Vie del destino

Capitolo 45 – Tempi difficili a Parigi

André era seduto alla taverna, beveva la sua birra, e guardava l' amico e i suoi seguaci che, nella sala da pranzo, discutevano di qualcosa di importante. Si diceva che la regina aveva convocato da tutti gli angoli della Francia le forze armate a Parigi, per agire contro i ribelli e per dimostrare che era ancora in carica. Ai primi di Luglio erano già arrivati i primi soldati del Reggimento Reale e gli incontri pubblici, prima fatti in strada, ora si facevano al chiuso. Erano stati severamente vietati e chiunque non si fosse adeguato veniva severamente punito. I soldati scioglievano con la forza le riunioni notturne dei cittadini e pattugliavano di continuo ogni strada e ogni vicolo: Parigi era in stato di emergenza! Ecco perché il suo amico si trovava lì a discutere a quell'ora tarda.

André non partecipava ma ascoltava attentamente per trarre le sue conclusioni. Continuava a pensare a Oscar. Cosa stava facendo adesso?

Aveva saputo della liberazione di Alain e dei compagni quella sera stessa dal suo amico, con cui si era nascosto, che si era mescolato tra la gente radunata di fronte alla prigione. André gli era estremamente grato e sperava che Alain tenesse d'occhio Oscar. Non aveva bisogno di nessuna protezione - coraggiosa e combattiva com'era, ma sapere che non era sola ed era controllata lo rassicurava.

Gli scagnozzi del generale de Jarjayes non lo cercavano più da molto tempo. Ci rinunciarono già dal secondo giorno convinti che il guastafeste che aveva minacciato il generale aveva lasciato la città. Le ricerche furono perciò interrotte. Il padre di Oscar sembrava felice e presto si dimenticò di lui. André lo sapeva perché quella stessa mattina era stato informato da uno dei collaboratori del suo amico. E adesso pensava continuamente a come incontrare Oscar una volta cessato il pericolo. Non la vedeva da giorni e in quei giorni turbolenti era sempre più preoccupato per la sua incolumità...

Nella sala da pranzo della taverna la porta si aprì all'improvviso ed entrò uno strano individuo in uniforme. Gettò un'occhiata al volo e si soffermò sul piccolo gruppo di persone sedute ad un tavolo. "Qui c' è un raduno!" disse a voce alta in tono minaccioso. Subito dietro di lui decine di soldati entrarono nel salone e saltarono addosso ad André e agli amici riuniti al tavolo.

Grazie alle sue abilità di soldato esperto, reagì subito abbattendo uno dei soldati. Il suo amico, invece, era in grossi guai. "Jean!" urlò André e si precipitò verso di lui ma i soldati gli sbarrarono la strada.

"Prendetelo!" ordinò una voce e subito un tre di loro impugnarono le armi.

"Come volete...", grugnì André. Con un'abile mossa, si liberò del primo assalitore passando sotto la baionetta sollevata, quindi colpì l'altro con un pugno allo stomaco, spinse indietro il terzo, che barcollando allentò la presa del fucile. André afferrò l'arma al volo. Ora anche era lui armato e poteva difendersi e colpire! Lottò accanitamente con tutte le sue forze ma fu sopraffatto dai soldati accorsi numerosi su di lui e, nonostante il suo coraggio, dovette soccombere. La sala da pranzo fu messa a soqquadro, gli ospiti furono perquisiti e alcuni picchiati, i barilotti di birra fuono tutti confiscati.

"Prendila come una lezione per le tue spie!" sogghignò l'ufficiale e rise sonoramente a Jean che stava rannicchiato sul pavimento. "E ringrazia che non ti metta in prigione! E vsito che ci hai così generosamente offerto la tua birra, chiuderemo un occhio." Si voltò e si diresse verso l'uscita con tutta la sua truppa.

"Bastardi!" grugnì Jean pieno di odio. Aveva sete di vendetta. Con le ultime forze rimaste, cercò di alzarsi e tutto dolorante e zoppicante gli gridò dietro: "Me la pagherai!"

"No!" André riuscì a trattenerlo, nonostante le percosse subite lo avessero indebolito come il suo amico. "Sei stanco della vita? Vuoi essere ammazzato?"

"Lasciami!" ordinò Jean. Voleva spingere André, ma lui lo aveva afferrato per le braccia e stringeva forte. Erano rimasti solo loro nella sala da pranzo: gli altri si erano dileguati uno dopo l'altro appena ne avevano avuto la possibilità. Jean non poteva biasimarli: era anzi sollevato di sapere che erano al sicuro. Solo André era rimasto lì e non sembrava avesse l' intenzione di lasciarlo andare. "Vattene!", gli urlò ostinato, cercando di liberarsi dalla sua presa. "Fuori! E vai lontano da qui! Quei cani rabbiosi del re possono tornare e arrestarti! A quanto pare hai dimenticato che verrai ucciso se rimani a Parigi."

"Hanno altro a cui pensare!", lo interruppe André. "Mi hanno già dimenticato! Ecco perché non vado da nessuna parte... per combattere fianco a fianco con i miei amici!"

"Sei un pazzo sciocco!" Jean strinse i pugni nonostante le mani malconce. "Se muori, tutti gli sforzi saranno inutili e la tua innamorata non avrà più niente di te! O dovrei prendermi cura di lei quando sarai morto?"

"Non parlare di lei con quel tono!" sbuffò furioso André stringendo i pugni. "Non la lascerò mai! Lei ha bisogno di me! Stanno arrivando tempi difficili e tu stesso hai detto che potrebbe esplodere una rivoluzione!"

"Devi andartene via, non abbiamo bisogno di te qui! La tua piccola non vorrà certo che tu rischi la vita!"

"Ho il dovere di restare come tutti gli altri! Non puoi impedirmelo! Se si arriverà a questo, anch'io combatterò per la giusta causa! E combatto anche per Oscar, per il nostro futuro, per la nostra libertà!"

"Allora non ho altra scelta che ucciderti prima ...", mormorò Jean, ma rimase immobile al suo posto.

I due amici erano profondamente sconvolti ed agitati dall'improvvisa irruzione dei soldati reali, dalla rissa, dalle percosse, dalla prepotenza e dall'oppressione dei potenti sui più deboli, e da molto altro ancora... Jean vedeva rosso e anche André era arrabbiato.

"Avanti..." André si avvicinò a Jean e si lanciò contro di lui a pugni serrati.

"Lo apprezzo molto, amico mio...", ironizzò Jean prima che il pugno dell'amico lo centrasse in piena faccia …

Era passata quasi una settimana da quando André viveva nascosto. Nessuno sapeva dove fosse e non si fece vivo né con i suoi amici né con Oscar. E molto era successo durante quella settimana: la Francia era in stato di emergenza: migliaia di soldati provenienti da tutto il paese, ai quali era stato ordinato di proteggere la famiglia reale, opprimevano la popolazione.

Oscar pregò la regina di far sgomberare i soldati dalla città. Non poteva credere che la famiglia reale avesse diretto le armi contro il proprio popolo! Ma il suo appello cadde nel vuoto. La regina fu irremovibile, le truppe non si sarebbero mai mosse da Parigi. Oscar le aveva detto addio ... per sempre …

Alain la accompagnava dappertutto come una fedele guardia del corpo. I fratelli Jérôme e Léon erano con loro. Dopo la liberazione di Alain e dopo che tutta la compagnia aveva saputo cosa era successo ad André, i tre avevano deciso di accompagnare Oscar ovunque andasse, per rispetto di entrambi.

"Colonnello, il nostro lavoro a Parigi sembra inutile", disse Alain mentre pattugliavano le strade cittadine. "Il Reggimento Reale ha preso posizione su ogni angolo di strada. Noi invece facciamo solo da barriera antitraffico."

Oscar dovette dargli ragione. "E se la situazione peggiorasse? Secondo te, cosa succederebbe alla popolazione?" gli chiese invece.

"Bisogna vedere.", rifletté Alain. "Se le forze armate non lasceranno Parigi, ci saranno terribili conseguenze.".

"Quindi pensi che ci sarà una rivolta?" azzardò Oscar con una certa preoccupazione.

"Rivolta?" Alain strinse gli occhi. "No, io la chiamo rivoluzione."

Oscar lo guardò inorridita. "Rivoluzione?"

Jérome e Léon annuirono. Oscar era ancora più scioccata, ma cosa avrebbe potuto fare a riguardo? Parlare di nuovo con la Regina e chiedergli di ritirare le truppe dalla città assediata e ridotta alla fame non sarebbe servito a nulla. Soprattutto da quando il loro ultimo incontro con lei era andato male e alla fine aveva detto addio per sempre alla regina ...

Oscar e i suoi tre soldati cavalcarono attraverso la città. Qua e là la gente arrabbiata scappava dai soldati. Oscar andava nella direzione opposta con i suoi uomini finché non incontrarono un reggimento.

"Alt!" ordinò il loro comandante, puntando il fucile. "Da qui non si passa, tornate indietro e andate da qualche altra parte! È un ordine!" Dietro di lui i soldati stavano all'erta.

I quattro fermarono i cavalli e Oscar cercò di spiegarsi con loro: "Non siamo qui per nostro piacere personale. Siamo in servizio di pattuglia! Lasciateci passare!"

"Non è possibile" insistette l'ufficiale "Abbiamo già controllato tutto! Non abbiamo bisogno del vostro aiuto!"

Sentendo quella risposta, Alain non resistette e commentò sfacciatamente: "Apri gli occhi! Siamo soldati dell'esercito francese, proprio come voi!"

Al comandante non piacque affatto il suo intervento. "Dannazione, stiamo eseguendo gli ordini, quindi andatevene via da qui!"

Alain si infuriò. Scese da cavallo e si rimboccò le maniche. "Non intendo rifare quello stupido giro!"

"Smettila, Alain, facciamo una deviazione!" Sentì da dietro il comando di Oscar ma questo non lo fece desistere dalle sue intenzioni. Afferrò il soldato per il colletto della divisa e gli diede una violenta ginocchiata allo stomaco. "Ti è venuto il mal di pancia, eh?" Lo lasciò andare mentre il soldato si contorceva.

"Me la pagherai, ladro presuntuoso!" gridò furioso mentre i suoi compagni si muovevano minacciosi verso Alain. Si mise in posizione di attacco con i pugni in aria aspettando che gli saltassero addosso, poi iniziò la scazzottata.

"Alain!" lo richiamò Oscar, ma inutilmente. "Jerome! Léon! Prendetelo!"

"Sì, comandante!" I fratelli scesero dalla sella e si affrettarono verso il compagno.

Tirare fuori Alain dalla mischia non fu semplice. Soprattutto perché gli avversari erano molto forti. Riuscirono finalmente a prenderlo e se ne tornarono indietro.

Lontano dai soldati reali e dalla folla, Alain era seduto sulla riva della Senna e si tamponava la ferita sulla faccia con un fazzoletto inumidito. "Brucia ..." sibilò.

"Stai bene?" Chiese Léon preoccupato, in piedi dietro di lui assieme al fratello.

Oscar era poco distante da loro sul suo magnifico cavallo bianco. Quel giorno era già successo abbastanza! Per evitare il ripetersi di un'altro scontro, ordinò ai suoi uomini di ritirarsi: "Torniamo in caserma! Come detto prima, la nostra presenza qui è inutile!"

Alain si alzò e si voltò. Guardò direttamente Oscar. "Permettetemi di dirvi qualcos'altro! Quando scoppierà la rivoluzione, il popolo sarà vittorioso! Avete visto quanto è marcio l' esercito. I soldati sono divisi tra loro e non potranno fare niente contro il popolo!"

"Comprendo ciò che dici..." Non importa quanto fosse angosciante la realtà, Oscar sapeva in cuor suo che Alain aveva ragione. Il popolo continuava a ribellarsi sempre di più. Mancava solo la miccia per far saltare tutto. Oscar pensava continuamente ad André. Sperava che fosse al sicuro e che non gli mancasse nulla.

"Ehi, Alain!" Jérôme diede una gomitata all'amico e indicò col mento verso una direzione. "Guarda, là! Ma quello è ... "

Anche Léon e Oscar seguirono il suo sguardo stupito. A pochi metri da loro, un uomo seduto sulla riva si sciacquava il viso gonfio di lividi. I suoi vestiti erano strappati in più punti, le parti scoperte evidenziavano ferite e contusioni, e lui stesso appariva piuttosto malconcio. Alain spalancò gli occhi sorpreso, e dopo averlo visto meglio riconobbe l'uomo. "Jean!" e subito corse da lui.

Anche Jean fu colto di sorpresa. "Alain!" Che combinazione! Era passato del tempo dall'ultima volta che si erano incontrati. Nonostante sentisse dolore dappertutto, riuscì ad alzarsi.

Alain lo raggiunse e si abbracciarono. Alain rise. "Oh, cavolo! I soldati reali ti hanno conciato così?"

"In parte si ..." Jean fece una smorfia. "Sono venuti nella mia locanda ieri, e come le cavallette ... hanno devastato tutto ... Hanno distrutto la mia vita..."

"Quei bastardi..." ringhiò Alain, poi riflette sulle prime parole. "Che significa "in parte"? A chi altro devi le tue condizioni?"

"Beh, non so se...", farfugliò Jean.

"A me!", rispose una voce familiare alle spalle di Alain.