscar si alzò. La conversazione era finita. "Puoi dirmi dove è nascosto André?"

"Mi dispiace, madamigella Oscar, ma non mi ha detto niente." rispose sommesso.

Dal tono della voce, comprese che diceva la verità. "Capisco ..." André non aveva informato nessuno del suo nascondiglio. "Allora saluta Rosalie da parte mia. Spero stia bene con te."

"Lo farò, madamigella Oscar." Promise Bernard. "Eh sì, lei sta molto bene insieme a me. Mi ero quasi dimenticato che anche lei vi manda suoi saluti."

"Grazie." Oscar gli strinse la mano con forza, poi ebbe un'idea: "Penso che verrò a trovarla nei prossimi giorni, se posso. Durante questi anni in cui ho servito la Guardia Reale, ho accumulato una piccola fortuna e vorrei affidarla a te e Rosalie per sicurezza. Quando un giorno tutto questo finirà e André ritornerà, voglio iniziare una nuova vita con lui."

"Certamente, custodiremo la vostra fortuna. Non è un problema per noi, "la rassicurò Bernard con espressione sincera ,poi si dissero addio. Dopo che Oscar se ne fu andato, cercò il suo mentore Robespierre e lo persuase ad un raduno di migliaia di persone fuori dalla prigione, dove dodici soldati appartenenti al ceto popolare attendevano di essere giustiziati per insubordinazione.

Robespierre era indeciso per il rischio che la manifestazione potesse essere repressa nel sangue dai soldati del re, tuttavia acconsentì a questo audace tentativo. Senza dubbio, sarebbe arrivato il giorno in cui tutto il popolo avrebbe dovuto scontrarsi con gli eserciti reali e la collaborazione di quei dodici soldati liberati sarebbe stato indispensabile.

Quello stesso pomeriggio, con uno dei suoi discorsi tenuti in strada, Bernard convinse centinaia di migliaia di persone a radunarsi attorno alla prigione e a chiedere clemenza al re per i soldati condannati. Oltre cinquemila persone accorsero all'appello di Bernard, tra di esse vi erano anche donne e bambini: l'obiettivo era stato raggiunto con successo: dopo poche ore, Alain e i suoi compagni furono liberati!

"Ho ideato io tutto questo, e Bernard mi ha aiutato a realizzarlo, ricordatevelo!", disse Oscar ai suoi uomini dopo il rilascio. "Ecco cosa può fare un popolo!"esclamò Alain sorridendo. Aveva già notato che André non era presente. Ma ne avrebbe saputo di più dopo. Tese la mano a Oscar per ringraziarla. "Sapete, Comandante, adesso comincio a capire cosa conta davvero nella vita." Oscar accettò e si strinsero la mano. Alain notò il suo sguardo preoccupato nonostante lei apparisse sempre fredda e altera. Questo particolare lo rese sospettoso. "E ora potete dirmi cos'è successo ad André? Non è da lui lasciarvi sola in situazioni del genere."

"Lo saprete tutti in caserma." Oscar guardò gli altri soldati e lasciò la mano di Alain. "Ci sono troppe persone qui", aggiunse quasi bisbigliando, gettando un'occhiata alla folla in festa.

Alain capì subito: doveva essere successo qualcosa di terribile. Il suo istinto non l'aveva ingannato: negli alloggi seppe tutta la verità. Gli amici commilitoni in caserma gli raccontarono cosa era successo ad André. Ma a differenza di Oscar, Alain prevedeva uno scenario agghiacciante dove il suo amico rischiava persino di finire sottoterra ...