Severus guardò le scorte nel magazzino del laboratorio di pozioni e per poco non imprecò. Vuoto, non c'è nessun ingrediente. Non si aspettava certo che quel mentecatto di Lumacorno avesse del veleno di basilisco o crini di un unicorno, ma delle semplici scaglie di drago avrebbero potuto essere comprate persino da un bambino.
Che Merlino sia maledetto! La maggior parte degli ingredienti necessari per completare i programmi sino al terzo anno erano facilmente reperibili ad Hogsmeade.
Eppure il magazzino è vuoto. Suppone che sia questo il motivo per cui la preparazione della pozione per tenere a bada quel cane di Lupin non è ricaduto sul nuovo professore di pozioni.
Ah. Come sono felici gli studenti di essersi liberati di lui. Non riuscendo a capire quanto sia mediocre come pozionista Lumacorno. Già gli studenti del quinto anno sono più abili di lui, almeno quelli che sono stati sotto le sue cure negli anni passati. Adesso è già un miracolo se riuscirà a non rovinare tutto il suo duro lavoro.
Perché gli studenti possono disprezzarlo quanto vogliono, ma coloro che si applicano durante le sue lezioni diventano i migliori pozionisti del mondo, richiesti dalle gilde di tutto il mondo.
La degradante abilità di Lumacorno non sarebbe irrecuperabile se compensasse con impegno e sforzo costante. Due qualità che però al barile di burrobirra chiaramente mancano.
Se non sapesse il motivo per cui Silente l'ha riportato ad Hogwarts crederebbe che sia diventato senile. Il pensiero gli fa contrarre le labbra in una smorfia, dopotutto sa meglio di chiunque altro che è quanto più lontano ci possa essere dalla senilità.
Persino Minerva ha protesta per il suo ritorno, dopotutto lei sa quanto il suo sostituto sia mediocre. Hanno lavorato insieme per anni, e l'unico motivo per cui ha tenuto la carica di professore così a lungo è a causa delle sue connessioni.
Questa è l'unica cosa che lo salva, il suo piccolo club.
E come lo sa MInerva lo sa anche Filius, e Pomona. Persino Argus lo capisce, nonostante non abbia studiato pozioni un solo giorno della sua miserabile vita.
Sbuffando infastidito chiude la porta del magazzino dietro di lui e torna nella sua camera. Ha scelto di rimanere nelle segrete nonostante non sia più professore di pozioni e nemmeno capo della casa serpeverde.
L'umidità naturale del luogo è benefica per i suoi capelli. Li tiene lisci e oliosi in maniera perfetta.
Non ha dovuto fare più di qualche scalino per tornare nelle sue stanze, a prendere i materiali necessari per la pozione. Si farà pagare il costo dal quel mentecatto però. Lui non fa beneficenza, e gli è stato espressamente ordinato da Silente di tenere gli ingredienti per quella pozione sempre pronti, più alcuni altri per impedirgli di capire per cosa ne avessero bisogno.
Severus prese i materiali necessari, appena sei. Una pozione di media difficoltà. Infatti le pozioni si classificano in base al numero di ingredienti utilizzati, e solo coloro che riescono a prepararne con un numero di ingredienti superiore a venti possono essere considerati maestri pozionisti.
Questo perché quando si preparano si devono tenere in considerazione diversi fattori. Le qualità dei materiali e quali effetti possono avere se combinati possono variare. Con gli stessi materiali si può preparare una pozione che cura qualsiasi male o creare un veleno che non può essere fermato.
Il discorso che fa ogni volta agli studenti del primo anno non è un'esagerazione scenica. È la più pura e semplice realtà, che però in pochi riescono a vedere.
Tutte le pozioni hanno però alcuni elementi in comune. Un nucleo centrale da cui si vuole estrarre l'effetto della pozione. Una base su cui si vuole preparare la pozione, di solito si utilizza l'acqua perché non ha effetti quando amalgamata ad altri materiali, tuttavia per lo stesso motivo su può utilizzare un'altra base, come per la preparazione della Felix Felicis, in cui si usa della birra babbana. Tutto il resto sono ingredienti di contorno che servono ad accentuare o a diluire l'effetto del nucleo, oppure anche ad aggiungere un ulteriore effetto.
L'oramai ex professore di pozione prese gli ingredienti necessari, un crino di un lupo mannaro preso all'alba della notte in cui si è verificata la luna piena, durante la ritrasformazione dell'animale in umano.
Acqua come base. Due gocce di cucciolo di lupo, più piccolo è il nascituro più è potente l'effetto. Lo stesso vale per il paio di artigli. Gli ingredienti saranno messi tutti dopo che le prime bolle fossero comparse ad increspare la superficie dell'acqua mentre il crino appena prima dei cinque minuti di cottura su fuoco lento.
Anche per essere una pozione a sei ingredienti la difficoltà è, in maniera quasi imbarazzante, semplice.
La stanchezza lo assale una volta finita la pozione. L'avrebbe portata al preside il giorno dopo, ora è troppo stanco. La giornata è stata estenuante. Ogni giorno in cui rivede quegli occhi verdi è estenuante.
Severus non è e mai sarà un gran bevitore, tuttavia ama l'oblio che scaturisce dall'ebbrezza. Quindi prende una fiaschetta che nasconde nella scrivania. Contiene una miscela speciale preparata da lui stesso, un semplice sorso ha lo stesso effetto di dieci casse di firewhiskey ma senza gli effetti dannosi.
Così si porta alle labbra la fiaschetta e si bagna appena le labbra. È sufficiente.
Poggia la fiaschetta sulla scrivania e si getta sul divano. Boccheggia qualche attimo prima che la sua pace venga disturbata.
Lo stridio fastidioso della porta che si apre accompagna quegli splendidi occhi verdi ad entrare nella stanza. Lily.
Ma non può essere lei, dopotutto lei non c'è più.
"Professore?" La voce fastidiosa di Potter rompe l'incanto e si ritrova catapultato nella realtà.
Sibila infastidito mentre si passa una mano sulla fronte sudata.
"Potter, che disdicevole sorpresa." Ha preso la cafonaggine del padre, non bussando neanche prima di entrare.
"Ah, professore. Io, non credevo fossi qui. Ho bussato ma non rispondeva nessuno, credevo…"
"Lumacorno, credevi che fosse qui. Dopotutto devi completare la piccola missione del preside."
Il figlio di James ringhia alle sue parole. "Cosa sai? Silente non ha detto a nessun altro della missione." Continua ad abbagliare e Severus è troppo stanco per ascoltarlo davvero.
Vuole solo tornare a quel dolce oblio, è forse chiedere troppo? Così si porta nuovamente la fiaschetta alla labbra. Questa volta però ne beve un lungo sorso. Solo quando non arriva più nulla a bagnargli la gola se la toglie dalle labbra. La scuote per vedere se è rimasto qualcosa. Nulla, completamente vuota.
Infastidito la getta via prima di urlare a Potter. "So tutto." Lily lo guarda impietrita, quegli splendidi occhi verdi che lo scrutano. "Ogni professore lo sa, compreso Lumacorno." Ah, se solo potesse tenerla tra le braccia, quanto sarebbero stati felici insieme.
Niente Voldemort, niente Silente, niente di niente, solo loro due.
"So tutto della missione e sono a conoscenza del segreto che stai cercando di scoprire. Potrei dirtelo se…"
"Snivellus." La risata pacchiana di James lo interrompe, mentre avvolge Lily tra le sue braccia. Ridono felici, tutti e due.
Severus allora capisce, Lily non merita di stare tra le sue braccia. Lei deve stare sotto di lui.
Così con uno schiocco di dita il suo fallo esce dai pantaloni. "Inginocchiati."
Lily gli ringhia contro, smette però quando gli manda una semplice compulsione. Non la sta controllando, non lo farebbe mai.
Le persone si limitano a vedere ciò che vogliono, e in quel momento Severus sta favorendo questo impulso. Lily deve completare la sua missione e lui è l'unico modo per riuscirci. Se non lo fa deluderebbe immensamente Silente, che guarda caso è ciò che teme di più al mondo.
Aspetta, deludere Silente è ciò che teme di più al mondo? No, la paura più grande di Lily è…
"Va bene, accetto." La lotta interiore in quegli occhi verdi dura poco, ancora meno della rabbia, dopotutto non c'è nulla di più potente della paura.
Si inginocchia e lo prende in mano. È incerta, ma va bene così. Quegli occhi verdi tornano su di lui per un attimo prima di nascondersi di nuovo. Sospira profondamente prima di avvicinare le labbra al suo fallo.
Comincia a lavorare e la pura beatitudine lo fa tornare alla realtà, piano a piano. Lily ha sempre avuto questo effetto su di lui.
Quegli occhi verdi, splendidi. L'ebbrezza però se ne va, e i lunghi capelli rossi diventano corti e castani. Il bel viso tondeggiante diventa una mascella affilata.
Lui… lui… lui non è Lily.
La paura lo paralizza. Cosa sta facendo? La lingua di Potter lo fa rinvenire. Lo afferra per i capelli e lo scaraventa via. L'ebbrezza è ormai scomparsa così prende la sua bacchetta e lo fa svenire. Lo poggia sul divano e gli fa dimenticare tutto. Non ricorderà nulla.
Cosa ha fatto? Come ha potuto farlo al figlio di Lily?
Respiri affannosi gli escono dalla bocca. Troppo caldi. Fa troppo caldo. Abbandona l'ufficio e si chiude nella camera accanto. Getta per terra la lunga mantella che l'ha intrappolato fino ad ora.
Fa ancora troppo caldo. In bagno si lascia cadere nella vasca e l'acqua lo bagna, gelida.
Non ha pensato a togliersi i calzini, quindi adesso inzuppati gli aderiscono ai piedi, sino alle ginocchia.
Il pensiero, così razionale, così stupido, lo calma. "Ah… Ah… Ah…" La risata sommessa non perdura, presto cerca di bloccare la gola per evitare che piccoli singulti scappino via. Non c'è la fa.
Allora si artiglia gli occhi, nonostante l'acqua gelida può sentire piccole e calde lacrime cadere scorrergli sul viso.
Non serve a nulla, quindi riprova con più vigore. Il dolore agli occhi lo fa desistere però, così si limita a rimanere sotto il morso dell'acqua gelida.
Blocca i suoi pensieri, non vuole pensare a nulla. Nulla potrebbe aiutarlo, e nessuno lo farà.
Non sa quanto tempo è rimasto lì, l'acqua che gli aggredisce il volto e la pelle. Sa solo che quando esce le dita delle mani sono bluastre, così come quelle dei piedi.
Nonostante il freddo ottobre non si scalda o si cura in alcun modo. Il dolore pulsante che gli attraversa il corpo non è mai stato così dolce.
Allora si trasporta nel suo ufficio, è lì che ha lasciato la bacchetta. Il giovane Potter non c'è più, meglio così.
Vuole e il lampadario attaccato al soffitto si trasmuta in un cappio, e nella penombra rimasta chiama a sé la sedia dietro la scrivania.
Ci sale sopra, si fa passare il cappio attorno alla gola. Lo stringe bene, dopotutto non vuole che fallisca. E con un calcio leggero spinge via la sedia.
Comincia subito a cadere, tuttavia nulla ferma la sua caduta, così finisce per franare per terra.
Il dolore non perdura troppo, e guardando il soffitto non vede il cappio ma bensì il lampadario.
"Non posso permetterti di danneggiare l'attrezzatura della scuola, Severus." Trema alla voce che gli raggiunge le orecchie.
Si volta, e il preside è lì, sulla soglia dell'ufficio, a guardarlo con quel sorriso da nonno benevolo.
Il suo tremore non fa che aumentare. Gli si blocca la gola quando estrae la bacchetta e gliela punta contro.
Ma prima che possa fare qualcosa per difendersi il preside ha già agito e Severus si ritrova seduto sul divano, asciutto e vestito.
Torna a respirare solo quando Silente ripone la bacchetta nella fondina.
Si avvicina a lui e gli stringe la spalla con la mano destra. Lo guarda negli e a Severus non sfugge la minaccia implicita. "Quindi non lo fare mai più."
Si allontana mentre finisce di parlare. "Dopotutto abbiamo grandi piani per quest'anno scolastico."
Gli rifila un'ultima occhiata prima di annuire soddisfatto e uscire dall'ufficio.
Stolti, tutti quelli che pensano che Silente sia la speranza della Gran Bretagna magica. Stolti coloro che vedono in lui la luce che bandisce le tenebre di Voldemort. Stolti coloro che vedono in lui la speranza di un futuro migliore.
Severus si sdraia sul divano. Ah, dolce Lily, chissà cosa faresti nella sua posizione. Nemmeno la sua luce potrebbe allontanare le tenebre di quel mostro.
Il professor Piton però caccia quei pensieri. Non ha tempo per tutto ciò. Svolgerà il ruolo che gli è stato assegnato, e presto potrà riposare.
