Quando la porta della camera si spalanca con un certo fracasso, Cat lancia uno squittio sorpreso, sussultando, e poi grugnisce, in affanno.
«Cristo, Hutch. Un po' meno casino, la prossima volta. Per poco non mi prendeva un colpo» protesta, seppellendo subito dopo il viso nel guanciale.
«Scusa» pigola il colpevole, richiudendo la porta con ogni precauzione.
Sospira. «Lascia perdere. Avrei preferito che tu fossi rimasto qui accanto, comunque» fa presente piccato.
«Oh…» soffia mortificato. Deglutisce, nervoso, rigirandosi fra le dita un poco tremanti il medicamento sottratto al loro dottore. «Ti ho portato un unguento» spiega in un bisbiglio, posandolo cauto accanto alla sua spalla.
Cat solleva un poco la testa e socchiude un occhio, interdetto. Sì, è proprio un piccolo barattolo di vetro con dentro della pomata del color del grano maturo. Ancora una volta sospira, e lascia ricadere la testa sul guanciale.
«Quindi hai effettivamente rotto le palle a Maloney per procurarmi questo?»
«Sì» pigola, torcendosi le mani, agitato. «Pensavo che, ecco… potesse esserti di aiuto» spiega impacciato.
«Nh» dubita.
«Se vuoi, potrei pensarci io» propone ansioso.
Sta riflettendo. Se si fosse trattato di chiunque altro, lo avrebbe già mandato affanculo da un bel pezzo. Ma quell'idiota che se ne sta in piedi accanto al letto è Hutch, e non se la sente di insultarlo, non dopo tutti gli errori che ha già commesso. Onestamente, che diavolo suppone che possa rispondergli? Vuole sul serio una risposta? Socchiude di nuovo un occhio e lo fissa. È ancora impalato lì di fronte, sembrando abbastanza irrequieto per giunta. A quanto sembra sì, attende una risposta da lui. Il che significa che potrebbe benissimo dirgli di no e imporgli di sloggiare, e con buona probabilità lui lo farebbe, con le orecchie basse e la coda fra le zampe. Merda. Questo no, non lo può fare. Merda (di nuovo).
«D'accordo» si sente rispondere. Veramente? Pare proprio di sì.
E pare proprio che neppure Hutch si aspettasse quella replica, perché rimane lì immobile ancora per lunghi istanti, stavolta con gli occhi fuori dalle orbite. Stringe le labbra, abbastanza seccato, e assottiglia gli occhi.
«Hutch» sibila indispettito.
Hutch fa un salto davvero notevole ed emette un singhiozzo scombussolato.
«Su-subito!» esclama stordito, per poi eclissarsi solo il cielo sa dove.
Cat sbuffa, per quella che dev'essere ormai la millesima volta, e torna nuovamente a posare la testa sul guanciale, augurandosi di aver sognato tutta l'ultima ora. Purtroppo per lui, non è così (e figurarsi!), perché neppure un minuto dopo Hutch è di ritorno, armato della piccola ciotola che gli aveva lasciato Maloney per gli impacchi e di una nuova pezzuola (oppure è la stessa… oddio, dovrà assolutamente accertarsene).
«Che stai aspettando? Ti serve il nullaosta con il sigillo del Presidente?» sbotta innervosito.
Hutch trasale di nuovo e si mordicchia un labbro. Cat ha ancora una volta la certezza di aver commesso un errore. L'ennesimo. È una vera frana con questa storia delle relazioni interpersonali.
«Mi dispiace. Non avrei dovuto lasciarti solo. Cercavo di far qualcosa per esserti di aiuto, ma poi finisco sempre per farti incazzare e… e mi dispiace» pigola mortificato.
Continua a domandarsi perché Hutch abbia scelto lui come compagno, con tutte le persone al mondo che avrebbero potuto renderlo felice. Lui al contrario sa solo maltrattarlo, poi il compagno gli chiede scusa e lui si sente una merda perché sa che la colpa non è affatto di Hutch. Che storia complicata avere una relazione intima con un'altra persona; e difficile, per giunta. Beh, 'fanculo, può farcela, no? Ci si deve solo impegnare un po' di più. Solo un po'.
Solleva appena il capo, accenna un lieve sorriso e allunga una mano sul lenzuolo. Di più sarebbe troppo per come si sente in quel momento. Quando sarà più riposato farà un ulteriore sforzo, per adesso dovrà farselo bastare e accontentarsi.
E Hutch si accontenta. Non solo, accoglie il suo piccolo gesto di pace e invito con un ampio sorriso riconoscente. Mah! Ci dev'essere qualche trucco per apprendere la difficile arte del compromesso, solo che lui non l'ha ancora trovato (o è troppo pigro per cercarlo).
«Possiamo dormire, ora?» lamenta Cat, abbastanza stremato, sia a causa della stanchezza che del disagio.
Hutch si limita ad annuire, ripone tutto e lancia un'occhiata a Cat, attendendo.
«Sì, intendevo nello stesso letto. Muovi il culo e infilalo sotto le dannate coperte» borbotta, facendo spuntare un sorriso sul volto di Hutch (grazie al cielo).
E finalmente (finalmente!) può tornare ad avvinghiarsi attorno a Hutch. Cazzo, se è stato difficile! Spera che domani sia più facile. Pian piano, con pazienza. Ora però si dorme. E Hutch gli ha persino permesso di accoccolarsi sul suo petto. Si addormenta felice, con un sorriso soddisfatto sulle labbra.
Quando si ridesta l'ombra di quello stesso sorriso permane ancora sul suo volto, e Hutch sta accarezzando il suo zigomo con la punta di un dito che, lentamente, scivola lungo la mascella.
«Ciao» mugola, sospingendosi verso quella piccola carezza e sorridendo con maggior convinzione.
«Buongiorno, micetto. Dormito bene?»
«Meravigliosamente, grazie» soffia, sporgendosi per posare le labbra su quelle di Hutch. «E tu?» si informa, osservandolo con attenzione e notando il suo viso leggermente sciupato.
«Non molto, ma abbastanza.»
Aggrotta le sopracciglia a quella replica. «Non ti ho svegliato senza rendermene conto, vero?» Non gli pare di aver fatto brutti sogni, quella notte.
«Oh, no, non stanotte, tranquillo. Solo… pensavo» tituba, sembrando in effetti pensieroso anche in quello stesso momento.
«E… posso chiedere a cosa?» tenta.
«A quel che mi dicesti a New Orleans. Quando, sai, ci siamo baciati dietro casa.»
Il suo cruccio si fa più pronunciato. «In che modo questo turba il tuo sonno?» indaga, senza ben comprendere il problema.
«Non è che disturbi il sonno, è che… Beh, sì, d'accordo, in effetti un po' lo disturba. Non so davvero come spiegarlo con parole che abbiano un senso o che non sembrino piuttosto solo sciocchezze» espone imbronciato.
«Prova. Se non dovessi capire, te lo farei presente» insiste, suo malgrado inquieto.
Aveva sperato che la nuova giornata si rivelasse più semplice, ma da come si stanno mettendo le cose, inizia a dubitarne. Non che sia una sorpresa, ben inteso.
«Ecco, mi domandavo come sia possibile che… beh, sai, che quella volta sul fiume fosse stato il tuo primo bacio. E da lì mi sono chiesto se davvero nessuno avesse mai cercato di avvicinarti per… uhm…»
Cat assottiglia le labbra. Hutch deglutisce nervoso.
«Non ero interessato» sibila, sembrando poco incline ad approfondire l'argomento.
«Ok» soffia, cauto. «Ma qualcuno avrebbe potuto esserlo, immagino» tenta impavido.
«Se lo era, non mi ha mai messo a parte dei suoi progetti» replica secco.
Le labbra di Hutch si incurvano in una piega mortificata. Cat decide che sia il caso di essere un minimo più malleabile e disponibile. In fondo, se Hutch ci ha riflettuto per una parte della notte, sacrificandoci il sonno, deve pur avere qualche genere di importanza ai suoi occhi.
«Hutch» sospira, un po' pentito per la sua precedente asprezza. «Spesso ho un carattere non facile, e tu dovresti saperlo bene, visto che ne sei stato vittima in svariate occasioni. Ho la tendenza a essere piuttosto inavvicinabile, e questo non favorisce granché quel genere di rapporto di cui parlavi poco fa» fa notare con un piccolo sorriso di scuse, meritandosi un cenno di assenso e un timido sorriso di rimando. «D'accordo. Posso fermarmi e conversare con la gente, se è il caso. E quando dico "il caso" intendo se me ne viene qualcosa in cambio. Non parlo con la gente per curiosità o per fraternizzare. E di certo non per trovare qualcuno con cui fare sesso. Se mi risolvo a parlare con altre persone è solo perché mi serve farlo.»
«Parli con me» si oppone Hutch.
Annuisce, e posa una guancia sulla sua spalla. «Parlo con te perché tu mi ascolti, mi ascolti davvero, e provi perfino a essermi di aiuto. Mi fido di te e lascio che mi sfiori, che mi tocchi, in qualsiasi modo. Ti permetto di avvicinarti perché sei tu, Hutch.»
«Oh» soffia soltanto, sconcertato.
Sorride, sorprendendo Hutch. «La tua presenza, almeno in minima parte, mi ha cambiato, sai? Ora parlo anche con Maloney, e lo ascolto senza secondi fini. E se non avessi avuto te al mio fianco, probabilmente non avrei provato la curiosità di conoscere meglio Arsène. Quindi, vedi, un po' è anche colpa tua se siamo amici.»
Hutch sbuffa una risata abbastanza allucinata. «Sei un piccolo bastardo, lo sai? Riesci a rigirare la frittata come fa più comodo a te e a far sembrare che le cose succedono per colpa o merito mio.»
Cat spalanca gli occhi in modo comico e divertito, imbastendo un'espressione del tutto innocente e altrettanto palesemente fasulla. «Beh, ma è vero!» esclama, e poi scoppia a ridere, e Hutch lo afferra e se lo stringe contro, e inspira il suo odore e si sente bene, felice.
